Accendi una candela per chi ami — arde qui per 7 giorniAccendi la tua →

26 gennaio

San Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero

Sacerdote

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e la vocazione

José Gabriel del Rosario Brochero nacque nei pressi di Santa Rosa de Río Primero, vicino a Córdoba in Argentina, probabilmente il sedici marzo 1840. I suoi genitori si chiamavano Ignacio Brochero e Petrona Dávila, ed ebbero in totale dieci figli, accogliendo già altri tre figli prima di lui. Il futuro sacerdote fu registrato all'anagrafe il giorno successivo alla nascita, momento in cui ricevette anche il sacramento del Battesimo. Due delle sorelle del sacerdote decisero di consacrarsi a Dio entrando tra le Figlie di Maria Santissima dell'Orto, congregazione fondata da sant'Antonio Maria Gianelli. Fin dalla giovinezza, José Gabriel avvertì una forte attrazione verso il sacerdozio, sebbene fosse a lungo frenato da dubbi, perplessità e un faticoso discernimento vocazionale. L'amico e politico Ramón José Cárcano scrisse che la preoccupazione costante di Brochero era proprio il sacerdozio. Un giorno decisivo per la sua vita fu la partecipazione a una predica che prospettava con chiarezza le esigenze della vocazione sacerdotale e laicale. Dopo aver ascoltato quella parola, Brochero decise senza ripensamenti di diventare prete. Il cinque marzo 1856, all'età di sedici anni, entrò nel Collegio Seminario Nuestra Señora de Loreto. Il percorso di formazione fu scandito da tappe fondamentali della maturazione ecclesiale: il sedici luglio 1862 ricevette la tonsura e i quattro Ordini Minori, il ventisei maggio 1866 fu ordinato suddiacono, il ventisei agosto dello stesso anno aderì al Terz'Ordine Domenicano e il ventuno settembre 1866 fu ordinato diacono. Infine, il quattro novembre 1866, fu ordinato sacerdote dal vescovo José Vicente Ramírez de Arellano. Subito dopo l'ordinazione, fu destinato come collaboratore pastorale presso la Cattedrale di Córdoba.

Il ministero tra il colera e le montagne

Nei primi tempi del suo ministero a Córdoba, il giovane sacerdote si trovò ad affrontare in prima linea una devastante epidemia di colera che colpì la città nel 1867, mietendo più di quattromila vite umane. La maggioranza delle vittime vedeva il padre Brochero inginocchiato accanto a sé per amministrare gli ultimi sacramenti, incurante del contagio e del pericolo mortale. Successivamente, ricoprì l'incarico di Prefetto agli Studi del Seminario Maggiore. Nel frattempo, proseguì gli studi universitari e il dodici novembre 1869 ottenne a pieni voti all'Università di Córdoba il titolo di Maestro in Filosofia. Terminato quell'impegno accademico, il diciotto novembre 1869 padre José Gabriel fu incaricato della cura d'anime della vasta parrocchia di San Alberto. Per raggiungere la sua nuova destinazione, partì da Córdoba il ventiquattro dicembre e arrivò a destinazione dopo tre giorni di viaggio a dorso di mulo. La parrocchia di San Alberto contava poco più di diecimila anime sparse su quattromilatrecentotrentasei chilometri quadrati, una regione impervia popolata da gauchos, contadini e briganti, con comunicazioni quasi impossibilitate dalla mancanza di strade e dalla presenza imponente delle montagne delle Sierras Grandes. La parrocchia distava tre giorni di viaggio a dorso di mulo da Córdoba, ma il sacerdote non si lasciò intimidire da queste distanze proibitive. Anzi, prese l'abitudine di chiedere ai parrocchiani di compiere tre giorni di viaggio a dorso di mulo per andare e tornare da Córdoba, accompagnandoli personalmente in comitive di cinquanta o settanta persone per volta. Lo scopo di questi viaggi faticosi era condurre la gente a compiere gli esercizi spirituali sullo stile di Sant'Ignazio. Spesso compieva i viaggi con i parrocchiani sfidando bufere di neve e tormente gelide, incurante del maltempo. La proposta degli esercizi spirituali era rivolta a mandriani, contadini e povera gente perlopiù analfabeta, ma la grazia operava prodigi: la gente che partecipava agli esercizi spirituali ritornava rinnovata e con il fermo proposito di cambiare vita. Per abbattere i tempi e i disagi del lungo viaggio, fondò una casa per gli Esercizi Spirituali più vicina, a Villa del Tránsito, la cui costruzione durò dal 1875 al 1877 grazie al supporto dei fedeli. Nei quaranta anni del suo ministero attivo, almeno quarantamila persone transitarono in quella casa di esercizi. Per amore del suo gregge, il Padre Brochero scelse di immedesimarsi totalmente in coloro ai quali voleva annunciare il Vangelo. Usava una semplice mula come cavalcatura e il suo abbigliamento era in tutto simile a quello della sua gente. Veste come un gaucho, con il poncho sulle spalle, la talare che sbuca di sotto e un ampio cappello. Teneva il libro di preghiere e il messale legati con un nastro rosso in mano per non perderli durante i lunghi viaggi, portando con sé tutto l'occorrente per celebrare la Messa ovunque fosse necessario.

Il prete di strada e l'incarnazione della carità

Considerato a pieno titolo un precursore di tutti i preti di strada, Padre Brochero si muoveva in perenne movimento nelle sue periferie geografiche e umane, raggiungendo gli angoli più remoti della sua parrocchia con la pioggia o con il sole. Andava soprattutto dai moribondi, mosso dal timore che il diavolo rubasse un'anima prima della riconciliazione con Dio. Lavorava instancabilmente per un fine soprannaturale, ma cercava anche di venire incontro concretamente alle necessità materiali e sociali dei suoi parrocchiani. Ripeteva spesso, con accorata vicinanza, che i suoi fedeli erano abbandonati da tutti, ma non da Dio. Prima di realizzare le costruzioni materiali, portava la predicazione del Vangelo portando con sé il necessario per la Messa e la sua cavalcatura. Non si faceva fermare dal freddo o dalla pioggia per portare i sacramenti agli ammalati, motivando sempre il gesto con il timore che il diavolo rubasse un'anima. Sapeva coniugare la cura spirituale con lo sviluppo del territorio: costruì strade dove non c'erano, aprì scuole dove lo stato non arrivava mai, inaugurò ambulatori medici dove nessun medico aveva mai messo piede prima di allora. Nel 1880 fece costruire una scuola per le bambine, e nel corso degli anni edificò chiese, asili, ricoveri, mense, case per ragazze abbandonate, canali di irrigazione, un cimitero, un acquedotto e un ufficio postale, sollecitando inoltre le autorità competenti e facendo realizzare l'estensione di una linea ferroviaria. Per comunicare la verità evangelica, usava un linguaggio semplice, diretto e molto colloquiale, servendosi di paragoni tratti dalla vita di tutti i giorni, episodi e aneddoti facili da capire per la sua gente. Usava i termini dei contadini e dei pastori nelle sue prediche, spiegando con audace semplicità ai fedeli che Dio è come i pidocchi perché si attacca ai poveri e non ai ricchi. Questo stile dimesso e popolare che utilizzava era una vera e propria strategia di incarnazione, volta a farsi uno con gli ultimi. Tuttavia, questo modo di parlare e di scrivere fece sorgere dubbi nei censori-teologi durante il successivo processo di canonizzazione, i quali giudicarono il suo stile troppo basso e sgrammaticato. La storia avrebbe poi dimostrato che tale linguaggio era l'espressione autentica di un pastore che voleva farsi comprendere dagli ultimi. Fin dal tempo in corso della sua vita terrena, il sacerdote era ritenuto santo dalla sua gente. Già nel 1883 fu distribuita a Córdoba la biografia del sacerdote, e a partire dal 1906 il suo nome fu citato nei testi scolastici, a testimonianza di un'aura di santità che travalicava i confini della parrocchia.

Il tramonto terreno e il ritorno alla casa del Padre

Dopo trent'anni di attività intensissima e logorante, a causa della salute malferma il sacerdote fu obbligato a rinunciare al suo incarico parrocchiale. Il ventiquattro aprile 1898 accettò il canonicato della cattedrale di Córdoba offertogli dal vescovo per motivi di salute, lasciando formalmente la parrocchia di San Alberto il trenta maggio di quell'anno, essendo stato pensionato prima dei sessanta anni proprio a causa delle condizioni fisiche provate dalle fatiche. Il sacerdote dimostrò subito che il ruolo sedentario e burocratico di canonico non faceva per lui. Quattro anni dopo la nomina a canonico, al sacerdote fu affidata nuovamente la parrocchia di Villa del Tránsito, dopo che egli ebbe rinunciato al canonicato. Il venticinque agosto 1902 fu nuovamente nominato parroco a Villa del Tránsito e prese possesso della parrocchia il tre ottobre dello stesso anno, riprendendo immediatamente le visite ai parrocchiani con lo stesso stile e il medesimo ritmo incurante della salute. Il sacerdote trascurava le elementari precauzioni quando si trattava di assistere i malati, manifestando preferenze e attenzioni particolari per i sofferenti. Purtroppo, a causa della condivisione del mate con alcuni lebbrosi che assisteva con dedizione filiale, fu contagiato dal morbo della lebbra. La malattia progredì inesorabilmente, portandolo a diventare sordo e praticamente cieco. Il cinque febbraio 1908 il sacerdote dovette rinunciare definitivamente alla parrocchia a causa della malattia progressiva. Il trenta marzo rientrò nel suo paese natale, Santa Rosa de Río Primero, andando a vivere con le sorelle che si presero cura di lui durante il periodo di decadenza fisica in cui perse la vista e l'udito. In quella condizione di sofferenza estrema, visse affidandosi a Dio, ricevendo il compito di cercare la sua fine e di pregare per gli uomini del passato, del presente e del futuro. Nel 1912 i vecchi parrocchiani reclamarono con insistenza il ritorno del Cura Brochero a Villa del Tránsito. Al suo ritorno nel 1912, sebbene fosse ridotto a un rudere a causa della malattia e della cecità totale, il sacerdote riprese l'ampliamento della linea ferroviaria per il bene della comunità. La completa cecità non gli impediva tuttavia di celebrare la Santa Messa, poiché celebrava l'unica Messa che ricordava a memoria, ovvero la Messa della Madonna, che egli chiamava affettuosamente la mia Immacolata. Il ventisei gennaio 1914, pronunciò in dialetto la celebre frase: Ora ho gli attrezzi pronti per il viaggio. Poco dopo, il cuore del sacerdote cessò di battere il ventisei gennaio 1914. I gauchos e l'intera Argentina tributarono grandi onori al sacerdote e ne tramandarono il ricordo imperituro.

Il riconoscimento della santità e la canonizzazione

Per la gente non c'era bisogno di un processo canonico per certificare la santità del sacerdote, tanta era la convinzione della sua intercessione presso Dio. Tuttavia, nel 1967, a cinquant'anni dalla morte, fu avviato ufficialmente il processo canonico per la Chiesa. La Santa Sede concesse il nulla osta il diciassette marzo 1967. Il processo ebbe una fase informativa nell'arcidiocesi di Córdoba a partire dal sei novembre 1968 e una fase rogazionale nella diocesi di Cruz del Eje dal sei gennaio 1970 all'otto dicembre 1972, con la solenne conclusione di entrambe le fasi che si svolse il cinque giugno 1974. Il cammino processionale registrò pause, spinte, frenate, accelerazioni e perplessità, riguardanti soprattutto lo stile usato dal Cura Brochero per incarnare il Vangelo. Il decreto sugli scritti fu emesso il tre marzo 1979, dopo aver superato i dubbi di alcuni censori teologi riguardo al suo stile ritenuto basso e sgrammaticato; l'opinione finale fu che il suo stile di scrittura fosse un nobile tentativo di presentare il Vangelo con un linguaggio accessibile alla sua gente. Un Pontefice, basandosi sulle testimonianze dei vescovi di Cruz del Eje e Santa Fé, arrivò a paragonare padre Brochero al celebre Curato d'Ars dell'Argentina. Il diciannove aprile 2004 papa Giovanni Paolo II firmò il decreto di riconoscimento dell'eroicità delle virtù, dichiarandolo venerabile. Nel febbraio 2009 fu avviata a Córdoba un'inchiesta su un presunto miracolo attribuito a un bambino di nome Nicolas Flores, il quale era finito in punto di morte a causa di un incidente stradale avvenuto il ventotto settembre 2000. L'inchiesta sul primo miracolo fu dichiarata valida il sette maggio 2010, giorno in cui la commissione medica espresse parere favorevole. La commissione teologica espresse parere favorevole il dieci maggio 2011, e il sette luglio 2011 si tenne una riunione dei periti teologici. Il venti dicembre 2012 papa Benedetto XVI firmò la dichiarazione di riconoscimento ufficiale del miracolo avvenuto nel 2000 per intercessione del padre Brochero, aprendo la via alla beatificazione. La cerimonia di beatificazione si svolse a Villa Cura Brochero il tredici settembre 2013, presieduta dal delegato pontificio cardinal Angelo Amato, durante il pontificato del primo papa argentino. La memoria liturgica del beato fu fissata inizialmente al sedici marzo. I resti mortali di padre Brochero sono venerati nel santuario della Madonna del Tránsito a Villa Cura Brochero. Villa del Tránsito fu ribattezzata Villa Cura Brochero a partire dal 1916 in suo onore. Il secondo miracolo esaminato per la canonizzazione riguardò Camila Brusotti, una bambina di nove anni originaria di San Juan. La sera del trenta ottobre 2013 la bambina fu portata in ospedale in braccio dalla madre Alejandra Ríos. La madre affermò inizialmente che la bambina era caduta da cavallo, mentre in realtà riportava lesioni multiple dovute a percosse familiari. Per le percosse fu inizialmente accusato il patrigno Pedro Oris, e in seguito furono incarcerate e processate anche la madre. La bambina rimase in coma per quarantacinque giorni, durante i quali i nonni materni chiesero l'intercessione del Beato don Brochero, e miracolosamente si riprese. Il secondo miracolo fu riconosciuto nel 2015, circa un mese dopo la beatificazione: il dieci settembre 2015 la Consulta medica della Congregazione delle Cause dei Santi diede parere favorevole, seguita il tre novembre 2015 dal parere favorevole della commissione teologica. Il ventuno gennaio 2016 papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto che dichiarava miracolosa la guarigione di Camila, ricevendo in udienza il cardinal Angelo Amato. Nel Concistoro del quindici marzo 2016 fu annunciata la data della canonizzazione, fissata a domenica sedici ottobre 2016 insieme a quella di altri sei beati. I due miracoli riconosciuti furono compiuti in Argentina a favore di bambini: il primo salvò un bimbo da uno stato vegetativo dopo un incidente stradale, e il secondo salvò una bimba dopo quarantacinque giorni di coma per violenze familiari. Papa Francesco lo ha sempre stimato molto, anche per la comune origine argentina. Nella Messa Crismale del 2013 come vescovo di Roma, papa Francesco ha chiesto esplicitamente ai preti di essere pastori con l'odore delle pecore, pensando proprio a lui. Il Santo Padre lo ha definito un pastore che odorava di pecora, che si fece povero tra i poveri e lottò sempre per stare vicino a Dio e alla gente, affermando che Brochero fece e continua a fare tanto bene come carezza di Dio al popolo sofferente. Infine, papa Francesco ha proclamato santo il Cura Brochero il sedici ottobre 2016, consegnandone la memoria luminosa alla Chiesa universale.

Domande frequenti

Quando si festeggia San José Gabriel del Rosario Brochero?

La memoria liturgica di San José Gabriel del Rosario Brochero si celebra il sedici marzo.

Quali sono i tratti distintivi del ministero di San José Gabriel del Rosario Brochero?

San Brochero è ricordato per il suo stile di vita povero e incarnato tra i gauchos, l'impegno instancabile nell'amministrare i sacramenti a dorso di mulo, la promozione degli esercizi spirituali ignaziani e le numerose opere di sviluppo sociale e materiale realizzate per i bisognosi.