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10 giugno

Sant' Oliva di Palermo

Vergine e martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini e fanciullezza a Palermo

Il nome della santa deriva dal latino Oliba ed è documentato solo in età cristiana avanzata. Il nome è tradizionalmente connesso con il termine oliva, variante di olea, che in latino indica l'albero e il frutto. Il Breviario Cefaludese attesta che la vergine Oliva nacque a Palermo da nobile famiglia vicino alla Chiesa Cattedrale. Fin dall'infanzia santa Oliva fu piamente istruita nella religione cristiana. La fanciulla crebbe nella grazia del Signore, distinguendosi per la purezza dei costumi e la saldezza della fede. In quel medesimo periodo storico, la Sicilia e il mondo mediterraneo subivano grandi sommovimenti a causa delle persecuzioni e delle invasioni. La nobile origine della fanciulla non la preservò dalle prove che attendevano i testimoni di Cristo, preparandola a un destino di santità che avrebbe varcato i confini della sua terra natale per estendersi ben oltre il mare, radicandosi profondamente nella memoria spirituale dei secoli a venire.

L'esilio in Africa e le opere a Tunisi

Ancora fanciulla, durante la persecuzione vandalica, santa Oliva fu cacciata in esilio per la fede di Cristo. L'anno del martirio di santa Oliva fu il 463. I Vandali e i saraceni deportavano in Africa i vinti, costringevano talvolta i vinti a rinnegare la propria religione e punivano con la morte coloro che cercavano di fare proseliti. All'età di tredici anni santa Oliva fu mandata in esilio in Africa dai barbari perché cristiana e lì punita atrocemente. Arrivata a Tunisi per ordine del governatore santa Oliva fu costretta a vivere tra i mendicanti soffrendo fame, sete, freddo e nudità. La sua carità operosa non tardò a manifestarsi: santa Oliva guarì dalla storpiezza due mendicanti e li battezzò nel nome di Gesù Cristo. I neo-cristiani guariti e battezzati iniziarono a predicare pubblicamente la loro fede, ma furono arrestati dai soldati e uccisi atrocemente, volando in cielo con la corona del martirio. Dopo questi fatti santa Oliva fu condotta con disprezzo in giro per la città. Santa Oliva fu trasferita in una lontana foresta per essere divorata dalle fiere. Alcuni cacciatori trovarono la fanciulla, si convertirono alla fede di Cristo e ricevettero il battesimo. A Tunisi, santa Oliva attrasse molti alla fede cattolica, dimostrando una straordinaria efficacia spirituale.

Il martirio e il transito

La fede di santa Oliva fu provata con l'eculeo, le unghie di ferro, le fiamme e l'olio bollente. Santa Oliva superò l'eculeo, le unghie di ferro, il fuoco e fu divinamente liberata dall'olio incandescente. Salvata divinamente e mostrandosi costante nella confessione della fede, le fu amputata la testa. Alla fine santa Oliva subì la decapitazione e ricevette la corona del martirio. L'anima di santa Oliva volò in cielo sotto forma di colomba tra l'ammirazione generale. Santa Oliva fu vista salire in cielo sotto forma di colomba. Il corpo della santa fu portato dai cristiani a Palermo e seppellito religiosamente in un luogo sconosciuto. Lo storico Inveges e altri storici hanno identificato il luogo di sepoltura presso Casa Professa o nella chiesetta a lei dedicata dal 1310 nella Chiesa di San Francesco di Paola. La Leggenda di santa Oliva presenta straordinarie somiglianze con il martirio di altri santi e non ha elementi inverosimili. Monsignor Paolo Collura afferma che il nucleo essenziale delle antiche leggende ha un substrato da non sottovalutare.

Le vicende storiche delle reliquie e Tunisi

Il corpo della santa si trovava originariamente a Tunisi in una piccola moschea vicina alla grande moschea Gamie Azzaytun. La moschea Gamie Azzaytun prende il nome dall'ulivo e da Oliva ed è diventata poi basilica cristiana. Nel 1402 il re Martino I richiese il corpo della santa al califfo Abû Azir. Il califfo rifiutò la restituzione del corpo perché i tunisini credono che la loro religione e dominazione tramonterà con la scomparsa del corpo della Vergine Oliva. Santa Oliva è tuttora venerata dai tunisini. La Chiesa Cattedrale di Tunisi è intitolata alla santa. La dominazione araba in Sicilia tra l'ottocento ventisette e il milleduecentonovantadue distrusse tutti i documenti scritti sacri e profani. Il ricordo di parecchi santi in Sicilia è stato tramandato soltanto oralmente. La più antica notizia di santa Oliva nella città di Palermo risale al 1310. Le date relative alla santa risalgono al secolo decimo.

Fonti agiografiche e testi liturgici

La santa non è menzionata in alcun Martirologio latino. I martirologi latini riportano i martiri della persecuzione vandalica. La santa non è menzionata nella Chiesa Greco-Sicula e non vi è memoria del suo culto in tale ambito. Il benedettino Domenico Gaspare Lancia di Brolo fu un noto studioso dell'Agiografia sicula. Molti scrittori siciliani collocano il martirio di santa Oliva durante la persecuzione vandalica ma senza fondamento sicuro. Mancano gli Atti del martirio di santa Oliva. Nell'antico Lezionario Gallo-Siculo si trovano pochi cenni su santa Oliva privi di nota cronologica. I cenni del Lezionario Gallo-Siculo possono convenire sia alla persecuzione dei Vandali sia a quella dei saraceni. La memoria della santa è ricordata nell'antico Breviario Gallo-Siculo del secolo dodicesimo conservato a Palermo. L'immagine di santa Oliva è dipinta in un'antichissima tavola insieme a san Elia e alle sante Rosalia e Venera, custodita nel Museo Diocesano di Palermo. Il Martirologio Siculo del padre Gaetani Societatis Jesu fa memoria di santa Oliva. Il Martirologio Palermitano del Mongitore del 1742 fa memoria di santa Oliva. Anche il Breviario Cefaludese menziona santa Oliva.

Diffusione del culto e patronati

Alla fine del secolo sedicesimo il culto di santa Oliva fu diffuso dai Francescani che ne ricercarono il corpo. Il popolo e il Senato palermitano il cinque giugno 1606 elessero santa Oliva patrona della città insieme alle sante Ninfa ed Agata. La santa fu iscritta nel Calendario Palermitano dal Cardinale Giannettino Doria nel 1611. Fu celebrata dalla Chiesa Palermitana fino al 1980 come Memoria Obbligatoria. Dal 1981 è stata espunta dal Calendario Liturgico Regionale. Nella Città di Palermo può essere sempre celebrata con il grado di Memoria facoltativa. Nel 1940 le è stata dedicata una Parrocchia della Città di Palermo. Il culto è vivo a Pettineo in provincia di Messina. Il culto è vivo a Raffadali in provincia di Agrigento, ove la santa è Patrona principale.

Domande frequenti

Quando si festeggia sant' Oliva di Palermo?

La memoria liturgica si celebra il 10 giugno. Fino al 1980 è stata celebrata dalla Chiesa Palermitana come Memoria Obbligatoria e dal 1981 è celebrabile a Palermo come Memoria facoltativa.

Di cosa è patrono sant' Oliva di Palermo?

Santa Oliva è patrona principale della città di Palermo, insieme alle sante Ninfa ed Agata, ed è patrona principale del comune di Raffadali.