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25 marzo

Annunciazione del Signore

Annunciazione del Signore

Aggiornato il 15 settembre 2026

Il disegno divino e le origini della festa

Ogni discorso serio sulla Vergine Maria richiede un riferimento diretto a Gesù Cristo, poiché secondo il disegno divino rivelato, Dio Padre ha benedetto l'umanità con ogni benedizione spirituale in Cristo. Dio ha scelto i credenti in Cristo prima della creazione del mondo affinché fossero santi e immacolati, predestinandoli ad essere figli adottivi del Padre per opera dello stesso Gesù Cristo. Nella pienezza del tempo Cristo nasce da donna, secondo quanto ricordato nella Lettera ai Galati. La Chiesa cattolica venera con speciale amore la beata Maria Madre di Dio nel ciclo annuale dei misteri, poiché Maria è congiunta indissolubilmente con l'opera salvifica del Figlio. In Maria la Chiesa ammira ed esalta il frutto più eccelso della redenzione. Il Concilio Vaticano II ha fornito indicazioni sulla celebrazione liturgica del ciclo annuale dei misteri di Cristo, mentre Paolo VI ha approvato la riforma liturgica generale con la Lettera apostolica Mysterii pasqualis il quattordici marzo millenovecentosessantanove. La Mysterii pasqualis ha approvato il nuovo Calendarium Romanum e il nuovo Missale Romanum il ventisei marzo millenovecentosettanta, e successivamente Paolo VI ha emanato l'Esoratazione apostolica Marialis cultus il due febbraio millenovecentosettantaquattro per la riforma liturgica mariana.

Il nome Annunciazione deriva dall'annunzio dell'angelo Gabriele a Maria riguardo alla nascita del Messia, tratto dal Vangelo di Luca. L'annunzio si colloca al centro della storia della salvezza e nella pienezza del tempo, rappresentando l'inizio cronologico del disegno divino e dei tempi nuovi. L'Annunciazione segna l'inizio dell'Incarnazione storica del Messia e dell'avventura umana di Cristo, comportando la deificazione dell'uomo e la rinnovazione del creato. Il fatto storico dell'Annunciazione va distinto dalla festa liturgica del venticinque marzo. Il racconto evangelico dell'Annunciazione è presente nella comunità cristiana almeno dal tempo dell'istituzione del Natale. Le origini della festa del venticinque marzo risalgono probabilmente al quarto secolo in Palestina, dove si celebrava originariamente il ricordo dell'Incarnazione e della relativa Annunciazione. La denominazione mariana della festa come Annunciazione della Beata Vergine Maria risale al quinto secolo in Oriente. In Occidente la festa fu introdotta nel settimo secolo, prima in Spagna e poi a Roma da Papa Sergio I. Il titolo della festa ha subito fluttuazioni, passando da Annunciazione del Signore ad Annunciazione della Beata Vergine Maria. Paolo VI ha recuperato il senso originario della festa collegandola all'annuncio della nascita del Signore. La data della celebrazione al venticinque marzo è legata tradizionalmente a quella del venticinque dicembre del Natale. La festa del venticinque marzo conserva la sua consistenza mariana pur essendo la festa dell'Annunciazione della nascita del Signore. Nel Calendario Romano è stata ripristinata l'antica denominazione di Annunciazione del Signore. La solennità celebra congiuntamente Cristo, come Verbo fatto figlio di Maria, e la Vergine che diviene Madre di Dio. Oriente e Occidente celebrano la solennità come memoria del fiat salvifico del Verbo Incarnato. La liturgia commemora l'inizio della redenzione e l'unione della natura divina con quella umana nell'unica Persona del Verbo. Maria viene celebrata come la nuova Eva, vergine obbediente e fedele, divenuta Madre di Dio per opera dello Spirito Santo e vera Madre dei viventi. Maria è l'Arca dell'Alleanza e il tempio di Dio per aver accolto nel suo grembo l'unico Mediatore. La festa è memoria del dialogo di salvezza tra Dio e l'uomo e del libero consenso della Vergine.

Il tempo di Avvento e le radici profetiche

Nel tempo di Avvento la liturgia ricorda frequentemente la beata Vergine Maria, ricordata specialmente nelle ferie dal diciassette al ventiquattro dicembre. La Vergine è celebrata nella domenica che precede il Natale con voci profetiche e episodi evangelici sulla nascita di Cristo e del Precursore. Il tempo di Avvento celebra l'economia della salvezza preannunciata nell'Antico Testamento, e Maria è presente in questo tempo fin dall'origine per la sua predestinazione assoluta insieme al Figlio. Durante le quattro settimane di Avvento si celebrano tre ricorrenze mariane: l'Immacolata Concezione, l'Annunciazione e la Visitazione. La prima celebrazione dell'Immacolata Concezione è autonoma, mentre l'Annunciazione e la Visitazione sono commemorate nella settimana che precede il Natale. L'Annunciazione ha la sua celebrazione autonoma il venticinque marzo, e la Visitazione ha la sua celebrazione autonoma il trentuno maggio. Nelle ferie dal diciassette al ventiquattro dicembre Maria è la Madre dell'Avvento e protagonista del mistero come testimone silenziosa del compimento delle promesse. In Avvento si leggono i vangeli dell'infanzia e gli episodi in cui Maria è protagonista nell'annunciazione e nella visitazione. Nei formulari liturgici della Messa sono stati recuperati testi eucologici tra cui la colletta del venti dicembre. Il prefazio secondo dell'Avvento contiene l'inciso sulla Vergine Madre che attese e portò in grembo Cristo con ineffabile amore.

Per comprendere il progetto di Dio su Maria si considerano le principali testimonianze bibliche profetiche, storiche ed estetiche. Le testimonianze profetiche includono il protovangelo del Genesi sulla stirpe della donna che schiaccerà la testa al serpente. Esse comprendono l'annuncio dell'Emmanuele in Isaia sulla vergine che concepirà e partorirà un figlio, la profezia di Michea su Betlemme riguardo colei che deve partorire, e il segno celeste dell'Apocalisse sulla donna vestita di sole. Le testimonianze storiche abbracciano la storia della salvezza da Abramo a Davide e da Davide a Cristo. Le testimonianze estetiche riguardano le immagini o figure bibliche che prefigurano colei che è amata da Dio. Il nome Maria rivela sia il mistero della sua esistenza che della sua vocazione e il motivo per cui è amata da Dio. Maria è voluta in modo assoluto insieme a Cristo nell'unico atto di predestinazione. Le testimonianze mariane profetiche costituiscono un'unica grande profezia che rivela il mistero di Cristo associato a quello della Vergine Madre. Cristo si manifesta sempre insieme alla Madre nello sviluppo storico, costituendo la coppia formata dal Figlio e dalla Madre.

L'annuncio a Nazareth e i protagonisti

La festa dell'Annunciazione del Signore ricorda l'annuncio portato dall'angelo Gabriele a Maria nel borgo di Nazareth. L'angelo disse a Maria che avrebbe concepito, dato alla luce un figlio e lo avrebbe chiamato Gesù. Maria rispose all'angelo di essere la serva del Signore e che avvenisse di lei secondo la sua parola. Cristo Gesù, il Predestinato, nasce da donna nella pienezza del tempo come citato nella Lettera ai Galati. Il racconto lucano supera gli schemi delle annunciazioni dell'Antico Testamento dichiarando le novità della storia della salvezza. Le novità della storia della salvezza includono il concepimento verginale del Figlio di Dio Incarnato, la Maternità divina di Maria e la compartecipazione della Madre al mistero pasquale del Figlio. Il racconto di Luca si articola nell'apparizione dell'angelo a Maria, nel saluto, nel turbamento di Maria, nel messaggio, nel chiarimento chiesto da Maria, nella risposta dell'angelo, nel conferimento di un segno, nella risposta definitiva di Maria e nella partenza dell'angelo. L'evento dell'annunciazione ebbe luogo sei mesi dopo l'apparizione dell'angelo a Zaccaria. Nazaret, definita città nel testo, era in realtà un piccolo villaggio rurale della Galilea. I personaggi presentati nell'annunciazione sono l'angelo Gabriele e Maria.

L'angelo Gabriele appartiene alla terza gerarchia della corte celeste composta da Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Virtù, Potestà, Principati, Arcangeli e Angeli. Nella tradizione biblica si conoscono i nomi di tre arcangeli: Michele, che significa Chi è come Dio; Raffaele, che significa Medicina di Dio; e Gabriele, che significa Dio si manifesta forte potente e onnipotente. Gabriele rivela a Maria l'onnipotenza di Dio dicendo che nulla è impossibile a Dio. Il nome Maria possiede almeno tre significati etimologici importanti e interdipendenti. Dall'aramaico Maria significa mia principessa, mia signora, mia regina, tradotto in greco con il termine Kyria. Dall'ebraico Maria significa colei che vede e che fa vedere, ovvero colei che rende visibile l'Invisibile. Dall'egizio Maria significa colei che è amata da Dio. La scelta del nome Maria indica una predestinazione ed associazione stretta al mistero di Cristo. Lo stato sociale di Maria era quello di una giovane fanciulla vergine e nubile, ma idonea al matrimonio. Il termine ebraico almah è tradotto in greco dai Settanta con il termine parthenos e recepito nel Nuovo Testamento. Il Vangelo di Matteo, nei versetti ventidue e ventitré del primo capitolo, cita la profezia secondo cui la vergine concepirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele.

Il saluto angelico e il turbamento della Vergine

L'angelo rivolge a Maria il saluto col quale esclama di rallegrarsi, poiché ella è piena di grazia e il Signore è con lei. Il termine rallegrati traduce il greco chàire, che nell'uso comune esprime un augurio generico di gioia equivalente a un buon giorno. Per influsso dell'Antico Testamento, il termine chàire si carica di significato religioso e spirituale fino a designare la gioia messianica ed escatologica proveniente da Dio. La motivazione della gioia è data dalle parole piena di grazia, che traducono il greco kecharitòmene. Questo termine è un participio perfetto passato del verbo charitòo, derivante dal sostantivo charis. Tale sostantivo indica in sé fascino, bellezza e grazia muliebre, e per influsso biblico assume anche il significato di favore, benevolenza e compiacimento. Il termine kecharitòmene esprime stabilmente il compiacimento del Signore che si china verso Colei che ama. L'intero saluto può essere commentato come l'invito a gioire perché su di lei riposa stabilmente la benevolenza divina, indicando anche il massimo della grazia che una creatura possa contenere. Il saluto dell'angelo indica sia la presenza di Dio sia la sua protezione, poiché Maria riceve stabilmente l'abbondanza della grazia e l'assistenza continua di Dio per compiere l'opera messianica dell'Emmanuele, Dio con noi. L'opera messianica si incarna in Maria come responsabilità sublime della maternità divina e spirituale.

L'angelo adotta uno strano modo di salutare non chiamando per nome Maria all'inizio, cosa che farà successivamente dicendole di non temere. Nel linguaggio semitico il nome portato da una persona definisce ciò che il personaggio è realmente. Il nome di Maria definisce il suo ruolo nella storia della salvezza secondo il disegno preordinato dall'eternità da Dio in Cristo Gesù. Maria rimane turbata a causa delle parole del saluto dell'angelo piuttosto che per la sua apparizione improvvisa. Il timore di Maria è un silenzio pensoso e riflessivo e non una paura spaventosa. Zaccaria, in un precedente episodio, si turbò ed fu invaso da timore; l'evangelista usa il termine etaraché per esprimere lo spavento e la paura di Zaccaria, mentre adopera il termine dietaraché per indicare il turbamento dell'anima di Maria. Il turbamento di Maria è conseguenza dello sforzo interiore e dell'attività intellettiva di comprensione del saluto, poiché ella si domandava che senso avesse tale saluto. Il testo designa una forte carica di grandezza attraverso le espressioni piena di grazia e il Signore è con te. Il verbo greco dieloghizeto indica un'azione continuativa durante il breve silenzio a disposizione di Maria, il cui turbamento si risolve nello sforzo di comprendere il reale senso del saluto. La nuova forma augurale di grandezza provoca profonde ripercussioni nella giovane fanciulla di Nazareth, aprendo davanti a lei sublimi orizzonti.

Il dialogo, la chiarificazione e la risposta di Maria

L'angelo avverte il bisogno di rassicurare Maria dicendole di non temere, poiché ha trovato grazia presso Dio. L'angelo annuncia a Maria che concepirà un Figlio, lo darà alla luce e lo chiamerà Gesù, aggiungendo che il Figlio sarà grande, sarà chiamato Figlio dell'Altissimo, riceverà il trono di Davide e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe senza fine. Maria affronta un momento silenzioso e meditativo, accogliendo l'invito alla maternità divina del Figlio dell'Altissimo. La maternità divina deve rendere visibile l'invisibilità di Dio per chiamare ogni creatura alla lode e al ringraziamento. L'auto-rivelazione di Dio nella storia avviene attraverso il mistero dell'Incarnazione del Verbo ed è un gesto liberissimo e graditissimo. L'invito angelico richiede un chiarimento e non un mistero da comprendere. Maria pronuncia le prime parole chiedendo come sia possibile dal momento che non conosce uomo, citando il Vangelo di Luca. Le prime parole di Maria costituiscono una richiesta prudente e riflessiva di chiarimento per rendere la risposta quanto più possibile personale e volontaria. Il significato delle parole di Maria ha fatto versare fiumi di inchiostro invano e resta circondato da un alone misterioso. Le parole di Maria rivelano la sua profonda identità e rappresentano il momento storico in cui il divino e l'umano si incontrano per dare senso all'esistenza umana e cosmica. L'evento storico per eccellenza dell'avventura umana del Verbo di Dio è ovattato da parole semplici e riservate, mostrando come il modo di agire di Dio sia imprevedibile e affascinante. Nel momento in cui Dio chiama storicamente Maria a diventare Madre di suo Figlio, lei si dichiara fisiologicamente indisposta. Dio accetta la provocazione di Maria per dimostrare la divinità di suo Figlio sulla terra, trascendendo la legge naturale della generazione.

Maria è descritta dal contesto del racconto come una vergine fidanzata a un uomo di nome Giuseppe. Nella legislazione ebraica dell'epoca il fidanzamento aveva effetti giuridici ed era un perfetto contratto di matrimonio senza coabitazione, la quale avveniva dopo la celebrazione delle nozze. Tra il fidanzamento e le nozze la ragazza fidanzata era riconosciuta a tutti gli effetti come moglie dalla legge. La promessa sposa poteva ricevere il libello di divorzio o essere punita in caso di infedeltà, e se il promesso fidanzato veniva a mancare, la promessa sposa era ritenuta giuridicamente vedova. La richiesta di chiarimento di Maria non ha una natura temporale di non ancora, poiché la possibilità ci sarebbe stata dopo le nozze. Il chiarimento esprime molto velatamente il proposito o voto di restare vergine per sempre. La forma indicativa del presente aoristo del verbo greco ou ghinosko indica la volontà di restare vergine anche per il futuro. L'uso del presente non conosco non si oppone al futuro concepirai, poiché il chiarimento di Maria contiene la segreta, ferma e decisa volontà di restare nello stato di verginità per sempre. L'angelo conferma la segreta volontà di Maria di restare sempre vergine, assicurando che la maternità avverrà per l'ombra della potenza dell'Altissimo e per opera dello Spirito Santo. L'angelo afferma che nulla è impossibile a Dio secondo il Vangelo di Luca, e che il nascituro sarà santo e chiamato Figlio di Dio. Al termine dell'annunzio l'angelo rivela a Maria la gravidanza della parente Elisabetta, tenuta gelosamente segreta dai diretti interessati. La gravidanza di Elisabetta diventa il segno visibile che conferma l'autenticità della rivelazione dell'angelo e mostra che nulla è impossibile a Dio. L'accenno al segno intreccia i racconti dell'annunciazione e prepara il racconto della visita di Maria a Elisabetta.

Il compimento dell'Incarnazione

Maria risponde alle parole dell'angelo dichiarandosi serva del Signore. Con la sua risposta Maria si rende disponibile al progetto di Dio e ne partecipa fino in fondo. La risposta di Maria apre la via all'intervento dello Spirito Santo che rende possibile la nascita storica del Figlio di Dio. Il Figlio di Dio è predestinato nel disegno divino come attestato nelle lettere ai Romani e agli Efesini. La risposta di Maria costituisce la condizione fondamentale per manifestare il più grande amore di Dio e il suo capolavoro. Essa segna per sempre la storia evocando l'intero progetto di salvezza voluto da Dio e manifestato in Cristo Gesù. Di fronte a un segno non richiesto, Maria non batte ciglio, avendo la perfetta coscienza di essere stata prescelta a Madre del Signore. Maria risponde semplicemente dicendo di essere la serva del Signore e che avvenga di lei secondo la sua parola, come riportato nel Vangelo di Luca al primo capitolo, versetto trentotto. La risposta di Maria consiste in un semplice sì di perfetto acconsentimento e totale abbandono alla volontà di Dio. Il Signore eleva Maria alla massima dignità e alla maternità divina. Maria è consapevole della propria condizione creaturale e si auto-definisce la schiava del Signore. Il termine greco doule esprime la condizione di chi non ha alcun potere sopra di sé ma lo riconosce al suo Padrone o Signore. Nel linguaggio comune lo schiavo è considerato come una cosa, mentre nel linguaggio teologico lo schiavo conserva il carattere di incondizionata sottomissione perdendo la nota dispregiativa e assumendo un valore onorifico come attestato nel Salmo ottantotto. Nell'uso religioso e liturgico il termine conserva la consapevolezza dell'infinita distanza e della totale dipendenza da Dio. La risposta di Maria esprime sincerità, consapevolezza dell'appartenenza a Dio e dipendenza da Dio. Maria sa di essere una creatura di fronte a Dio pur essendo oggetto di un dono d'amore infinito. Maria accetta di essere amata da Dio e si abbandona alla sua volontà, e con la sua risposta ha inizio l'avventura umana dell'Incarnazione del Verbo di Dio.

L'autore del testo è Padre Giovanni Lauriola dell'Ordine dei Frati Minori. La vicenda dell'Annunciazione a Maria di Nazareth è descritta nel Vangelo di Luca dal versetto ventisei al trentasette del primo capitolo. L'annuncio costituisce uno spartiacque nella storia della salvezza e rappresenta il modo nuovo con cui Dio si inaugura nei rapporti con le persone. Maria e Nazareth sono accomunati da un'apparente insignificanza, poiché Dio ama incontrare ciò che è piccolo e sconosciuto per un privilegio che fa parte della sua misericordia. A Nazareth e alla giovane donna è rivolto il saluto speciale con cui il Signore dona la totalità dei doni che trasformano, rendono nuovi e abilitano a compiere quanto richiesto. Maria percepisce la grandezza dell'incontro e si sente turbata interrogandosi sulla portata dell'incontro e del saluto. La Vergine non risponde immediatamente ma invoca un tempo di prolungata riflessione raccogliendosi in un dialogo amoroso col suo Signore. Dio in persona va incontro a Maria per mezzo del suo Angelo con un'iniziativa che non la schiaccia ma la corrobora. L'Angelo assicura Maria di essere al suo fianco e di averle garantito la sua grazia per concepire un figlio, darlo alla luce e chiamarlo Gesù, il quale sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo. L'Angelo parla dando compimento alle profezie di Isaia e di Natan. Il re che doveva discendere dalla casa di Davide sta per venire nel mondo, e Dio, che prima non poteva neppure essere visto, sta per essere concepito. La promessa si fa realtà per la salvezza umana. Il Signore garantisce e spiega, mentre Maria chiede spiegazione domandando come avverrà questo. La domanda di Maria esplicita un sentimento di totale spoliazione di sé per amore di fronte allo sconcerto creato da Dio. Il dialogo dell'incontro continua e il Signore, mediante l'Angelo, delinea la potenza della propria azione che si compirà per mezzo dello Spirito Santo, Spirito creatore e datore di vita. L'onnipotenza creatrice avvolge una creatura. L'intervento dell'Onnipotente nella vita della donna di Nazareth è unico e unica è la santità del Bambino promesso. Il nome di colui che nascerà è Santo perché è Dio stesso che si fa uomo. Il Signore crea in Maria un cuore immune da ogni macchia. In quel cuore purissimo Egli chiede, senza imporre, di porre la propria dimora riversandovi tutto il bene serbato in cuor suo. Maria, piena di grazia, si proclama serva del Signore di fronte alla sua richiesta e dichiara completa disponibilità dicendo che avvenga per lei secondo la sua parola. Dio scende in Maria con la forza dello Spirito Santo in seguito al suo assenso. Dio rende Maria feconda ed esalta la sua verginità facendola Madre di Cristo. Maria giunge a tale dignità permettendo al Signore di incontrarla e dialogando intimamente con Lui attraverso l'ascolto. L'ascolto e la pratica della Parola da parte di Maria rendono ogni suo incontro fruttuoso, e il frutto dell'incontro di Maria con Dio è Gesù, il Frutto Benedetto del suo grembo. Il Martirologio celebra la Solennità dell'Annunciazione del Signore, ricordando che l'angelo del Signore diede l'annuncio a Maria nella città di Nazareth, annunciandole il concepimento e la nascita di un figlio che sarebbe stato chiamato Figlio dell'Altissimo. Maria rispose all'angelo definendosi serva del Signore e chiedendo che avvenisse secondo la sua parola. La pienezza dei tempi si è compiuta con l'incarnazione. L'Unigenito Figlio di Dio, esistente prima dei secoli, si è incarnato per la salvezza degli uomini nel seno di Maria Vergine per opera dello Spirito Santo facendosi uomo.

Domande frequenti

Quando si festeggia l'Annunciazione del Signore?

La solennità dell'Annunciazione del Signore si celebra il venticinque marzo di ogni anno.

Solennità dell’Annunciazione del Signore, quando nella città di Nazareth l’angelo del Signore diede l’annuncio a Maria: «Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo», e Maria rispondendo disse: «Ecco la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola». E così, compiutasi la pienezza dei tempi, Colui che era prima dei secoli, l’Unigenito Figlio di Dio, per noi uomini e per la nostra salvezza si incarnò nel seno di Maria Vergine per opera dello Spirito Santo e si è fatto uomo. — Martirologio Romano