Abate di S. Solutore
San Goslino, noto anche come Gozzelino, visse nell'undicesimo secolo a Torino, cittadina che all'epoca faceva parte, insieme a Susa, di un importante marchesato. Il Medioevo era un periodo segnato da guerre continue, fame e frequenti epidemie che mettevano a dura prova le popolazioni, ulteriormente provate dalle scorribande degli Ungari, dei Saraceni e soprattutto dei nemici Borgognoni. In questo scenario di grande instabilità politica, che causava anche il malcostume del popolo e del clero, la massima autorità cittadina era spesso il vescovo. Intorno all'anno Mille, il Vescovo Gezone amava l'ideale monastico e vide nella fondazione di nuovi monasteri un modo efficace per contrastare la decadenza morale. Grazie all'impulso di figure insigni come San Guglielmo Abate, fondatore della celebre Abbazia di Fruttuaria, e San Giovanni Vincenzo, che illuminava con la sua santità la Sacra di San Michele della Chiusa, il territorio ferveva di rinnovamento spirituale. Fu in questo contesto che a Torino nacque un monastero benedettino presso la cappella dei Santi Protomartiri Solutore, Avventore e Ottavio, una cappella fortemente voluta dalla Beata Giuliana d'Ivrea per dare degna sepoltura ai martiri. Proprio in questo cenobio fiorì la vocazione di San Goslino, il quale, appartenente alla nobile famiglia torinese degli Avari ed educato nelle lettere e nelle scienze umane, scelse presto di rinunciare al mondo per abbracciare la Regola di San Benedetto.
La vita di San Goslino all'interno del monastero di San Solutore, fondato nell'anno 1006, fu un luminoso esempio di dedizione totale a Dio e al prossimo. Eletto abate nel 1031 nonostante avesse sempre declinato ogni onore, guidò la comunità monastica con straordinario rigore spirituale, unendo una profonda osservanza della Regola a una carità operosa verso i poveri e i pellegrini dei dintorni. Dopo una vita spesa nella preghiera e nel servizio, conclusasi tra la stima e la venerazione generale in data variabile tra il tredici dicembre 1051 e il dodici febbraio 1053, la sua figura rimase viva nella memoria della Chiesa. Nel corso dei secoli, il ritrovamento prodigioso del suo corpo nel 1472, avvenuto grazie a un epitaffio e al candore delle sue ossa, rinnovò la devozione popolare, confermata dai numerosi miracoli ottenuti per sua intercessione, a cominciare da quello che guarì il medico di corte Michele Brutis. Le sue reliquie, messe in salvo nel monastero della Consolata prima della distruzione di San Solutore a opera dei francesi nel 1536, trovarono infine degna collocazione nella chiesa dei Gesuiti grazie all'impegno dell'ultimo abate Vincenzo Parpaglia, del Duca Emanuele Filiberto di Savoia, di Papa San Pio V e di San Francesco Borgia. Oggi San Goslino è ricordato nella memoria liturgica fissata al dodici febbraio insieme alla beata Giuliana.