Santa Maddalena di Canossa, nata a Verona il primo marzo 1774 e vissuta nel diciannovesimo secolo, è una figura luminosa di vergine consacrata che ha interamente votato la sua esistenza al servizio dei poveri e all'educazione della gioventù. Discendente alla lunga dalla famosa Matilde di Toscana, signora di Canossa, e appartenente a una delle famiglie più illustri ma poco fortunate del tempo, Maddalena seppe rigettare le ricchezze del proprio cospicuo patrimonio per seguire fedelmente Cristo. Orfana di padre in tenera età insieme ai quattro fratelli e successivamente lasciata dalla madre risposata, visse una giovinezza segnata da dure prove, tra cui l'affidamento a un'istitutrice detestata a soli cinque anni e i frequenti episodi di malattia. La sua profonda vocazione caritativa trovò compimento nella fondazione dei due istituti delle Figlie della Carità e dei Figli della Carità, nati per la formazione cristiana dei giovani più emarginati.
La sua opera di dedizione instancabile la portò a viaggiare e a fondare numerose sedi educative a Venezia, Milano, Bergamo, Trento, Brescia e Cremona, superando le difficoltà storiche dell'epoca segnata dal passaggio di Napoleone, dall'incontro con l'imperatore Francesco I d'Asburgo e dalla caduta del regime napoleonico. Considerata in concetto di santità già dalle cronache del tempo, che la definivano beneficientissima fino alla prodigalità per essersi consumata donando tutta sé stessa, Santa Maddalena morì nella sua città natale il dieci aprile 1835 all'età di sessantuno anni. Il suo istituto crebbe notevolmente dopo la sua morte, contando alla fine del ventesimo secolo oltre duemilaseicento religiose operanti in tutto il mondo. Papa Giovanni Paolo II l'ha proclamata santa il due ottobre 1988, e il martirologio ne custodisce la memoria liturgica come esempio luminoso di carità operosa e dedizione evangelica.
San Beda il Giovane visse nel nono secolo e viene spesso confuso nei manoscritti biografici con il più famoso omonimo san Beda il Venerabile. Per distinguerlo da quest'ultimo, al suo nome viene comunemente aggiunto l'aggettivo iunior. Nato nei primi decenni del nono secolo nella regione della Germania attualmente denominata Schleswig, trascorse circa quindici anni alla corte dei Carolingi. In quel contesto si distinse per la perfetta esecuzione dei compiti affidatigli e per la condotta morigerata e pia, prima di decidere di abbandonare la corte e le ricchezze possedute per servire Dio nell'isolamento e mettere in pratica i consigli evangelici. Il Martirologio lo ricorda in Veneto come monaco che, dopo quarantacinque anni al servizio dei re, scelse di servire il Signore in monastero per il resto della vita.
Dopo aver lasciato la sua regione d'origine, si trasferì in Italia, precisamente a Gavello, sulla costa adriatica tra Venezia e Ferrara. Entrò a far parte della comunità monastica di Gavello diretta dall'abate Guglielmo quando aveva circa quarant'anni. Si esercitò nella regola e nelle severe pratiche penitenziali come un giovane novizio, suscitando stupore e ammirazione per le sue virtù, tanto da essere proposto per la dignità episcopale, un onore che rifiutò sempre con grande umiltà. Dopo aver trascorso circa un decennio nel monastero, morì il 10 aprile 883, lasciando un grande rimpianto in tutti, con la data della morte fissata proprio intorno all'anno 883. Le sue spoglie rimasero a Gavello per lunghissimo tempo, ma nel tredicesimo secolo un monaco genovese di nome Giovanni trafugò le reliquie del confessore a causa della decadenza del monastero e della scarsa venerazione. Questo trafugamento viene narrato con particolari di sapore romanzesco ed avventuroso in una biografia del quattordicesimo secolo. Le ossa furono effettivamente traslate nella chiesa del monastero di San Benigno di Genova nel 1233, dove si trovano attualmente, mentre un'urna cineraria del Santo è conservata nella cripta della chiesa di Santa Scolastica dell'Abbazia Benedettina di Subiaco.
San Fulberto visse tra il X e l'XI secolo, lasciando un segno profondo nella storia della Chiesa come vescovo di Chartres. Nato intorno al 960 da umile famiglia, egli amava definirsi con espressione umile come persona tratta dalla polvere. La sua formazione si compì a Reims alla scuola di Gerberto, che sarebbe divenuto il papa Silvestro II, e contrariamente a quanto alcuni affermarono senza prove sufficienti, egli non fu mai monaco. Giunto a Chartres verso il 990 come canonico e cancelliere della Chiesa locale, e divenuto anche tesoriere di Saint-Hilarion di Poitiers, successe a Raoul come vescovo nel 1006. Dotato di grande prestigio presso i sovrani, guidò il gregge con la parola, gli scritti, la direzione delle anime e l'azione pastorale. Il suo impulso rinnovò la scuola della cattedrale, facendone il centro culturale di tutta la Francia, mentre con coraggio combatté la simonia, difese la libertà della Chiesa e si prodigò per la pace. Dopo l'incendio del 1020, ricostruì la sua cattedrale facendo del nuovo edificio una grande opera d'arte. Spinto da una profonda devozione verso la Santissima Vergine, la proclamò Regina di misericordia e ne celebrò con solennità la Natività. Morì il 10 aprile 1028, sebbene una nota di datazione registri l'anno 1029, e fu sepolto a Saint-Père-en-Vallée.
Ancor vivo, San Fulberto era considerato un uomo di Dio per le sue virtù, l'umiltà, la fede e la carità. Il Martirologio lo ricorda a Chartres in Francia come vescovo che nutrì molti con la sua dottrina e avviò con operosità la costruzione della cattedrale. Già un ritratto del XII secolo lo raffigura con l'aureola, mentre nel XVII secolo le litanie e le incisioni iniziarono ad attribuirgli formalmente il titolo di santo. Il suo culto fu poi introdotto a Poitiers nel 1855 e a Chartres nel 1861. La sua memoria liturgica si celebra il 10 aprile, giorno anniversario della sua dipartita terrena.
Il Beato Antonio Neyrot da Rivoli, vissuto nel XV secolo tra il 1423 e il 1460, è un sacerdote dell'Ordine dei Predicatori e martire la cui memoria liturgica ricorre il 10 aprile. Originario del Piemonte, sebbene manchino notizie certe sulle sue origini esatte, il giovane Antonio inizia a farsi conoscere quando chiede di essere accolto nel convento dei Domenicani a Firenze. Tale convento apparteneva in precedenza ai Silvestrini, fondati da san Silvestro Guzzolini nel Duecento, prima di essere affidato ai Domenicani e ristrutturato con l'aiuto di Cosimo de' Medici il Vecchio, sovrano a Firenze senza corona né trono né titoli. In quel tempo il convento viene affrescato da frate Giovanni da Fiesole, che il mondo conoscerà come Beato Angelico, sotto la guida del priore Antonino Pierozzi, il quale ha già guidato comunità a Cortona, Roma e Napoli e sta per diventare arcivescovo di Firenze. Il giovane Neyrot da Rivoli è uno degli ultimi giovani seguiti da Antonino prima del governo della diocesi.
La vita di Antonio è segnata da un percorso di conversione e di riscatto attraverso il martirio a Tunisi. Dopo essere stato guidato con prudenza agli ordini sacri da Antonino, che lo mette in guardia contro la fretta raccomandandogli studio, preghiera e pazienza, Antonio mostra insofferenza per il lento apprendistato e ottiene di arrivare in Sicilia grazie a permessi romani ottenuti con insistenza. Imbarcatosi verso l'Africa secondo le sue impazienze missionarie, la sua nave s'imbatte nei pirati ed egli arriva in Africa come schiavo, sbarcando a Tunisi, fiorente capitale di un vasto stato berbero creato dagli Almohadi, governata dagli emiri Hafsidi dal XIII secolo e legata da intensi rapporti commerciali mediterranei. In questo contesto, il predicatore impaziente tradisce i voti, butta l'abito domenicano, prende moglie e si fa pubblicamente musulmano. Raggiunto dalla notizia della morte di Antonino, avvenuta a Firenze nel maggio 1459, o forse confortato da una sua apparizione in sogno, Antonio intraprende rapidamente la via del ritorno interiore, ritrova la fede e la proclama pubblicamente davanti all'emiro indossando nuovamente l'abito domenicano. Condannato a morte, subisce la lapidazione a Tunisi nella feria quinta in Coena Domini, ovvero il Giovedì santo del 1460. Il suo corpo, riportato in Italia dai mercanti genovesi, giunge nel 1464 a Rivoli e riposa nella chiesa parrocchiale di Santa Maria della Stella, mentre il suo culto come beato viene approvato nel 1767 da Clemente XIII.
San Michele dei Santi, nato a Vich in Catalogna nel 1591, è una figura luminosa del diciassettesimo secolo, ricordata per la profondità della sua vita mistica e per il suo impegno instancabile come sacerdote nell'Ordine dei Trinitari Scalzi. La sua esistenza, sebbene breve, è stata interamente consacrata a Dio e al servizio delle anime, lasciando un segno indelebile nella spiritualità del suo tempo attraverso il dono dell'estasi e una saggezza che gli permise di guidare con umiltà anche i potenti della terra.
Egli è venerato oggi come un maestro dello spirito, autore di scritti preziosi che invitano alla pace interiore, come il trattato intitolato La tranquillità dell'anima. La sua memoria liturgica, fissata al giorno dieci di aprile, invita i fedeli a contemplare la bellezza di un'anima che ha saputo armonizzare la solitudine della preghiera con il dinamismo dell'apostolato, offrendo a Dio ogni istante della sua permanenza terrena tra le città di Baeza e Valladolid, fino al compimento del suo cammino avvenuto nel 1625.
Il Beato Bonifacio Zukowski, al secolo Piotr, visse nel ventesimo secolo offrendo la propria esistenza al servizio di Dio e dei fratelli, fino al supremo sacrificio della vita nel campo di concentramento di Dachau. Nato in terra di Lituania da una famiglia appartenente alla piccola nobiltà, rispose fin da giovane alla chiamata del Signore entrando nell'Ordine dei Frati Minori Conventuali presso il grande cenobio di Niepokalanów. Qui trascorse gli anni della sua formazione e della sua attività apostolica, distinguendosi per dedizione, laboriosità e una costante serenità d'animo. Durante il periodo della Seconda guerra mondiale, non esitò a rischiare la propria incolumità per proteggere le opere tipografiche del convento, affrontando con fermezza gli occupanti prima di subire l'arresto e la deportazione. La sua testimonianza di fede luminosa e silenziosa si manifestò in modo mirabile nella prigionia e nel lager, dove seppe sostenere i compagni di sventura con la preghiera, la condivisione del cibo e il conforto spirituale.
Oggi la Chiesa ne custodisce la memoria liturgica nel giorno della sua nascita al cielo, ricordandolo come sacerdote e martire che seppe compiere il proprio cammino di perfezione cristiana consumando i giorni tra le sofferenze della persecuzione. La sua figura rimane un punto di riferimento luminoso per la comunità cristiana, un esempio di mitezza e coraggio evangelico capace di risplendere anche nelle ore più oscure della storia umana. Attraverso il lavoro umile, la dedizione alla stampa buona e la fedeltà incrollabile alla regola religiosa, il Beato Bonifacio ha inciso profondamente il proprio nome nella storia della santità francescana del ventesimo secolo.
Il Beato Pedro María Ramírez Ramos, nato a La Plata nel 1899, è stato un sacerdote colombiano che ha offerto la propria vita per il gregge affidatogli. La sua esistenza si è snodata attraverso il servizio pastorale in diverse località della Colombia, tra cui La Mesa de Elías, Garzón, Chaparral, Cunday e Fresno, giungendo infine ad Armero. Egli è ricordato come un pastore fedele che, dinanzi alla violenza cieca, ha scelto di non abbandonare la sua comunità, testimoniando un amore per Cristo più forte di ogni paura.
La sua testimonianza giunse a compimento nel 1948, durante i drammatici eventi del Bogotazo. In quel tempo di odio, egli scelse di rimanere accanto ai fedeli di Armero, accettando il martirio come atto supremo di dedizione. Beatificato da Papa Francesco l'otto settembre 2017, egli rimane per la Chiesa un modello di fedeltà sacerdotale, capace di consacrare la propria fine terrena in una preghiera di pace e perdono, offrendo la propria anima al Signore proprio nel giorno in cui redasse il suo testamento spirituale.
Ad Alessandria d’Egitto, sant’Apollonio, sacerdote e martire.
Beato Marco Fantuzzi da Bologna
A Piacenza, beato Marco Fantuzzi da Bologna, sacerdote dell’Ordine dei Minori, insigne per la pietà, la prudenza e la predicazione.
San Terenzio e compagni
Martiri di Cartagine
In Africa, santi Terenzio, Africano, Massimo, Pompeo, Alessandro, Teodoro e quaranta compagni, martiri, che, sotto l’imperatore Decio morirono per la loro fede cristiana.
San Palladio di Auxerre
Vescovo
Ad Auxerre nel territorio della Neustria, in Francia, san Palladio, vescovo, che, già abate del monastero di San Germano, dopo aver ricevuto l’episcopato, partecipò a numerosi concili e si adoperò per il rinnovamento della disciplina ecclesiastica.
San Macario d'Armenia
Pellegrino
A Gand nelle Fiandre, nel territorio dell’odierno Belgio, san Macario, pellegrino, che, accolto benevolmente tra i monaci di san Bavone, un anno dopo vi morì consumato dalla peste.
Sant' Antonio Vallesio
Mercedario, martire
San Mattia Marco
Mercedario, martire
Sant’ Eberwin di Helfenstein
Agostiniano
Santa Erednat
San Cuanna
Dal Martirologio Romano
A Verona, santa Maddalena di Canossa, vergine, che di sua volontà rigettò tutte le ricchezze del suo patrimonio per seguire Cristo e fondò i due Istituti dei Figli e delle Figlie della Carità per promuovere la formazione cristiana della gioventù. — Martirologio Romano