2 aprile
Beata Elisabetta Vendramini
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il cammino della giovinezza e le prime prove
Elisabetta Vendramini nasce a Bassano del Grappa il nove aprile 1790. Da giovane a Bassano è una diciassettenne molto corteggiata e compie buoni studi presso le Suore Agostiniane. La sua giovinezza è attraversata da scelte che mettono alla prova le aspettative familiari e sociali, a partire dal rifiuto deciso di tutti i corteggiatori che le si accostano, deludendo le attese comuni. A ventidue anni trova il ragazzo giusto originario di Ferrara e vince la resistenza della sua famiglia a causa delle modeste condizioni del fidanzato. Tuttavia, poco prima delle nozze tronca il fidanzamento all'età di ventisette anni. Resta a vivere in famiglia fino all'età di trent anni, per poi andare a lavorare come maestra nell'orfanotrofio locale di Bassano. L'orfanotrofio è tenuto dalle Terziarie francescane, caratterizzate da vita comunitaria e impegno verso i poveri. Purtroppo l'Istituto dell'orfanotrofio si rivela un disastro e la colpa dei problemi viene attribuita a una superiora dispotica. Questa superiora vede subito in Elisabetta un'avversaria e le infligge umiliazioni insopportabili. Successivamente si trasferisce all'istituto degli Esposti a Padova, che accoglie bambini abbandonati, e la sua permanenza dura fino al novembre 1828. Lascia l'istituto degli Esposti non per cattivo trattamento, poiché cercano di farla restare in quanto educatrice valida, ma perché non ne condivide l'impostazione pedagogica giudicata troppo aristocratica.
La fondazione dell'Istituto e la diffusione della carità
Dopo aver lasciato gli Esposti, si trasferisce in un luogo di Padova chiamato Casa degli sbirri. Nel novembre 1828 viene posta da Dio con una compagna in una splendida reggia della santa povertà, priva persino del letto. In due aprono una scuola gratuita tra bambini abbandonati e vecchi infermi nella Casa degli sbirri, svolgendo simultaneamente i ruoli di bambinaie, maestre e infermiere. La situazione ispira a Elisabetta il progetto di un istituto nuovo e diverso, con religiose addestrate all'intervento su più fronti. Comincia a raccogliere le prime giovani sotto il nome di Francescane Elisabettine, la cui denominazione rende onore a santa Elisabetta d'Ungheria, fondatrice di comunità femminili nel Duecento. Le Francescane Elisabettine nascono come educatrici pronte a operare in ogni situazione di sofferenza e l'istituzione si modella agilmente su necessità e situazioni diverse agganciandosi ai bisogni di ciascun momento. Dal 1835 in poi le Elisabettine si moltiplicano, aprono scuole e assistono emarginati, vecchi e infermi, fronteggiando persino un'epidemia di colera e creando asili d'infanzia. La struttura e lo stile dell'Istituto si rivelano adatti ai tempi e ottengono via via i riconoscimenti canonici. Alla fine del ventesimo secolo le Elisabettine sono millecinquecento, attive in Europa, Africa, Medio Oriente e America Latina. Elisabetta, la fondatrice, muore il due aprile 1860 prima delle approvazioni ufficiali e appena dopo aver dato slancio alla sua opera. Di Elisabetta non esiste un sepolcro poiché il suo corpo scompare dopo il 1872 durante i lavori di ristrutturazione del cimitero di Padova. Papa Giovanni Paolo II la beatifica il quattro novembre 1990. Nel Martirologio è ricordata come beata Elisabetta Vendramini, vergine, che dedicò la sua vita ai poveri e fondò l'Istituto delle Suore Elisabettine del Terz'Ordine di San Francesco dopo aver superato molte avversità.
Il cammino di servizio
Il percorso di Elisabetta Vendramini si è sviluppato attraverso un crescendo di dedizione verso il prossimo, radicato in una solida formazione umana e spirituale. Già nel corso della sua giovinezza, ha manifestato una spiccata propensione per l'educazione e l'assistenza, prestando servizio come maestra presso l'orfanotrofio delle Terziarie francescane nella sua città natale. Questa esperienza ha rappresentato il terreno fertile su cui si è innestata la sua vocazione successiva, orientata verso le forme più dure di povertà e solitudine.
Trasferitasi a Padova, Elisabetta ha approfondito il suo impegno sociale prestando servizio presso l'istituto degli Esposti, un luogo dove la fragilità dell'infanzia richiedeva cure costanti e un amorevole accompagnamento. La consapevolezza delle miserie umane, osservate da vicino in contesti difficili come la Casa degli sbirri, l'ha spinta a cercare una forma di vita comunitaria che potesse sistematizzare il soccorso verso i poveri e gli infermi. Nel 1828, il suo desiderio di consacrazione totale si è concretizzato nella fondazione della congregazione delle Suore Elisabettine. La sua opera non è stata un semplice atto amministrativo, ma il frutto di una visione spirituale che vedeva nel volto dell'indigente il volto stesso del Signore. Fino alla sua morte, avvenuta nel 1860, Elisabetta ha guidato la sua comunità con prudenza e fortezza, lasciando un'impronta di carità che ha superato i confini del suo tempo, rendendola un punto di riferimento fondamentale per la vita religiosa e assistenziale del diciannovesimo secolo.
Il culto e l'eredità
Il ricordo della Beata Elisabetta Vendramini è vivo ancora oggi, alimentato dalla dedizione delle suore che portano avanti il carisma da lei fondato. La Chiesa, riconoscendo la santità della sua vita e la fecondità del suo agire, ha elevato Elisabetta agli onori degli altari il 4 novembre 1990, per mano di Giovanni Paolo Secondo. Tale riconoscimento ha sancito ufficialmente il valore esemplare della sua esistenza, ponendola come guida spirituale per la congregazione delle Suore Elisabettine, di cui è fondatrice e patrona.
La memoria liturgica, che ricorre ogni anno il 2 aprile, invita i fedeli a meditare sulla profondità del suo distacco dai beni terreni e sulla sua capacità di farsi prossima a chiunque soffrisse. La sua figura non è legata soltanto al contesto storico del diciannovesimo secolo, ma interroga ogni generazione sulla necessità di un amore che non si limita alla parola, ma si fa gesto concreto e quotidiano. La venerazione per la Beata Elisabetta continua a ispirare preghiere e opere di misericordia, mantenendo intatto il messaggio di una donna che, con umiltà e coraggio, ha saputo rispondere alla chiamata di Dio nel cuore pulsante della sofferenza umana.
Domande frequenti
Quando si festeggia la Beata Elisabetta Vendramini?
La memoria liturgica si celebra il due aprile.
Qual è il riconoscimento ufficiale della Chiesa per Elisabetta Vendramini?
È stata beatificata da papa Giovanni Paolo II il quattro novembre 1990 ed è ricordata nel Martirologio come vergine e fondatrice dell'Istituto delle Suore Elisabettine del Terz'Ordine di San Francesco.
A Padova, beata Elisabetta Vendramini, vergine, che dedicò la sua vita ai poveri e, dopo aver superato molte avversità, fondò l’Istituto delle Suore Elisabettine del Terz’Ordine di San Francesco. — Martirologio Romano