Le sante Fosca e Maura sono due figure luminose della tradizione cristiana, la cui memoria liturgica si celebra il tredici febbraio. La loro storia è tramandata da un'antica passio che unisce la devozione popolare, la custodia delle reliquie e il cammino della fede vissuto sino al supremo sacrificio del martirio. La narrazione antica racconta di Fosca, nata a Ravenna da una famiglia pagana, e della sua nutrice Maura, entrambe guidate verso la grazia del battesimo cristiano amministrato dal prete Ermolao. Di fronte all'opposizione paterna e alla persecuzione, le due donne scelsero la via della testimonianza e del dono totale della propria vita, suggellando la loro adesione a Cristo con il sangue.
Nel corso dei secoli, il culto di queste martiri ha trovato una dimora mirabile nella laguna veneta, custodito nell'isola di Torcello dove sorse una chiesa a loro dedicata. Intorno alla loro vicenda si sono intrecciate le ricerche degli studiosi, tese a comprendere il valore storico degli Atti e l'origine delle loro reliquie, giunte infine in terra d'Italia. La figura di santa Fosca e di santa Maura continua così a parlare alla comunità dei credenti, richiamando la costanza nella fede e la memoria di un antico legame spirituale che unisce Oriente e Occidente, Africa e laguna.
San Gosberto, conosciuto anche come Gozberto o con il nome tradizionale di Simone, visse nel nono secolo e lasciò una testimonianza profonda nella storia della Chiesa come pastore e missionario. La diocesi di Osnabrück, dove svolse il suo principale ministero episcopale, era stata eretta nel 772 da Carlomagno allo scopo di evangelizzare i territori della Sassonia appena conquistati. All'interno della successione episcopale di quella sede, San Gosberto occupa il quarto posto, collocandosi cronologicamente dopo il vescovo Goswin e prima del vescovo Ecberto. La sua vita fu segnata da un generoso spirito di dedizione alla fede, che lo portò a varcare i confini della propria terra d'origine per servire il Vangelo in regioni lontane e ostili.
Nel corso del suo cammino pastorale, il santo affrontò prove e persecuzioni a causa della sua opera di evangelizzazione. Fu cacciato dalla sua sede durante una violenta persecuzione dei pagani e, in seguito a questi dolorosi eventi, accettò il governo della Chiesa di Osnabrück in Germania, mantenendo l'incarico fino alla conclusione dei suoi giorni terreni. Sebbene le fonti e gli studi storici abbiano talvolta dibattuto sulla reale natura dei suoi primi mandati e sui popoli a cui fu inviato, la figura di San Gosberto rimane un punto di riferimento luminoso per la sua infaticabile predicazione e per lo zelo con cui guidò il gregge a lui affidato, meritando la venerazione delle comunità cristiane che ne custodiscono la memoria liturgica.
San Fulcranno di Lodève rappresenta una figura luminosa del decimo secolo, un tempo segnato da profonde trasformazioni sociali e spirituali. Nato a Lodève, egli dedicò l’intera esistenza al servizio della sua Chiesa locale, guidando la comunità con fermezza e dedizione pastorale. Ordinato sacerdote e successivamente consacrato vescovo di Lodève nell'anno novecentoquarantanove, San Fulcranno si distinse per una vocazione costruttrice, non soltanto rivolta al rinnovamento spirituale dei fedeli, ma anche alla cura delle strutture materiali che ospitano la preghiera e la celebrazione dei misteri divini.
La memoria di questo santo vescovo è indissolubilmente legata all'opera di edificazione della nuova cattedrale di Lodève, consacrata nell'anno novecentosettantacinque, e al fecondo impegno per la vita monastica. Fondatore del monastero del Santo Salvatore e restauratore del monastero degli Apostoli, egli ha saputo coniugare la sollecitudine per il culto liturgico con la difesa della libertà della Chiesa. La sua vita, conclusasi a Lodève il tredici febbraio dell'anno mille sei, rimane un esempio di dedizione instancabile, che trova il suo compimento nella sepoltura avvenuta proprio tra le mura della cattedrale che egli stesso aveva contribuito a erigere per la gloria di Dio e il conforto del suo popolo.
San Paolo Liu Hanzuo visse durante il XIX secolo, nascendo a Lezhi intorno al 1778 nel seno di una famiglia cristiana e molto povera, che curò con grande interesse la sua educazione religiosa. A causa della povertà non poté frequentare la scuola e dovette occuparsi di portare le pecore al pascolo, finché non fu aiutato a discernere la propria vocazione da un missionario. All'età di ventiquattro anni chiese di essere ammesso al Seminario di Luorenggou, dove ebbe difficoltà nell'apprendimento del latino, ricevendo tuttavia il permesso di studiare filosofia e teologia in cinese, per poi essere ordinato sacerdote tra i trenta e i trentacinque anni ed essere associato alla Società delle Missioni Estere di Parigi. Gli furono affidati i distretti di Sintou e Teyang, entrambi situati sulle rive del fiume Yangtse, dove erano in corso persecuzioni che lo costringevano a compiere solitamente di notte gli atti del ministero, mentre di giorno vendeva merci e verdura per sostentarsi. Fu denunciato alle autorità civili da un falegname che era stato rimproverato dal sacerdote per il suo lavoro inaccurato.
Venne catturato il 15 agosto 1817 mentre stava celebrando la Messa, chiese di poter terminare la celebrazione prima di essere catturato e si consegnò alle autorità una volta conclusa la Messa, insieme al suo domestico arrestato con lui. Condotto in carcere e fustigato con lacci di cuoio, gli fu detto che avrebbe riottenuto la libertà pagando un riscatto, ma non fu possibile radunare la somma di denaro richiesta. Condotto davanti al mandarino, affermò di essere un sacerdote e dichiarò di essere disposto a lasciarsi uccidere anziché apostatare. Il mandarino lo condannò a morte, inviò alla corte imperiale la richiesta di conferma della sentenza che arrivò rapidamente, e San Paolo Liu Hanzuo venne strangolato a Dongjiaochang il 13 febbraio 1818. Fu incluso nel gruppo dei 50 martiri del clero e dei fedeli dei Vicariati apostolici di Guizhou, Sichuan, Tonchino Occidentale, Cocincina e Tonchino Orientale, il cui decreto sul martirio fu promulgato il 2 luglio 1899. Fu beatificato da papa Leone XIII il 27 maggio 1900, inserito nel gruppo dei 120 martiri cinesi capeggiati da Agostino Zhao Rong e infine iscritto nell'elenco dei santi il 1 ottobre 2000 da san Giovanni Paolo II.
Il beato Giordano di Sassonia visse nel tredicesimo secolo, emergendo come una figura fondamentale per la storia e la diffusione dell'Ordine dei Predicatori. Nato in Westfalia tra il 1175 e il 1185, precisamente a Burgherg presso Dassel secondo la tradizione, crebbe probabilmente in una famiglia di contadini per poi distinguersi grazie alle sue eccellenti doti intellettuali. Trasferitosi ancor giovane allo Studio parigino, conseguì il titolo di magister artium nel 1218 o prima, per poi diventare baccelliere in teologia e sacerdote dell'Ordine. Incontrato san Domenico nell'estate del 1219 e ricevuto da questi l'esortazione al diaconato, chiese l'abito domenicano il 12 febbraio 1220 insieme al suo amico Enrico di Colonia. Dotato di un'intelligenza viva, di una volontà nobile e di un cuore generoso, possedeva l'arte perfetta di trattare gli uomini e gli affari. Eletto secondo maestro generale dell'Ordine nel maggio del 1222 come degno successore e imitatore di san Domenico, guidò la grande espansione dei domenicani, portando le case da trenta a trecento e i frati da trecento a quattromila.
Egli è particolarmente ricordato per aver plasmato lo spirito e la legislazione dei Predicatori, pubblicando le prime costituzioni domenicane e introducendo il canto quotidiano della Salve Regina dopo la Compieta a seguito dell'episodio dell'ossessione di frate Bernardo a Bologna nel 1221. La sua infaticabile opera di viaggiatore e amministratore lo portò a reggere capitoli generali e provinciali in Europa, a curare i rapporti con i papi, tra cui Gregorio IX, e con la regina Bianca di Francia, nonché a promuovere la predicazione e la missione. Scrittore fecondo, fu il primo storiografo dell'Ordine grazie al suo Libellus Monumenta de principiis Ordinis Praedicatorum. Dopo una vita interamente spesa al servizio della Chiesa e della fede, morì tragicamente in un naufragio il 13 febbraio 1237 sulla costa di Pamphilia, presso Attalia, vicino a Tolemaide. Il suo culto fu solennemente confermato da papa Leone XII il 10 maggio 1826.
San Simeone Stefano Nemanja, nato nell'anno millecentoquattordici a Ribnica nella regione della Zeta, rappresenta una figura cardine della storia e della spiritualità serba del dodicesimo secolo. Sovrano di profonda fede, egli seppe guidare il suo popolo con saggezza politica e dedizione spirituale, trasformando il proprio potere terreno in un cammino di servizio consacrato alla Chiesa. La sua vita, segnata dal passaggio dal governo delle regioni di Toplica, Ibar e Rasina fino all'investitura a grande zupan di tutte le terre serbe, culminò in una scelta radicale di umiltà. Dopo aver consolidato l'unità del regno e difeso con fermezza l'ortodossia nell'assemblea nazionale del millecentottantasei, egli scelse di deporre la corona per abbracciare la via del monachesimo.
Il ricordo di San Simeone Stefano Nemanja vive oggi attraverso la sua eredità architettonica e spirituale, in particolare nella fondazione del monastero di Studenica e nel restauro del cenobio di Hilandar sul Monte Athos, dove concluse i suoi giorni nell'anno milleduecento. Egli è venerato dalla Chiesa ortodossa serba come un modello di uomo che ha saputo rinunciare alle vanità del mondo per cercare la comunione con Dio. La sua memoria rimane un punto di riferimento per quanti, nel cammino della vita, riconoscono nella preghiera e nel distacco dai beni temporali la strada maestra per la vera pace interiore e la santità.
La Beata Cristina da Spoleto, nota anche come Agostina Camozzi, visse nel corso del quindicesimo secolo lasciando un segno profondo di fede e di penitenza. La tradizione e gli agiografi tramandano notizie complesse riguardo al suo periodo giovanile, segnato da origini che alcuni riconducono alla famiglia dei Visconti di Milano o ai Semenzi di Calvisano in Brescia, indicando come padre il medico Giovanni Carrozzi. Sposata fanciulla con un artigiano locale e rimasta presto vedova, visse una complessa vicenda umana che la vide legata a un cavaliere milanese, madre di un figlio morto bambino, e nuovamente moglie prima di perdere il secondo consorte, ucciso da un soldato invaghito di lei. Il Martirologio ricorda che, dopo la morte del marito, indulse per qualche tempo alla concupiscenza della carne, prima che la sua esistenza conoscesse una svolta radicale e definitiva.
Intorno al 1450 la protagonista decise di cambiare vita, abbandonando la famiglia e i luoghi in cui aveva vissuto per fuggire, secondo alcune versioni, da un matrimonio indesiderato. Vestì l'abito delle Agostiniane secolari, abbracciando l'Ordine secolare di Sant'Agostino per dedicarsi a una vita di penitenza, preghiera e servizio di malati e poveri. La sua esistenza divenne un pellegrinaggio permanente alla ricerca di un luogo per vivere nell'oblio, dimorando presso vari monasteri agostiniani senza fermarsi a lungo e allontanandosi ogni volta che si accorgeva di essere oggetto di attenzione. Dopo aver coltivato il desiderio di visitare i luoghi santi di Assisi e di Roma e di spingersi fino alla Terra Santa, giunse a Spoleto in compagnia di un'altra terziaria, dedicandosi alla cura dei malati nell'ospedale cittadino. Morì nel 1458, forse ancora ventenne, dopo aver vissuto intensamente la sua nuova vita per alcuni anni.
Il Beato Angelo Tancredi da Rieti visse nel tredicesimo secolo e fu uno dei primi discepoli di San Francesco, appartenendo al gruppo originario dei dodici frati minori. Nobile cavaliere di stirpe, egli passò alla storia della spiritualità francescana come il primo cavaliere ad unirsi al Poverello di Assisi, venendo descritto dallo stesso San Francesco come un uomo adorno di gentilezza e bontà, dotato di quella particolare cortesia che distingueva l'autentico frate minore. La sua esistenza si legò indissolubilmente alle vicende e agli ultimi istanti della vita del Santo, di cui fu fedele compagno, assistente e testimone oculare.
Oggi il Beato Angelo Tancredi è ricordato con profonda devozione non soltanto per il servizio reso al fondatore, ma anche per il suo inestimabile contributo alla memoria storica dell'ordine. Insieme ai compagni Leone e Rufino, egli compose la celebre Leggenda dei tre compagni, consegnando ai posteri il racconto autentico delle origini francescane. Le sue spoglie riposano nella cripta della Basilica di San Francesco, accanto alla tomba del Santo, a perpetuire un legame spirituale che attraversa i secoli.
La Beata Eustochio, al secolo Lucrezia Bellini, visse nel corso del quindicesimo secolo a Padova, dove nacque nel 1444 da una relazione non legittima. Suo padre era Bartolomeo Bellini, mentre la madre era una monaca del monastero benedettino di San Prosdocimo. La sua esistenza terrena fu segnata da una prova straordinaria e dolorosa, poiché a soli quattro anni il demonio si impossessò del suo corpo, pur senza mai toglierle l'uso della ragione, tormentandola praticamente per tutta la vita. Nonostante questa croce indicibile e le incomprensioni della comunità, la giovane vergine seppe percorrere una via di profonda ascesi spirituale, distinguendosi per il raccoglimento, il lavoro e la preghiera costante, nutrita dalla devozione alla Madonna, a San Girolamo e a San Luca. Ella rappresenta l'unico esempio noto di una fedele arrivata alla santità pur essendo stata posseduta dal demonio per l'intera durata della sua vita.
La sua memoria liturgica si celebra il tredicesimo giorno di febbraio, data della sua pia transizione terrena avvenuta nel 1469 a soli venticinque anni di età. Il culto tributato alla vergine benedettina fu confermato nel 1760 da Papa Clemente XIII per la città di Padova, e successivamente esteso nel 1767 a tutti gli Stati della Repubblica Veneta. Dopo alterne vicende di traslazioni che videro il suo corpo passare dal monastero di San Prosdocimo, soppresso nell'anno 1806, fino alla chiesa di San Pietro a Padova dove tuttora riposa in un'arca di cristallo sopra l'altare marmoreo ornato dalla pala del Guglielmi, la Beata Eustochio continua a essere invocata come modello di inossidabile pazienza nella prova e di totale abbandono alla volontà divina.
Santa Giuliana è una figura luminosa e venerata della tradizione cristiana piemontese, ricordata non come personaggio storicamente definito nello spazio e nel tempo, bensì come simbolo della donna timorata di Dio, coraggiosa seppellitrice di martiri e amorosa educatrice. La sua memoria si intreccia profondamente con le vicende di altri santi del territorio, offrendo un alto richiamo all'importanza dell'opera svolta dalle donne nella diffusione del cristianesimo e nella formazione di una coscienza cristiana dai tempi apostolici fino a oggi.
Sebbene non esistano prove documentarie o archeologiche che permettano di conoscere in dettaglio la sua vicenda umana, la tradizione agiografica tramanda il suo nome attraverso i secoli, unendo la cura pietosa per i testimoni della fede alla dedizione nella trasmissione della dottrina cristiana. Le sue reliquie sono oggi custodite nella chiesa torinese dei Santi Martiri, meta di devozione e raccoglimento per i fedeli che ne onorano la memoria.
Nel corso del decimo secolo, la Chiesa di Vercelli, la diocesi più antica del Piemonte, fu guidata da due vescovi venerati come santi e vissuti intorno all'anno mille. Tra di essi, la figura di Pietro Primo spicca con particolare rilievo poiché possediamo maggiori informazioni sulla sua vita e sul suo operato, e soprattutto perché egli rimane l'unico vescovo martire della città. Uomo di fede e di governo, egli visse in un'epoca di profondi turbamenti politici, legando la propria esistenza agli eventi del Sacro Romano Impero e pagando con il sangue la fedeltà alle istituzioni imperiali. Il suo sacrificio si consumò il tredici febbraio dell'anno novecentonovantasette, durante l'assedio di Vercelli orchestrato dal marchese Arduino d'Ivrea, le cui mire dinastiche mal sopportavano l'autorità del presule.
Oggi la memoria liturgica di San Pietro Primo si celebra proprio nel giorno del suo martirio, sebbene il suo culto sia rimasto confinato alla dimensione locale della città e non trovi posto nel nuovo Martyrologium Romanum. La sua testimonianza, pur segnata da dinamiche eminentemente politiche piuttosto che da un odio diretto alla fede, continua a parlare alla comunità cristiana vercellese. Attraverso le vicende terrene del suo vescovo, segnate da drammatiche prigionie in terra straniera e da provvidenziali liberazioni, la Chiesa locale custodisce la memoria di un pastore che ha saputo attraversare le prove del proprio tempo, lasciando un'impronta indelebile nella storia religiosa e civile del territorio piemontese.
Il Beato Giacomo Alfredo Miller, religioso lasalliano e martire, nacque a Ellis, nei pressi di Stevens Point nel Wisconsin, il 21 settembre 1944. Cresciuto in una famiglia di allevatori dedita al lavoro dei campi, sviluppò fin da giovane un carattere socievole e una profonda dedizione al servizio degli ultimi, rispondendo con generosità alla chiamata alla vita consacrata e all'insegnamento. La sua esistenza fu interamente spesa nell'educazione dei giovani, prima negli Stati Uniti e successivamente nelle terre difficili del Nicaragua e del Guatemala, dove scelse di schierarsi senza riserve dalla parte dei poveri e degli oppressi.
Vittima della violenza politica in Centro America, fu assassinato a Huehuetenango il 13 febbraio 1982, sigillando con il sangue la sua testimonianza evangelica. Ricordato per il suo instancabile impegno umano e spirituale, la Chiesa ne celebra la memoria liturgica nel giorno della sua nascita al cielo, dopo essere stato elevato agli onori degli altari come beato il 7 dicembre 2019.
A Karden lungo la Mosella nel territorio di Treviri, in Germania, san Castore di Aquitania, sacerdote ed eremita.
Santo Stefano di Lione
Vescovo
A Lione in Francia, santo Stefano, vescovo.
Santo Stefano di Rieti
Abate
A Rieti, commemorazione di santo Stefano, abate, uomo di mirabile pazienza, come attesta di lui il papa san Gregorio Magno.
San Guimerra (Guimera) di Carcassonne
Vescovo
A Carcassonne nella Gallia Narbonense, nell’odierna Francia, san Guimérra, vescovo.
San Gilberto di Meaux
Vescovo
A Meaux nel territorio di Brie in Francia, san Gilberto, vescovo.
San Paolo Le-Van-Loc
Martire
Nella città di Thị-Nghè in Cocincina, ora Viet Nam, san Paolo Lê-Văn-Lộc, sacerdote e martire, che sotto l’imperatore Tự Đức fu decapitato per Cristo alle porte della città.
San Benigno di Todi
Martire
A Todi in Umbria, san Benigno, sacerdote e martire.
Sant' Una (Huna)
Monaco
San Martiniano
Eremita
Ad Atene in Grecia, san Martiniano, che aveva in precedenza condotto vita eremitica nei pressi di Cesarea in Palestina.