18 marzo
Beata Celestina Donati
Fondatrice
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la giovinezza
Maria Anna Donati nacque a Marradi il 28 ottobre 1848, ultima di sei figli di una nobile e stimata famiglia fiorentina. Suo padre lavorava come funzionario del granducato ed era un giudice, una professione che obbligava il nucleo familiare a continui spostamenti sul territorio. La famiglia seguì il padre a Cortona e a Siena, per poi fare ritorno definitivamente a Firenze alla conclusione della sua carriera. Nonostante potesse contare su affetti familiari solidi, una buona istruzione, una salute vigorosa e una naturale simpatia, Maria Anna sentiva interiormente che le mancava qualcosa. Ella crebbe particolarmente devota, straordinariamente matura e precocemente incline alla vita religiosa. La sua famiglia possedeva un patrimonio ingente, e il padre immaginava per lei un buon partito, progettando per la figlia un futuro ben diverso da quello claustrale o consacrato. Maria Anna apparteneva dunque a un contesto sociale elevato, ma il suo cuore cercava altrove la propria dimora.
Nel corso del suo cammino di ricerca, la giovane trascorse un periodo di riflessione presso le suore Vallombrosane che non ebbe buon esito. Ritornata in famiglia, Maria Anna si affidò alla guida spirituale del padre scolopio Celestino Zini, un sacerdote particolarmente illuminato che sese intuire le possibilità nascoste della giovane. Padre Celestino la condusse all'ascolto della voce dello Spirito Santo con esperto tatto spirituale, scoprendo in lei i germi di una vocazione autentica e aiutandola ad innamorarsi di Dio. Il padre rimase fermamente contrario all'ingresso in convento della figlia, ma ella seppe attendere pazientemente fino all'età di quarantuno anni, assolvendo fedelmente e con dedizione ai doveri filiali. Maria Anna fu docilmente obbediente ai genitori, pur restando fortemente determinata a seguire la chiamata divina. In quegli anni di attesa e di preghiera, ella si prese cura instancabilmente dei bisogni degli altri, unendo l'ascolto della Parola all'azione concreta verso il prossimo.
La fondazione e il carisma
Il progetto di fondare una nuova congregazione nacque nel cuore di Maria Anna dettato dal bisogno impellente della realtà circostante. Alla fine dell'Ottocento, la fondatrice si accorse che l'ignoranza diffusa esponeva le ragazze più indifese allo sfruttamento e alla sottomissione di persone senza scrupoli. La svolta decisiva avvenne quando ricevette in affidamento una bambina che la madre voleva sottrarre alle continue violenze del padre. Da questo episodio di carità nacquero le Figlie Povere di San Giuseppe Calasanzio, chiamate comunemente Calasanziane. Padre Celestino Zini approvò e accompagnò questo cammino, trasmettendo alla fondatrice la spiritualità e il carisma di San Giuseppe Calasanzio, che si concretizzava nell'educazione della gioventù. Prendendo i voti, la fondatrice cambiò il nome in Celestina in omaggio al suo amato padre spirituale. Lo scopo primario della congregazione era l'educazione cristiana delle bambine povere o non accompagnate, un'opera che successivamente fu estesa anche alle figlie e ai figli dei carcerati.
Madre Celestina concentrò la sua attenzione proprio sui figli dei detenuti, caratterizzati da profonda miseria morale e dalla mancanza della figura paterna. A Firenze la religiosa compì un'opera del tutto simile a quella che il Beato Bartolo Longo realizzava a Pompei per i figli dei carcerati. Questo intervento pionieristico suscitò inizialmente diffidenza e scandalo a causa della scarsa considerazione che l'epoca riservava a chi si trovava in carcere. Ciononostante, con il passare del tempo, la madre riuscì a far convergere la beneficenza dei ricchi fiorentini sulla sua opera, trasformando la carità da salotto in interventi concreti e duraturi. Ella seppe governare saggiamente l'istituzione, diffondendola in tutte le regioni d'Italia e adoperandosi anche per stabilire la presenza dell'istituto a Roma. Per realizzare quest'ultimo obiettivo, la fondatrice contrasse debiti notevoli, riuscendo nell'intento grazie all'aiuto di molte persone generose che credettero nella bontà della missione.
Lo spirito di povertà e la morte
Lo spirito di povertà accompagnò Madre Celestina per tutta la vita, divenendo al tempo stesso una grazia e una fonte di sofferenza continua. I debiti furono i compagni più fedeli della fondatrice fino alla fine dei suoi giorni, rappresentando una croce pesante a causa della sua educazione rigida da figlia di giudice. Madre Celestina arrivò a esclamare più volte che Cristo è morto sui chiodi e loro ci vivono, intendendo con la metafora dei chiodi la cronica mancanza di denaro che affliggeva le case religiose. La religiosa tendeva continuamente la mano per chiedere somme di denaro che non bastavano mai per far fronte alle necessità quotidiane. Di natura umilissima, poneva ogni problema ai suoi superiori ecclesiastici, attenendosi docilmente alle loro direttive e custodendo gelosamente lo spirito di povertà anche quando questo creava tantissime difficoltà nella gestione dell'istituto. Nel 1892 morì il direttore spirituale e guida padre Zini, divenuto nel frattempo arcivescovo di Siena, e dopo la sua scomparsa la responsabilità dell'intera istituzione restò interamente sulle spalle di madre Celestina.
Nelle sue raccomandazioni alle sorelle, la fondatrice insisteva affinché le bambine fossero considerate come il vero tempio della Santissima Trinità. Raccomandava inoltre di venerare nelle piccole l'infanzia di Gesù, ritenendo la comunità addirittura non degna di stare loro appresso. Per evitare che l'intervento si riducesse a una mera opera assistenziale di tipo sociale, la madre raccomandava caldamente di mettere un supplemento d'anima in tutto ciò che le suore facevano. Madre Celestina Donati si spense serenamente a Firenze il 18 marzo 1925, lasciando un'eredità spirituale profondissima. Una decina d'anni dopo la sua morte si cominciò a istruire la causa per la beatificazione. Il 12 luglio 1982 fu emanato il decreto d'introduzione della causa, seguito il 6 aprile 1998 dal decreto sull'eroicità delle virtù che le attribuì il titolo di venerabile. Infine, la serva di Dio è stata beatificata a Firenze il 30 marzo dell'anno precedente la solenne proclamazione, avvenuta il 30 marzo 2008.
La congregazione oggi
L'opera iniziata da Madre Celestina Donati continua a fruttificare nei tempi odierni attraverso la presenza delle sue figlie spirituali. Le suore Calasanziane sono ora circa un centinaio e svolgono il loro apostolato in Italia, in Brasile, in Salvador e in Romania, ponendosi costantemente a servizio dei poveri più poveri. La congregazione gestisce numerose case di accoglienza e formazione, tra le quali spicca l'oasi calasanziana Mamma Bella situata a Campi Salentina, vicino a Lecce. Nella chiesa di questa oasi riposano le reliquie del santo calasanziano Pompilio Maria Pirrotti, un religioso che visse in quei luoghi e che era solito chiamare la Vergine Maria con il dolcissimo nome di Mamma Bella. Oggi l'impegno educativo e caritativo delle suore prosegue instancabilmente a favore delle popolazioni locali salentine e delle nuove comunità di immigrati albanesi presenti sul territorio. L'autore di questo profilo biografico è Gianpiero Pettiti, che ha raccolto e ordinato le memorie storiche della beata.
Il cammino della carità
Il percorso esistenziale di Celestina Donati si snoda attraverso diverse tappe geografiche, da Marradi fino a Roma, passando per Cortona, Siena e Firenze, luoghi che hanno visto maturare la sua vocazione al servizio dei piccoli. Sotto la guida spirituale di padre Celestino Zini, la sua sensibilità verso le sofferenze altrui si è tradotta in una missione organizzata e duratura. Nel 1889, ella compì il passo decisivo fondando la congregazione delle Figlie Povere di San Giuseppe Calasanzio, un istituto che si proponeva di essere un rifugio sicuro per chi viveva ai margini della società.
La sua opera non è stata priva di asperità. La gestione dell'istituto ha richiesto una fiducia incrollabile nella Provvidenza, poiché la fondatrice si è trovata a dover fronteggiare costantemente una precaria situazione economica. Nonostante il peso opprimente dei debiti, Celestina non ha mai vacillato, mantenendo saldo il suo impegno a favore dell'istruzione delle ragazze più indigenti e delle figlie dei detenuti. La sua era una pedagogia che univa il rigore dello studio all'accoglienza materna, convinta che ogni creatura avesse il diritto di ricevere un'adeguata formazione per la vita. La sua esistenza si è consumata nel silenzio operoso, trasformando ogni difficoltà in un atto di offerta a Dio, lasciando un'impronta indelebile nella storia della carità fiorentina e nazionale.
Il ricordo nella Chiesa
La figura della Beata Celestina Donati continua a interpellare la coscienza dei fedeli, invitando a uno sguardo attento verso le fragilità del mondo contemporaneo. La Chiesa ne celebra la memoria liturgica nel giorno della sua nascita al cielo, il 18 marzo, data che richiama la comunità dei credenti alla gratitudine per il dono di questa vita spesa per il bene comune. Il riconoscimento ufficiale della sua santità, sancito dalla beatificazione avvenuta il 30 marzo 2008, ha elevato il suo esempio di dedizione a modello universale di carità operosa.
Il suo culto non si limita alla venerazione, ma si esprime nell'impegno verso la gioventù povera e le persone più vulnerabili, che ella ha eletto a destinatari privilegiati del suo amore. Ricordare la Beata Celestina significa rinnovare l'impegno a costruire ponti tra le generazioni e a farsi carico, con umiltà e coraggio, delle povertà che ancora oggi interrogano la nostra società.
Domande frequenti
Quando si festeggia la Beata Celestina Donati?
La memoria liturgica della Beata Celestina Donati si celebra il 18 marzo, giorno della sua nascita al cielo.
Quali opere caratterizzano la congregazione fondata da Madre Celestina?
Le suore Calasanziane si dedicano all'educazione cristiana delle bambine povere e dei figli dei carcerati, operando oggi a servizio dei più poveri in Italia, Brasile, Salvador e Romania.