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6 luglio

Santa Maria Goretti

Vergine e martire

Santa Maria Goretti

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e il trasferimento nell'Agro Pontino

Maria Goretti nacque a Corinaldo, in provincia di Ancona, il sedici ottobre 1890, da Luigi Goretti e Assunta Carlini. Fu battezzata il giorno stesso della nascita con i nomi di Maria Teresa, primogenita di una famiglia che comprendeva altri quattro fratelli. I genitori lavoravano come umili braccianti agricoli e, a causa delle gravi difficoltà economiche nel sostentare la prole, decisero di cercare nuove opportunità altrove. Nel 1897 la famiglia scelse di trasferirsi nell'Agro Pontino, a differenza di altri compaesani che sceglievano di emigrare nelle Americhe. L'Agro Pontino rappresentava all'epoca una zona paludosa e un confine naturale tra il Lazio settentrionale e i pantani del sud, prima della bonifica avvenuta tra il 1925 e il 1939. L'area si presentava fortemente insalubre e infestata d'estate da zanzare che trasmettevano la malaria. All'epoca il chinino costituiva l'unico farmaco efficace per la cura della malattia, ma non veniva impiegato come prevenzione sanitaria.

I Goretti lavorarono inizialmente come mezzadri a Paliano, nella proprietà del senatore Scelsi. In quel contesto conobbero Giovanni Serenelli e suo figlio Alessandro, anch'essi originari delle Marche e mezzadri, la cui madre era deceduta tempo prima. In seguito all'interruzione dei rapporti con il proprietario di Paliano, entrambe le famiglie dovettero nuovamente trasferirsi per trovare un nuovo sostentamento. Trovarono occupazione come mezzadri a Ferriere di Conca, denominata oggi Borgo Montello, nella tenuta del conte Attilio Gori Mazzoleni. Mentre i genitori svolgevano il duro lavoro nei campi, Maria si occupava con dedizione della casa e dei fratelli minori. La povertà materiale non intaccava la serenità domestica, ma il sei maggio 1900 il padre Luigi morì tragicamente a causa della malaria contratta ai margini della palude. Maria aveva dieci anni al momento della dolorosa perdita e cercò di confortare la madre Assunta, rassicurandola sul costante aiuto divino.

La vita di fede e la dura convivenza

Nonostante un buon raccolto ottenuto quell'anno, la famiglia accumulò un debito di quindici lire dell'epoca con il conte Mazzoleni per i diritti di mezzadria. Il conte chiese ad Assunta di lasciare la casa e il lavoro, ritenendo la conduzione familiare inadeguata alle esigenze del mercato agricolo. Di fronte alle accorate suppliche della donna, priva di un altro luogo dove rifugiarsi con cinque figli, il conte le permise di restare a patto che si associasse ai Serenelli. I Serenelli abitavano nella stessa cascina e coltivavano altri terreni della medesima tenuta. L'accordo stabiliva che i Serenelli si dedicassero ai campi mentre Assunta si occupava dei figli, delle due abitazioni e dei lavori sull'aia. Maria, affettuosamente chiamata Marietta, si occupava anche di vendere uova e colombi nella lontana località di Nettuno. Poiché mancava l'impianto idrico, la fanciulla trasportava l'acqua in casa, preparava i pasti per i lavoratori e rammendava pazientemente i vestiti. La frequenza scolastica, che già prima appariva sporadica, venne definitivamente interrotta per far fronte alle necessità quotidiane.

La fanciulla coltivava una profonda e sincera devozione, recitava regolarmente il Rosario e la popolazione locale la considerava un vero angelo. Ricevette il sacramento della Cresima in giovane età il quattro ottobre 1896, amministrato dal vescovo Giulio Boschi durante una visita pastorale al paese. Frequento il catechismo affrontando notevoli sacrifici personali e dimostrando una straordinaria insistenza. Ricevette la Prima Comunione con tutta probabilità il sedici giugno 1901, all'età di meno di undici anni, in anticipo rispetto alla consuetudine dell'epoca che prevedeva l'età di dodici anni. Partecipava regolarmente alla Messa nella chiesa della vicina Conca. Tra i mesi di giugno e di settembre la chiesa di Conca chiudeva a causa della partenza dei conti Mazzoleni, che intendevano evitare la malaria estiva. Durante tale periodo di chiusura, Maria si recava a Messa a Campomorto, camminando per diversi chilometri e sottraendo preziose ore al sonno. Nel corso della sua breve vita si accostò all'Eucaristia soltanto cinque volte, coerentemente con le consuetudini del tempo che non incoraggiavano la Comunione frequente.

I rapporti tra il vedovo Giovanni Serenelli e Assunta si deteriorarono progressivamente perché l'uomo pretendeva la sottomissione di lei in cambio del sostentamento familiare. Di fronte al fermo rifiuto di Assunta, Giovanni Serenelli iniziò a esercitare un rigido controllo sulla gestione domestica, arrivando a prelevare personalmente le uova dal pollaio. Alessandro Serenelli era di costituzione robusta e rappresentava l'orgoglio del padre per la sua straordinaria capacità lavorativa. Alessandro risultava inoltre uno dei rari contadini dell'epoca in grado di leggere e scrivere. Di ritorno dal paese, il giovane portava con sé riviste contenenti immagini di artiste in pose ritenute scandalose per il tempo. Assunta protestava energicamente per la presenza di quelle pubblicazioni, ma Giovanni giustificava il figlio sostenendo che gli servissero per esercitarsi nella lettura. Con il passare degli anni, Alessandro sviluppò un interesse di natura ben diversa nei confronti di Maria, iniziando a molestarla e trovando nella fanciulla un costante rifiuto. Un giorno Alessandro fece esplicite proposte a Maria e, incassato il suo irremovibile diniego, la minacciò di morte qualora avesse rivelato l'accaduto alla famiglia. Per non aggravare le tensioni tra la propria famiglia e i Serenelli, la fanciulla obbedì pur senza comprendere pienamente la gravità della situazione.

Il martirio e il transito alla vita eterna

Il cinque luglio 1902 le famiglie Serenelli e Goretti si trovavano impegnate a sgranare fave secche. Maria sedeva sul pianerottolo a guardare l'aia mentre era intenta a rammendare una camicia di Alessandro Serenelli. Il giovane interruppe improvvisamente il lavoro e si avviò verso la casa usufruendo di un pretesto. Raggiunto il pianerottolo, Alessandro invitò Maria a entrare dentro l'abitazione. Al rifiuto della ragazzina di muoversi, il giovane la afferrò per un braccio e la trascinò con forza nella cucina, situata subito dopo l'ingresso. Comprese le malvagie intenzioni dell'aggressore, Maria cercò di dissuaderlo con parole accorate, ricordandogli che Dio non voleva e che compiendo quel gesto sarebbe finito all'inferno. A causa dell'ulteriore e fermo rifiuto, Alessandro si adirò violentemente. Impugnato un punteruolo in suo possesso, il giovane cominciò a colpire la fanciulla. Mentre la vittima lo rimproverava e provava a divincolarsi, Alessandro continuò a colpirla con furia cieca all'addome. Maria invocò la madre e supplicò il giovane di fermarsi, ribadendogli con coraggio che in quel modo avrebbe perduto la salvezza eterna. Notando infine le abbondanti macchie di sangue sugli abiti della ragazza, l'aggressore smise di colpirla, consapevole di averla ferita a morte. La ricostruzione di questi dolorosi eventi deriva dalla deposizione resa da Alessandro Serenelli dinanzi al Tribunale Ecclesiastico.

I richiami disperati di Maria furono uditi appena dagli altri presenti. La madre Assunta accorse sul luogo udendo le grida e trovò la figlia immersa in una profonda pozza di sangue. Maria venne immediatamente condotta presso l'ospedale Orsenico situato a Nettuno. Il personale medico tentò ogni misura possibile per salvarla dall'emorragia imponente e dalla peritonite fulminante causata da quattordici ferite inferte dal punteruolo. Durante la notte la giovane fu vegliata con amore dal parroco don Temistocle Signori e da un'amica di famiglia di nome Teresa Cimarelli, mentre la madre Assunta fu fatta allontanare dai sanitari. Il giorno seguente Maria ricevette la medaglia delle Figlie di Maria e successivamente furono avviati i preparativi per somministrarle gli ultimi Sacramenti. Prima di procedere, don Signori domandò a Maria se perdonasse il suo aggressore, ricordando l'esempio luminoso di Gesù sulla croce. La fanciulla rispose senza esitazione di perdonare l'aggressore per amore di Gesù e di desiderare sinceramente la sua presenza al proprio fianco in Paradiso. Maria morì alle ore quindici e quarantacinque di domenica sei luglio 1902, all'età di undici anni, otto mesi e ventuno giorni. La santa è deceduta a Nettuno, in provincia di Roma, il sei luglio 1902.

Il perdono, il processo e la glorificazione

Alessandro Serenelli fu prontamente sottoposto a processo e condannato a trent'anni di carcere, tre dei quali da trascorrere in isolamento speciale. La pena dell'ergastolo non gli fu inflitta in quanto minorenne. Nel dicembre 1906, durante il terzo anno di isolamento, Alessandro ebbe una visione in sogno. Nel sogno Maria gli veniva incontro all'interno di un campo di gigli, porgendogli quei fiori candidi. Ciascuno dei quattordici gigli presi da Alessandro, corrispondenti esattamente alle ferite inflitte alla vittima, si trasformava prodigiosamente in una lingua di fuoco. La mattina seguente al sogno, profondamente scosso, Alessandro si rivolse al cappellano del carcere, avviando così il proprio sincero percorso di conversione interiore. A causa della buona condotta tenuta in seguito, la pena detentiva fu ridotta a ventisette anni. Nel Natale del 1934, secondo quanto attestato dagli studiosi, Alessandro si recò da mamma Assunta per chiederle formalmente perdono. Mamma Assunta accettò la richiesta di perdono con magnanimità cristiana, ritenendo di dover seguire l'esempio della figlia che lo aveva già perdonato in punto di morte. Assunta e Alessandro si accostarono insieme alla Comunione durante la Messa di Mezzanotte, suggellando una straordinaria riconciliazione. In seguito Alessandro svolse la pia professione di ortolano, lavorando umilmente anche in diversi conventi di frati cappuccini, e morì il sei maggio 1970 all'età di ottantotto anni.

La fama di santità di Maria si diffuse immediatamente dopo la sua uccisione. Il giorno dei suoi funerali, l'otto luglio 1902, una numerosa folla di fedeli giunse per renderle omaggio e tributarle l'ultimo saluto. Il corpo della santa fu inizialmente inumato nel cimitero di Nettuno a spese della municipalità. Trascorsi ventisei anni, il ventisei gennaio 1929 si procedette alla regolare riesumazione delle spoglie mortali. I resti riesumati furono collocati all'interno di una cassetta in zinco e riposti nel santuario della Madonna delle Grazie a Nettuno, affidato alla cura amorevole dei padri Passionisti. Nel 1947, anno della beatificazione, i resti furono ricomposti all'interno di una statua antropomorfa, il cui volto e le cui mani furono realizzati in cera. A seguito di successivi interventi di restauro eseguiti nel 1969, la salma ha trovato la sua collocazione definitiva nella cripta del santuario. La cripta e il santuario rappresentavano già da tempo la meta di frequenti pellegrinaggi provenienti da ogni parte del mondo. Un'ulteriore reliquia della santa è custodita con devozione presso il santuario a lei intitolato a Corinaldo, suo luogo d'origine.

Il trentuno maggio 1935 fu aperto il processo informativo per la beatificazione nella diocesi di Albano, mentre il successivo processo apostolico ebbe inizio nel 1938. Il venticinque marzo 1945 papa Pio XII riconobbe solennemente la morte di Maria come un vero e proprio martirio, motivato dalla sua profonda spiritualità, dalla difesa della purezza come dono divino e dal rifiuto consapevole opposto fino alla morte. La beatificazione fu presieduta dal Sommo Pontefice e si tenne nella basilica di San Pietro il ventisette aprile 1947. In quanto martire riconosciuta, non fu necessaria la verifica di un miracolo per la beatificazione, mentre ne occorrevano due per la canonizzazione secondo le norme canoniche dell'epoca. L'undici dicembre 1949 vennero ufficialmente riconosciute miracolose le guarigioni di Anna Grossi Musumarra da pleurite e di Giuseppe Cupo da un grave ematoma, entrambe attribuite all'intercessione celeste di Maria. La cerimonia di canonizzazione venne fissata per il ventiquattro giugno 1950. A causa dell'elevatissimo numero di richieste di ingresso pervenute da tutto il mondo, la celebrazione della canonizzazione fu allestita per la prima volta nella storia della Chiesa in piazza San Pietro. Mamma Assunta, ammalata e costretta su una sedia a rotelle, assistette al sacro rito da una finestra del Palazzo Vaticano, così come aveva fatto in occasione della beatificazione. Alla solenne cerimonia presenziarono anche due fratelli e due sorelle della nuova Santa, la cui testimonianza continua a risplendere nella Chiesa come faro di purezza, di perdono e di amore fedele al Signore.

Domande frequenti

Quando si festeggia Santa Maria Goretti?

La festa liturgica di Santa Maria Goretti si celebra il sei luglio, giorno anniversario della sua nascita al cielo.

Santa Maria Goretti, vergine e martire, che trascorse una difficile fanciullezza, aiutando la madre nelle faccende domestiche; assidua nella preghiera, a dodici anni, per difendere la sua castità da un aggressore, fu uccisa a colpi di pugnale vicino a Nettuno nel Lazio. — Martirologio Romano