Santi Nicola Tavelic, Stefano da Cuneo, Deodato Aribert da Ruticinio e Pietro da Narbona

Sacerdoti francescani, martiri

Aggiornato il 21 luglio 2026

Santi Nicola Tavelic, Stefano da Cuneo, Deodato Aribert da Ruticinio e Pietro da Narbona

Il cammino di fede

La vita di questi quattro religiosi francescani si è intrecciata lungo le rotte della missione e della preghiera. Nicola Tavelic, nato a Sebenico intorno al 1340, ha dedicato i suoi primi anni di apostolato alla missione in Bosnia, confrontandosi con la realtà dei bogomili. Anche Deodato Aribert da Ruticinio, originario della zona di Rodez o del Roussillon, ha condiviso con lui l'esperienza missionaria in Bosnia, prima che le loro strade convergessero verso il convento di Mont Sion a Gerusalemme nel 1383. In questo luogo santo, Pietro da Narbona, proveniente dalla terra di Provenza e già attivo nell'Osservanza francescana in Umbria, si unì al gruppo dopo aver iniziato la sua missione in Terra Santa nel 1381. Stefano da Cuneo, le cui origini sono legate a Cuneo o al Fiumorbo, portava con sé l'esperienza di un'intensa attività apostolica svolta in Corsica e a Genova, prima di raggiungere anche lui la comunità di Mont Sion.

L'anno 1391 segna il culmine del loro itinerario terreno. Animati da uno zelo profondo, i quattro confratelli decisero di esporre pubblicamente la dottrina cristiana dinanzi al Cadì di Gerusalemme. Questo gesto non fu dettato da leggerezza, ma da una profonda convinzione interiore che li spingeva a rendere testimonianza alla parola di Dio in modo esplicito e coraggioso. Nonostante le pressioni e le minacce, essi rifiutarono con fermezza ogni forma di ritrattazione. Questa testimonianza, resa con lucida consapevolezza, portò alla loro condanna a morte. Accettando il sacrificio supremo, essi hanno suggellato la propria consacrazione francescana con il dono della vita, rimanendo fedeli fino all'ultimo respiro alla missione che avevano abbracciato fin dalla giovinezza.

Il culto e la memoria

La memoria dei Santi martiri Nicola Tavelic, Stefano da Cuneo, Deodato Aribert da Ruticinio e Pietro da Narbona è stata formalmente riconosciuta dalla Chiesa universale nel ventesimo secolo. La loro canonizzazione, celebrata da Papa Paolo sesto nel 1970, ha confermato il valore perenne del loro sacrificio, offrendolo come segno di speranza e di coerenza per tutti i fedeli. La loro testimonianza è particolarmente cara alla nazione croata, che venera Nicola Tavelic come un proprio santo patrono, riconoscendo nel suo impegno missionario un legame profondo con la storia e la spiritualità del popolo.

Ogni anno, il 14 novembre, la Chiesa celebra la loro memoria liturgica, invitando i fedeli a riflettere sulla forza della fede che non teme le difficoltà né la persecuzione. Il loro culto, pur radicato in contesti geografici e storici distanti tra loro, si unisce in un unico canto di lode per la grazia operata in questi uomini. Essi sono oggi venerati non solo per il coraggio dimostrato nel momento della prova estrema, ma soprattutto per la costanza con cui hanno vissuto la loro vocazione francescana, portando il messaggio di pace e di salvezza in ogni terra in cui sono stati inviati. La loro vita continua a interpellare i cuori, richiamando ciascuno alla responsabilità di testimoniare la verità del Vangelo con umile e serena fermezza.

Domande frequenti

Quando si festeggia la memoria dei Santi martiri?

La loro ricorrenza viene celebrata annualmente il 14 novembre.

Di cosa è patrono San Nicola Tavelic?

San Nicola Tavelic è patrono della nazione croata.

A Gerusalemme, santi Nicola Tavelic, Deodato Aribert, Stefano da Cuneo e Pietro da Narbonne, sacerdoti dell’Ordine dei Minori e martiri, che furono arsi nel fuoco per aver predicato coraggiosamente nella pubblica piazza la religione cristiana davanti ai Saraceni, professando con fermezza Cristo Figlio di Dio. — Martirologio Romano