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13 febbraio

Beata Eustochio (Lucrezia) Bellini di Padova

Vergine

Aggiornato il 15 settembre 2026

L'infanzia e l'ingresso in monastero

Lucrezia Bellini nacque a Padova nel 1444 da una nascita non legittima, figlia di Bartolomeo Bellini e di una monaca del monastero benedettino di San Prosdocimo. All'età tenerissima di quattro anni, il demonio si impossessò del suo corpo senza tuttavia toglierle l'uso della ragione, iniziando quella misteriosa possessione che la tormentò praticamente per tutta la vita. All'età di sette anni fu affidata alle monache dello stesso monastero di San Prosdocimo, che gestivano un educandato all'interno della struttura. La condotta della comunità monastica in quel tempo non era esemplare, ma la fanciulla dimostrò subito un animo diverso, poiché preferiva il ritiro, il lavoro e la preghiera agli svaghi mondani, coltivando una profonda devozione alla Madonna, a San Girolamo e a San Luca. Nel 1460, alla morte della badessa, il vescovo Jacopo Zeno tentò di imporre una maggiore disciplina al monastero. Di fronte a questo tentativo di riforma, le monache e le educande decisero di lasciare il monastero per fare ritorno alle proprie case, e l'unica a rimanere salda fu Lucrezia Bellini. In sostituzione delle religiose partite, giunsero nel monastero le Benedettine del convento di Santa Maria della Misericordia, guidate dalla badessa Giustina da Lazzara. A diciotto anni, sentendo forte la chiamata alla vita consacrata, Lucrezia chiese di poter entrare nel loro Ordine, coronando così il desiderio di appartenere interamente al Signore.

Le prove, la professione e la morte

Il quindicesimo giorno di gennaio del 1461, la giovane ricevette il nero abito benedettino e il nome di Eustochio. Subito dopo, il demonio riprese a possedere il suo corpo, costringendola a compiere atti contrari alla Regola. Eustochio esplose in atti così chiassosi e violenti da terrorizzare le consorelle, le quali dovettero legarla per molti giorni a una colonna per contenere quelle manifestazioni. Dopo la liberazione dai lacci, la badessa si ammalò di una strana malattia ed Eustochio fu immediatamente incolpata, venendo giudicata da molti come un'ipocrita strega. Per questa ragione fu chiusa in una prigione per tre mesi a pane e acqua. Tuttavia, tali prove non avvilirono la novizia. A chi le consigliava di tornare nel mondo o di cambiare monastero, ella rispose con fermezza che accettava tutte le tribolazioni per espiare la colpa della sua nascita là dove era stata commessa. Nella solitudine della cella si confortava recitando il rosario e una corona di salmi e preghiere da lei composte. Una volta liberata dalla prigione, fu nuovamente tormentata dal demonio con flagellazioni sanguinose, vomiti incontrollabili e altri patimenti fisici. Nonostante tutto, sopportò le sofferenze con inossidabile pazienza, riuscendo infine a convincere le consorelle delle sue autentiche virtù. Il venticinque marzo 1465 fu ammessa alla professione solenne e, due anni dopo, le fu imposto il velo nero delle benedettine secondo l'usanza dell'epoca. Ella era stata di grande bellezza, ma le continue possessioni, le malattie e le penitenze la ridussero a uno scheletro vivente. Trascorsi gli ultimi anni quasi sempre a letto ammalata, visse assorta nella preghiera e nella meditazione della Passione di Gesù. Morì il tredicesimo giorno di febbraio del 1469 a soli venticinque anni. La sua fine terrena fu così serena che il suo volto riacquistò l'antica bellezza, e il demonio l'aveva lasciata in pace poche ore prima della sua morte.

Il culto e le memorie del corpo

La tradizione riferisce che quattro anni dopo la morte, quando il corpo fu riesumato dal sepolcro primitivo, il sepolcro cominciò a riempirsi d'acqua purissima e miracolosa, un fenomeno che cessò soltanto con la successiva soppressione del monastero. Nel 1475 il corpo fu solennemente portato nella chiesa del monastero e, dal 1720, venne collocato in modo da essere visibile all'interno di un'arca di cristallo. In seguito alla soppressione del monastero di San Prosdocimo avvenuta nel 1806, il corpo della beata fu traslato nella chiesa di San Pietro a Padova. Sopra l'altare marmoreo che custodisce le sue spoglie si trova la pala del Guglielmi, che raffigura la beata mentre calpesta il demonio. Papa Clemente XIII confermò il suo culto nel 1760 per la città di Padova, e nel 1767 il culto fu esteso a tutti gli Stati della Repubblica Veneta. La festa religiosa viene celebrata il tredicesimo giorno di febbraio in tutta la diocesi di Padova, mentre il Martirologio la ricorda come Beata Eustochio Lucrezia Bellini, vergine dell'Ordine di San Benedetto a Padova.

Domande frequenti

Quando si festeggia la Beata Eustochio?

La festa religiosa della Beata Eustochio viene celebrata il tredicesimo giorno di febbraio in tutta la diocesi di Padova.

Qual è il ruolo della Beata Eustochio nel Martirologio?

Il Martirologio la ricorda come Beata Eustochio Lucrezia Bellini, vergine dell'Ordine di San Benedetto a Padova.

A Padova, beata Eustochio (Lucrezia) Bellini, vergine dell’Ordine di San Benedetto. — Martirologio Romano