12 febbraio
San Melezio di Antiochia
Vescovo
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e i primi incarichi
San Melezio nacque a Melitene nell'Armenia II in data sconosciuta e compare per la prima volta nella storia della Chiesa nel 358. Nel 330 gli Ariani avevano ottenuto dall'imperatore Costantino la deposizione dell'arcivescovo ortodosso sant'Eustazio ad Antiochia, dando inizio a una frattura profonda. Melezio fu eletto vescovo di Sebaste nel 358 proprio dopo la deposizione di Eustazio. Tuttavia, a causa delle grandi difficoltà incontrate nella regione, Melezio abbandonò subito la sua città episcopale di Sebaste e decise di rifugiarsi a Berea, cioè Aleppo. La partecipazione di Melezio al concilio di Seleucia del 359 rimane una questione controversa tra gli storici. Non è del tutto certo se Melezio abbia firmato la formula omeiana in quella circostanza. Epifanio non cita Melezio tra i firmatari ufficiali del concilio di Seleucia. Lo stesso Epifanio considerava tuttavia Melezio come un omeiano legato ad Acacio di Cesarea. Secondo questa lettura, Epifanio riteneva Melezio opposto alla fazione semi-ariana degli omeusiani guidata da Basilio di Ancira, Giorgio di Laodicea ed Eustazio di Sebaste.
L'arrivo ad Antiochia e il primo esilio
Nel 360 l'elezione dell'ariano Eudossio a Costantinopoli rese vacante la sede di Antiochia. Acacio di Cesarea fece allora eleggere Melezio alla sede di Antiochia con l'intento di ristabilire l'unità e la pace religiosa. La protezione iniziale di Acacio legava formalmente Melezio alla linea ariana. Tale protezione tuttavia non fu affatto utile a Melezio presso il gruppo dei fedeli legati alla memoria di Eustazio e fermamente ancorati al Credo di Nicea. Subito dopo il suo insediamento ad Antiochia, Melezio pronunciò un discorso solenne commentando il testo dei Proverbi. Nel discorso sui Proverbi Melezio affermò ufficialmente la sua chiara dottrina sulla generazione del Verbo. In quella stessa circostanza si dichiarò apertamente in favore della fede tradizionale. Melezio aderì nei fatti al Credo di Nicea senza agitare problemi superflui tra teologi. Melezio respinse con forza ogni formula ambigua nel suo discorso. L'imperatore Costanzo assisteva direttamente al discorso di Melezio. Gli ariani, colpiti dalla chiarezza ortodossa delle sue parole, chiesero all'imperatore Costanzo di allontanare immediatamente il nuovo arcivescovo Melezio. L'imperatore acconsentì e Melezio riprese la strada di Melitene sua patria dopo l'allontanamento. L'ariano Euzoio fu installato al posto di Melezio ad Antiochia. I fedeli fedeli a Melezio rifiutarono categoricamente di entrare in comunione con Euzoio. Nello stesso tempo, i fedeli di Melezio rifiutarono di unirsi al gruppo degli eustaziani guidato dal prete Paolino. In questo modo i fedeli di Melezio costituirono quel gruppo che sarebbe stato impropriamente chiamato lo scisma di Melezio. Lo scisma di Antiochia, del resto, durava già dal 330.
I ritorni, i nuovi esili e le divisioni
Con l'avvento al potere dell'imperatore Giuliano l'Apostata, i vescovi esiliati furono richiamati in patria. Melezio poté così ritornare alla sede di Antiochia nel 362. In quel medesimo periodo anche Atanasio di Alessandria rientrò dal suo esilio. Atanasio tentò di ricostituire ad Antiochia l'unione tra meleziani ed eustaziani. Nel frattempo, Lucifero di Cagliari consacrò vescovo Paolino, capo degli eustaziani, durante un passaggio per la città. La consacrazione affrettata di Paolino da parte di Lucifero rese purtroppo impossibile l'accordo tra le fazioni. Ad Antiochia venivano così a coesistere tre vescovi contemporaneamente: Melezio, Paolino ed Euzoio. Nel 363 Atanasio fu convocato ad Antiochia dall'imperatore. Atanasio cercò allora di fare entrare Melezio in comunione con lui nel 363. Melezio, mal consigliato secondo il giudizio di san Basilio, rifiutò di rispondere all'appello di Atanasio. Paolino invece entrò in comunione con Atanasio e profittò dell'influenza di costui a Roma. Atanasio trattò comunque sempre Melezio abbastanza nobilmente fino alla sua morte nel 373. Il successore di Atanasio non trattò invece nobilmente Melezio. Il papa Damaso ebbe grandi riserve su di lui. Melezio era stato infatti denunciato come eretico a papa Damaso. Per fare chiarezza, Melezio convocò un concilio ad Antiochia nel 363 per tentare una riconciliazione. La formula di fede elaborata dal concilio del 363 non soddisfase né gli eustaziani né gli omeiani. Di conseguenza gli omeiani ottennero un nuovo mandato d'esilio contro Melezio nel 365. L'esilio di Melezio durò fino al 367. La situazione complessa del 366 impedì a Melezio di unirsi ai vescovi orientali che si riconciliarono con papa Liberio. L'azione di Melezio in questo periodo rimane piuttosto oscura nelle fonti. Nel 371 Melezio prese per la terza volta la via dell'esilio.
Il sostegno di san Basilio e la pace costantiniana
Dal 370 san Basilio fu vescovo di Cesarea di Cappadocia. San Basilio divenne ben presto il maggior protettore di Melezio. Basilio vedeva in Melezio un fermo sostegno della fede di Nicea. Basilio considerava Melezio il solo capace di ricostituire l'unità nella capitale d'Oriente. La posizione dottrinale di Basilio era ortodossa sino allo scrupolo. Basilio moltiplicò gli interventi epistolari a favore di Melezio dapprima presso Atanasio e successivamente presso papa Damaso. Papa Damaso era stato informato in senso contrario su Melezio da Pietro di Alessandria, successore di Atanasio. I ripetuti passi di Basilio non ebbero alcun effetto inizialmente. Nel 378 morì l'imperatore Valente. Graziano giunse al potere imperiale e mise fine alla persecuzione ariana. Alla fine del 378 Melezio ritornò ad Antiochia. La situazione ad Antiochia migliorò nettamente per Melezio. Il delegato imperiale incaricato di restituire chiese e beni confiscati dagli ariani si pronunciò a favore di Melezio. Il delegato imperiale si pronunciò a scapito di Paolino. Paolino aveva d'altronde rifiutato la riconciliazione proposta in precedenza da Melezio. A Melezio rimaneva ormai da ottenere la comunione con papa Damaso. Nel 379 Melezio riunì un concilio. Il concilio del 379 redasse una professione di fede conforme a quella di Nicea. La professione di fede del 379 teneva conto delle decisioni del sinodo romano. La formula antiochena di fede del 379 fu approvata dal Concilio di Costantinopoli secondo ecumenico del 381.
Il Concilio di Costantinopoli e il transito al cielo
L'imperatore Teodosio riunì un concilio a Costantinopoli nel maggio del 381 per risolvere diverse questioni importanti, tra cui il trasferimento di Gregorio di Nazianzo. Melezio fu incaricato di presiedere il concilio di Costantinopoli del 381. Nel frattempo papa Damaso aveva ammesso Melezio alla sua comunione ecclesiale. Melezio vide finalmente riconosciuti tutti i suoi diritti. Melezio morì improvvisamente a Costantinopoli prima della fine del concilio. Melezio passò al Signore mentre presiedeva il Concilio Ecumenico Costantinopolitano primo. La morte di Melezio avvenne poco dopo aver intronizzato Gregorio alla sede di Costantinopoli. La morte di Melezio non pose purtroppo fine alle divisioni nella Chiesa di Antiochia. Gregorio di Nazianzo aveva istato affinché non fosse nominato un successore a Melezio. I vescovi nominarono tuttavia Flaviano e riconobbero Paolino alla sede di Antiochia. Lo scisma nella Chiesa di Antiochia continuò fino al 415, per una durata complessiva di ottantacinque anni. San Melezio morì ad Antiochia nel 381, dopo che le sue spoglie mortali furono trattate con grandi onori. A Costantinopoli furono celebrati funerali grandiosi per Melezio. Gregorio di Nissa fu incaricato di pronunciare l'orazione funebre di Melezio. Per ordine dell'imperatore Teodosio, le spoglie di Melezio furono trasportate ad Antiochia. Le spoglie di Melezio riposarono presso quelle di san Babila.
La memoria dei santi padri e il culto liturgico
Circa sei anni dopo la morte di Melezio, Giovanni Crisostomo ne pronunciò l'elogio. Melezio aveva battezzato Giovanni Crisostomo e lo aveva ordinato lettore e diacono. Gregorio di Nazianzo ricordò Melezio nel suo Carmen de Vita sua in termini commossi ed elogiativi. Le autorevoli testimonianze di Gregorio di Nissa, Giovanni Crisostomo e Gregorio di Nazianzo garantiscono l'ortodossia di Melezio dal momento della sua carica ufficiale. Il culto di Melezio si impose rapidamente nella Chiesa bizantina. I sinassari commemorano Melezio il dodicesimo giorno di febbraio e il ventitré o ventiquattro agosto. Le date del ventitré e ventiquattro agosto corrispondono maggiormente al dies natali, un dato conservato anche dal Calendario Palestino-georgiano del Sinaiticus trentaquattro. Il culto di Melezio passò anche nella Chiesa giacobita. Alcuni calendari siriaci pubblicati da F. Nau commemorano Melezio il ventidue o ventitré settembre e l'undici dicembre. L'undici dicembre è attestato anche dal Martirologio di Rabban Sliba. Il Sinassario Alessandrino menziona Melezio il primo amsir, corrispondente al ventisei gennaio, nella commemorazione del concilio di Costantinopoli del 381. Melezio era inizialmente sconosciuto ai martirologi medievali occidentali. Cesare Baronio introdusse Melezio nel Martirologio Romano al dodicesimo giorno di febbraio basandosi sulle fonti eortologiche bizantine. Pietro Galesini aveva già inserito Melezio alla stessa data nel suo Martirologio.
La vita
Il percorso biografico di San Melezio si snoda attraverso i luoghi cruciali dell'Oriente cristiano del quarto secolo, muovendo i primi passi dalla sua terra natale di Melitene. La chiamata al ministero episcopale lo condusse dapprima alla guida della comunità di Sebaste nel trecentocinquantotto, per poi essere trasferito presso la cattedra di Antiochia nel trecentosessanta. Sin dal momento del suo insediamento in quest'ultima sede, San Melezio manifestò con chiarezza la propria adesione al Credo di Nicea, una scelta che lo pose immediatamente al centro delle turbolente diatribe teologiche tra la fazione ariana e quella nicena. Tale fedeltà alla dottrina ortodossa divenne la causa principale dei numerosi esili che egli dovette subire, affrontando con dignità e silenzio le persecuzioni volte a piegare la sua volontà e la sua professione di fede.
Nonostante le sofferenze, il suo ministero non conobbe sosta. Egli fu instancabile nel curare le anime e nel formare i futuri pastori della Chiesa, tra i quali figura san Giovanni Crisostomo, che ricevette da lui il battesimo e l'ordinazione. La vita di San Melezio giunse al suo compimento a Costantinopoli, dove egli si era recato per presiedere il Concilio Ecumenico del trecentoottantuno. In quel consesso di vescovi, egli offrì il suo ultimo contributo alla causa dell'unità della Chiesa, testimoniando fino alla fine la solidità della fede apostolica. La sua morte, avvenuta nel medesimo anno, segnò la conclusione di una parabola terrena dedicata interamente alla difesa della verità e al servizio della comunione fraterna, lasciando in eredità alla Chiesa un esempio di pastore che seppe restare saldo nella tempesta, confidando unicamente nella grazia di Dio e nella luce del Vangelo.
Il culto
La figura di San Melezio di Antiochia occupa un posto di rilievo nella tradizione liturgica, che ne onora la memoria come baluardo della fede nicena e instancabile difensore della comunione ecclesiale. Nel Martirologio Romano, il suo nome viene commemorato il dodici febbraio, giorno in cui la Chiesa invita i fedeli a fare memoria del suo coraggio e della sua mitezza. Questa ricorrenza rappresenta un momento di riflessione sulla necessità di preservare l'integrità del messaggio cristiano, specialmente nei periodi di confusione dottrinale e di divisione.
Sebbene il calendario liturgico presenti date variabili nei sinassari orientali, la venerazione per San Melezio rimane viva e costante, alimentata dal ricordo del suo impegno ecumenico e della sua sollecitudine verso i fedeli. Egli è venerato come un padre che ha saputo soffrire per la Chiesa senza mai cedere all'odio o allo scoraggiamento. La sua testimonianza continua a interpellare il cuore dei credenti, ricordando loro che la santità passa attraverso il servizio umile e la fedeltà alla verità, anche quando questa richiede il sacrificio dell'esilio e la solitudine del distacco. Celebrare San Melezio significa, dunque, rinnovare il proprio impegno di lealtà verso il magistero e la comunità dei fratelli, ponendosi sotto la protezione di colui che fu luce per la Chiesa del quarto secolo e che ancora oggi guida chiunque cerchi la pace nel nome del Signore.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Melezio di Antiochia?
San Melezio è commemorato nei sinassari bizantini il 12 febbraio e il 23 o 24 agosto, nei calendari siriaci giacobiti il 22 o 23 settembre e l'11 dicembre, nel Sinassario Alessandrino il 1° amsir e nel Martirologio Romano al 12 febbraio.
Commemorazione di san Melezio, vescovo di Antiochia, che per la sua fede nicena fu ripetutamente mandato dall’esilio e poi, mentre presiedeva il Concilio Ecumenico Costantinopolitano I, passò al Signore; di lui san Gregorio di Nissa e san Giovanni Crisostomo celebrarono le virtù con somme lodi. — Martirologio Romano