17 novembre
Sant' Elisabetta d'Ungheria
Religiosa
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza e il matrimonio
La storia terrena di Sant'Elisabetta ha inizio nel 1207 a Presburgo, Bratislava, dove vede la luce la futura regina. I suoi genitori sono il re d'Ungheria Andrea secondo e la regina Gertrude. Ancora bambina, all'età di soli quattro anni, la protagonista viene già fidanzata per volere della famiglia. La sua mano è promessa a Ludovico, il quale è figlio ed erede del sovrano di Turingia. A quel tempo la Turingia costituisce una regione tedesca indipendente come signoria e il suo sovrano detiene il titolo di landgravio. Per prepararsi al suo futuro ruolo, la fanciulla viene condotta nel regno del suo promesso sposo, dove trascorre la crescita dividendosi tra la città di Marburgo e il castello di Wartburg nei pressi di Eisenach. Nel corso del 1217 si registra la morte del langravio di Turingia Ermanno primo. Il sovrano si spegne da scomunicato a causa di complessi contrasti di natura politica con l'arcivescovo di Magonza, una figura di grande autorità che unisce al proprio ministero ecclesiastico anche la carica di signore laico e principe dell'Impero. Alla scomparsa di Ermanno primo subentra nella guida della signoria il figlio Ludovico. Nel 1221 si celebra il matrimonio solenne tra il nuovo sovrano e la quattordicenne Elisabetta. Da quel momento, Elisabetta e Ludovico assumono pienamente il governo come sovrani, legando indissolubilmente il nome della giovane alla regione tedesca, tanto da essere ricordata come Elisabetta di Turingia. La benedizione della famiglia si manifesta con la nascita dei figli: nel 1222 viene alla luce il primogenito Ermanno, nel 1224 nasce la figlia Sofia e nel 1227 nasce la figlia Gertrude. Quest'ultima sperimenta la condizione di orfana di padre fin dalla sua venuta al mondo, a causa dei drammatici eventi che colpiscono la casa reale.
Il cammino di carità e la vedovanza
Il destino della sovrana muta radicalmente nel 1227, anno in cui il marito Ludovico di Turingia si adopera con fermezza per organizzare la sesta crociata in Terrasanta. L'impresa gode del sostegno di papa Onorio terzo, il quale aveva promesso al sovrano di liberarlo dalle costanti intromissioni dell'arcivescovo di Magonza. Ludovico parte dunque al comando dell'imperatore Federico secondo, ma non giunge mai in Palestina poichè viene stroncato da un male contagioso a Otranto. A soli vent'anni, Elisabetta si ritrova vedova con tre figli a carico. Ottenuta la restituzione della propria dote, si trova di fronte a un bivio decisivo per il suo futuro. Il suo confessore le suggerisce di risposarsi oppure di abbracciare la vita monastica, come consuetudine per le regine della sua epoca. Tuttavia, Elisabetta sceglie di ascoltare le voci francescane presenti in Turingia e decide di impiegare il denaro della dote per edificare un ospedale. Rifiutando il ritorno in Ungheria caldeggiato dai suoi genitori regnanti, sceglie di offrire l'intera esistenza ai poveri, considerando sua autentica realizzazione personale il farsi simile agli ultimi. La sua dedizione non conosce sosta: visita gli ammalati due volte al giorno e si fa mendicante per raccogliere aiuti materiali. Pur vivendo in questa radicale abnegazione, mantiene rigorosamente la sua condizione di vedova laica. Già durante il matrimonio si era dedicata ai malati più ripugnanti, nutrendoli, provvedendo loro un letto o trasportandoli sulle proprie spalle. Questa generosità si inseriva in una cornice di normalità, sostenuta da piccoli gesti esteriori ispirati da un rispetto profondo per gli inferiori, come l'abitudine di farsi dare del tu dalle donne di servizio. Estremamente attenta a non eccedere con le penitenze personali per non indebolire il proprio corpo ed essere sempre pronta a soccorrere il prossimo, Elisabetta finisce per ammalarsi proprio a causa dello stile di vita povero che ha voluto abbracciare.
La morte e la memoria
La vita terrena di Elisabetta si conclude prematuramente a Marburgo, in Germania, il 17 novembre 1231, quando la giovane spegne la sua esistenza all'età di ventiquattro o venticinque anni. Subito dopo la sua morte, la voce della sua santità si diffonde spontaneamente, acclamata da molte persone che ne riconoscono le virtù eroiche. Papa Gregorio nono ordina tempestivamente un'inchiesta ufficiale sui prodigi che la tradizione attribuisce all'intercessione di Elisabetta. Il percorso verso il riconoscimento ecclesiastico incontra tuttavia gravi ostacoli terreni: il confessore della santa viene assassinato e l'arcivescovo di Magonza tenta in vari modi di sabotare le indagini in corso. La determinazione della Santa Sede prevale e Roma dispone la ripresa degli accertamenti. Gli sforzi portano, nel 1235, alla solenne canonizzazione decretata da papa Gregorio nono. Nel corso dei secoli successivi, segnati dai conflitti della Riforma protestante, i resti mortali della santa vengono trafugati da Marburgo, e oggi sono custoditi in parte nella città di Vienna. La figura di Elisabetta continua a brillare nella Chiesa cattolica, la quale la ricorda liturgicamente il 17 novembre. La sua protezione si estende in modo particolare al mondo francescano, essendo proclamata compatrona dell'Ordine Francescano secolare insieme a san Ludovico, a suggellare un legame spirituale che perdura nel tempo.
La vita e la prova
La vita di Elisabetta si snoda attraverso tappe di profonda comunione e di dura prova. Nel 1221, ancora giovanissima, unisce la sua vita a quella di Ludovico di Turingia. Il loro matrimonio, allietato dalla nascita di tre figli, è vissuto nella cornice dei castelli di Wartburg e di Eisenach, dove la fede condivisa illumina i giorni della famiglia. Tuttavia, questo legame terreno si interrompe bruscamente nel 1227, quando il marito muore a Otranto, lasciando Elisabetta vedova in giovane età.
Davanti al dolore della perdita, Elisabetta sceglie la via di una totale consacrazione al bene degli altri. Con la dote rimastale, decide di fondare un ospedale a Marburgo, un luogo di accoglienza e di sollievo per i poveri. Lì sceglie di vivere in prima persona la povertà, dedicandosi quotidianamente e con umiltà alla cura dei malati. Consumata da questa fatica d'amore, Elisabetta si spegne a Marburgo nel 1231, a soli ventiquattro anni di età.
Il culto e la memoria
La testimonianza di sant'Elisabetta ha lasciato una traccia indelebile nella coscienza cristiana del suo tempo. La sua santità, fiorita nella semplicità del servizio quotidiano e nella fedeltà al Vangelo, è stata solennemente riconosciuta nel 1235 da papa Gregorio IX, che l'ha proclamata santa.
La sua figura continua a ispirare quanti scelgono di vivere la fede nel mondo senza appartenere al mondo. Per questa sua adesione cordiale allo spirito di povertà, è venerata come patrona dell'Ordine Francescano secolare, offrendo un modello intramontabile di carità operosa e silenziosa.
Domande frequenti
Quando si festeggia Sant'Elisabetta d'Ungheria?
La memoria liturgica di Sant'Elisabetta d'Ungheria si celebra il 17 novembre.
Di cosa è patrono Sant'Elisabetta d'Ungheria?
Sant'Elisabetta d'Ungheria è compatrona dell'Ordine Francescano secolare.
Memoria di santa Elisabetta di Ungheria, che, ancora fanciulla, fu data in sposa a Ludovico, conte di Turingia, al quale diede tre figli; rimasta vedova, dopo aver sostenuto con fortezza d’animo gravi tribolazioni, dedita già da tempo alla meditazione delle realtà celesti, si ritirò a Marburg in Germania in un ospedale da lei fondato, abbracciando la povertà e adoperandosi nella cura degli infermi e dei poveri fino all’ultimo respiro esalato all’età di venticinque anni. — Martirologio Romano