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10 febbraio

Beata Chiara Agolanti da Rimini

Clarissa

Aggiornato il 15 settembre 2026

Una giovinezza ribelle e mondana

Chiara Agolanti è nata nel 1280 da una famiglia fiorentina esiliata a Rimini nella seconda metà del tredicesimo secolo. Il padre Onosdeo la educò in modo molto forte e marziale, quasi maschile e insofferente a ogni sottomissione, mentre la madre Gaudiana cercò invano di inculcarle pratiche religiose e di educarla a modi di vivere più civili. La giovane passò l'adolescenza cavalcando e giostrando, risultando una bambina ribelle e una scavezzacollo insofferente alle regole. La madre Gaudiana morì quando Chiara aveva appena sette anni, e dopo questa perdita il padre si risposò, lasciando la figlia ancora più indipendente. Poco più che bambina, Chiara fu promessa al figlio della matrigna, che sposò appena adolescente. Il giovane marito morì dopo soli tre anni, lasciandola vedova e erede di immense ricchezze. Il lutto non la addolorò né la depresse, e per otto anni continuò a darsi a feste, giostre cavalleresche, conviti e banchetti. Condusse una vita frivola, mondana e peccaminosa che destò scandalo e pessime dicerie tra i riminesi. In questo contesto di eccessi, la figura della beata Chiara Agolanti aveva ben poco a spartire con la santa omonima di Assisi, almeno per i primi tre quarti della sua vita. La sua esistenza subì un ulteriore scossone quando il padre e il fratello morirono lo stesso giorno in guerra contro i Malatesta per rivalità di dominio sul territorio riminese. Questa duplice tragedia concentrò tutte le ricchezze e l'ingente patrimonio della famiglia Agolanti nelle mani della giovane vedova, facendola diventare uno dei migliori partiti della città. Fu richiesta in sposa da un nobile discusso e chiacchierato che faceva una vita dissipata come lei, e Chiara accettò di sposare questo secondo pretendente a patto di poter continuare lo stesso modo di vivere sregolato.

La svolta e la conversione

La traiettoria della sua esistenza cambiò radicalmente quando, a trentaquattro anni, una forza misteriosa e irresistibile la costrinse a entrare per curiosità nella chiesa dei Padri Conventuali di Santa Maria in Tribio. All'interno della chiesa si sentì per la prima volta turbata e agitata interiormente, e in quel luogo sacro recitò un Padre nostro che le cambiò la vita. Tornata a casa, si rinchiuse nella sua stanza, si gettò a terra, ebbe un pianto dirotto di pentimento e trascorse una notte insonne. Il giorno seguente tornò nella stessa chiesa e, durante questa seconda visita, si confessò in generale e prese il proposito di cambiare vita. Da quel momento iniziò un'esistenza di pietà, opere buone e penitenza. Dimostrò grande risolutezza e tenacia nel mantenere i fatti compiuti, in netto contrasto con la precedente vita sregolata e trasgressiva. Con la sua testimonianza convertì anche il secondo sposo, coinvolgendolo in questo cammino di redenzione. Il marito cambiò radicalmente vita e morì due anni dopo in pace con Dio e con se stesso. A seguito della morte del marito, Chiara intensificò le sue penitenze diventate terribili, animata da un fuoco d'espiazione. Espiò la precedente vita dissoluta con la penitenza, la mortificazione della carne e i digiuni, cercando di rimediare ai peccati giovanili praticando rigorosissime penitenze che a volte furono turbate dal rimorso dei propri errori passati.

Opere di carità e fondazione conventuale

Liburata dai legami mondani, impiegò le sue immense ricchezze per aiutare tutte le miserie materiali e morali. Iniziò a dedicarsi all'aiuto dei poveri, degli affamati e dei malati donando loro tutti i suoi beni, fornendo dote e assistenza a tutte le ragazze povere da sposare. Da ricca che era, iniziò a bussare di casa in casa per elemosinare quanto necessario per sostenere i bisognosi e le opere di carità. Alcune donne di grande fervore si riunirono intorno a lei per condurre una vita di clausura e penitenza, e Chiara radunò delle compagne in un monastero dove servì il Signore in spirito di umiltà. Fondò un piccolo convento di sua proprietà, detto di Santa Maria degli Angeli e poi chiamato di Santa Chiara, ottenendo la benedizione del vescovo di Rimini Guido Abasio. Successivamente si recò alla Chiesa Cattedrale per emettere i voti religiosi secondo la Regola di Santa Chiara. Visse una decina d'anni come superiora, guidando le sorelle con dedizione e intensificando i sacrifici e la contemplazione della Passione di Cristo.

Esperienze mistiche e transito al cielo

All'interno delle mura claustrali, visse esperienze mistiche molto intense, ricevendo da Dio il dono di grazie mistiche elevatissime ed estasi profonde che nessuna forza umana poteva interrompere, tranne quando le si portava davanti il Santissimo Sacramento. La sua esistenza terrena si concluse prematuramente: morì all'età di quarantasei anni il 10 febbraio 1236, consumata dalle penitenze e dalla contemplazione. La datazione complessiva la colloca nel tredicesimo secolo, con un arco di vita compreso tra il 1280 e il 1326. Alla sua morte fu immediatamente circondata dalla venerazione e dalla simpatia della gente, che la sentiva vicina sia nello sforzo di fedeltà a Dio sia nell'umana debolezza. Il suo corpo riposa nella chiesa del monastero. Gode del culto di Beata per antica tradizione, e il Martirologio la indica come beata Chiara, vedova.

Domande frequenti

Quando si festeggia la Beata Chiara Agolanti?

La sua ricorrenza liturgica e la festa si celebrano il 10 febbraio.

Qual è il ruolo riconosciuto dal Martirologio per la Beata Chiara Agolanti?

Il Martirologio la indica come beata Chiara, vedova e religiosa.

A Rimini, beata Chiara, vedova, che espiò con la penitenza, la mortificazione della carne e i digiuni la precedente vita dissoluta e, radunate delle compagne in un monastero, servì il Signore in spirito di umiltà. — Martirologio Romano