Santa Flavia Domitilla visse nel corso del primo secolo ed è ricordata come illustre martire della fede cristiana, legata alla potente dinastia dei Flavi. La sua testimonianza attraversa i secoli attraverso le fonti storiche antiche, le scoperte epigrafiche e la pietà della Chiesa, che ne custodisce la memoria liturgica e la devozione. La tradizione e i documenti antichi attestano la sua sofferenza e quella dei suoi familiari per amore di Cristo, offrendo ai credenti un esempio luminoso di fedeltà evangelica nel tempo della prova.
La sua figura storica è stata oggetto di importanti approfondimenti da parte degli studiosi, che hanno saputo distinguere le diverse donne della famiglia imperiale accomunate dal nome e dalla persecuzione. Le spoglie e i luoghi legati alla sua memoria continuano a parlare ai pellegrinaggi e alla preghiera cristiana, ricordando come la testimonianza coraggiosa del Vangelo sappia superare ogni forma di tirannia e di esilio per rimanere viva nella comunione dei santi.
La Chiesa cattolica indica Sant' Agostino Roscelli come un luminoso esempio di sacerdote e di fondatore santo, vissuto nel corso del diciannovesimo secolo. Nato a Bargone di Casarza Ligure il 27 luglio 1818 e morto a Genova il 7 maggio 1902, egli seppe incarnare con straordinaria fedeltà le figure del pastore, dell'educatore alla fede, del ministro della Parola e della guida spirituale. Guidato dallo Spirito Santo e sorretto da una preghiera continua unita a un profondo amore per l'Eucaristia, don Agostino spese la propria esistenza nell'obbedienza, nell'umiltà, nel silenzio e nel sacrificio, cercando unicamente la volontà divina. Egli fu un uomo capace di comprendere profondamente le problematiche della sua epoca e di intervenire in modo concreto a tutela dei più indifesi, spendendosi in particolare per proteggere i giovani dalle insidie e dai pericoli morali della città.
Nel corso del suo intenso ministero sacerdotale, proclamato santo da papa Giovanni Paolo II il 10 giugno 2001, egli seppe armonizzare la propria vita interiore con un'incessante attività pastorale, facendosi prossimo ai carcerati, alle ragazze-madri e a ogni categoria di emarginati. Sostenuto dalla benedizione di papa Pio IX e guidato dall'esempio della Vergine Maria, fondò la Congregazione delle Suore dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, dedicata all'educazione e alla protezione delle fanciulle in pericolo. La sua opera feconda continua a vivere nella Chiesa come segno profetico di carità evangelica, di amore per i fratelli e di dedizione totale alla salvezza delle anime.
San Cerenico, conosciuto anche come Cenerico, Cinereo o in latino Serenicus, visse nel settimo secolo e la sua figura luminosa attraversa le terre d'Europa con la forza silenziosa della fede. Nato a Spoleto tra il seicentoventi e il seicentoventicinque, sulle rive del fiume Marroggia, questo monaco e diacono ha legato indissolubilmente il proprio nome alla terra di Normandia e alle comunità che ancora oggi ne custodiscono la memoria liturgica.
Il santo è particolarmente ricordato e venerato a Saint-Céneri-le-Gérei, sulle rive del fiume Sarthe, dove la sua opera di evangelizzazione e la scelta radicale della solitudine hanno lasciato un segno profondo. La tradizione e i documenti storici ci restituiscono il ritratto di un uomo capace di unire l'Umbria alla Francia attraverso un cammino di conversione, studio e preghiera che continua a parlare ai fedeli di ogni tempo.
Santa Rosa Venerini, nata a Viterbo nel mille seicento cinquantasei, è una figura luminosa del diciassettesimo e diciottesimo secolo, ricordata per aver dedicato la propria esistenza alla missione educativa. In un tempo in cui l'istruzione era privilegio di pochi, ella comprese la necessità di elevare la condizione delle donne attraverso un percorso che coniugasse la formazione religiosa con quella civile. La sua dedizione instancabile la condusse a fondare l'istituto delle Maestre Pie, un'opera che ha saputo seminare frutti preziosi di sapienza e carità in tutto il territorio del Lazio.
La memoria di Santa Rosa Venerini rimane viva nel cuore della Chiesa, che la venera come una pioniera dell'insegnamento pubblico femminile. Il suo impegno non fu soltanto un atto di generosità pedagogica, ma una vera vocazione al servizio del prossimo, avvalorata dall'elogio di Papa Clemente XI, che ne riconobbe il metodo lungimirante. Canonizzata da Papa Benedetto sedicesimo nel duemila sei, ella ci consegna ancora oggi il valore dell'educazione come strumento di dignità umana e di crescita spirituale, testimoniando che ogni vita spesa per il bene comune risplende della luce del Vangelo.
Sant' Antonio Pecierskij nacque nel novecentottantatré a Lubec nei pressi di Tchernigov ed è riconosciuto come l'iniziatore del monachismo russo. Fin da giovanissimo si sentì attratto dalla vita eremitica, che cominciò a praticare nella sua terra d'origine prima di intraprendere un pellegrinaggio al Monte Athos. Rimasto profondamente colpito dalla vita dei monaci di quei luoghi, verso il milleventotto entrò nel monastero di Esphigmenon, dove mutò il nome secolare di Antipa in Antonio. Seguendo il consiglio del suo superiore Teotisto, fece ritorno in patria con lo scopo di suscitare un fermento monastico nel suo popolo, stabilendosi in una grotta scavata da lui stesso sulle rive del fiume Dnjepr, presso Kiev. La tradizione riferisce che, turbato dalla guerra, fece temporaneamente ritorno al Monte Athos prima di riprendere la via della sua grotta, che presto divenne meta di numerosi pellegrini in cerca di consiglio e di aiuto. La cella accolse i primi giovani che chiesero di rimanere con lui, identificati in Nicon, Teodoro e Barlaam. Desideroso di maggiore solitudine, Antonio designò Barlaam come egumeno e si ritirò in un luogo più appartato, mentre il principe Isiaslav cedette il monte Berestov ai monaci per l'edificazione della Laura delle grotte o Pecerskaja Lavra.
Nel martirologio sant'Antonio è ricordato a Kiev, nell'odierna Ucraina, come eremita che proseguì nel monastero delle Grotte la vita monastica appresa sul monte Athos. Le date biografiche riportate sono Lubec, 983 - Kiev, 10 luglio 1073. Antonio visse prima che la Chiesa russa aderisse de iure allo scisma di Cerulario. Verso il milleninquarantacinque fu sospettato dal principe Isiaslav di parteggiare per il rivale Vseslav, circostanza che lo costrinse a rifugiarsi nel principato di Tchernigov, dove fondò un altro monastero, prima di fare molto probabilmente ritorno a Kiev. Il monaco morì nella sua cella il 10 luglio 1073. La Chiesa russa e la Chiesa Cattolica di rito slavo celebrano sant'Antonio il 10 luglio. La vita del monastero fiorì secondo le raccomandazioni di Antonio tramandate dalla Cronaca di Nestore, la quale ricorda come egli esortasse ad accogliere tutti, ricchi e poveri, con un comportamento che differiva da quello degli altri abati del suo tempo. Il monastero poteva dirsi edificato dalle preghiere piuttosto che dalle ricchezze dei principi e dei nobili.
San Giovanni di Beverley visse tra il settimo e l ottavo secolo in Inghilterra, distinguendosi per il suo profondo impegno pastorale unito alla preghiera personale. Nato ad Harlam nello Yorkshire da una nobile famiglia anglosassone che lo avviò alla carriera ecclesiastica, compì i suoi studi a Canterbury sotto la guida dei Santi Adriano e Teodoro. Divenne in seguito un monaco benedettino, entrando nell'abbazia di Whitby guidata da santa Ilda, dove ebbe modo di conoscere anche San Vilfrido di York. La sua figura di pastore e monaco ha lasciato un segno profondo nella storia della Chiesa inglese, ed egli è ricordato per il governo delle diocesi di Hexham e di York.
Nel corso della sua vita terrena e nei secoli successivi alla sua morte, il suo nome fu legato a numerosi eventi prodigiosi e a vittorie militari attribuite alla sua intercessione. Egli scelse infine di ritirarsi nella solitudine del monastero da lui fondato a Beverley, dove concluse i suoi giorni terreni. La sua memoria liturgica e il culto legato alle sue reliquie hanno attraversato le vicende storiche e le divisioni confessionali, unendo la Chiesa cattolica e quella anglicana nel ricordo di questo fedele servitore del Vangelo.
Il Beato Francesco Paleari, nato a Pogliano Milanese nel 1863 e vissuto lungo il ventesimo secolo, è ricordato come il piccolo prete del Cottolengo, fedele sacerdote e maestro di spirito la cui esistenza fu interamente spesa al servizio degli ultimi e nella dedizione ecclesiale. Cresciuto in una famiglia povera ma ricca di fede e di concreta carità verso i bisognosi, entrò giovanissimo nella Piccola Casa della Provvidenza a Torino, fondata da San Giuseppe Benedetto Cottolengo, dove operò per cinquantatré anni come educatore, confessore e direttore spirituale.
Caratterizzato da un sorriso dolce e inconfondibile che conquistava ogni persona, dai bambini ai vescovi, don Paleari seppe unire una mole di lavoro straordinaria alla mitezza evangelica e a una profonda vita interiore. Beatificato a Torino il 17 settembre 2011, la sua memoria liturgica si celebra il 18 settembre, ricordando un sacerdote che trovò nella Croce e nell'abbandono fiducioso in Dio la via luminosa verso il paradiso.
San Maurelio è una figura luminosa del settimo secolo, un uomo che ha saputo rinunciare alle lusinghe del potere terreno per abbracciare la dedizione totale al Vangelo. Nato a Edessa, egli scelse di abbandonare il trono che gli spettava per dedicarsi interamente al ministero sacerdotale, lasciandosi guidare da un desiderio profondo di servizio verso Dio e il prossimo. Il suo cammino spirituale lo condusse lontano dalla sua terra d'origine, toccando luoghi come Smirne e Roma, fino a giungere a Voghenza, dove il suo zelo apostolico trovò pieno compimento.
La memoria di San Maurelio rimane viva non solo per l'integrità del suo ministero episcopale, ma anche per la testimonianza estrema che offrì nel dono della vita. Egli è ricordato come un pastore sollecito, capace di prodigi come la guarigione di una giovane cieca, segni tangibili di una fede che trasforma la realtà. La sua dedizione non venne meno nemmeno di fronte alla prova suprema del martirio, subito per mano del fratello Rivallo. Oggi, la sua eredità spirituale continua a parlare alla comunità, specialmente attraverso la venerazione delle sue reliquie, solennemente traslate a Ferrara nel millecentosei, dove egli continua a essere invocato come protettore e guida celeste.
A Nicomedia in Bitinia, nell’odierna Turchia, santi Flavio e quattro compagni, martiri.
Beata Gisella d'Ungheria
Regina, badessa
Nel monastero di Niedernburg nella Baviera, in Germania, beata Gisella, che, sposata con santo Stefano re d’Ungheria, aiutò il marito nell’opera di propagazione della fede e, dopo la sua morte, spogliatasi di tutti i suoi beni e in esilio dal regno, si ritirò in questo monastero, di cui fu poi badessa.
Sant' Agostino di Nicomedia
Martire
Sant' Augusto di Nicomedia
Martire
Beato Alberto da Bergamo
Domenicano
A Cremona, beato Alberto da Bergamo, contadino, che sopportò con pazienza i rimproveri della moglie per la sua eccessiva generosità verso i poveri e, lasciati i campi, visse povero come frate della Penitenza di San Domenico.
Beato Antonio de Agramunt
Mercedario
San Placido di Autun
Abate
Santa Sessatruda di Faremoutiers
Vergine e monaca
Dal Martirologio Romano
A Roma, comemmorazione di santa Domitilla, martire, che, nipote del console Flavio Clemente, accusata durante la persecuzione di Domiziano di aver rinnegato gli dèi pagani, per la sua testimonianza di fede in Cristo fu deportata insieme ad alcuni altri nell’isola di Ponza, dove consumò un lungo martirio. — Martirologio Romano