San Goslino (Gozzelino)

Abate di S. Solutore

Aggiornato il 22 luglio 2026

Il contesto storico e la fondazione del monastero

Nel Medioevo le guerre continue mettevano a dura prova intere popolazioni, le quali erano spesso già provate dalla fame e dalle epidemie. Nelle città la massima autorità era il più delle volte il vescovo, e Torino faceva parte con Susa di un marchesato. Torino subiva le scorribande degli Ungari e dei Saraceni, e aveva come particolari nemici i Borgognoni. L'instabilità politica causava il malcostume del popolo e del clero. Intorno all'anno Mille il Vescovo Gezone amava l'ideale monastico e vide nella fondazione di nuovi monasteri un modo per contrastare la decadenza morale. In quel periodo San Guglielmo Abate fondava la celebre Abbazia di Fruttuaria, mentre San Giovanni Vincenzo illuminava con la sua santità la Sacra di San Michele della Chiusa. A Torino nasceva così un monastero benedettino presso la cappella dei Santi Protomartiri Solutore, Avventore e Ottavio. La cappella dei protomartiri era voluta dalla Beata Giuliana d'Ivrea per dare loro degna sepoltura. Il monastero di San Solutore fu fondato nell'anno 1006, diventando subito un faro di luce spirituale in un territorio così travagliato.

La vita monastica e la vocazione di Goslino

I monaci erano lontani dagli affetti terreni e dediti alla preghiera e allo studio della Sacra Scrittura. I monaci rispettavano umilmente i voti di povertà, castità e obbedienza, e per loro amare il Signore voleva dire amare il prossimo. L'esempio dei monaci era di edificazione a tutti, e giorno e quale notte le orazioni incessanti accompagnavano le diverse occupazioni dei monaci. Compito dei monaci era anche contrastare la diffusione delle eresie, tra le quali la più pericolosa era quella dei Simoniaci. Goslino, noto anche come Gozzelino, fu tra i primi giovani a offrire la propria vita a Dio nel monastero. Goslino apparteneva alla nobile famiglia torinese degli Avari, e fu educato e istruito nelle lettere e nelle scienze umane. La vocazione religiosa di Goslino arrivò presto, ed egli rinunciò al mondo per abbracciare la Regola di San Benedetto. Il maestro di Goslino fu Romano, primo abate del cenobio, mentre il compagno privilegiato di Goslino fu Atanasio. Il rispetto di Goslino per la Regola fu ineccepibile, senza sconti neppure in caso di malattia. Goslino fu umilissimo e non prevalse mai sui compagni pur essendo superiore per istruzione e dottrina. Digiuni e penitenze erano l'arma di Goslino per combattere le passioni, e il cibo per l'anima di Goslino era la lettura di libri spirituali. Goslino fu modello di perfezione per i compagni e i frequentatori del monastero, e la santità di Goslino era conosciuta da tutti.

L'abaziato e la carità verso i bisognosi

Nel 1031 Goslino venne eletto abate, nonostante avesse sempre declinato ogni onore. Tutti erano d'accordo sulla nomina di Goslino ad abate ed egli accettò per adempiere alla volontà di Dio. Goslino affidò la cura delle cose materiali a collaboratori fidati, volendo occuparsi solo delle cose spirituali. L'osservanza della Regola da parte di tutti garantiva il cammino della comunità verso la perfezione evangelica, e Goslino era per primo il modello dell'osservanza della Regola. Goslino fu molto attento ai poveri dei dintorni e ai pellegrini. La cura dei poveri avveniva anche a costo di impoverire notevolmente le derrate del monastero, poiché soccorrere il prossimo nelle necessità materiali permetteva di occuparsi di quelle dello Spirito. Il Signore vigilava e non mancò mai il necessario al monastero, ricevendo anche nuove donazioni dal vescovo Cuniberto nel 1048.

Il transito e il ritrovamento delle reliquie

Goslino morì il tredici dicembre 1051, oppure il dodici febbraio 1053 secondo la datazione finale, carico di fatiche e meriti. Goslino morì tra la stima e la venerazione del popolo e del clero. Goslino fu considerato un santo e la sua memoria fu tramandata dagli scrittori antichi dell'Ordine, sebbene i manoscritti dei contemporanei che conobbero Goslino non siano giunti fino a noi. Goslino fu sepolto umilmente come era vissuto, e nel corso dei secoli si perse traccia del sepolcro di Goslino. Nel 1472 fu ritrovato il sacro corpo di Goslino vestito con mitra e pastorale. Un epitaffio indicava chiaramente il corpo di Goslino, e il candore delle ossa di Goslino suscitò grande stupore come testimonianza della sua santa condotta. Il ritrovamento ebbe vasta eco, e il popolo ottenne numerose grazie per intercessione di Goslino. Il medico di corte Michele Brutis fu il primo ad essere miracolato.

La traslazione definitiva nella chiesa dei Gesuiti

Il monastero fu distrutto dai francesi nel 1536, ma le reliquie di Goslino, dei Protomartiri e della beata Giuliana erano state messe al sicuro nel monastero della Consolata. Il monastero della Consolata era retto dai Benedettini. L'ultimo abate di San Solutore, Vincenzo Parpaglia, si preoccupò di dare una degna collocazione alle reliquie. Vincenzo Parpaglia incontrò a Roma San Francesco Borgia, terzo Generale della Compagnia di Gesù, e Papa San Pio V durante un'ambasceria. Fu stabilito che i Gesuiti avrebbero costruito una chiesa dedicata ai tre martiri torinesi per accogliere le spoglie. I Gesuiti erano da poco arrivati a Torino. La traslazione dei cinque santi avvenne solennemente il diciannove gennaio 1575. Alla traslazione era presente il Duca Emanuele Filiberto di Savoia. Le reliquie di San Goslino furono sigillate in una cassetta e custodite con le altre nell'oratorio e poi nella cappella di San Paolo della chiesa in costruzione nel 1584. Le reliquie di San Goslino sono conservate oggi sotto la statua del presbiterio che lo raffigura.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Goslino?

La memoria liturgica di San Goslino è fissata localmente al dodici febbraio, insieme a quella di santa Giuliana.

Quali furono gli incarichi principali di San Goslino?

San Goslino fu monaco benedettino e successivamente abate del monastero di San Solutore a Torino, distinguendosi per la rigorosa osservanza della Regola e per la grande attenzione verso i poveri.