1 luglio
Sant' Oliviero Plunkett
Vescovo e martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le radici storiche e la giovinezza in Irlanda e a Roma
La storia cristiana dell'Irlanda affonda le sue radici nell'opera di evangelizzazione compiuta da San Patrizio, il quale fondò monasteri e vescovadi destinati a diventare importanti centri di missione e di cultura, tanto da meritare alla terra irlandese l'appellativo di isola dei santi. L'assetto politico e religioso dell'isola mutò profondamente in seguito alla sottomissione al dominio inglese avvenuta nel 1171. Secoli dopo, la popolazione irlandese soffrì molto per rifiutare la fede e la liturgia anglicana sotto i regni di Enrico VIII, la cui morte avvenne nel 1547, e della figlia Elisabetta I, deceduta nel 1603. I conflitti politici e religiosi fecero numerose vittime in Irlanda, segnando dolorosamente il tessuto sociale e spirituale del paese. Oliviero Plunket nacque nel 1625 a Loughcrew, nella contea di Meath, inserito in una famiglia legata da parentela alle più importanti casate d'Irlanda. Durante l'infanzia, Oliviero fu affidato al parente Patrizio Plunket, abate benedettino di Santa Maria a Dublino e in seguito vescovo di Ardagh e di Meath. All'età di diciannove anni, Oliviero fu inviato a Roma assieme ad altri quattro giovani sotto la guida del Padre oratoriano Pietro Francesco Scarampi per studiare da sacerdote nel collegio irlandese. Padre Scarampi era giunto in Irlanda nel 1643 inviato da papa Urbano VIII a causa delle lotte per la libertà di coscienza tra il re Carlo I e la coalizione formata da anglo-irlandesi e vecchi cattolici. Lo stesso Padre Scarampi sostenne finanziariamente gli studi di Oliviero per tre anni, fino all'ottenimento di una borsa di studio. Nel Collegio Romano dei Gesuiti, sotto la guida del Padre Pallavicino Sforza, Oliviero si distinse per intelligenza, impegno negli studi, gentilezza, integrità morale e devozione. Oliviero Plunket venne ordinato sacerdote nel 1654. Nonostante il giuramento presbiterale imponesse il ritorno immediato in patria, Oliviero chiese di restare a Roma poiché Oliviero Cromwell aveva invaso l'Irlanda e perseguitava i cattolici. Oliviero Cromwell era un fanatico puritano divenuto dittatore dopo la sconfitta e la decapitazione del re Carlo I, avvenuta nel 1649, e la sua dittatura si concluse con la sua morte nel 1658.
La formazione romana e il servizio ai poveri
Durante il suo prolungato soggiorno nella Città Eterna, Oliviero fu accolto dai Padri di San Girolamo della Carità e approfondì la propria preparazione culturale e spirituale. Svolse gli studi di diritto civile e canonico alla Sapienza per completare la propria formazione accademica. Lavorò presso l'ospedale di Santo Spirito in Sassia curando i malati e assistette i poveri guidati dal principe Don Marcantonio Odescalchi e dal cugino Benedetto Odescalchi, futuro papa Innocenzo XI. Nel 1657 fu nominato lettore di teologia nel collegio di Propaganda Fide grazie ai suoi eccellenti risultati scolastici. La sua competenza e la sua rettitudine lo portarono a diventare consultore della Sacra Congregazione dell'Indice. Nel 1668 ottenne l'incarico di procuratore dei vescovi irlandesi presso la Santa Sede, consolidando il suo legame con i presuli della sua terra d'origine. Prima di lasciare definitivamente Roma, monsignor Plunket si recò di nuovo all'ospedale di Santo Spirito per un ultimo momento di raccoglimento e di carità. In quell'occasione, un sacerdote polacco lo abbracciò e gli predisse che avrebbe versato il sangue per la fede cattolica. Monsignor Plunket rispose al sacerdote di non ritenersene degno e gli chiese preghiere affinché il desiderio del martirio si avverasse, mostrando già quella disponibilità interiore che avrebbe segnato la sua intera esistenza.
L'episcopato e l'azione pastorale in Irlanda
In seguito alla morte in esilio del precedente arcivescovo di Armagh e primate d'Irlanda, papa Clemente IX nominò Oliviero Plunket alla medesima cattedra con un motu proprio il 9 giugno 1669. Per evitare tensioni con il governo britannico, si stabilì di celebrare la consacrazione episcopale a Gand, in Belgio, tramite il nunzio apostolico e non a Roma. Il nuovo vescovo sbarcò in Irlanda nel marzo del 1670 e venne accolto da monsignor Patrizio Plunket, nel frattempo nominato vescovo di Meath. Dopo la scomparsa di Cromwell fu ripristinata la monarchia con re Carlo II, il quale regnò fino alla sua morte nel 1685. Carlo II, descritto come debole e dissoluto, negò agli irlandesi la tolleranza religiosa richiesta, e le condizioni della popolazione irlandese mutavano continuamente in base alle decisioni dei vari luogotenenti inglesi insediati nell'isola. Le condizioni religiose dell'Irlanda all'arrivo del nuovo arcivescovo erano drammatiche. Nonostante le persecuzioni legali, il santo visse dieci anni di relativa calma svolgendo un'intensa attività pastorale. Celebrava le messe in segreto, indossava abiti civili e faceva visite pastorali esclusivamente di notte. Appena insediato, visitò una parte della diocesi, incontrò il clero locale, convocò due sinodi e amministrò la cresima a oltre diecimila persone. In una lettera a monsignor Baldeschi, segretario di Propaganda Fide, dichiarò di dedicare ogni suo pensiero unicamente alla salvezza delle anime, disinteressandosi di questioni politiche o materiali. Promosse l'organizzazione del concilio nazionale dei vescovi irlandesi a Dublino il 17 giugno 1670. Durante il concilio di Dublino, da lui presieduto, vennero approvate dieci norme per eliminare gli abusi introdotti durante la persecuzione precedente. Il 23 agosto 1670 convocò a Clones un concilio provinciale a cui parteciparono i rappresentanti delle diocesi dell'Ulster. Monsignor Oliviero Plunket accettò solennemente le deliberazioni del Concilio di Trento e le norme stabilite a Dublino per il rinnovamento della disciplina ecclesiastica. Il presule invitò i Padri Gesuiti a Drogheda, nella diocesi di Armagh, per occuparsi dell'istruzione e dell'educazione dei giovani, ottenendo una benevola tolleranza da parte delle autorità pubbliche per il loro insediamento. Ricevendo dalla propria diocesi un rendito di sole duecento corone all'anno, fece edificare per i Gesuiti le scuole e la residenza grazie al contributo di Propaganda Fide. Per poter finanziare le esigenze degli istituti scolastici, Plunket condusse un'esistenza povera, accumulò debiti e mantenne al proprio servizio soltanto due persone. Il 20 gennaio 1672 scrisse al segretario di Propaganda Fide dichiarando la propria disponibilità a vendere anche la croce e la mitra pur di servire Dio e la Santa Sede. A un anno dal suo insediamento ad Armagh, Plunket aveva già visitato la sua diocesi e sei diocesi suffraganee per catechizzare i fedeli in lingua inglese e irlandese, amministrare la cresima, ricomporre controversie e correggere irregolarità, informando costantemente la Congregazione di Propaganda Fide.
Le nuove persecuzioni e l'arresto
La nomina del conte Arturo di Essex a luogotenente d'Irlanda nel 1672 dette inizio a una nuova e violenta persecuzione contro i cattolici. A causa della persecuzione le scuole vennero chiuse e i religiosi insieme ai vescovi furono costretti a nascondersi. Monsignor Plunket si rifugiò in una capanna di paglia nei boschi portando con sé una scorta di candele e libri, e durante il rifugio si dichiarò pronto a morire di stenti piuttosto che abbandonare i suoi fedeli o venire esiliato su una nave con una corda al collo. Al termine della fase persecutoria, Plunket si adoperò immediatamente per riorganizzare sia la diocesi sia le scuole. Nel mese di agosto del 1678 celebrò un secondo sinodo provinciale ad Ardpatrick per promuovere la santità e la riforma del clero secolare e regolare. Dopo il martirio di Plunket, l'arcivescovo di Cashel ne lodó l'operato definendolo vigilante, zelante e instancabile nei suoi dodici anni di residenza, superando i propri predecessori e attestando che nessun primate di Armagh del secolo aveva visitato la diocesi con pari sollecitudine. Una nuova fase di persecuzione anti-cattolica in Irlanda fu scatenata dall'inventata congiura papale ideata dall'avventuriero inglese Tito Oates. Tito Oates era stato anabattista durante il governo di Cromwell, anglicano e cappellano navale sotto il regno di Carlo II. Nel 1678 Oates simulò una conversione al cattolicesimo per farsi accogliere nei collegi dei Gesuiti, dai quali fu poi espulso per cattiva condotta. Per vendicarsi dell'espulsione, Oates accusò i Gesuiti di aver pianificato un complotto per assassinare il re, sterminare i protestanti e ripristinare il cattolicesimo in Inghilterra. Il parlamento inglese, condizionato da lord Shaftesbury, diede credito alle accuse di Oates nonostante le palesi contraddizioni, e a causa delle false accuse vennero arrestate oltre duemila persone, tra cui il primate d'Irlanda Oliviero Plunket. Uno dei primi prelati a essere incarcerati fu monsignor Pietro Talbot, arcivescovo di Dublino, deceduto nel 1680. Plunket e Talbot avevano avuto in passato frequenti e sgradevoli controversie riguardo alla rivendicazione del primato d'Irlanda. Il 27 ottobre 1678 Plunket informò il nunzio di Bruxelles del peggioramento della situazione, riferendo di editti pubblicamente emessi che offrivano 4 scudi per la cattura di un prelato o gesuita e 20 scudi per un vicario generale o frate, descrivendo una caccia continua condotta giorno e notte da sbirri, spie e soldati. Avendo appreso che monsignor Patrizio Plunket, suo parente e benefattore, era in punto di morte a Dublino, l'arcivescovo lasciò il suo nascondiglio per andarlo a confortare. Il 6 dicembre 1679 Oliviero Plunket fu scoperto e arrestato dai soldati per ordine del luogotenente conte di Ormond. Fu recluso nella prigione del castello reale di Dublino per la sua carica di vescovo cattolico e per non aver abbandonato la diocesi come imposto dagli editti parlamentari, mantenendo durante la detenzione un contegno di grande edificazione.
Il processo a Londra e il martirio
Nel luglio 1680 Oliviero Plunket venne condotto davanti al tribunale di Dundalk, nella diocesi di Armagh, con l'accusa di essere il principale promotore della cospirazione papale. Tra gli accusatori al processo figurava il francescano apostata Giovanni Mac Moyer, precedentemente sospeso da Plunket a causa di molteplici reati. I testimoni d'accusa non riuscirono a dimostrare la colpevolezza del primate, e Plunket venne riportato nel carcere di Dublino. Il 25 luglio 1680 Plunket informò in modo segreto il nunzio riguardo alle accuse mosse contro di lui, le quali sostenevano che avesse settantamila cattolici pronti a uccidere tutti i protestanti, avesse inviato agenti in vari regni per chiedere aiuto, avesse perlustrato tutte le fortezze e avesse organizzato un concilio provinciale nel 1678 al fine di favorire l'ingresso dei francesi in Irlanda. Fu disposto che il 21 ottobre 1680 il primate Plunket venisse trasferito nel carcere di Newgate a Londra per essere giudicato da un tribunale ostile. Plunket accettò la prova per la salvezza della sua anima e per la maggiore gloria di Dio, dovendo vendere una parte delle sue proprietà, inclusi la croce pettorale ed il calice, per coprire le spese giudiziarie. Gli accusatori di Plunket erano sacerdoti e frati che egli aveva sospeso a causa della loro condotta scandalosa. Il 3 maggio 1681 monsignor Plunket fu condotto al banco degli imputati senza che gli fosse accordato un avvocato per difendersi. Domandò tempo per convocare i propri testimoni e la concessione gli fu accordata, ma il processo fu ripreso trentacinque giorni dopo. A causa delle avversità meteorologiche, i testimoni e i documenti dall'Irlanda non erano giunti, e un'ulteriore proroga gli fu rifiutata. Il capo del giurì pronunciò un verdetto di colpevolezza, al quale Plunket reagì ringraziando Dio con semplicità. Rifiutò la possibilità di salvare la vita tramite confessione e delazione, dichiarando di preferire la morte diecimila volte. Il 15 giugno 1681 il capo della giustizia pronunciò un discorso d'invettiva contro la religione cattolica e condannò Plunket a essere trascinato per la città di Londra fino a Tyburn, impiccato, sventramento da vivo, decapitazione e squartamento. Il giorno successivo scrisse una lettera al parente Michele Plunket perdonando i suoi nemici, ribadendo la propria totale innocenza e dichiarando di essere condannato a causa del suo carattere sacerdotale. L'11 luglio 1681 monsignor Plunket fu obbligato dai suoi carnefici a indossare gli abiti prelatizi, steso su una treggia e trascinato fino al luogo dell'esecuzione con grande gioia interiore. Sul patibolo proclamò la sua innocenza, perdonò chi gli aveva fatto del male, recitò il Miserere e affidò il suo spirito al Signore prima di subire il martirio.
La glorificazione e il culto delle reliquie
Nel 1685 il corpo di Plunket fu trasferito in gran segreto dall'Inghilterra al monastero benedettino di Lamspring, vicino ad Hildesheim in Germania. Successivamente, nel 1883, la salma fu traslata nell'abbazia di Downside, nell'Inghilterra meridionale. La testa di Plunket è conservata e venerata a Drogheda, presso il monastero delle Domenicane. Papa Benedetto XV proclamò beato Oliviero Plunket il 23 maggio 1920, e papa Paolo VI canonizzò il santo il 12 ottobre 1975, unendo l'onore alle terre di Scozia e Irlanda e canonizzando i quaranta martiri di Inghilterra e Galles uccisi dagli anglicani per odio verso il cattolicesimo romano. Nel 1975 le reliquie del santo furono trasferite solennemente nella cattedrale di Armagh, suggellando il legame eterno tra il pastore e la sua diocesi.
La vita e il ministero
La vicenda terrena di Sant' Oliviero Plunkett ebbe inizio a Loughcrew. Il suo cammino spirituale fu profondamente segnato dall'esperienza vissuta a Roma, dove compì gli studi presso il Collegio Romano della Compagnia di Gesù. In quella città, nel 1654, ricevette l'ordinazione sacerdotale, dando inizio a un percorso che lo avrebbe riportato nella sua terra d'origine. Nel 1669 fu nominato arcivescovo di Armagh e primate d'Irlanda, assumendo una responsabilità pastorale di grande rilievo in un periodo di forti tensioni religiose.
Durante il suo episcopato, Sant' Oliviero Plunkett operò incessantemente per il bene dei fedeli, nonostante il clima di ostilità che circondava la Chiesa cattolica. Egli scelse di esercitare il suo apostolato in modo clandestino, visitando le comunità e sostenendo la fede del popolo irlandese con dedizione e prudenza. Il suo impegno non si limitò all'Irlanda, poiché la sua missione lo portò a toccare luoghi come Dublino e Gand, sempre mantenendo saldo il legame con la Santa Sede. La sua vita fu un costante esercizio di obbedienza al mandato episcopale, vissuto con la consapevolezza che il servizio alla Chiesa richiedeva, in quel tempo, il dono totale di sé. La sua rettitudine e la sua carità pastorale non riuscirono però a placare l'odio dei persecutori, che vedevano nella sua autorità un ostacolo ai loro disegni politici.
Il martirio e il culto
Nel 1679, Sant' Oliviero Plunkett fu vittima di una spietata persecuzione, venendo arrestato con l'infondata accusa di cospirazione papale. Trasferito a Londra, affrontò il processo con la dignità propria di chi confida unicamente nella giustizia divina. Nonostante l'assenza di prove veritiere, fu condannato a morte. La sua fine giunse nel 1681 presso Tyburn, dove subì il martirio mediante impiccagione, sventramento e squartamento. Egli offrì la vita con serenità, suggellando il suo legame indissolubile con Cristo.
La Chiesa ha riconosciuto la santità del primate d'Irlanda nel 1975, quando papa Paolo VI lo ha elevato agli onori degli altari. Oggi la sua memoria è celebrata il primo luglio, giorno in cui i fedeli invocano la sua intercessione. Sant' Oliviero Plunkett resta un punto di riferimento per la sua nazione, testimoniando che la fedeltà al Vangelo può richiedere il sacrificio estremo, ma che tale sacrificio diventa seme di speranza per le generazioni future.
Domande frequenti
Quando si festeggia Sant'Oliviero Plunket?
La memoria liturgica di Sant'Oliviero Plunket si celebra il 1 luglio, ricordando il giorno della sua nascita al cielo avvenuta l'11 luglio 1681 a Tyburn.
Quale ruolo ha ricoperto Sant'Oliviero Plunket nella Chiesa?
Sant'Oliviero Plunket è stato vescovo di Armagh e primate d'Irlanda, distinguendosi per la sua intensa attività pastorale, la riforma del clero e la difesa della fede cattolica durante le persecuzioni.
Ancora a Londra, sant’Oliviero Plunkett, vescovo di Armagh e martire, che, falsamente accusato di cospirazione e condannato a morte sotto il re Carlo II, al cospetto della folla presente davanti al patibolo, perdonò i suoi nemici e professò fino all’ultimo con fermezza la sua fede cattolica. — Martirologio Romano