Santa Chiara

Vergine

Aggiornato il 20 luglio 2026

Santa Chiara

La scelta e la vita a San Damiano

La notte del suo riscatto spirituale iniziò con una fuga silenziosa da Assisi, diretta verso la Porziuncola. Lì, accolta da san Francesco, Chiara consacrò la sua giovinezza a Dio, spogliandosi di ogni ricchezza per rivestirsi solo di Cristo. Dopo brevi soggiorni a Bastia e a Sant'Angelo, trovò la sua dimora definitiva nel piccolo monastero di San Damiano. In questo luogo umile diede inizio all'ordine delle Povere Dame, una comunità di sorelle unite dall'amore per la povertà e dalla preghiera incessante.

A San Damiano, Chiara visse fino alla morte, avvenuta nel 1253. La sua fu un'esistenza spesa nell'ombra del chiostro, eppure capace di irradiare una forza straordinaria. Con tenacia incrollabile, ottenne da papa Innocenzo IV la conferma del privilegio della povertà, il diritto di non possedere nulla sulla terra per possedere tutto nei cieli. Memorabile resta il momento in cui, con la sola ostensione dell'Eucarestia, difese e salvò la città di Assisi dall'assedio dei saraceni, dimostrando che la vera fortezza risiede nella fede sacramentale.

La memoria e il culto

Il profumo della santità di Chiara si diffuse rapidamente ben oltre le mura di San Damiano. La sua testimonianza di totale spoliazione e amore sponsale per Cristo spinse il papa Alessandro IV a iscriverla solennemente nel libro dei santi, riconoscendo l'eroicità delle sue virtù e la fecondità del suo cammino spirituale.

Ancora oggi, la sua figura rimane un punto di riferimento per chiunque desideri vivere il Vangelo con radicalità, ricordandoci che la povertà interiore è la vera ricchezza che apre le porte del Regno.

Domande frequenti

Quando si festeggia santa Chiara?

La memoria liturgica di santa Chiara, vergine, si celebra l'11 agosto, giorno in cui si ricorda la sua nascita al cielo nel 1253.

Memoria di santa Chiara, vergine, che, primo virgulto delle Povere Signore dell’Ordine dei Minori, seguì san Francesco, conducendo ad Assisi in Umbria una vita aspra, ma ricca di opere di carità e di pietà; insigne amante della povertà, da essa mai, neppure nell’estrema indigenza e infermità, permise di essere separata. — Martirologio Romano