La Chiesa celebra la memoria liturgica di San Timoteo e San Tito il ventisei di gennaio, collocandone la testimonianza nel corso del primo secolo dell'era cristiana. Entrambi vescovi, discepoli e stretti collaboratori dell'apostolo Paolo, essi furono il frutto prezioso della sua predicazione e della sua infaticabile opera missionaria. L'apostolo li convertì, li allevò con amore cristiano e paterno e ne fece autentiche guide per l'umanità, unendo in essi le differenti origini dei credenti. Nelle loro persone, Paolo seppe incarnare la fede in Cristo che libera dalla legge, pur ricordando che la salvezza proviene dai giudei e dalla stirpe di Davide. La vera elezione deriva infatti da una buona coscienza e dalla fede in Dio realizzata mediante le opere della carità, concetto allora ignoto al mondo pagano e ignorato dagli ebrei, che facevano dipendere la salvezza dalla circoncisione prescritta da Mosè.
Le loro vite sono legate in modo indissolubile alla figura e al ministero di san Paolo, che li volle accanto come compagni di viaggio, collaboratori e fratelli nell'apostolato. Riunendo nei suoi due discepoli gli uomini della circoncisione e gli uomini della non circoncisione, nonché gli uomini della legge e gli uomini della fede, l'apostolo ha offerto un segno mirabile di comunione ecclesiale. Timoteo, vescovo della comunità di Efeso, e Tito, posto alla guida della Chiesa di Creta, rimasero sempre fedeli nel loro servizio. Essi attinsero forza nella grazia di Cristo Gesù e rimasero saldi negli insegnamenti ricevuti, mentre il Martirologio ne custodisce la memoria luminosa come pastori saggi e fedeli collaboratori del Vangelo.