7 maggio
Santa Flavia Domitilla
Martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le fonti storiche e la duplice figura
Eusebio di Cesarea riferisce nella Storia Ecclesiastica che, durante il quindicesimo anno dell'impero di Domiziano, Flavia Domitilla fu deportata sull'isola di Ponza insieme a molte altre persone per la sua fede in Cristo. Lo stesso Eusebio specifica che questa Flavia Domitilla era nipote, da parte di madre, di Flavio Clemente, console di Roma nel novantacinque dopo Cristo. Dione Cassio riporta nella Historia Romana che l'imperatore Domiziano fece uccidere suo cugino Flavio Clemente e condannò molti altri, indicando che Flavio Clemente era marito di Flavia Domitilla, anch'essa parente consanguinea dell'imperatore. Entrambi furono accusati di ateismo, accusa rivolta a chi seguiva le consuetudini giudaiche, che portò altri individui alla morte o alla confisca dei beni. Dione Cassio afferma che la Flavia Domitilla moglie di Clemente fu unicamente confinata sull'isola di Pandataria. I due resoconti storici mostrano la condanna per la fede cristiana di due distinte matrone di nome Domitilla, entrambe legate alla dinastia dei Flavi alla fine del primo secolo. L'accusa di ateismo usata da Dione Cassio era la formula consueta usata dai pagani per definire i cristiani.
Alcuni studiosi come Mommsen, Aubé e Styger hanno ipotizzato che le due figure si identificassero in un solo personaggio a causa di errori degli storici antichi. Lo studioso De Rossi ha dimostrato la distinzione tra le due donne, ricostruendone le rispettive genealogie. La ricostruzione genealogica conferma che la Domitilla di Eusebio era nipote di Flavio Clemente, mentre quella di Dione Cassio era sua moglie e madre dei suoi sette figli. Nel diciottesimo secolo è stata ritrovata un'iscrizione frammentaria nell'area del Cimitero sulla Via Ardeatina, successivamente integrata da Mommsen. L'iscrizione recita che la nutrice Tazia Baucilla fece costruire un sepolcro per i propri liberti e i loro posteri grazie al terreno concesso da Flavia Domitilla, moglie di Flavio Clemente e nipote del divo Vespasiano. L'iscrizione è oggi conservata sulla parete di fondo della basilica dei Santi Nereo e Achilleo nel Cimitero sulla Via Ardeatina. Il testo epigrafico conferma che Flavia Domitilla era nipote di Vespasiano, padre di Domiziano, convalidando la parentezza di consanguineità citata da Dione Cassio. L'archeologo Umberto Fasola ha argomentato che gli storici non potevano confondere i luoghi di esilio, poiché le isole di Ponza e Ventotene avevano un'inconfondibile e nota fama di luoghi di deportazione. Sull'isola di Ponza vennero inviati in esilio le figlie di Caligola e un figlio di Germanico. Sull'isola di Ventotene furono relegate Giulia, figlia di Augusto, Agrippina, moglie di Germanico, e Ottavia, moglie di Nerone.
Il culto, la memoria e la devozione
La devozione per la Flavia Domitilla deportata a Ponza ha origini molto antiche. San Girolamo attesta nella Lettera ad Eustochio che la vedova Paola, durante il suo viaggio verso l'Oriente, visitò a Ponza il luogo del lungo martirio della santa. Il nome di Domitilla non appare né nella Depositio Martyrum né nel Martirologio Geronimiano. La ricorrenza liturgica di Domitilla al dodici maggio è stata inserita non prima del nono secolo. L'introduzione della festa nei testi liturgici si deve al Martirologio di Floro, che probabilmente inserì la santa per un errore di scambio con un Flavio presente nel Geronimiano al sette maggio. La passio leggendaria stilata tra il quinto e il sesto secolo contiene informazioni prive di fondamento storico su Flavia Domitilla. La passio attribuisce la conversione di Domitilla ai due eunuchi Nereo e Achilleo. Un carme di papa Damaso attesta che Nereo e Achilleo erano in realtà soldati al servizio del persecutore prima di convertirsi.
Le fonti documentarie attestano in modo inoppugnabile la reale esistenza di entrambe le Domitille e la loro condanna all'esilio per motivi religiosi. Le spoglie attribuite a una Flavia Domitilla sono venerate nella chiesa dei Santi Nereo ed Achilleo, dove furono traslate dalla chiesa di Sant'Adriano ad opera del cardinale Baronio. Il Martirologio Romano commemora a Roma santa Domitilla, martire e nipote del console Flavio Clemente. Il Martirologio riporta che Domitilla fu accusata di aver rinnegato gli dèi pagani sotto Domiziano e fu deportata a Ponza con altri cristiani, dove visse un prolungato martirio.
La confessione e l'esilio
Durante il regno dell'imperatore Domiziano, in un clima di crescente ostilità verso la nuova fede, Flavia Domitilla venne accusata formalmente di aver rinnegato gli dei pagani della tradizione romana. Di fronte alla scelta tra la sottomissione al potere imperiale e la fedeltà al Vangelo, ella non esitò a confessare apertamente la propria fede in Cristo, rifiutando ogni compromesso con il culto pagano.
A causa di questa ferma testimonianza, la giovane donna venne deportata nell'isola di Ponza. In questo luogo di confino, lontano dagli affetti e dalle comodità della sua vita precedente, Domitilla consumò un lungo e silenzioso martirio in esilio. La durezza della segregazione e le privazioni dell'isola non piegarono il suo spirito, che rimase unito al Signore fino all'ultimo respiro, trasformando la solitudine della prigionia in un'offerta d'amore pura e feconda.
La memoria liturgica
Il ricordo del sacrificio di santa Flavia Domitilla ha radici antiche, legate indissolubilmente ai luoghi del suo esilio e alla città di Roma, dove la sua testimonianza ha fecondato la terra dei primi cristiani. La sua memoria liturgica, che ne celebra il transito e la gloria, è stata ufficialmente introdotta nei libri liturgici a partire dal nono secolo, consolidando un culto che già da generazioni viveva nel cuore dei fedeli.
Domande frequenti
Quando si festeggia Santa Flavia Domitilla?
La santa è commemorata il dodici maggio, ricorrenza introdotta nei libri liturgici non prima del nono secolo per influsso del Martirologio di Floro.
A Roma, comemmorazione di santa Domitilla, martire, che, nipote del console Flavio Clemente, accusata durante la persecuzione di Domiziano di aver rinnegato gli dèi pagani, per la sua testimonianza di fede in Cristo fu deportata insieme ad alcuni altri nell’isola di Ponza, dove consumò un lungo martirio. — Martirologio Romano