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26 maggio

Beata Giannetta

Veggente di Caravaggio

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini, famiglia e condizioni di vita

La veggente è originaria di Caravaggio, si chiama Giannetta ed è figlia di Pietro Vacchi, ed è sposata con Francesco Varoli. Giannetta è descritta come un personaggio molto caro alla devozione popolare, spesso tratteggiata dagli animi semplici come una donna tribolata dal marito ma al tempo stesso grandemente consolata dalla Madre di Dio. Ella viene comunemente definita di umili condizioni, ma misteriosamente innalzata al di sopra dei potenti di questo mondo per via della grazia celeste ricevuta. Non si sa con certezza se Giannetta risiedesse in porta Vicinato, sebbene la tradizione caravaggina lo ritenga un fatto molto probabile. Analogamente, non si sa con certezza se Giannetta fosse veramente povera nella sua quotidianità economica. Il ramo della famiglia dei Vacca di Caravaggio comprende infatti impresari edili, maestri carpentieri e muratori attivi nel corso del Quattrocento e del Cinquecento. I membri di questa laboriosa famiglia lavorarono a Salò, a Brescia, a Chiari e persino a Roma, distinguendosi nel loro operato professionale. La famiglia Vacca annovera almeno due notevoli architetti, identificati in Filippo Vacca nel quindicesimo secolo e in Flaminio Vacca nel sedicesimo secolo. Nello specifico, Filippo Vacca operò soprattutto nel territorio bresciano, mentre Flaminio Vacca svolse la sua attività artistica e professionale a Roma. Non si sa con precisione se Giannetta avesse dei figli, poiché le fonti storiche non tramandano alcuna notizia certa al riguardo. La data di nascita di Giannetta dovrebbe essere il mille quattrocento, un dato temporale calcolato con precisione in base alla sua età dichiarata durante il grande evento dell'apparizione. All'epoca della stesura del documento del vescovo Speciano, Giannetta aveva circa trentadue anni di età.

L'evento straordinario del ventisei maggio

Un evento straordinario avvenuto lunedì ventisei maggio mille quattrocentotrentadue segna per sempre la vita di Giannetta e porta un messaggio profondo e universale a tutti gli uomini, compresi i grandi della terra. La Madonna affida direttamente a Giannetta la missione solenne di annunciare un messaggio imperituro di penitenza, di sincero ravvedimento e di festoso rendimento di grazie. Giannetta compie fedelmente il mandato ricevuto dalla Vergine, facendosi umile e coraggiosa portavoce delle richieste celesti. Non è stata conservata alcuna parola pronunciata direttamente da Giannetta nei suoi interventi pubblici, ma le cronache attestano che ella parlò a lungo e più volte, essendo stata ripetutamente interrogata dalle autorità e dai fedeli su ciò che aveva visto e udito con i propri occhi. Il dialogo profondo e spirituale intercorso tra Giannetta e la Vergine durante l'apparizione è fedelmente fissato in un memoriale redatto in pergamena. Il testo di questo antico memoriale, pur sotto il severo rivestimento della lingua latina, lascia chiaramente trasparire la spiccia e diretta parlata popolaresca di Giannetta. La figura di Giannetta emerge con forza da questo documento scritto su pergamena conservato gelosamente in Santuario e successivamente trascritto negli atti ufficiali della visita pastorale compiuta dal vescovo Speciano il ventisette aprile mille cinquecentonovantaquattro. Giannetta è universalmente conosciuta e stimata da tutti per i suoi virtuosissimi costumi, la sua esemplare cristiana pietà e la sua vita vissuta in modo sinceramente onesto. Ella viene descritta dai contemporanei come una donna ricca di una fede profonda e di una vita autenticamente santa. I tratti salienti della religiosità intensa e della santità di Giannetta nella sua specifica condizione di sposa cristiana garantiscono la veridicità storica e spirituale dell'Apparizione. Nella storia della Chiesa, del resto, l'opera di attento discernimento circa l'autenticità di un'apparizione si basa proprio sull'esame rigoroso della personalità morale e religiosa del veggente.

Le lettere patenti e l'anonimato iniziale

L'identità di Giannetta resta celata nell'anonimato impersonale delle prime lettere patenti ufficiali datate trentuno luglio mille quattrocentotrentadue. Tali lettere patenti furono redatte e firmate dal vicario generale Antonio Aleardi, il quale specifica con precisione il giorno e l'ora esatta dell'apparizione della Vergine, pur omettendo il nome della veggente per ragioni che restano legate alla prudenza ecclesiastica dell'epoca. Le lettere patenti datano ufficialmente l'apparizione al lunedì ventisei del mese di maggio verso l'ora ventunesima, un orario che corrisponde approssimativamente alle cinque della sera. Una successiva scritta latina incisa accanto all'immagine della Madonna con il Bambino nel Sacro Fonte svela finalmente e con certezza il nome della veggente: Giannetta, la quale viene definita con amore la più felice tra tutte le donne. Giannetta rimane tuttavia avvolta in un cono d'ombra e di discrezione, sia per sua esplicita volontà sia per la prudenza degli uomini, dopo essere stata bruscamente strappata a tale riservatezza dalla celeste apparizione. Il testo originario dei documenti non fa alcun riferimento ad altre apparizioni celesti oltre a quella fondamentale avvenuta lunedì ventisei maggio mille quattrocentotrentadue. Ciononostante, saputo che il potente duca di Milano desidera ardentemente incontrarla, Giannetta sperimenta un profondo turbamento interiore e passa la notte intera in intensa preghiera. Lo storico Paolo Morigi narra nel mille cinquecentonovantaquattro che vicino all'alba la Vergine apparve di nuovo a Giannetta per confortarla e rassicurarla pienamente prima del delicato incontro con il duca. Durante questa seconda e straordinaria apparizione avvenuta all'alba, la Vergine dice dolcemente a Giannetta di non dubitare, di scacciare ogni timore dal cuore e di recarsi serenamente là dove viene chiamata, promettendole la sua costante assistenza materna. Nella prima storia a stampa edita da Paolo Morigi, inoltre, Giannetta viene indicata come testimone diretta e garante fedele del grande miracolo vissuto da Bernardo di Bancho. Quest'ultimo, infatti, riceve la grazia della guarigione completa dalla sua grave infermità alla gamba sinistra proprio il trenta agosto mille quattrocentotrentadue.

Tradizioni di viaggi e legami storici

Non vi sono riferimenti documentati nei documenti ufficiali dell'epoca riguardo a presunti viaggi compiuti da Giannetta a Milano o a Costantinopoli. Tuttavia, la tradizione popolare e storiografica colloca suggestivamente Giannetta nello scenario sfarzoso di corti principesche e imperiali. È noto che alla corte dei duchi di Milano venivano ascoltati volentieri profeti, uomini spirituali e carismatici, comprese alcune figure femminili di particolare rilievo. Pur mancando prove certe che certifichino documentalmente un viaggio compiuto da Giannetta a Milano, esiste una documentazione inequivocabile che attesta il forte interesse politico e religioso nutrito dai Visconti e dagli Sforza per il Santuario. La prima storia a stampa, opera di Paolo Morigi del mille cinquecentonovantaquattro, parla esplicitamente dell'andata di Giannetta fino a Costantinopoli. Successivamente, Giovanni Castelli nel mille novecentotrentadue e l'arcivescovo Natale Mosconi nel mille novecentosessantadue avanzano l'affascinante ipotesi di un incontro storico avvenuto tra Giannetta e l'imperatore bizantino Giovanni Ottavo Paleologo. Tale incontro tra Giannetta e l'imperatore d'Oriente si sarebbe presumibilmente verificato nelle città di Venezia, Ferrara o Firenze in occasione del celebre Concilio di Ferrara-Firenze tenutosi tra il mille quattrocentotrentotto e il mille quattrocentotrentanove. Un viaggio in Oriente compiuto da Giannetta, accompagnata da personaggi ragguardevoli negli anni successivi all'apparizione e prima della morte di Giovanni Ottavo avvenuta nel mille quattrocentoquarantotto, non viene ritenuto dagli storici del tutto improbabile. Erano del resto ampiamente note le intense relazioni diplomatiche e culturali intercorrenti tra la corte dei Visconti e quella dell'imperatore bizantino, il quale era sposato con la nobile principessa italiana Sofia della dinastia Monferrato-Paleologo. I viaggi d'affari, di rappresentanza e di pio pellegrinaggio verso Costantinopoli condotti via Venezia o via Genova erano considerati all'epoca itinerari ordinari. L'imbarco dei pellegrini cristiani aveva solitamente come meta finale e suprema la Terra Santa. Fin dal quindicesimo secolo, del resto, alcuni personaggi originari di Caravaggio si trovavano stabilmente alla corte imperiale d'Oriente per ragioni di natura diplomatica o militare. Per tale motivo, esiste un legame ideale e temporale particolarmente significativo tra l'apparizione di Caravaggio, il presunto e discusso viaggio di Giannetta a Costantinopoli e il solenne decreto di unione tra la Chiesa Greca e quella Latina sottoscritto il sei luglio mille quattrocentotrentanove. La tradizione popolare attribuisce costantemente a Giannetta l'appellativo di beata, mentre la tradizione posteriore tramanda il racconto di questo secondo incontro spirituale.

Ultimi anni, transito e memoria ecclesiale

La data esatta della morte terrena di Giannetta non è purtroppo nota con certezza nei documenti storici. Tenendo conto che Giannetta aveva circa trentadue anni all'epoca dell'apparizione mariana, si deduce che ella non visse probabilmente molto oltre la metà del quindicesimo secolo, considerando anche la media della durata della vita umana in quell'epoca. La tradizione pia vuole Giannetta devotamente sepolta all'interno della chiesa parrocchiale di Caravaggio, una circostanza che gli studiosi ritengono assai probabile. La chiesa parrocchiale dell'epoca disponeva di più di un cimitero situato nelle immediate vicinanze per la sepoltura dei fedeli. La Schola Sanctae Mariae tenne ininterrottamente la cura spirituale e materiale della chiesa della Madonna e del vicino ospedale sin dal tempo immediatamente successivo all'apparizione. Questa medesima istituzione possedeva legittimi sepolcreti situati all'interno della chiesa parrocchiale stessa, luoghi nei quali potevano trovare accoglienza le spoglie dei devoti. Giannetta non ricevette mai un culto liturgico ufficiale da parte della Chiesa universale, ma fu costantemente oggetto di una genuina e radicata devozione esclusivamente popolare. La memoria della sua persona continua a vivere nel cuore dei fedeli che ogni anno si recano in pellegrinaggio al Santuario, affidandosi alla sua intercessione e ricordando con gratitudine il giorno benedetto in cui la Madre del Signore scelse di manifestarsi attraverso una donna semplice e laboriosa della terra di Caravaggio.

Domande frequenti

Quando si festeggia la Beata Giannetta?

La memoria liturgica e popolare della Beata Giannetta si celebra il ventisei maggio, in concomitanza con la ricorrenza dell'apparizione della Vergine a Caravaggio.