17 aprile
Santi Simeone Bar Sabba’e, Usthazade e compagni
Martiri in Persia
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il ministero e l'inizio della persecuzione
San Simeone, noto come Bar Sabba'e, ricevette la nomina a vescovo catholicos di Seleucia-Ctesifonte in Persia nel 324, in seguito alla deposizione del presule precedente. A causa della mancata conferma formale di quella sentenza, Simeone fu successivamente retrocesso al ruolo di ausiliario, e non è noto con esattezza quando sia potuto effettivamente diventare vescovo titolare. Nel 340 il re persiano Sapore II, noto anche come Sabor II, riaccese le feroci persecuzioni contro i cristiani, imponendo la chiusura di tutti gli edifici di culto e raddoppiando l'imposizione fiscale sui credenti. Constatando la grave povertà della maggior parte della gente, Simeone decise di non raccogliere il denaro richiesto dalle tasse. Tale rifiuto offrì il pretesto per il suo immediato arresto e per la sua conduzione dinanzi al sovrano.
La testimonianza di Usthazade
Durante le prime avvisaglie delle persecuzioni nella provincia dell'Adiabene, nel territorio dell'odierno Iraq, un ruolo di primissimo piano fu assunto da Usthazade. Egli era un eunuco della sala reale ed educatore del sovrano Sapore II, e fu convertito alla fede cristiana proprio grazie all'apostolato e alla vicinanza di San Simeone. Usthazade subì il martirio durante il primo impeto della persecuzione nella stanza di Artaserse, fratello del sovrano Sapore II. Il calendario cattolico riserva un'apposita citazione per Usthazade proprio nella giornata del 17 aprile, ricordando la sua fedeltà al Vangelo fino alla morte violenta patita nella reggia reale.
La prigionia e il martirio di San Simeone e dei compagni
Condotto dinanzi al re Sapore II, San Simeone si rifiutò fermamente di prostrarsi al suo cospetto e di adorare il dio sole. Quel gesto di fedeltà a Dio determinò la sua reclusione e l'incatenamento insieme a una folla di oltre cento compagni, tra cui vescovi, sacerdoti e chierici. Nelle precedenti edizioni del Martyrologium Romanum venivano menzionati specificamente i nomi dei sacerdoti Abdhaykla e Hananya, oltre all'ufficiale regio Pusayk, tra i compagni di martirio. Durante la lunga e dura prigionia, San Simeone non smise mai di rincuorare con grande forza d'animo tutti i suoi compagni di fede e di prigionia. Il martirio si compì nel venerdì della Passione del Signore dell'anno 344, quando i compagni di Simeone furono sgozzati con la spada sotto i suoi occhi mentre lui li esortava con coraggio. San Simeone fu decapitato per ultimo. Dopo la morte del santo vescovo, moltissimi altri martiri in tutta la Persia morirono trafitti con la spada per ordine del re, come attestato anche dal Breviarium siriano del 412 che poneva già San Simeone come capogruppo di questa gloriosa schiera.
Il cammino di fede
Il ministero di San Simeone Bar Sabba’e si svolse in un contesto storico complesso, caratterizzato da una crescente tensione tra l'autorità civile del re Sapore Secondo e la crescente comunità cristiana in Persia. Nominato vescovo di Seleucia-Ctesifonte nel 324, Simeone non limitò la sua missione alla cura liturgica, ma assunse la difesa della giustizia e della dignità umana. Quando il sovrano impose tasse gravose e ingiuste, il vescovo scelse di non collaborare a tale oppressione, anteponendo l'obbedienza alla legge di Dio rispetto ai decreti del potere mondano. Questa scelta di coerenza spirituale lo espose direttamente alla persecuzione.
L'episodio più significativo della sua missione fu il profondo legame spirituale che si instaurò con Usthazade, un eunuco di corte di alto rango. Attraverso la parola e l'esempio di Simeone, Usthazade comprese la vacuità degli idoli e si convertì alla fede cristiana, accettando coraggiosamente le conseguenze di tale scelta. Il rifiuto di adorare il sole, pratica imposta dal re, divenne per entrambi il punto di rottura definitivo. Nell'anno 344, il vescovo fu arrestato insieme a una moltitudine di fedeli. La narrazione storica ci tramanda l'immagine straziante di Simeone, costretto ad assistere all'esecuzione di cento compagni prima di subire egli stesso la decapitazione. In quel momento supremo, egli non vacillò, confermando con il proprio sangue la fedeltà alla Chiesa e al Signore. La sua vita, breve nel tempo ma eterna nel merito, rimane un faro di coraggio per tutti coloro che sono chiamati a rendere ragione della propria fede davanti alle sfide della storia.
Il culto e la memoria
La figura di San Simeone Bar Sabba’e e dei suoi compagni è custodita con devozione nel Martirologio Romano, che ne celebra la memoria liturgica il 17 aprile. Il loro sacrificio non è soltanto il ricordo di un evento tragico avvenuto nel quarto secolo a Seleucia-Ctesifonte, ma costituisce una perenne lezione di perseveranza per la Chiesa universale. La memoria di questi martiri invita i fedeli a riflettere sulla dignità del battesimo e sulla responsabilità di testimoniare la luce del Vangelo anche nei contesti più avversi.
Nel corso dei secoli, il culto di San Simeone ha superato i confini della Persia, diventando simbolo universale di integrità morale. La Chiesa ricorda con gratitudine come la sua opera di evangelizzazione abbia toccato anche le alte sfere del potere persiano, dimostrando che la grazia divina non conosce barriere sociali. Ogni anno, nella ricorrenza della sua nascita al cielo, i fedeli sono chiamati a meditare sull'esempio di chi ha preferito la morte alla negazione della verità, offrendo la propria esistenza come sacrificio gradito al Signore. La sua intercessione è invocata per ottenere la forza necessaria a compiere scelte rette e per coltivare, nel silenzio della quotidianità, quella stessa fedeltà incrollabile che, nel tempo della prova, diviene testimonianza luminosa dell'amore di Dio.
Domande frequenti
Quando si festeggiano i Santi Simeone Bar Sabba'e, Usthazade e compagni?
La memoria liturgica di questi martiri della Persia viene celebrata il 17 aprile nel nuovo Martirologio Romano.
In quale secolo sono avvenuti questi martiri?
Gli eventi e le persecuzioni guidate dal re Sapore II si sono svolti nel corso del quarto secolo, precisamente tra il 341 e il 344.
In Persia, passione di san Simeone bar Sabas, vescovo di Seleucia e Ctesifonte: arrestato e incatenato per ordine del re di Persia Sabor II per essersi rifiutato di adorare il sole e aver dato con libertà e fermezza testimonianza della sua fede in Gesù Cristo Signore, fu dapprima tenuto a marcire per qualche tempo in una prigione insieme a una folla di oltre cento compagni tra vescovi, sacerdoti e chierici di ordini diversi; poi, nel venerdì della Passione del Signore, dopo che già tutti erano stati sgozzati con la spada sotto gli occhi di Simeone che esortava frattanto ciascuno di loro con coraggio, fu infine anch’egli decapitato.<BR>Parimenti si commemorano i moltissimi martiri, che, dopo la morte di san Simeone, in tutta la Persia morirono per il nome di cristo trafitti con la spada per ordine del medesimo re Sabor II; tra questi sant’Ustazhad che, eunuco di corte e precettore dello stesso Sabor, subì il martirio nella reggia di Artaserse, fratello di Sabor, alle prime avvisaglie delle persecuzioni nella provincia dell’Adiabene, nel territorio dell’odierno Iraq. — Martirologio Romano