7 settembre
Beata Eugenia Picco
Vergine
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e l'infanzia difficile
Eugenia Picco nacque a Crescenzago, in provincia di Milano, l'8 novembre del 1867, figlia di Giuseppe Picco e Adelaide Del Corno. Il padre era un valente musicista non vedente che collaborava con il Teatro La Scala di Milano, mentre la madre era una cantante dotata di grande bravura e di pari frivolezza. I genitori formavano una coppia artistica perfetta ed effettuavano frequenti tournée in Italia e all'estero, legati in modo particolare alla ricerca della fama, del denaro e del successo. Durante la sua infanzia, Eugenia venne frequentemente e stabilmente affidata ai nonni, vedendo i genitori unicamente nelle brevi pause tra i loro tour artistici. La vita della famiglia subì una svolta drammatica al termine di una tournée in Russia, quando la madre tornò da sola e fece credere a tutti che il marito fosse morto durante il viaggio. Per molto tempo la famiglia non ebbe alcuna notizia del padre, e la fanciulla visse nella convinzione di un grave lutto. In seguito si scoprì che l'uomo, abbandonato dalla sposa, non era tornato e si era imbarcato per l'America con un'altra donna, lasciando cadere ogni contatto. Dopo il presunto lutto, la madre costrinse Eugenia a trasferirsi a Milano nella casa del proprio convivente, per il quale aveva lasciato il marito. Da quella nuova relazione la madre avrebbe avuto in seguito altri due figli, consolidando un contesto domestico privo di autentica religiosità e moralmente degradato.
La giovinezza e la chiamata spirituale
All'interno di questo ambiente segnato da forti tensioni, Eugenia crebbe distinguendosi per bellezza, intelligenza e spiccate doti artistiche. La madre proiettò su di lei le proprie frustrazioni per la carriera interrotta, desiderando tenacemente per la figlia un futuro da cantante lirica e manifestando ambizioni mondane. La convivenza si rivelò presto insostenibile, poiché Eugenia dovette costantemente difendersi dalle attenzioni indesiderate e dalle avances del convivente della madre, ricordando in seguito quel periodo come caratterizzato da gravi pericoli e occasioni di rischio sia dentro che fuori le mura domestiche. La vita quotidiana era attraversata da continue liti e fortissime tensioni tra Eugenia, la madre e il resto dei parenti. Già a partire dall'età di quattordici anni, Eugenia intrattenne una relazione sentimentale senza tuttavia trovarvi la vera serenità. Nei momenti di maggiore sofferenza e confusione, la giovane avvertiva un'istintiva spinta verso il trascendente e cercava rifugio pregando in chiesa, recandosi quotidianamente nel silenzio dell'austera basilica di Sant'Ambrogio a Milano per invocare Dio, pur conoscendolo ancora appena. Durante quegli anni travagliati, in una sera del mese di maggio del 1886, Eugenia visse una profonda esperienza spirituale mentre pregava disperata davanti a un quadro posto sopra il suo letto. Questa illuminazione interiore, assimilata a una lama di luce, suscitò in lei il desiderio ardente e irrefrenabile di raggiungere la santità. Da quel momento la sua vita cambiò radicalmente, orientandosi con costante alacrità e fedeltà verso la perfezione spirituale e la scelta definitiva per Gesù.
L'ingresso nella vita religiosa
La scelta vocazionale di Eugenia incontrò la ferma opposizione della madre, che la ostacolò con tutte le forze. Per mesi la giovane visse una fase di intensa sofferenza, trovando sostegno nella preghiera, nella frequentazione delle Suore Orsoline del proprio oratorio e nell'aiuto di un sacerdote conosciuto grazie a loro. L'autenticità della sua vocazione era unanimemente riconosciuta, mentre la scelta della congregazione fu oggetto di attenta valutazione spirituale. Le Suore Orsoline, mosse da prudenza e preoccupate dalla troppa vicinanza alla casa materna in cui la vocazione veniva aspramente avversata, orientarono Eugenia verso le Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria di Parma. Il 31 agosto 1887 Eugenia fuggì coraggiosamente da casa con l'aiuto dei parenti paterni e giunse a Parma, entrando nella giovane famiglia religiosa. Al suo arrivo fu accolta, compresa e amata dal fondatore dell'istituto, il venerabile Agostino Chieppi. Il 26 agosto 1888 diede inizio al proprio periodo di noviziato, per poi emettere la prima professione religiosa il 10 giugno 1891 sempre alla presenza del fondatore, e pronunciare infine i voti perpetui il 1° giugno 1894. All'interno dell'istituto Eugenia servì la comunità con semplicità, umiltà, fedeltà e generosità, dedicandosi all'insegnamento di musica, canto e francese per le allieve del Convitto, e svolgendo con dedizione i ruoli di madre e maestra per le novizie, oltre a prestare servizio come archivista, Segretaria generale e Consigliera della congregazione.
Il servizio come Superiora generale e la malattia
Nel mese di giugno del 1911 Eugenia fu eletta Superiora generale della congregazione, carica che mantenne ininterrottamente fino al giorno della sua morte. Per adempiere a questo delicato compito, fece il voto solenne di svolgere i propri doveri con serenità, tranquillità e serena perfezione per compiere la volontà divina. Come guida dell'istituto dimostrò grande saggezza e prudenza, lavorando intensamente per la sistemazione definitiva della famiglia religiosa secondo le direttive del fondatore. Mostrò sempre un'attenzione materna verso tutti, prestando particolare riguardo ai poveri, ai piccoli e agli emarginati. Durante la prima guerra mondiale, tra il 1915 e il 1918, aprì coraggiosamente le porte della congregazione per prestare soccorso materiale e spirituale ai militari e agli orfani dei caduti, impegnandosi costantemente nella promozione della dignità femminile e nella formazione spirituale e culturale delle donne. La sua vita interiore e la sua azione apostolica traevano linfa vitale dalla contemplazione dell'Eucaristia, fulcro di ogni sua preghiera. Da questo amore per Cristo assimilò la propria esistenza al pane comune, considerandola accessibile a tutti, umile e nascosta, adottando tre propositi fondamentali: la purezza per compiacere Gesù, l'umiltà per se stessa e la carità verso il prossimo. Di costituzione fisica fragile, fu gravemente provata dalla tisi ossea, che le procurava dolori intensi e la portò nel 1919 a subire l'amputazione della gamba destra. Nonostante la gravità della malattia e le sofferenze indicibili, mantenne un atteggiamento luminoso e sorridente, sostenendo fermamente che l'Eucaristia richiede di ringraziare con il sorriso, e continuò a guidare la congregazione muovendosi su una sedia a rotelle.
Il transito e il riconoscimento della santità
Suor Eugenia visse con esemplare spirito di consacrazione anche gli ultimi momenti della malattia, spegnendosi serenamente il 7 settembre 1921 all'età di cinquantaquattro anni. Dopo la sua morte, la fama di santità si mantenne viva e crebbe costantemente nel tempo, alimentata dall'ammirazione dei fedeli che vedevano in lei un modello eccelso di virtù, pietà, zelo, prudenza, sacrificio e saggezza. Il processo di beatificazione fu avviato nel settembre del 1945, segnando l'inizio di un cammino ecclesiale che il 18 febbraio 1989 portò al decreto sul riconoscimento delle sue virtù eroiche. Un ulteriore passo fondamentale si compì il 20 dicembre 1999 con la pubblicazione del decreto sul miracolo attribuito alla sua intercessione, riguardante la guarigione prodigiosa di Camillo Talubingi Kingombe, avvenuta il 25 agosto 1992 nella diocesi di Uvira, nell'ex Zaire. Il 7 ottobre 2001 papa Giovanni Paolo II ha proclamato beata Madre Eugenia Picco, coronando la memoria di una vita interamente spesa nell'adesione alla volontà divina. La sua straordinaria vicenda costituisce oggi un messaggio di speranza per l'epoca contemporanea, spesso focalizzata sui condizionamenti psicologici negativi derivanti da contesti difficili, dimostrando l'efficacia irresistibile della grazia quando viene accolta e assecondata a dispetto di ogni situazione avversa.
Il cammino di una vita
La vicenda umana e spirituale della Beata Eugenia Picco affonda le sue radici nella terra lombarda, avendo ella visto la luce a Crescenzago nel 1867. La sua vocazione non fu un evento isolato, ma il frutto di una ricerca interiore che trovò il suo momento decisivo nel maggio del 1886, quando, durante la preghiera, ricevette una chiara chiamata alla santità. Tale consapevolezza generò in lei una forza d'animo straordinaria, che la condusse, il 31 agosto 1887, a lasciare la casa paterna per consacrarsi definitivamente a Dio entrando in convento. Questo gesto, compiuto con coraggio e determinazione, segnò l'inizio di una vita spesa interamente nell'obbedienza e nella carità.
Nel corso del ventesimo secolo, la sua figura si distinse per l'equilibrio tra l'azione e la contemplazione. Nel giugno del 1911, la fiducia delle sue consorelle la chiamò a ricoprire il delicato ruolo di Superiora generale della congregazione, incarico che svolse con saggezza e dedizione. Tuttavia, la prova più ardua attendeva la sua anima negli anni successivi. Colpita dalla tisi ossea, fu costretta nel 1919 a subire l'amputazione di una gamba. Nonostante il dolore lancinante e la limitazione fisica, ella non smise mai di servire con umiltà, testimoniando fino alla morte, avvenuta a Parma nel 1921, che il sacrificio personale è la via più alta per configurarsi a Cristo. La sua esistenza si chiuse in quella città che l'aveva accolta, lasciando un'impronta indelebile di pace e di amore per la Chiesa.
Il culto e la memoria
La Chiesa ha riconosciuto la santità della Beata Eugenia Picco solennemente, elevandola agli onori degli altari il 7 ottobre 2001, per mano di San Giovanni Paolo II. Questo atto ha confermato quanto la sua testimonianza di fede fosse preziosa per il popolo di Dio, specialmente per coloro che, nella malattia, cercano un conforto spirituale. Il suo culto è strettamente legato al ricordo del suo transito, avvenuto il 7 settembre, giorno in cui la comunità cristiana ne celebra la memoria liturgica.
Venerare questa santa significa oggi riscoprire il valore del silenzio, della preghiera e dell'accettazione della croce. La sua presenza, sebbene silenziosa, continua a parlare al cuore dei fedeli, invitandoli a non temere le sofferenze che la vita riserva, ma a offrirle come atto di amore verso Dio. La sua vita, vissuta tra Milano e Parma, rimane un faro di umiltà che invita ogni anima a confidare, in ogni istante del proprio pellegrinaggio, nella provvidenza del Signore, che non abbandona mai i suoi figli.
Domande frequenti
Quando si festeggia la Beata Eugenia Picco?
La Beata Eugenia Picco si festeggia il 7 settembre, giorno in cui viene commemorata nel Martirologio presso la città di Parma.
A Parma, beata Eugenia Picco, vergine della Congregazione delle Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, che, tutta votata alla volontà di Dio, promosse la dignità delle donne e provvide alla formazione spirituale e culturale delle religiose. — Martirologio Romano