26 gennaio
Santa Paola Romana
Vedova
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e il matrimonio
Santa Paola nacque a Roma il 5 maggio 347, in un'epoca segnata dal lungo regno di Costantino II, e crebbe all'interno del quarto secolo. La sua famiglia apparteneva alla cerchia più elevata dell'Impero, essendo una ricchissima casata senatoria dell'alta aristocrazia romana. Quando compì quindici anni, Paola fu fatta sposare a Tossozio, un nobile che condivideva il suo stesso rango sociale. Il matrimonio si rivelò un legame felice e sereno. Da questa unione nacquero dapprima quattro figlie, cui furono imposti i nomi di Blesilla, Paolina, Eustochio e Ruffina. Successivamente nacque un maschio, che prese il nome del padre, Tossozio. La vita familiare trascorse nella quiete dei patrizi romani fino a quando, all'età di trentadue anni, Paola rimase vedova.
L'incontro con Girolamo e la vita spirituale
Dopo la vedovanza, Paola scelse di non chiudersi nel dolore, ma continuò a dedicarsi con cura alla famiglia, a intensi impegni religiosi e a generose opere caritative. Il suo palazzo divenne luogo di accoglienza per incontri, riunioni di preghiera, approfondimenti della dottrina cristiana e iniziative concrete a favore dei poveri. Queste attività domestiche acquisirono progressivamente connotati monastici. La vita all'interno della dimora si fece ancora più vivace quando Paola invitò a partecipare il dalmata Girolamo. Questi era giunto a Roma nel 382 insieme a due vescovi d'Oriente. Girolamo vantava un percorso di studi compiuto in gioventù a Roma, seguito da soggiorni in Germania e ad Aquileia, oltre a un prolungato periodo trascorso in Oriente come asceta e studioso. Nella capitale dell'Impero era diventato stretto collaboratore del papa Damaso. Girolamo si distingueva come un divulgatore appassionato degli ideali ascetici, sostenuto da una preparazione culturale di raro spessore. A causa del suo carattere deciso e della sua vasta cultura, Girolamo si procurò nel clero e nell'aristocrazia romana sia amici fedeli sia nemici accesi. Il suo ascendente spirituale si rivelò particolarmente forte nella cerchia di Paola, alla quale trasmise una profonda passione per lo studio e la meditazione delle Sacre Scritture.
Il lutto, la partenza e il pellegrinaggio
Nel corso del 384, Girolamo fu accanto a Paola per confortarla in occasione della dolorosa morte della figlia maggiore Blesilla. Nel dicembre dello stesso anno 384 si verificò la morte del papa Damaso. Dopo la scomparsa del Pontefice, Girolamo decise di ripartire verso la Terra santa, anche per dedicarsi alla traduzione delle Sacre Scritture in lingua latina fortemente voluta dal Papa defunto. L'anno successivo, mossa da eguale zelo spirituale, anche Paola decise di partire per l'Oriente, accompagnata dalla figlia Eustochio. La figlia Paolina rimase invece a Roma per occuparsi della sorella Ruffina e del fratello Tossozio. Durante la permanenza a Roma, in seguito a queste partenze, si riaccesero vecchie e infondate calunnie su un presunto rapporto amoroso tra Paola e Girolamo. Giunta in Oriente, Paola visitò dapprima l'Egitto, soffermandosi nei luoghi di ritiro dei Padri del deserto per assimiliarne la spiritualità. In seguito, Paola ritornò con la figlia in Palestina, scegliendo di fermarsi per sempre a Betlemme.
La fondazione a Betlemme e il transito
A Betlemme, Paola impiegò tutte le sue ricchezze terrene per creare una casa destinata ad accogliere i pellegrini e per edificare due monasteri, uno riservato agli uomini e l'altro alle donne. Nel monastero maschile lavorò instancabilmente Girolamo fino alla sua morte, avvenuta nel 419 o 420. Paola scelse invece di prendere dimora nel monastero femminile, costituendo una comunità che visse sotto la sua saggia guida. All'interno di questa comunità monastica, Paola eccelleva per le sue eccezionali doti spirituali e umane, secondo la testimonianza offerta da Palladio nella sua Storia lausiaca. Paola morì a Betlemme il 26 gennaio 406, all'età di cinquantanove anni. In punto di morte, con grande lungimiranza, affidò la cura delle cinquanta monache alla figlia Eustochio. Il suo corpo rimase sepolto per sempre a Betlemme di Giuda, essendosi ella rifugiata stabilmente presso il presepe del Signore insieme alla figlia Eustochio. Secondo quanto attesta il Martirologio romano, santa Paola era vedova, di nobilissima famiglia senatoria, e rinunciò al mondo distribuendo le sue sostanze ai poveri per ritirarsi presso il presepe del Signore insieme alla figlia Eustochio.
Il cammino di fede
La vicenda biografica di Paola Romana si snoda tra il fasto della capitale imperiale e la solitudine feconda della terra di Palestina. Divenuta vedova in giovane età, ella scelse di non cercare nuove sicurezze nel mondo, preferendo consacrare il proprio tempo alla meditazione delle Scritture e al sostegno dei bisognosi. Il legame spirituale con Girolamo, maestro di vita e di dottrina, fu il pilastro su cui Paola edificò la propria conversione. Giunta a Roma la fama dei monaci d'Egitto, la nobile matrona non esitò a lasciare gli agi della sua condizione sociale per intraprendere un viaggio che era, anzitutto, un esodo verso la propria verità interiore. Il trasferimento in Palestina nel 385 non fu un semplice cambiamento di dimora, ma l'attuazione di un desiderio profondo di abitare i luoghi santificati dalla presenza di Cristo.
A Betlemme, Paola profuse ogni energia nella costruzione di monasteri, trasformando la sua dedizione in una missione di accoglienza e formazione. La sua autorità non era esercitata per dominio, ma attraverso l'esempio di una vita spesa nel servizio quotidiano. Guida attenta delle sue sorelle, ella seppe trasmettere la sapienza acquisita, coniugando la severità dell'ascesi con la dolcezza della carità cristiana. Fino alla fine dei suoi giorni, vissuti con sobrietà e costante ricerca di Dio, Paola mantenne lo sguardo fisso sulla meta, testimoniando che la vera nobiltà risiede nella fedeltà alla chiamata divina. La sua morte a Betlemme nel 406 chiude una parabola esistenziale di rara coerenza, che ha saputo fare del deserto un giardino di preghiera e della propria vita un'offerta gradita al Signore.
Memoria e devozione
La figura di santa Paola Romana è custodita con particolare affetto nella memoria della Chiesa, che ne celebra la testimonianza ogni anno il 26 gennaio. Sebbene non vi siano notizie riguardanti canonizzazioni formali, il culto di questa matrona romana si è tramandato attraverso i secoli come modello di vedovanza cristiana e di dedizione alla vita monastica. La sua memoria liturgica non è un semplice ricordo del passato, ma un invito a considerare la fecondità del dono di sé, specialmente quando questo nasce dalla sofferenza vissuta con fede.
La stima di cui godette presso i contemporanei, in particolare presso san Girolamo, ha garantito che l'esempio di Paola non venisse dimenticato, ma venisse proposto come traccia per quanti scelgono di dedicarsi alla vita consacrata. La sua scelta di stabilirsi a Betlemme, luogo della Natività, conferisce alla sua figura un carattere di umiltà e di vicinanza al mistero dell'Incarnazione. Ancora oggi, chi riflette sulla vita di Paola scopre una donna che, pur vivendo in un'epoca di grandi mutamenti, ha saputo porre al centro la Parola di Dio, rendendo la propria esistenza una dimora accogliente per lo Spirito. La Chiesa, nel giorno della sua festa, invita i fedeli a contemplare in lei la bellezza di un'anima che ha saputo lasciare tutto per trovare il Tutto, offrendo la propria vita come testimonianza di speranza per le generazioni future.
Domande frequenti
Quando si festeggia santa Paola Romana?
La festa di santa Paola Romana si celebra il 26 gennaio, come indicato dal Martirologio romano.
A Betlemme di Giudea, santa Paola, vedova: di nobilissima famiglia senatoria, rinunciò al mondo e, distribuite le sue sostanze ai poveri, insieme alla beata vergine Eustochio, sua figlia, si ritirò presso il presepe del Signore. — Martirologio Romano