18 marzo
San Braulio
Vescovo
Aggiornato il 15 settembre 2026
La formazione e gli anni di studio
Nel seicentodieci, all'età di circa vent'anni, Braulio entrò nell'abbazia di Sant'Engrazia, dove compì gli studi primari e fu iniziato alla vita ascetica dal fratello Giovanni, il quale era superiore del monastero dei diciotto Martiri e in seguito divenne vescovo di Saragozza nel seicentodicianove. Dieci anni più tardi Braulio si recò a Siviglia per perfezionarsi nella scuola più importante di Spagna, diretta da sant'Isidoro. A questa scuola accorrevano giovani chierici, monaci e nobili da ogni parte, e Braulio divenne più che discepolo un amico del santo Dottore Isidoro. Nel seicentoventiquattro fu aggregato dal maestro al clero della città di Siviglia.
Il ministero episcopale e l'opera letteraria
Braulio rientrò a Saragozza verso il seicentoventicinque, chiamato dal vescovo Giovanni che lo aveva nominato arcidiacono e gli aveva affidato l'amministrazione degli affari ecclesiastici. Alla morte del vescovo Giovanni nel seicentish uno, Braulio ne prese il posto come vescovo. A Saragozza diede aiuto a sant'Isidoro nel rinnovare la disciplina ecclesiastica in tutta la Spagna. Egli prese parte al quarto concilio di Toledo nel seicentotrentatré, al quinto nel seicentotrentasei e al sesto concilio di Toledo nel seicentotrentotto. Durante il sesto concilio giunse una lettera di papa Onorio primo, che disapprovava l'indulgenza usata dai vescovi verso gli ebrei convertiti che tornavano al giudaismo. Poiché il rilievo del pontefice non appariva fondato in quelle circostanze, Braulio ricevette dai padri conciliari l'incarico di rispondere a papa Onorio, riuscendo con tatto a giustificare la condotta dei confratelli e a glorificare il successore di Pietro. Verso il seicentocinquanta era quasi cieco e logorato dalle fatiche e dalle penitenze, morendo l'anno successivo nel seicentocinquantuno.
La grande opera di Isidoro intitolata Etymologiae fu composta su sollecitazione di Braulio, il quale ricevette dallo stanco maestro la minuta e l'incarico di completare, ordinare e pubblicare l'opera, giunta alla pubblicazione nel seicentotrentasette. Braulio fu il migliore scrittore spagnolo del tempo dopo sant'Isidoro. Di lui rimangono ventiquattro lettere, scoperte nel secolo diciottesimo in un codice di León, sebbene M. Alamo esprima dubbi sull'autenticità di alcune di esse. Ha scritto la Vita di sant'Emiliano, anacoreta spagnolo del secolo, la Vita dei santi Vincenzo, Sabina e Cristeta, la Passione dei martiri di Saragozza, opera di dubbia autenticità, e altri scritti minori.
Il cammino di fede
Il percorso di San Braulio ebbe inizio nell'anno seicentodieci, quando egli scelse di consacrarsi al Signore entrando nell'abbazia di Sant'Engrazia. Questo luogo di silenzio e di preghiera fu la culla della sua vocazione, dove la disciplina monastica temprò il suo spirito in vista delle future responsabilità. Il suo desiderio di approfondire la conoscenza della verità lo condusse poi a Siviglia, dove divenne discepolo di sant'Isidoro. Sotto la guida di questo grande maestro, Braulio non apprese soltanto le lettere umane, ma assimilò quella saggezza divina che avrebbe poi guidato ogni sua scelta episcopale.
Nell'anno seicentotrentuno, la sua missione si spostò a Saragozza, dove ricevette l'ordinazione episcopale. Come vescovo, egli non si limitò a governare la diocesi, ma divenne un punto di riferimento per il clero e per i fedeli, partecipando con autorevolezza ai concili di Toledo quarto, quinto e sesto. In queste assemblee, egli portò la voce della sua Chiesa, contribuendo con prudenza e dottrina alla risoluzione delle questioni teologiche e pastorali che agitavano il settimo secolo. Il suo operato a Saragozza fu segnato da un instancabile impegno nel preservare l'unità della fede. La sua dedizione verso il maestro Isidoro, culminata nella cura editoriale delle Etymologiae, dimostra quanto egli considerasse la trasmissione del sapere un dovere sacro, un atto di carità intellettuale verso i posteri. San Braulio concluse il suo pellegrinaggio terreno a Saragozza nell'anno seicentocinquantuno, lasciando in eredità una vita spesa nell'umiltà e nell'amore per la Chiesa.
La memoria liturgica
La venerazione per San Braulio si è consolidata nel tempo, trovando espressione nel culto approvato dalla Chiesa, che ne riconosce la santità e l'efficace intercessione. Egli viene ricordato come un pastore che ha saputo coniugare la profondità della riflessione teologica con la cura quotidiana del gregge a lui affidato. La sua figura è iscritta nel martirologio, dove la sua testimonianza viene proposta alla meditazione dei fedeli come esempio di fedeltà al Vangelo e di amore per la cultura cristiana.
Sebbene la sua memoria sia celebrata con particolare devozione il diciotto marzo, il martirologio ne riporta anche la commemorazione il ventisei marzo. Questi giorni rappresentano per la comunità cristiana un momento di grazia, un'occasione per volgere lo sguardo verso questo vescovo che, nel settimo secolo, seppe far risplendere la luce di Cristo attraverso la parola e l'esempio. La sua vita, radicata nella terra di Spagna e illuminata dall'insegnamento di sant'Isidoro, continua a parlare ai fedeli di ogni epoca, ricordando loro l'importanza di custodire il tesoro della fede e di servirlo con la pienezza delle proprie facoltà.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Braulio?
La festa di San Braulio si celebra il diciotto marzo.
A Saragozza in Spagna, san Braulio, vescovo, che diede aiuto a sant’Isidoro, di cui fu grande amico, nel rinnovare la disciplina ecclesiastica in tutta la Spagna e ne fu degno successore per eloquenza e dottrina. — Martirologio Romano