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12 febbraio

San Damiano di Roma

Martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Il martirio in terra d'Africa e la memoria liturgica

Il Martirologio Romano e quello Geronimiano pongono la memoria e il martirio di San Damiano al 12 febbraio, inserendo la sua testimonianza nel contesto della Chiesa antica. La tradizione riferisce che Damiano fosse un soldato romano vissuto in Africa al tempo del re vandalo Trasemondo. In quella regione e sotto quel regno, il santo affrontò il martirio per la fede cristiana il 12 febbraio 504, in un luogo non lontano da Cartagine. Dopo il supplizio, il corpo di Damiano fu sepolto da altri cristiani. Secondo il racconto tramandato dagli Acta Sanctorum e ripreso nel Libro della Cavatta scritto nel 1744 da Pietro Francesco de Comitibus, il corpo fu in seguito traslato da un comandante di corte in Italia dopo un lungo viaggio per terra e per mare, per essere infine deposto nella catacomba romana da cui fu successivamente recuperato. La critica storica evidenzia tuttavia che non esistono basi certe per giustificare l'eventuale traslazione delle reliquie del santo a Roma, né è possibile stabilire con precisione quando e per opera di chi sia avvenuta. Tale trasferimento potrebbe comunque rientrare tra i numerosi spostamenti di reliquie dal Nord Africa all'Italia compiuti durante l'età vandala, sebbene non si trovi traccia di ciò nei testi antichi. Inoltre, nella catacomba romana di Calepodio non è stata trovata alcuna testimonianza di una sepoltura venerata riferibile a un martire di nome Damiano. Esiste dunque una distinzione tra l'esistenza storica del santo martire africano e quella di un altro santo omonimo appartenente alla comunità cristiana di Roma, del quale non si possiede alcuna notizia eccetto la sua sepoltura nella medesima catacomba di Calepodio.

Il dono delle reliquie e l'arrivo a Fara Novarese

Fara Novarese è un centro situato lungo la strada che collega la Valsesia a Novara, ai piedi della collina morenica che giunge fino a Briona. Questa comunità venera San Damiano con grande devozione come suo santo patrono. Le reliquie di San Damiano furono donate alla comunità di Fara Novarese dal sacerdote don Francesco Maria Solari. Don Francesco Maria Solari era originario di Borgomanero ed era nipote del parroco di Fara don Marc’Antonio Solari. Egli svolse per qualche anno il suo ministero pastorale come cappellano a servizio di don Francesco Marescotti, prima di trasferirsi a Roma per motivi non precisati con precisione. A Roma, don Francesco Maria Solari ricevette in due occasioni differenti diverse reliquie di corpi santi, che furono destinate alla sua diocesi di origine. Il 10 novembre 1647 furono consegnate al Solari alcune reliquie e l’intero corpo santo di Damiano su mandato del vescovo Alessandro Vittrizio, il quale operava come collaboratore del cardinal vicario dell’Urbe Ginetti. Le reliquie consegnate il 10 novembre 1647 e il successivo 19 gennaio 1650 provenivano dalla catacomba di Calepodio. Quelle del 19 gennaio 1650 furono ricevute per mano del religioso cappuccino Fra Angelo da Borgomanero. Tutti i resti ossei furono fatti pervenire il 14 febbraio 1650 alla curia diocesana di Novara. L'ufficiale riconoscimento canonico delle ossa fu compiuto da Monsignor Gabriele Tornielli, vicario generale del vescovo Antonio Tornielli, in vista della traslazione delle reliquie alla chiesa di Fara, cui erano state donate per volontà di don Solari.

La sistemazione dei resti e la devozione della comunità

La comunità di Fara provvide alla realizzazione di cinque cassette lignee per contenere le reliquie. I resti furono sistemati nelle cassette il 18 giugno 1651 per opera di don Alessandro Pernati, prefetto del capitolo della cattedrale. Alla cerimonia erano presenti il donatore delle reliquie, il parroco don Marescotti e due rappresentanti laici della comunità: Antonio Porzio e Giovanni Antonio Arienta. I rappresentanti trasportarono i reliquiari in paese, dove furono collocati in una nicchia nel muro dell’altare laterale sinistro, a fianco dell’altare maggiore. Questa collocazione mutò l’originaria dedicazione dell'altare alle Sante Anna ed Agata in quella dei Santi Martiri. I fedeli locali iniziarono a nutrire una particolare devozione per le reliquie di Damiano, il quale fu ben presto considerato compatrono di Fara accanto ai Santi Pietro, Fabiano e Sebastiano. Nel Seicento il cranio era considerato la reliquia più insigne rispetto alle altre parti del corpo e veniva conservato separatamente. Successivamente si decise di superare tale usanza componendo i resti in un'unica urna nella forma di un corpo umano. Nel 1743 si procedette alla ricognizione delle ossa grazie all’intraprendenza del parroco don Ercole Poroli. Le ossa risultarono ancora in buono stato di conservazione e furono ricomposte anatomicamente, rivestite con un abito da soldato romano e sistemate in una nuova urna. Il verbale delle operazioni di ricognizione fu redatto il 2 luglio 1744 dal notaio Carlo Francesco Tettoni. All’interno dell’urna è collocata una lucerna di terracotta in ottimo stato di conservazione invece del ricorrente vaso di sangue. Tale lucerna proviene con molta probabilità dal loculo catacombale di Damiano. La reliquia custodita a Fara fu considerata a tutti gli effetti appartenente all'omonimo santo ricordato dal Martirologio Romano.

La cappella monumentale e le solenni tradizioni di festa

L’altare che custodiva le reliquie fu rinnovato a partire dal 1745 e inaugurato due anni dopo con solenni festeggiamenti. Si decise inoltre di costruire un’apposita cappella come scurolo sopraelevato su di un lato dell’edificio. I lavori della cappella iniziarono nel 1787 e si conclusero nel 1801, diretti da Giorgio Oldani di Viggiù. Egli fu coadiuvato dal novarese Gaudenzio Prinetti per la decorazione parietale e la realizzazione delle statue delle virtù cristiane. Nel 1802 l’urna fu finalmente collocata nella nuova cappella. La comunità di Fara Novarese ha continuato nei secoli a manifestare una particolare venerazione nei confronti di Damiano, festeggiandolo due volte l'anno. Il primo giorno di festa ricorre il 12 febbraio per l'identificazione liturgica, mentre il secondo si celebra la prima domenica di luglio in ricordo dell'arrivo della reliquia in paese. A scadenza periodica si sono tenuti festeggiamenti particolari con la processione dell'urna per le strade del borgo. Si ricordano le solenni processioni dell'urna nel 1787, nel 1802 e nel 1903. Dall'anno 1903 si contarono i venticinque anni tradizionali che portarono alle processioni del 1928, del 1953 e del 1978. L'ultima processione dell'urna è avvenuta nell'agosto del 2003. La devozione al santo è evidente anche nell'onomastica personale locale, poiché il nome Damiano fu e viene in parte ancora imposto a numerosi individui maschi del luogo. L'iconografia del presunto martire è molto scarsa, ma lo ritrae costantemente in abiti da milite romano. Il santo è raffigurato in un affresco sulla volta dello scurolo a lui dedicato, in un affresco sulla volta della navata centrale della chiesa e in altre produzioni della devozione popolare come immagini o statue.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Damiano?

San Damiano si festeggia il 12 febbraio e la prima domenica di luglio.

Di cosa è patrono San Damiano?

San Damiano è patrono e compatrono di Fara Novarese.