17 aprile
Sant' Innocenzo di Tortona
Vescovo
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e le persecuzioni
La Valle Sant'Innocenzo si trova a pochi chilometri da Tortona, presso Rocca Grue. All'inizio del quarto secolo sorgevano nella zona alcune ville di campagna lungo il torrente Grue, appartenenti a nobili famiglie del patriziato tortonese. La villa Floriaca apparteneva alla famiglia cristiana dei Quinzio e costituiva il luogo abituale di preghiera e di rifugio durante le persecuzioni. La famiglia Quinzio godeva di un'altolocata posizione, forse appartenendo alla classe senatoria, e beneficiava della tacita compiacenza dei prefetti romani di Dertona. Quinzio, la moglie Innocenza e il figlio Innocenzo furono protettori dei cristiani tortonesi. La famiglia Quinzio soccombette tuttavia durante l'ultima persecuzione scatenata dall'imperatore Diocleziano. Le persecuzioni avvennero nell'anno 303. La Chiesa tortonese fu scossa profondamente dalle fondamenta nel 303, come mai era avvenuto prima nella storia della comunità locale. Il vescovo di Dertona san Giuliano e il diacono san Malliodoro furono arrestati a Villa Floriana. Giuliano fu decapitato fuori di Porta Ticinese sulla via per Viqueria. Malliodoro riuscì a nascondersi durante gli arresti. Innocenzo, all'età di ventidue anni, fu imprigionato durante la persecuzione. I beni di famiglia di Innocenzo furono confiscati dalle autorità imperiali. La successione dei vescovi di Tortona si interruppe per quindici anni dopo il 303.
La rinascita della Chiesa tortonese
Con la pace di Costantino e la fine delle persecuzioni nel 313, i cristiani rialzarono il capo dopo anni di timore e oppressione. Malliodoro tornò a Dertona come vescovo e fu ordinato dal vescovo di Milano san Materno nel 318. Innocenzo si recò a Roma per riottenere dall'imperatore i beni paterni confiscati durante la giovinezza. Innocenzo ottenne l'appoggio del Papa san Silvestro per la sua causa. Papa san Silvestro ordinò diacono Innocenzo e lo tenne alcuni anni presso di sé a Roma. Papa san Silvestro consacrò personalmente Innocenzo come vescovo di Tortona il ventiquattro settembre del 325. Sant'Innocenzo ritornò alla terra natale inaugurando una nuova primavera per la Chiesa tortonese. Innocenzo si prodigò per confermare nella fede i cristiani e guadagnare a Cristo i pagani. Innocenzo riorganizzò i fedeli della città e delle campagne circostanti. Innocenzo diede per la prima volta nella storia una definitiva fisionomia territoriale alla diocesi. Innocenzo fece dono dei suoi beni di famiglia alla diocesi per sostenere la comunità. Innocenzo edificò una grande basilica sul colle che sovrasta la città, presumibilmente nell'area dello stadio odierno. La basilica fu dedicata ai Santi Sisto e Lorenzo come omaggio ai martiri della Chiesa di Roma. La basilica sul colle giunse fino ai tempi moderni ma fu distrutta nel 1609 a causa di un fulmine che incendiò le polveri durante un temporale, essendo stata inglobata nelle fortificazioni del castello come polveriera dagli Spagnoli. Nel corpo della basilica sul colle trovò sepoltura lo stesso Innocenzo. La basilica sul colle servì da Cattedrale a partire dal decimo secolo.
Le chiese e le opere pastorali
Innocenzo edificò successivamente la chiesa dei Dodici Apostoli e una chiesa in onore del primo martire Santo Stefano. Le fondamenta della chiesa di Santo Stefano sono state individuate tra le vie Sada, Zenone e piazza Malaspina. Innocenzo edificò il battistero e la chiesa di Santa Maria alle pendici del colle che sovrasta la città. Alcuni storici hanno identificato la chiesa di Santa Maria con una precedente chiesa mariana nell'area di Santa Maria Canale. Il battistero aveva forma ottagonale ed era circondato da ventiquattro colonne di marmo. Il battistero fu collocato in una zona ricca di sorgenti e rivi per consentire il battesimo per immersione. La zona circostante la chiesa di Santa Maria Canale conserva ancora oggi toponimi legati all'acqua. La chiesa di Santa Maria Canale è detta popolarmente La Canale. La piazza sovrastante la chiesa di Santa Maria Canale è indicata come Il Lavello. Dove sorge l'istituto Dante esisteva anticamente la chiesa di San Giovanni in Piscina. Innocenzo amava officiare le divine liturgie nella chiesa di Santa Maria. Nella chiesa di Santa Maria Innocenzo compì il prodigio delle braci. La tradizione riferisce che la donna di fede Senatrice trasportò le braci per i riti sacri nel proprio grembo senza subire danni né per sé né per gli abiti. Innocenzo fece demolire la sinagoga. Sull'area della sinagoga, Innocenzo costruì la Cattedrale fuori Porta Ticinese. La Cattedrale fuori Porta Ticinese fu edificata presso il luogo del martirio del vescovo san Giuliano, all'incrocio tra l'attuale via Emilia e la strada per Castelnuovo. La Cattedrale fuori Porta Ticinese funzionò fino al decimo secolo, quando fu abbandonata a causa delle incursioni degli Ungari, trovandosi fuori dalle mura e quindi non sicura.
La famiglia e la vita monastica
Innocenzo aveva una sorella. La sorella di Innocenzo prese il nome della madre, Innocenza, secondo l'usanza dell'epoca. Innocenza desiderava seguire il Signore con cuore indiviso. Innocenza si consacrò alla preghiera e alla carità operosa. Innocenza visse in penitenza accanto al fratello vescovo. Innocenzo costruì un palazzo per la sorella. Il palazzo fu edificato sul colle dove oggi sorge il convento dei Cappuccini. Il palazzo fu dotato di pozzi e acqua corrente. L'acqua fu convogliata attraverso un'ampia cisterna. Altre donne pie si unirono presto ad Innocenza condividendone gli ideali di vita ascetica. Queste donne formarono il nucleo originario del futuro monastero di Sant'Eufemia, nato secoli dopo con l'organizzazione della vita religiosa nella Chiesa.
Il ritrovamento di San Marziano
La tradizione tortonese attribuisce a Sant'Innocenzo la grandissima gloria del ritrovamento del corpo di San Marziano. San Marziano fu il primo vescovo di Tortona e un evangelizzatore vissuto subito dopo l'età apostolica. San Marziano subì il martirio nel 122. Il corpo di San Marziano era stato sepolto in segreto dal cavaliere romano san Secondo. San Secondo subì il martirio ad Asti pochi giorni dopo la sepoltura di Marziano. Il luogo di sepoltura di San Marziano rimase ignoto per tre secoli. Innocenzo cercò con cura la tomba negli antichi cimiteri e nelle necropoli lungo le vie consolari. Le ricerche di Innocenzo furono inizialmente vane perché nessuna tomba rivelava la sepoltura del martire. La tradizione riferisce che il ritrovamento avvenne grazie a un intervento celeste. Il prete Giacomo stava celebrando l'eucaristia nella chiesa di Santa Maria. Durante la messa, a Giacomo fu rivelato in visione il luogo del sepolcro di San Marziano. Il sepolcro non si trovava lungo le grandi vie di collegamento tra la Dertona romana e mezz'Europa secondo la consuetudine latina. Il sepolcro si trovava a lato di un polveroso viottolo che scendeva tra orti e sterpaglie fino allo Scrivia, sotto un sambuco. Sant'Innocenzo accorse immediatamente sul luogo indicato. Innocenzo portò con sé i diaconi Celso e Gaudenzio. Il diacono Celso sarebbe diventato in seguito il biografo di Innocenzo. Il sepolcro fu trovato sotto le radici del sambuco. La tomba era povera e disadorna, coperta unicamente da una lastra di terracotta. Sulla lastra di terracotta vi era l'iscrizione qui riposa il corpo di Marziano. Innocenzo radunò il clero e il popolo. La tomba fu aperta al canto di inni e salmi. All'interno della tomba furono rinvenute le ossa del martire. All'interno della tomba furono trovate anche la spugna usata per lavare il corpo e l'ampolla con il sangue. Innocenzo provò grande gioia per quella grazia soprannaturale. Innocenzo sostituì la tomba originaria con un sepolcro in pietra più degno. Innocenzo fece edificare sopra la tomba una grandiosa basilica. La basilica fu ultimata nel giro di un anno. La basilica divenne nei secoli successivi la potente abbazia di San Marziano. L'abbazia fu visitata da re, papi e imperatori nel corso della sua storia.
La morte e l'eredità spirituale
Sant'Innocenzo morì il diciassette aprile del 353. Innocenzo resse la Chiesa tortonese per ventotto anni con sapienza e fortezza. Innocenzo rese la Chiesa tortonese grande, florida, feconda di santità e salda nella fede. Il successore di Innocenzo fu sant'Esuperanzio. Sant'Esuperanzio fu un fiero oppositore dell'eresia ariana insieme a sant'Ambrogio e sant'Eusebio. Il martirologio ricorda a Tortona in Piemonte sant'Innocenzo vescovo, celebrandone la memoria luminosa che continua a ispirare i fedeli.
Il cammino di fede
La vita di Sant' Innocenzo di Tortona si è snodata attraverso i tumultuosi eventi del quarto secolo, un periodo di grandi trasformazioni per la Chiesa. Originario di Villa Floriaca, il futuro vescovo visse sulla propria pelle le asprezze del suo tempo, subendo la prigionia nell'anno trecentotre, quando la persecuzione ordinata dall'imperatore Diocleziano tentò inutilmente di estirpare la fede cristiana dalle terre di Tortona. Questa prova di fuoco fu per lui una scuola di umiltà e di profonda dedizione al Signore, preparandolo alla missione che gli sarebbe stata affidata negli anni successivi.
Dopo la fine delle ostilità, la sua vocazione trovò pieno compimento quando, nell'anno trecentoventicinque, fu chiamato a Roma. Qui, per le mani di Papa Silvestro, ricevette prima l'ordinazione diaconale e successivamente la consacrazione episcopale. Tornato nella sua terra, Sant' Innocenzo si dedicò con instancabile fervore alla riorganizzazione della diocesi di Tortona. Il suo ministero fu caratterizzato da un grande slancio costruttivo, che portò all'edificazione di numerose chiese, necessarie per accogliere e nutrire una comunità in costante crescita. Non meno importante fu la sua premura nel valorizzare le radici cristiane del territorio: con grande devozione, egli si adoperò per il ritrovamento delle spoglie di san Marziano, il primo vescovo della diocesi, donando al popolo un segno tangibile di continuità con le origini apostoliche. Il suo cammino terreno si concluse nell'anno trecentocinquantatré, lasciando in eredità una Chiesa solida e riconciliata con la propria storia.
Il ricordo nella comunità
Il culto di Sant' Innocenzo di Tortona è radicato profondamente nella memoria locale, tramandato attraverso la tradizione di una comunità che ancora oggi riconosce in lui il padre della propria fede. La sua figura è stata onorata nel corso dei secoli come modello di virtù episcopale e di tenacia pastorale. Pur non essendo presente una canonizzazione formale secondo i canoni moderni, la sua santità è stata riconosciuta e celebrata dalla Chiesa locale, che ne custodisce la memoria con affetto filiale. Egli rappresenta, per i fedeli, il legame indissolubile con il tempo dei martiri e dei padri della fede, offrendo una testimonianza di servizio che trascende le epoche.
Il legame tra il vescovo e la città di Tortona è suggellato dal suo patronato, che lo pone a guardia spirituale di un territorio che egli ha amato e servito fino all'ultimo respiro. La devozione dei fedeli si rinnova ogni anno con la celebrazione liturgica, momento in cui la comunità si stringe attorno al ricordo del suo pastore per trarre ispirazione nel quotidiano cammino cristiano. La sua opera di costruttore di chiese e di custode delle reliquie di san Marziano rimane il simbolo di un vescovo che non ha solo guidato il suo gregge, ma ha saputo edificare la casa di Dio in mezzo agli uomini.
Domande frequenti
Quando si festeggia Sant'Innocenzo di Tortona?
Sant'Innocenzo di Tortona si festeggia il 17 aprile, giorno della sua morte avvenuta nel 353.
Quale fu il ruolo di Sant'Innocenzo per la diocesi di Tortona?
Sant'Innocenzo fu vescovo di Tortona per ventotto anni, riorganizzò la diocesi dopo le persecuzioni, edificò importanti chiese e battisteri e ritrovò miracolosamente le reliquie del primo vescovo san Marziano.
A Tortona in Piemonte, sant’Innocenzo, vescovo. — Martirologio Romano