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16 maggio

Santi Abda e Ebedieso

Martiri

Aggiornato il 15 settembre 2026

Il contesto della persecuzione in Persia

La persecuzione di Sapore II, durata dal 310 al 379, ha riempito di nomi il martirologio della Chiesa persiana. Il re sassanide Sapore II era mosso anche da motivi politici, poiché intendeva fare del mazdeismo la religione di stato e giudicava i cristiani i naturali alleati dell'Impero Romano. Nel 339 e 340 Sapore II iniziò una feroce persecuzione contro i cristiani, compiuta con la complicità di magi e di giudei. In quel tempo il re fece impiccare il vescovo di Seleucia e Ctesifonte, Simeone Bar Sabbà, insieme a cento suoi chierici, con l'accusa di essere amici dell'imperatore cristiano. Lo storico Sozomeno riferisce di una stragrande moltitudine di vescovi, sacerdoti, diaconi, monaci, vergini ed altri ministri della Chiesa che diedero la vita per Cristo in quegli anni. Sozomeno ha avuto notizia del martirio di ventidue vescovi in particolare e riporta i nomi di Abdas e Abdjesus rispettivamente al quindicesimo e sedicesimo posto. Il nome siriaco Abdyesù significa Servo di Gesù. Lo storico Sozomeno scriveva a meno di un secolo di distanza dagli avvenimenti. Maggiori particolari sono raccontati nel documento posteriore denominato Acta Sanctorum Quadraginta Martyrum, pubblicato in siriaco dall'Assemani e dal Bedjan. I quaranta martiri menzionati comprendono Abdas, vescovo della città di Kaskar, Abdjesus, vescovo di Bethkaskar, sedici preti, nove diaconi, sei monaci e sette vergini della regione di Kaskar.

L'arresto e il processo dei vescovi

Nel trentaseiesimo anno della persecuzione, corrispondente al 375 e 376, Abdjesus fu tradito da un familiare e fu consegnato al re Sapore insieme ad alcuni altri cristiani. La stessa sorte toccò poco dopo ad Abdas e a ventotto suoi compagni di fede tra preti, diaconi e vergini. Il re Sapore, dopo un primo sommario interrogatorio, incaricò del processo suo fratello maggiore Ardasir, noto anche come Arseth o Artaserse e viceré dell'Adiabene. Ardasir tentò ogni mezzo per indurre i confessori di Cristo ad adorare il sole, ma né Ardasir né il capo dei magi riuscirono a superare l'ispirata eloquenza dei due vescovi. Per piegare la loro resistenza, tutti i martiri furono legati e stretti tra due legni fino ad essere quasi stritolati, e il supplizio fu ripetuto per sette volte durante la giornata. I martiri furono poi gettati in carcere senza che venisse dato loro alcun nutrimento, ma una pia donna passò regolarmente pane ed acqua ai prigionieri attraverso una finestra del carcere. I prigionieri ringraziarono il Signore per il pane e l'acqua ricevuti in quella dura prova quotidiana.

Il martirio e la testimonianza finale

I martiri furono infine giustiziati in modo brutale per la loro fedeltà al Vangelo. Abdas e i suoi ventotto compagni furono i primi ad essere giustiziati, essendo brutalmente percossi, feriti con sassi alla bocca o al viso e decapitati. Otto giorni dopo, la stessa sorte della decapitazione toccò ad Abdjesus. L'autore della passio dei quaranta martiri dimostra ignoranza delle cose persiane, rendendo il suo racconto poco meritevole di fiducia sotto alcuni aspetti descrittivi. L'autore non si rese conto che la regione del Kaskar si trova all'estremo nord del regno ed è troppo lontana dall'Adiabene, situata all'estremo sud, e a causa della distanza geografica non è credibile un passaggio di processi tra le autorità delle due zone. La città di Kaskar fu fondata da Bahram-Gor V tra il 420 e il 428, dunque non è storicamente credibile che Abdas fosse vescovo della città di Kaskar. L'autore insiste sul fatto che i due gruppi di martiri furono uccisi di venerdì, sebbene il quindicesimo e ventiduesimo giorno della luna di iyàn non capitarono di venerdì se non negli anni 368 e 372, i quali non corrispondono al trentaseiesimo anno della persecuzione di Sapore. Il particolare dei venerdì nella passio dipende probabilmente dal racconto di Sozomeno, il quale narra che Simeone e i suoi cento soci furono uccisi in un venerdì coincidente con il Venerdì Santo, e che l'editto di persecuzione fu proclamato in un altro venerdì Santo dell'anno seguente. In Sozomeno i due vescovi appaiono nell'ordine Abdas e Abdjesus, mentre nella passio Abdjesus è il protagonista principale.

La trasmissione della memoria e il culto

La memoria dei due santi vescovi e dei loro soci è presente nel Sinassario di Costantinopoli, che colloca la memoria ai giorni 15 e 16 maggio e presenta la variante che i due gruppi furono uccisi ad un giorno di distanza l'uno dall'altro. Il Sinassario calcola in modo inesatto a sessantanove il gruppo totale dei martiri, sommando i quaranta del gruppo di Abdjesus e i ventinove di Abdas. La celebrazione è passata dai sinassari bizantini al Martirologio Romano con l'aggiunta di inesattezze. Nel Martirologio Romano il nome Abdas diventa Auda, i soci di Abdas sono ridotti a ventitré, e il re persecutore non è più Sapore ma Iezdegerd I, colui che farà martirizzare nel 420, secondo una tradizione, un santo vescovo omonimo identificato con Abdas vescovo di Ergol. Il Martirologio commemora in Persia i santi martiri Abda e Ebediéso, vescovi, i quali furono uccisi sotto il regno di Sabor II insieme a trentambero compagni, collocando la datazione degli eventi al 375 o 376.

Domande frequenti

Quando si festeggiano i santi Abda e Ebediéso?

La memoria liturgica dei santi vescovi e martiri Abda e Ebediéso si celebra nei giorni 15 e 16 maggio.

Di cosa sono patroni i santi Abda e Ebediéso?

Le fonti storiche e agiografiche disponibili non menzionano specifici patronati per i santi Abda e Ebediéso.

In Persia, santi martiri Abda e Ebediéso, vescovi, che furono uccisi sotto il regno di Sabor II insieme a trentotto compagni. — Martirologio Romano