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5 giugno

Santi Marciano, Nicandro, Apollonio e 10 compagni

Martiri in Egitto

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le fonti antiche e il gruppo dei martiri d'Egitto

Il Martirologio Siriaco del quarto secolo ricorda al quinto giorno di giugno Marciano e tre altri martiri a Tomi. Nello stesso giorno, il Martirologio Geronimiano ricorda Marciano, Nicandro e Apollonio in Egitto. Di questo gruppo di martiri d'Egitto si possiedono gli Atti, e in particolare esiste una doppia passio greca dei dieci martiri d'Egitto, la cui versione risale all'inizio del secolo quinto. I sinassari bizantini confermano il culto del gruppo egiziano menzionando al quinto giorno di giugno in Egitto Marciano, Nicandro, Apollonio, Leonida, Areio, Gorgio, Iperchio, Selenio, Irene e Pambone. Lo studioso Pio Franchi de' Cavalieri ha studiato le testimonianze della passio dei dieci martiri d'Egitto, confrontandola con quella di san Polieutto e compagni e dei quaranta martiri di Sebaste. Secondo il giudizio di Franchi de' Cavalieri, la tradizione dei dieci martiri d'Egitto è autentica, sebbene il luogo e l'epoca esatta del martirio non siano certi. Il nucleo originario della passio prevedeva che Marciano e Nicandro comparissero davanti al magistrato Massimo insieme ad altri otto cristiani. I dieci cristiani rifiutarono con fermezza di obbedire alle ingiunzioni del magistrato Massimo. Secondo la tradizione, i santi martiri furono perseguitati per aver professato la fede cristiana e subirono atroci supplizi. I martiri furono rinchiusi in un recinto murario ed esposti al sole ardente, condannati a morire d'insolazione e di fame in un recinto chiuso in aperta campagna. I martiri morirono infine estenuati dal calore, dalla sete e dalla fame. Il recinto della loro esecuzione divenne successivamente il loro sepolcro e monumento. Tali martiri d'Egitto sono commemorati nell'antichissimo martirologio orientale e sono storici quanto i primi due martiri danubiani.

La diffusione della memoria in Occidente e le questioni storiografiche

In Occidente i martirologi di Floro, Adone e Usuardo commemorano i martiri d'Egitto al quinto giorno di giugno, riprendendo il testo del Geronimiano. Cesare Baronio inserì lo stesso testo nel Martirologio Romano al quinto giorno di giugno, aggiungendo la formula et aliorum, trasformando Nicandro in Nicànore e attribuendo il martirio alla persecuzione dell'imperatore Galerio Massimiano. Nel Commento al Martirologio Romano, i Bollandisti sembrano respingere l'autorità degli Atti dei martiri d'Egitto precedentemente sostenuta da Hippolyte Delehaye. I Bollandisti negano infatti l'esistenza di un doppio gruppo di martiri e affermano con certezza che Marciano e Nicandro subirono il martirio in Mesia. Lo stesso Martirologio Siriaco al quinto giorno di giugno menziona Marciano e Nicandro a Tomi in Mesia. Per Franchi de' Cavalieri, nell'annunzio del quinto giorno di giugno del Martirologio Siriaco bisogna invece vedere una commemorazione dei martiri d'Egitto e non di quelli di Mesia. Per quanto riguarda la ricezione ecclesiastica, la passio greca dei martiri d'Egitto è debitamente ricordata nel Martirologio Geronimiano, consolidando la presenza di questi santi nella coscienza liturgica della Chiesa antica.

I martiri di Durostoro e i soldati romani

A Durostoro, sempre in Mesia, si trovano altri due martiri, Nicandro e Marciano, commemorati l'otto giugno nei sinassari bizantini e il diciassette giugno nel Martirologio Romano. Hippolyte Delehaye ha trovato tracce dei santi di Durostoro nel Geronimiano. La passio di Nicandro e Marciano di Durostoro fa parte di un gruppo di passioni di soldati romani delle truppe sul Danubio, tra cui compaiono il veterano Giulio, Pasicrate, Valenzione ed Esichio. Nicandro e Marciano di Durostoro erano soldati romani che rifiutarono di ricevere un donativo e di sacrificare agli dèi. I soldati furono giudicati dal praeses Massimo, che porta lo stesso nome del magistrato dei martiri d'Egitto. Il magistrato Massimo condannò i soldati alla decollazione dopo una dilazione di venti giorni, eseguendo il decreto imperiale diretto contro i soldati cristiani non allineati allo stato. I santi furono accompagnati al supplizio dal commilitone cristiano Zotico e dalle rispettive mogli. La moglie di uno dei soldati era debole e di scarsa fede, mentre l'altra era affettuosa ed eroica, autentico modello di moglie cristiana. Lo studioso François Halkin ha trovato la data di commemorazione di Nicandro e Marciano il ventisettesimo giorno di maggio sia nel Sinassario di Chifflet sia in quello oxoniano della Christ Church. La data del ventisette maggio corrisponde precisamente a quella del martirio di Giulio di Durostoro. Pio Franchi de' Cavalieri ha aggiunto che le leggende e i due martiri danubiani sono del tutto indipendenti dai dieci martiri egizi.

La venerazione in Campania e gli sviluppi del culto

Un ultimo aspetto della storia del culto di Nicandro e Marciano riguarda la loro venerazione in terra di Campania. Secondo le analisi di Pio Franchi de' Cavalieri, si può ammettere che, dopo una traslazione delle loro reliquie, i due santi di Mesia abbiano preso il posto dell'autentico martire Nicandro di Capua. In Egitto rimangono comunque celebrati i santi Marciano, Nicandro, Apollonio e compagni, martiri insigni della fede cristiana. La complessa stratificazione di queste memorie liturgiche testimonia quanto la Chiesa antica abbia custodito e rielaborato il sacrificio dei suoi figli, tramandandone il nome attraverso i secoli e adattando le celebrazioni alle diverse comunità locali che ne invocavano la protezione e ne imitavano la costanza nella fede.

Domande frequenti

Quando si festeggiano i santi Marciano, Nicandro, Apollonio e compagni?

La loro memoria liturgica si celebra il cinque giugno.

Qual è il luogo tradizionalmente associato al martirio del primo gruppo?

Il gruppo principale dei martiri subì la persecuzione e il sacrificio in Egitto.

In Egitto, santi Marciano, Nicandro, Apollonio e compagni, martiri, che come si tramanda, per aver professato la fede cristiana, dopo atroci supplizi, furono rinchiusi in un recinto murario ed esposti al sole ardente, morendo infine estenuati dal calore, dalla sete e dalla fame. — Martirologio Romano