7 maggio
Beato Francesco Paleari
Sacerdote cottolenghino
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la famiglia a Pogliano Milanese
Francesco Paleari nacque il 22 ottobre 1863 a Pogliano Milanese, in provincia di Milano, da Angelo Paleari e Serafina Oldani. La famiglia Paleari viveva nella serenità e nutriva tanta fiducia in Dio, pur affrontando difficoltà economiche notevoli e faticando a mettere insieme il pranzo con la cena. I genitori lavoravano sodo per crescere i figli e tramandavano una fede vissuta con coerenza quotidiana. Dei otto figli nati nella coppia, cinque rimasero in vita, mentre la mortalità infantile dell'epoca mieteva vittime in quasi tutte le famiglie. I genitori andavano a fare la comunione tutte le domeniche e non tornavano mai a casa senza portare un povero invitato a pranzo, essendo convinti e insegnando ai figli che non si può ricevere Gesù senza spalancare la porta ai poveri. Francesco crebbe sereno, gioioso e ben disposto verso tutti i compagni, e secondo la testimonianza di alcuni di essi era semplicemente impossibile litigare con lui. Franceschino non crebbe molto di statura e rimase sempre piuttosto piccolo ed esile nel fisico. Il parroco di Pogliano riconobbe in lui i segni di una buona vocazione sacerdotale, ma la famiglia affrontava difficoltà economiche che rappresentavano un ostacolo insormontabile all'entrata in seminario. Il parroco scrisse allora a Torino alla Piccola Casa della Provvidenza, fondata da San Giuseppe Benedetto Cottolengo, vissuto tra il 1786 e il 1842. Il santo fondatore accoglieva persone affette da ogni miseria umana e dava aiuto nelle necessità spirituali, avendo istituito un piccolo seminario con rette puramente simboliche che permetteva di studiare per diventare sacerdote dello stesso istituto o del clero diocesano in completa libertà. Il primo successore del Cottolengo, padre Anglesio, rispose favorevolmente all'ammissione di Franceschino, che fu accolto tra gli aspiranti chiamati tommasini.
L'arrivo a Torino e la formazione al Cottolengo
Francesco arrivò a Torino giovanissimo su consiglio del suo parroco, ma inizialmente faticò a staccarsi dalla sua famiglia e ad abituarsi al distacco. Superò le normali difficoltà iniziali dovute alla nostalgia della casa e l'incertezza di aver scelto la strada giusta, ambientandosi ottimalmente nella struttura. Vinto dalla nostalgia e tormentato dal dubbio, una notte tentò persino di scavalcare il muretto di cinta del seminario per tornare a casa, ma sul momento prevalse il buon senso e in seguito intervenne la grazia di Dio a sostenerne i passi. Visse con mitezza, scrupolo, zelo nello studio e costante impegno formativo del carattere e della vocazione, compiendo tutti gli studi necessari per il sacerdozio. Durante il corso di studi fu continuamente in contatto con la realtà degli ospiti della Piccola Casa della Provvidenza, la grande istituzione dove solo chi era disposto a soffrire per gli altri con quasi nessuna soddisfazione personale poteva restare a lavorare. Il giovane Francesco scelse di rimanere stabilmente in quell'ambiente. A ventitré anni fu ordinato prete il 18 settembre 1886 con una dispensa papale per la giovane età, poiché nessuno aveva dubbi sulla sua vocazione nonostante fosse trovato piccolo di statura e giovane. Trovò subito la sua collocazione all'interno del Cottolengo, dove per cinquantatré anni operò come maestro, predicatore, confessore e direttore spirituale. Alla sua morte fu detto di lui che fu solo e sempre sacerdote. Molti notarono una somiglianza fisica con il fondatore, ed egli rispondeva che il Cottolengo era suo padre, avendo ereditato la fede proprio da quella figura mirabile. La celebrazione della Messa era per lui e per i presenti una mezz'ora di paradiso, caratterizzata da grande intensità spirituale, fervore e fede.
Il ministero di educatore e gli incarichi diocesani
Il giovane sacerdote fu incaricato dapprima di insegnare il latino agli allievi cottolenghini e per molti anni insegnò con diligenza, preparazione, pazienza e persuasione grazie al suo sorriso. Insegnò al Cottolengo e anche fra i Missionari della Consolata, fondati dal Beato Giuseppe Allamano, vissuto tra il 1851 e il 1926. Don Paleari cambiò materie, testi d'insegnamento, età e intelligenza dei suoi allievi nel corso del tempo, restando fino alla maturità il maestro di filosofia di figure celebri e di allievi timidi che si fermarono prima. Il canonico Allamano gli chiese di andare a confessare regolarmente i giovani preti del convitto e i futuri Missionari della Consolata, avviando con lui una fraterna emulazione alla virtù con familiarità e sincera amicizia. Dalla diocesi torinese arrivarono sempre più spesso richieste per nuovi incarichi al piccolo prete. Il vescovo di Torino lo volle confessore dei seminaristi e lo definì un altro San Luigi. Per più di quarant'anni fu confessore e direttore spirituale del seminario diocesano, e fu segnalato come confessore a svariati istituti di suore. Gli fu chiesto in continuazione di predicare corsi di esercizi spirituali al clero, a religiose e a ogni ceto di persone. La diocesi torinese gli affidò numerosi incarichi prestigiosi, tra cui la nomina a provicario dell'arcidiocesi torinese, consultore per lo spostamento dei preti, insegnante in seminario e canonico del Corpus Domini a partire dal 1922. Qualcuno a Torino storceva il naso sulle sue nomine dubitando della sua intelligenza e capacità, ma egli non obbietta, non si lamenta e quasi si scusa di non poter fare di più di fronte alla mole incredibile di impegni, sommando quelli diocesani a quelli svolti regolarmente alla Piccola Casa. Quanti lo avvicinavano si stupivano della mole incredibile di lavoro che riusciva a smaltire con calma inalterabile, accettando lavori ingrati e pesi eccessivi con la semplicità di un servizio dovuto.
Il prete che sorride e la fama di santità
Don Paleari svolgeva un'attività vorticosa e semplice facendosi tutto a tutti e condendo ogni cosa con il sorriso. Era caratterizzato da un sorriso inconfondibile, dolce e accattivante, segno della sua bontà che lo fece amare da tutti. Il suo sorriso conquistava i bambini che andavano volentieri a confessarsi da lui, così come vescovi, preti, nobildonne, popolani, suore e seminaristi. La tradizione riferisce che compiva piccoli prodigi come leggere nei cuori, vedere a distanza e operare guarigioni con impacchi di acqua fresca, chiarendo che il rimedio sta nella fede e non nelle medicine. La sua preghiera preferita era la frase Signore insegnami ad essere furbo, che veniva recitata ed insegnata ai penitenti. Il futuro cardinale Ballestrero ricordava questa preghiera poiché andava spesso a confessarsi da lui. Per il beato essere furbo significava pensare che tutto passa ed il paradiso è eterno, e tutto deve essere fatto in vista del paradiso senza calcoli e senza perdersi di coraggio. Lasciò anche celebri massime spirituali, tra cui l'insegnamento che la croce prima è amarissima, poi amara, poi dolce e infine rapisce in estasi, che il Signore ci manda le sofferenze per tre P, ovvero per pena, per prova e per premio, e infine la regola di prontezza nel cominciare, pazienza nel continuare e perseveranza nel terminare.
La malattia, il transito e il culto
Nel 1936 ebbe frequenti crisi cardiache che lo costrinsero a un'inattività assoluta. La malattia fu per lui un martirio del cuore e una lenta agonia della mente lucida e viva, mentre il suo cuore si ribellava e andava a brandelli per il continuo donarsi, costringendolo alla completa inattività e a passare dal letto alla sedia. Diceva con le lacrime agli occhi a chi lo avvicinava che dobbiamo essere nelle mani di Dio come una palla nelle mani di un bambino, e usava ripetere che quanto più forte la palla viene buttata a terra, tanto più rimbalza in alto. I superiori tentarono di farlo migliorare facendolo soggiornare inutilmente nella colonia marina di Celle Ligure, prima di riportarlo a Torino alla Piccola Casa della Provvidenza. La sua stanzetta d'ammalato divenne quasi una cappella e continuava a ubbidire a tutti con la semplicità di un fanciullo. Si spense il 7 maggio 1939 dopo un'agonia di alcuni giorni e tre anni di sofferenza e di lento spegnersi della sua grande vitalità. I funerali si svolsero con estrema semplicità secondo l'uso della Piccola Casa, dove non si facevano distinzioni tra il superiore generale e l'ultimo dei ricoverati, e furono riservati al piccolo prete nonostante fosse monsignore, canonico e titolato. La voce su don Francesco si diffuse per Torino e affluirono molti allievi, monsignori, vescovi, sacerdoti, popolo, professionisti, giovani e poveri per rendergli omaggio; poveri, ricchi, preti e vescovi sfilarono davanti alla sua bara in un vero trionfo. Il 6 maggio 1946 la salma fu traslata dal cimitero di Torino alla Chiesa del Cottolengo per la fama di santità che lo accompagnò anche dopo morto, venendo tumulata non lontano dal fondatore San Giuseppe Benedetto Cottolengo. La causa di beatificazione fu iniziata l'11 giugno 1947. Nel 1980 la causa fu affidata a padre Antonio Cairoli, postulatore generale dell'Ordine dei Frati Minori. Il 6 aprile 1998 don Francesco è stato dichiarato venerabile dal Beato Giovanni Paolo II. Il 10 dicembre 2010 fu promulgato il decreto che riconosce la guarigione miracolosa ottenuta per sua intercessione. Don Francesco Paleari è stato infine beatificato il 17 settembre 2011 nella Chiesa della Piccola Casa della Divina Provvidenza a Torino, in un rito presieduto da Sua Eminenza il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in rappresentanza di Papa Benedetto XVI. La sua salma è stata ricollocata nella cappella di fronte a quella del santo Cottolengo, ed egli resta il primo prete del Cottolengo ad essere beatificato dopo il fondatore.
Il cammino sacerdotale
Il percorso terreno del Beato Francesco Paleari ha avuto inizio nel 1863 a Pogliano Milanese, luogo che ha visto i primi passi di una vocazione destinata a fiorire pienamente nel cuore della città di Torino. Dopo la sua ordinazione sacerdotale, avvenuta nel 1886, egli scelse di consacrarsi alla Piccola Casa della Divina Provvidenza, il Cottolengo, istituzione dove avrebbe trascorso oltre mezzo secolo di ininterrotto apostolato. In questo luogo, il sacerdote non fu soltanto un amministratore o un insegnante, ma un vero padre spirituale, offrendo la sua guida come maestro e confessore a chiunque cercasse conforto nella fede. La sua azione pastorale si estese anche al di fuori delle mura del Cottolengo, assumendo incarichi di rilievo per la diocesi di Torino, tra cui quello di provicario diocesano. In tale veste, egli seppe farsi carico con sollecitudine della formazione dei seminaristi, accompagnandoli con pazienza nel discernimento della loro chiamata al sacerdozio. Anche nelle fasi di riposo, come durante i soggiorni a Celle Ligure, il suo spirito rimase sempre orientato al bene delle anime, mantenendo saldo il legame con la sua missione principale. Negli ultimi tre anni della sua vita, il Beato Francesco Paleari fu costretto a un periodo di forzata inattività a causa di gravi crisi cardiache. Accettò questa prova con la sobrietà di chi ha imparato, attraverso decenni di servizio, che la fecondità del ministero sacerdotale non dipende dall'azione esteriore, ma dall'unione profonda e silenziosa con il sacrificio di Cristo. La sua morte, avvenuta a Torino nel 1939, ha segnato il compimento di una vita spesa interamente nel dono di sé, lasciando un'eredità spirituale che ancora oggi interroga e conforta il popolo di Dio.
La memoria liturgica
Il riconoscimento ufficiale della santità del Beato Francesco Paleari è giunto il 17 settembre 2011, quando Papa Benedetto XVI lo ha elevato agli onori degli altari, confermando la validità di una vita vissuta nella costante ricerca della santità. La Chiesa celebra la sua memoria liturgica il 18 settembre, invitando i fedeli a meditare sulla figura di questo sacerdote che, senza clamore, ha saputo farsi specchio della provvidenza divina. Il suo culto non è legato a prodigi sensazionali, ma alla testimonianza silenziosa e tenace della fedeltà quotidiana. Ricordare il Beato Francesco Paleari significa riscoprire la bellezza di un sacerdozio radicato nell'umiltà e nel servizio verso i più piccoli e i bisognosi, pilastri fondamentali della Piccola Casa della Divina Provvidenza. La sua figura continua a essere un richiamo per ogni battezzato a vivere la propria vocazione con dedizione, specialmente nei momenti di prova e di infermità, affidandosi totalmente alla grazia del Signore.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Francesco Paleari?
La ricorrenza del Beato Francesco Paleari si celebra il 7 maggio, giorno della sua nascita al cielo, mentre la sua memoria liturgica viene celebrata il 18 settembre.
Quali furono i principali incarichi del Beato Francesco Paleari al Cottolengo?
Operò per cinquantatré anni nella Piccola Casa della Provvidenza come maestro, predicatore, confessore e direttore spirituale, insegnando anche il latino agli allievi e ai futuri Missionari della Consolata.