16 maggio
Sant' Ubaldo di Gubbio
Vescovo
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini e formazione
Sant'Ubaldo nacque a Gubbio nel dodicesimo secolo, tra il mille ottantaquattro e il mille ottanta cinque, all'interno di una famiglia di origine tedesca. Avendo perduto i genitori fin dalla tenera età, la sua fanciullezza fu segnata dal dolore, ma trovò accoglienza e protezione in uno zio che si prese cura di lui. Dopo aver compiuto un breve periodo di studi a Fano, fece ritorno stabile a Gubbio, una città-stato che in quel tempo si distingueva come una delle più potenti e influenti dell'intera regione umbra. In gioventù frequentò la collegiata di San Secondo, dove aveva già mosso i primi passi da ragazzo per i suoi studi iniziali. Proprio in quel luogo ebbe la grazia di incontrare Giovanni da Lodi, un uomo di grande fede che era stato monaco per quarant'anni nel monastero di Fonte Avellana nelle Marche e che avrebbe ricoperto l'incarico di vescovo di Gubbio per un solo anno, corrispondente al termine della sua esistenza terrena. Giovanni da Lodi scelse Ubaldo come proprio collaboratore, avviandolo così a un cammino di alto profilo spirituale ed ecclesiale.
Il ministero tra riforma e resistenza
Prima ancora di ricevere l'ordinazione sacerdotale, Ubaldo ricevette dal vescovo Giovanni da Lodi un compito delicato e gravoso, volto a riportare ordine e disciplina tra i canonici della cattedrale di San Mariano in Gubbio, i quali erano tristemente noti per essere dediti a poca preghiera e scarsa penitenza. Con pazienza ammirevole, grazie alle sue doti di persuasore e soprattutto alla forza ineguagliabile dell'esempio personale, Ubaldo riuscì nel tempo e per gradi a correggere i canonici, i quali riconobbero la sua autorità eleggendolo priore per un decennio. Nel frattempo, Ubaldo ricevette finalmente l'ordinazione sacerdotale. Intorno al mille centoventicinque, un violento incendio rase al suolo molte abitazioni della città e la stessa cattedrale, costringendo i canonici a disperdersi presso altre chiese. Travagliato da quel disastro e sentendosi profondamente scoraggiato di fronte al dissolversi della comunità, Ubaldo accarezzò l'idea di ritirarsi a vita eremitica, ma successivamente ritornò in città per dedicarsi interamente alla ricostruzione. Poco tempo dopo, in seguito alla morte del vescovo di Perugia, i cittadini perugini vollero elevarlo alla dignità episcopale di quella sede, ma Ubaldo reagì alla nomina con la fuga, recandosi a Roma per supplicare Papa Onorio secondo di lasciarlo semplice sacerdote, ottenendo dal pontefice di essere ascoltato.
Vescovo a Gubbio tra prove e miracoli
Quando la sede vescovile di Gubbio rimase vacante per la morte del pastore, il Papa decise di nominare lo stesso Ubaldo a succedergli nella guida della diocesi. In quel periodo la città era lacerata da aspre divisioni tra le famiglie più importanti, da scontri all'interno del clero e da diffuse manifestazioni di indisciplina. Nello svolgimento del suo alto ministero, Ubaldo subì offese personali e fisiche dirette alla sua persona di vescovo, ma rispose sempre a tali affronti con una fiduciosa e costante inalterabilità, senza mai lasciarsi prendere dalla paura o dall'ira. Nelle frequenti liti cittadine in cui venivano brandite le armi, il vescovo era sempre pronto a mettere in gioco la propria vita per fermare la violenza. Nel mille centocinquantaquattro, Gubbio fu fatta oggetto di un grave attacco da parte di una coalizione di città umbre capeggiate da Perugia, ma la città uscì vittoriosa dallo scontro e il merito di tale salvezza fu concordemente attribuito alle preghiere del suo vescovo. L'anno successivo, nel mille centocinquantacinque, l'esercito imperiale di Federico Barbarossa diede prima alle fiamme la città di Spoleto e poi cinse d'assedio Gubbio. In quella drammatica circostanza, Ubaldo si recò prontamente dall'imperatore Federico Barbarossa per avere un colloquio diretto con lui. Dopo quell'incontro, l'assedio fu immediatamente sciolto e la città fu mirabilmente risparmiata. Di fronte a ogni crisi, Ubaldo aveva l'abitudine di chiamare i cittadini alla preghiera, stringendoli in un unico abbraccio spirituale, rassicurandoli ed evitando ogni forma di panico. Tale strategia fondata sulla fiducia fece di lui un baluardo inespugnabile per l'intera cittadinanza. Ubaldo morì a Gubbio il sedici maggio del mille cento sessanta, e fin dal momento della sua morte al pio vescovo vennero attribuite profezie e miracoli.
Il culto e la memoria
Nel mille centonovantadue, Papa Celestino terzo procedette alla solenne canonizzazione di Ubaldo, iscrivendolo nell'albo dei santi e proclamandolo patrono della città di Gubbio. Il corpo del santo fu dapprima sepolto nella cattedrale cittadina, ma nel mille centonovanta quattro fu solennemente trasferito nella chiesa edificata sul monte Ingino, luogo che ancora oggi custodisce gelosamente i resti mortali del patrono. La memoria di Sant'Ubaldo continua a vivere intensamente nella devozione del suo popolo, che ogni anno lo festeggia con solenni riti religiosi nel giorno della sua ricorrenza liturgica fissata al sedici maggio. A queste celebrazioni si affianca la celebre manifestazione all'aperto nota come la corsa dei ceri, un evento che sa unire mirabilmente la fede cristiana, la gioia collettiva e la fantasia popolare. La tradizione prevede che tre grandi macchine di legno, chiamate appunto ceri, vengano trasportate a spalla da portatori abbigliati in costume tipico, i quali corrono con slancio per le vie della città per poi affrontare la faticosa salita verso la cima del monte Ingino, là dove riposa il diletto patrono.
Il cammino e il ministero
La vita di sant'Ubaldo si sviluppò interamente sotto il segno del servizio ecclesiale e della riforma interiore. Tra i suoi primi e più significativi impegni vi fu la profonda riforma della disciplina e della vita comunitaria dei canonici di San Mariano, un'opera volta a restituire vigore e autenticità alla vita fraterna. La sua profonda umiltà emerse chiaramente quando, dopo essere stato designato alla guida della diocesi di Perugia, si recò a Roma per supplicare personalmente il papa Onorio II di essere dispensato da tale ufficio, preferendo rimanere nel silenzio del suo ministero ordinario.
Successivamente, tuttavia, accettò per obbedienza la nomina a vescovo di Gubbio. In questa veste, Ubaldo si trovò ad affrontare le laceranti divisioni della sua comunità, riuscendo a pacificare le violente liti tra le fazioni cittadine che insanguinavano le strade. Il suo coraggio e la sua autorevolezza morale si manifestarono pienamente nel 1155 quando, con sapiente fermezza, intraprese una delicata trattativa con l'imperatore Federico Barbarossa, ottenendo la revoca dell'assedio che minacciava di distruggere la città di Gubbio.
Il culto e la memoria
Dopo una vita spesa per la pace, sant'Ubaldo fu canonizzato nel 1192 da papa Celestino III. Pochi anni dopo, nel 1194, la sua salma fu solennemente traslata sul monte Ingino, luogo che divenne il cuore pulsante della sua devozione. La memoria del santo patrono si rinnova ogni anno con profonda partecipazione popolare, in particolare attraverso la tradizionale corsa dei ceri che si snoda proprio verso il monte Ingino, un rito che unisce la fede di un popolo alla memoria grata del suo antico protettore.
Domande frequenti
Quando si festeggia Sant'Ubaldo?
Sant'Ubaldo si festeggia ogni anno il sedici maggio con solenni riti religiosi e la tradizionale corsa dei ceri.
Di cosa è patrono Sant'Ubaldo?
Sant'Ubaldo è il patrono della città di Gubbio.
A Gubbio in Umbria, sant’Ubaldo, vescovo, che si adoperò per il rinnovamento della vita comunitaria del clero. — Martirologio Romano