15 maggio
Sant' Ellero (Ilaro) di Galeata
Abate
Aggiornato il 15 settembre 2026
La chiamata e la vita eremitica
Il santo nacque in Tuscia nel 476, all'alba di un'epoca di grandi mutamenti storici e sociali per l'Occidente. All'età di dodici anni, ascoltando la lettura del brano tratto dal Vangelo secondo Luca al capitolo quattordicesimo, maturò la decisione profonda di darsi alla vita solitaria. Lasciò così la casa paterna per inoltrarsi sull'Appennino e scese successivamente verso le terre dell'Emilia. Durante il cammino, dietro la celeste indicazione di un angelo, scelse come propria dimora un monte situato nella valle del Bidente, a circa un miglio di distanza dal fiume. In quel luogo solitario costruì con le proprie mani, nel giro di tre anni, una cappella dove poter pregare e, sotto di essa, una spelonca scavata nella roccia per alloggiare. Durante gli anni trascorsi in solitudine, si procurava il necessario per il vitto unicamente con il proprio lavoro quotidiano.
La fondazione del monastero e i prodigi
All'età di vent'anni, Sant'Ellero compì il passaggio dalla vita eremitica a quella cenobitica, accogliendo attorno a sé i primi fratelli. Verso il 496 sorse così il nucleo monastico di Galeata, destinato a diventare un punto di riferimento spirituale per l'intera regione. La svolta comunitaria fu favorita anche da un celebre avvenimento che vide protagonista un nobile ravennate di nome Olibrio. Questi, pagano e gravemente posseduto dal demonio, fu condotto al santo perché lo esorcizzasse. Sant'Ellero liberò Olibrio dallo spirito maligno e l'uomo, profondamente riconoscente, chiese e ottenne il battesimo insieme a tutta la sua famiglia. Poco tempo dopo, colpito dalla dolorosa perdita della moglie, Olibrio decise di offrire tutti i suoi averi e un piccolo terreno poco lontano da lavorare, offrendosi inoltre insieme ai suoi due figli come compagno di vita monastica ad Ellero. Altri miracoli compiuti dal santo e lo smarrimento generale provocato dalla caduta dell'impero e dalle invasioni barbariche spinsero nuovi discepoli a chiedere di entrare nella comunità.
La regola e la vita comune
La regola seguita all'interno del monastero era semplicistica, per molti aspetti simile a quella di san Pacomio e comune a tutti i monasteri occidentali fioriti prima dell'avvento di san Benedetto. Essa era fondata sulla preghiera comune, sul digiuno costante, sul lavoro dei campi e sulla pratica operosa della carità fraterna. Ogni monaco, ed Ellero fu il primo fra tutti a dare l'esempio, lavava i piedi al proprio fratello e gli offriva ogni più umile servizio quotidiano. Tra le norme stabilite vi era quella secondo cui i monaci dovevano far benedire dal padre abate tutti i frutti della terra per liberarli da ogni influsso demoniaco. La tradizione ricorda che il monaco Glicerio non volle attenersi a questa norma e vide l'uva trasformarsi prodigiosamente in un serpente, ammonendo così la comunità sull'importanza dell'obbedienza.
L'incontro con Teodorico
Teodorico regnò dal 493 al 526 e fece costruire un palazzo non lontano dal monastero di Ellero, inserendosi direttamente nel contesto geografico e politico frequentato dalla comunità. In un primo momento, il sovrano ostrogoto tentò di molestare i monaci, mostrando diffidenza verso la nuova realtà religiosa. In seguito, tuttavia, a causa di avvenimenti prodigiosi che manifestarono la santità del luogo e la protezione divina sulla comunità, Teodorico si mostrò benevolo verso i monaci, arrivando a donare beni e terreni al monastero. Questo incontro tra il potere temporale e la santità eremitica fu in seguito ampiamente trasfigurato dalla tradizione popolare, che legò i ricordi di quei giorni agli avanzi dell'antico acquedotto romano di Galeata.
Le fonti storiche e la testimonianza
L'autore della Vita di Sant'Ellero si dichiara apertamente discepolo del santo e testimone oculare degli ultimi avvenimenti della sua esistenza terrena. Lo scrittore si prefisse il preciso scopo di narrare la vita del fondatore e di mettere per iscritto le linee fondamentali della regola seguita nel monastero di Galeata. Nell'esporre le vicende, l'autore seguì gli schemi tipici dell'agiografia contemporanea, ponendo particolare accento sulla taumaturgia, sulla presenza degli angeli e dei demoni e sui discorsi biblici; la narrazione della liberazione di Olibrio, ad esempio, rassomiglia ad altri racconti agiografici dell'epoca. Di grande rilievo sono gli studi compiuti dall'agiografo Lanzoni, autore di un lavoro inedito conservato nella Biblioteca Comunale di Faenza sull'opera. Lanzoni concluse che la Vita sancti Hilari è senza dubbio opera di un contemporaneo testimone dell'ultima parte della vita del santo, mentre il resto della narrazione attinge alle tradizioni popolari e monastiche tramandate nel tempo. Lo studioso definì l'opera non disprezzabile, soprattutto a causa della grande penuria di documenti giunti sino a noi da quel remoto periodo storico.
La morte e il culto nei secoli
Ellero morì all'età di ottantadue anni il quindici maggio del cinquecentocinquantotto, compiendo il suo cammino terreno nella pace del Signore. Il culto a san Ilario o sant'Ellero si diffuse rapidamente e rimase vivo nel corso dei secoli in Toscana e in Romagna, trovando particolare accoglienza e devozione nelle diocesi di Arezzo, Sarsina, Forlì, Bertinoro, Faenza, Imola, Modigliana, Fiesole, Firenze e nella storica abbazia di Farfa. La memoria liturgica del santo è celebrata ogni anno il quindici maggio, data in cui i fedeli rinnovano la propria fiducia nella sua intercessione. Il santo è inoltre particolare protettore di Lugo, città che ne custodisce la memoria con affetto e gratitudine spirituale.
La vita
Il cammino di Sant'Ellero ebbe inizio nella Tuscia, terra che lo vide nascere nel quattrocentosettantasei e che lasciò presto per rispondere a una chiamata interiore verso la vita eremitica. A soli dodici anni, il giovane Ellero si inoltrò tra i rilievi dell'Appennino, cercando nel distacco dal mondo la via più autentica per incontrare il Signore. Questa scelta di radicale povertà e solitudine non fu tuttavia un isolamento fine a se stesso, ma il seme di un'opera comunitaria destinata a durare nel tempo.
Verso l'anno quattrocentonovantasei, dopo anni trascorsi in contemplazione, egli fondò il nucleo monastico di Galeata. In questo luogo, Sant'Ellero introdusse una regola di vita rigorosa e sapiente, fondata sull'equilibrio tra la preghiera incessante, il digiuno e il lavoro delle mani. La sua fama di santità e la rettitudine della sua condotta gli valsero il rispetto delle autorità del tempo, trovando nel re Teodorico un sovrano attento che non mancò di far pervenire al monastero donazioni e segni di stima. La vita di Sant'Ellero si concluse a Galeata nell'anno cinquecentocinquantotto, dopo decenni spesi nel servizio a Dio e ai fratelli, lasciando in eredità una comunità che avrebbe continuato a testimoniare il suo insegnamento per molte generazioni.
Il culto
La memoria di Sant'Ellero è tuttora viva, in particolar modo nelle terre di Toscana e di Romagna, dove il suo culto si è radicato profondamente sin dai secoli successivi alla sua morte. La figura dell'abate di Galeata è venerata con devozione filiale, a testimonianza di una santità che ha saputo attraversare le epoche, parlando al cuore dei fedeli attraverso l'esempio della sua dedizione al lavoro e alla preghiera.
Ogni anno, la comunità ecclesiale si raccoglie nel ricordo del suo transito, celebrando la sua memoria il giorno quindici di maggio. Oltre alla venerazione liturgica, il suo legame con il territorio trova espressione nel patronato che la cittadinanza di Lugo gli riserva, onorandolo come protettore e guida spirituale. La persistenza del suo culto attesta come, nonostante il trascorrere dei secoli, il messaggio di sobrietà e di fede profonda di Sant'Ellero continui a essere un punto di riferimento spirituale per tutti coloro che cercano, nell'esempio dei santi, una luce per il proprio cammino quotidiano.
Domande frequenti
Quando si festeggia Sant'Ellero?
La festa di sant'Ellero si celebra ogni anno il quindici maggio, giorno della sua nascita al cielo.
Di cosa è patrono Sant'Ellero?
Il santo è particolare protettore della città di Lugo.