San Francesco da Paola nacque il ventisette marzo 1416 a Paola, una cittadina calabrese sul Mar Tirreno in provincia di Cosenza, da Giacomo Alessio, detto Martolilla, e Vienna di Fuscaldo. La sua vita fu caratterizzata da uno stupore continuo sin dai primi giorni, segnati dalla guarigione miracolosa da un grave ascesso all'occhio sinistro. Vissuto come eremita in Calabria, fondò l'Ordine dei Minimi, imponendo ai suoi discepoli una rigorosa osservanza quaresimale, fatta di povertà assoluta e astinenza da ogni bene materiale.
Chiamato in Francia da re Luigi XI negli ultimi anni della sua vita, vi rimase come consigliere spirituale e morì a Plessis-les-Tours il due aprile 1507. Canonizzato nel 1519 da papa Leone X, è ricordato come insigne taumaturgo, difensore degli oppressi contro i potenti e patrono della Calabria, di Paola, di Cosenza e della gente di mare italiana.
Sant'Abbondio visse nel quinto secolo ed è ricordato come zelante vescovo di Como, stimato per la sua profonda cultura e per la sua straordinaria dedizione alla Chiesa universale e locale. Una tradizione riferisce che fosse greco e originario di Tessalonica, l'attuale Salonicco, sebbene il suo nome schiettamente latino faccia dubitare di tale origine. Egli conosceva comunque molto bene la lingua greca, rappresentando un caso raro nella Chiesa d'Occidente all'epoca sua. Il tempo e il luogo esatti della sua nascita rimangono ignoti. La prima data certa della sua biografia è il diciassette novembre del quattrocentoquaranta, giorno in cui ricevette la consacrazione episcopale come successore del vescovo Amanzio in Como, dopo essere stato precedentemente suo prezioso collaboratore.
Nel corso del suo episcopato, la fama delle sue virtù e della sua competenza teologica spinse papa Leone I Magno a chiamarlo per un delicato incarico a Costantinopoli come legato pontificio presso l'imperatore. Da allora, la sua esistenza si divise tra la guida della diocesi comasca, l'annuncio del Vangelo nelle terre montane ancora non cristianizzate e prestigiose missioni diplomatiche a servizio dell'unità ecclesiale. Il Martyrologium Romanum lo ricorda il due aprile, mentre la diocesi di Como lo festeggia il trentuno agosto. La città di Como lo onora come patrono e ne conserva i resti nella basilica a lui dedicata. Inoltre, curiosamente, Alessandro Manzoni trasse ispirazione da questa figura per chiamare don Abbondio il curato dei Promessi sposi.
Nel corso del diciannovesimo secolo, la terra veneta ha dato i natali a una donna di profonda fede e di straordinario coraggio, capace di leggere i segni dei tempi e di rispondere alle urgenze dei poveri. Nata a Bassano del Grappa il nove aprile 1790, Elisabetta Vendramini ha vissuto un cammino di discernimento lungo e sofferto, segnato da rinunce coraggiose, da prove dolorose e da un amore radicale per gli ultimi. Dopo una giovinezza vissuta tra le attese della famiglia e la ricerca della propria strada, la sua esistenza si è aperta alla carità più operosa, trasformandosi in un dono totale per l'infanzia abbandonata, per i vecchi infermi e per ogni forma di emarginazione. La sua opera, radicata nello spirito francescano, ha saputo farsi risposta viva e concreta alle necessità della società, diffondendosi ben oltre i confini della sua terra d'origine.
Ricordata dalla Chiesa per la sua dedizione instancabile e per la fondazione delle Suore Elisabettine, la Beata Elisabetta ha speso ogni energia terrena nell'edificazione di un istituto pensato per formare educatrici pronte a intervenire in ogni situazione di sofferenza. Pur tra le difficoltà materiali e le incomprensioni, ella ha posto fondamenta solide di carità che il tempo non ha disperso, ma ha anzi fatto fiorire in molteplici nazioni. La sua memoria liturgica si celebra il due aprile, giorno in cui la sua anima ha reso il conto al Creatore nel mille ottocento sessanta, prima di vedere la piena approvazione ufficiale della sua opera ma con la certezza di averne avviato il cammino provvidenziale.
Il Beato Leopoldo da Gaiche, al secolo Giovanni Croci, nacque a Gaiche in provincia di Perugia il 30 ottobre del 1732 da una benestante famiglia contadina. I suoi genitori furono cristiani esemplari che trasmisero al figlio una fede profonda, coltivata fin dalla fanciullezza attraverso i primi studi e l'insegnamento del catechismo impartito dal parroco del vicino paese di Groppoleschieto. Sacerdote appartenente all'Ordine dei Frati Minori, visse nel corso del Settecento e dell'Ottocento distinguendosi come infaticabile missionario, predicatore e fondatore di sacri eremi, in particolare a Monteluco. La sua intera esistenza fu spesa al servizio della Chiesa e delle anime, affrontando con intrepida fortezza anche i tempi difficili delle persecuzioni e delle soppressioni napoleoniche. La sua fama di santità rimase grande tra i fedeli e molte furono le grazie ottenute per sua intercessione, culminando nella beatificazione proclamata da Papa Leone XIII il 12 marzo 1893.
Il Beato Leopoldo è ricordato soprattutto come l'apostolo dell'Umbria e degli Stati Pontifici, terra che percorse instancabilmente a piedi per decenni per predicare il Vangelo secondo il metodo di San Leonardo da Porto Maurizio. La sua opera pastorale si tradusse in centinaia di missioni popolari, caratterizzate da rigore ascetico, profonda preghiera e straordinaria partecipazione di popolo, capaci di generare diffuse conversioni e riconciliazioni. Uomo di fede cristallina e di ferma adesione alla Regola francescana, seppe rinnovare la vita spirituale del suo tempo e fondare luoghi di preghiera e di penitenza come il celebre Ritiro di Monteluco. La sua memoria liturgica si celebra il 2 aprile, giorno in cui rese l'anima a Dio nel 1815, lasciando un'eredità di santità che è ancora oggi venerata e ricordata nel martirologio a Spoleto in Umbria.
Il Beato Guglielmo Apor, nato Vilmos Apor, fu un vescovo ungherese e martire del ventesimo secolo, ricordato per la sua straordinaria testimonianza di fede e per il coraggio con cui difese i deboli e le vittime della persecuzione durante la Seconda guerra mondiale. Nato a Segesvár il ventinove febbraio 1892 da una nobile famiglia, crebbe tra Vienna e l'Ungheria, compiendo un rigoroso percorso di studi che lo condusse al sacerdozio e successivamente all'episcopato nella diocesi di Győr. La sua vita fu segnata da un profondo zelo pastorale esercitato in anni di grandi difficoltà storiche, tra il disorientamento del dopoguerra, l'ascesa del nazionalsocialismo e le devastazioni del conflitto armato.
Nel corso dell'occupazione tedesca e dell'avanzata delle truppe sovietiche, il vescovo Apor non indietreggiò mai di fronte al pericolo, offrendo rifugio a centinaia di profughi nel palazzo vescovile e opponendosi con fermezza alle ingiustizie e alla violenza. Il suo supremo atto di dedizione si compì nella Settimana Santa del 1945, quando offrì la propria vita per proteggere alcune ragazze dalle aggressioni dei soldati sovietici, subendo ferite mortali che egli stesso accolse come un dono pasquale. Riconosciuto martire dalla Chiesa, fu beatificato da papa Giovanni Paolo II nel 1997, lasciando un indelebile esempio di pastore fedele fino al sangue.
San Pietro Calungsod visse nel diciassettesimo secolo e offrì la sua giovane vita come catechista e martire nelle terre lontane dell'Oceano Pacifico. Nato nelle Filippine nel 1654 e appartenente all'etnia Bissaya, precisamente originario di Ginatilan oppure di Naga di Cebu nelle Visayas, rispose alla chiamata del Vangelo fin dalla sua giovinezza, unendo la freschezza della sua terra d'origine alla dedizione per la missione cristiana. Accanto al superiore Padre Diego Luis de San Vitores, affrontò le asperità e le fatiche della missione nelle Isole Marianne, testimoniando la fede fino all'effusione del sangue nel villaggio di Tomhom.
La sua memoria liturgica si celebra il 2 aprile, giorno in cui la Chiesa ricorda il suo supremo sacrificio d'amore. La sua figura luminosa, riscoperta grazie al cammino ecclesiale e alla beatificazione di Padre Diego, è stata solennemente riconosciuta dai Pontefici e coronata dalla canonizzazione presieduta da Papa Benedetto XVI il ventuno ottobre 2012. Egli rimane un punto di riferimento spirituale fondamentale per le Filippine, per le Isole Marianne e per tutti coloro che desiderano servire il Vangelo con coraggio, purezza di cuore e totale dedizione.
Il Beato Diego Luis de San Vitores, nato nel diciassettesimo secolo, precisamente il dodici novembre 1627 a Burgos in Spagna, è una figura luminosa della Chiesa cattolica, ricordato come sacerdote gesuita e insigne missionario. La sua esistenza terrena si è compiuta nel sacrificio estremo il due aprile 1672 a Tomhom, sull'isola di Guam, nelle Isole Marianne. Egli è profondamente venerato ed è considerato l'Apostolo delle Isole Marianne nell'Oceano Pacifico, avendo speso le sue energie per portare la luce del Vangelo in terre lontane e sconosciute alla fede cristiana. La sua memoria liturgica si celebra il due aprile, giorno in cui la Chiesa ne commemora il martirio insieme al giovane catechista Pedro Calungsod.
La sua vocazione missionaria nacque da un ardente desiderio di annunciare Cristo ai popoli che non lo conoscevano. Dopo una solida formazione nella Compagnia di Gesù e anni di insegnamento in Spagna, padre Diego ottenne finalmente di partire per le missioni d'oltremare. Destinato inizialmente alla Cina, il suo cammino lo condusse prima in Messico e poi nelle Filippine, dove svolse il suo ministero sacerdotale e l'insegnamento. Durante un viaggio marittimo ebbe il primo contatto con le Isole Marianne, allora chiamate Ladroni dal navigatore Magellano che le aveva scoperte nel 1521. Riconoscendo che quell'arcipelago necessitava dell'annuncio evangelico, si adoperò con ogni mezzo, scrivendo alle autorità di Roma e di Spagna, per ottenere l'invio di missionari e offrendo generosamente la propria vita per questa missione.
Nel quindicesimo secolo, durante il dominio dei Visconti di Milano, il piccolo borgo di Volpedo, in provincia di Alessandria, era dominato dall'antica pieve romanica di San Pietro. In questo contesto rurale nacque nel 1453 Giovannino Costa, fanciullo cresciuto in un'umile famiglia e dedito alla vita semplice dei campi. Giovannino era un pastorello che da ragazzino scendeva dalla collina nei giorni di fiera per vendere uova e burro al mercato di Tortona. La sua esistenza terrena si concluse tragicamente sulla via del ritorno, presso la Cascina Scortivacca, dove fu barbaramente ucciso il 2 aprile 1468, giorno che corrispondeva al Martedì della Settimana Santa. La tradizione e le cronache del tempo riferiscono che ad assassinarlo fossero stati degli ebrei, inserendo la vicenda nel doloroso contesto dell'Accusa del sangue, un pregiudizio tragico che per secoli sosteneva la falsa convinzione dell'uso di sangue cristiano per i riti della Pasqua ebraica, alimentato da sentimenti antisemiti mai sopiti che portarono a orrendi omicidi di giovanissimi in diverse epoche.
Le indagini sull'omicidio del fanciullo furono volute dagli Sforza e condotte da un commissario, il quale ordinò l'arresto di tutti gli ebrei della piccola comunità locale di origine tedesca. Il processo si svolse a Milano e portò alla condanna di un frate Servita di nome Giovanni Guerra e, come mandante, di un ebreo tortonese di nome Simone, il quale voleva procurarsi del sangue cristiano, mentre gli altri indagati vennero rilasciati. Nell'estate del 1482 i condannati furono pubblicamente giustiziati, sebbene l'esecuzione non bastasse per lungo tempo a sopire i malumori. La bontà e le virtù di Giovannino erano conosciute e il giovane fu subito considerato un martire, la cui tomba divenne meta di fedeli. Dopo una controversia sul possesso delle spoglie, il corpo fu diviso e il capo rimase a Volpedo, mentre il resto fu traslato a Tortona nella chiesa dei Domenicani. Nel Cinquecento il culto locale fu approvato in tutta la Chiesa Tortonese. Nel 1820 le reliquie furono riunite a Volpedo e, il 19 agosto 1920, si tenne una ricognizione canonica. Oggi il Beato Giovannino Costa è il patrono di Volpedo.
La Beata Maria di San Giuseppe, nata Laura Alvarado Cardozo nel 1875 a Choroní, è una figura luminosa della carità cristiana nel Venezuela del ventesimo secolo. Dedicò l'intera sua esistenza al servizio degli ultimi, trasformando la propria vocazione in un atto di amore concreto verso il prossimo sofferente. La sua vita, conclusasi a Maracay nel 1967, rimane una testimonianza profonda di dedizione evangelica, capace di coniugare la contemplazione con una instancabile operosità a favore dei più fragili.
Viene ricordata come fondatrice delle Suore Ospitaliere di Sant'Agostino, istituto sorto all'inizio del secolo scorso per rispondere alle necessità spirituali e materiali di chi era stato dimenticato dalla società. La sua eredità si manifesta nella capillare opera di assistenza che ha promosso, fondando numerose case per accogliere poveri, orfani e anziani. La Chiesa ha riconosciuto la santità della sua missione attraverso il cammino verso gli altari, culminato nella beatificazione per opera di San Giovanni Paolo Secondo, che ha elevato il suo esempio a modello di carità operosa per tutta la comunità dei fedeli.
San Giovanni Payne fu un sacerdote cattolico inglese, nato a Peterborough intorno al 1550, la cui vita testimonia la fedeltà al Vangelo in un tempo di aspra persecuzione religiosa. Dopo la conversione al cattolicesimo, egli scelse di consacrarsi al ministero sacerdotale presso il collegio di Douai, offrendo la propria esistenza per il sostegno spirituale dei fedeli in un'Inghilterra segnata da profonde divisioni. Il suo cammino terreno si concluse con il martirio, avvenuto a Chelmsford nel 1582, sigillando una dedizione totale alla Chiesa di Roma.
Egli è oggi ricordato come uno dei Quaranta Martiri d'Inghilterra e Galles, figure che hanno saputo testimoniare con il sangue la propria appartenenza a Cristo. La sua canonizzazione, avvenuta per mano di Papa Paolo VI il 25 ottobre 1970, eleva il suo ricordo a esempio luminoso di perseveranza. San Giovanni Payne rimane una figura cara a chi cerca nella storia della Chiesa il coraggio di chi, pur conoscendo il peso della prigionia e le minacce del potere civile, non ha mai rinnegato la propria vocazione, restando saldo nella fede fino al sacrificio supremo.
A Cesarea in Palestina, sant’Appiano, martire, che, sotto l’imperatore Massimino, poiché il popolo era costretto a sacrificare pubblicamente agli dèi, accostatosi con coraggio al governatore Urbano, gli afferrò la mano destra, obbligandolo a sospendere il rito e per questo, con i piedi avvolti da un panno di lino intinto nell’olio e dato alle fiamme, fu precipitato ancora vivo in mare dai soldati.
San Vittore di Capua
Vescovo
A Capua in Campania, san Vittore, vescovo, insigne per dottrina e santità.
San Nicezio di Lione
Vescovo
A Lione in Francia, san Nicezio, vescovo, che fu sollecito verso i poveri e benevolo con i semplici e insegnò a questa Chiesa a seguire una norma nella recita della salmodia.
Sant' Eustasio di Luxeuil
Abate
Nel monastero di Luxeuil nella Burgundia sempre in territorio francese, sant’Eustasio, abate, che fu discepolo di san Colombano e padre di quasi seicento monaci.
San Domenico Tuoc
Martire
Nel villaggio di Xương Điền nel Tonchino, ora Viet Nam, san Domenico Tước, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori e martire sotto l’imperatore Minh Mạng.
Beato Nicola (Mykolay) Charneckyj
Vescovo e martire
A Leopoli in Ucraina, beato Nicola Čarneckyj, vescovo, che svolse il suo ministero di esarca apostolico di Volyn’ e Pidljashja in tempo di persecuzione contro la fede e, seguendo come pastore fedele le orme di Cristo, per sua grazia raggiunse il regno celeste.
San Francesco Coll y Guitart
Sacerdote domenicano
A Vic nella Catalogna in Spagna, beato Francesco Coll, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, che, ingiustamente espulso dal chiostro, perseverò tuttavia fermamente nella sua vocazione e predicò per tutta la regione il nome del Signore Gesù Cristo.
Santa Teodosia (Teodora) di Cesarea
Vergine di Tiro, martire
Nello stesso luogo, passione di santa Teodora, vergine di Tiro, che nella medesima persecuzione, avendo pubblicamente salutato i santi confessori della fede che stavano davanti al tribunale e chiesto loro che, giunti al Signore, si ricordassero di lei, presa dai soldati e condotta davanti al governatore, fu per suo ordine torturata con atroci supplizi e infine gettata in mare.
Beato Arnolfo I di Villers
Abate
Beato Matteo di Massaccio
Monaco
Dal Martirologio Romano
San Francesco da Paola, eremita: fondò l’Ordine dei Minimi in Calabria, prescrivendo ai suoi discepoli di vivere di elemosine, senza possedere nulla di proprio né mai toccare denaro, e di mangiare sempre soltanto cibi quaresimali; chiamato in Francia dal re Luigi XI, gli fu vicino nel momento della morte; morì a Plessy presso Tours, celebre per la sua austerità di vita. — Martirologio Romano