7 luglio
Beata Ifigenia di S. Matteo (Francesca Maria Susanna) de Gaillard de la Valdène
Martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il contesto delle persecuzioni
Il periodo storico in cui visse la Beata Ifigenia di San Matteo fu segnato da una progressiva e sistematica escalation delle persecuzioni anticlericali nel corso della Rivoluzione Francese. Un primo mutamento significativo si registrò il ventisei ottobre 1789, quando fu decretato il divieto assoluto di emettere voti religiosi, privando così i giovani della possibilità di consacrarsi totalmente al Signore. Poco dopo, precisamente il due novembre 1789, lo Stato procedette alla confisca di tutti i beni ecclesiastici, privando le comunità dei mezzi necessari per il sostentamento e per le opere di carità. L'offensiva contro la Chiesa istituzionale proseguì inesorabilmente e il tredici febbraio 1790 vennero soppressi ufficialmente gli Ordini e le Congregazioni religiose, smantellando una presenza secolare sul territorio francese. Il dodici luglio 1790 l'assemblea approvò la Costituzione civile del Clero, imponendo una frattura profonda tra la gerarchia sottomessa allo Stato e la fedeltà al Papa. La situazione precipitò ulteriormente il dieci agosto 1792, quando fu proclamata la fine della monarchia e venne stabilito l'obbligo del giuramento di fedeltà alla nazione per tutti gli stipendiati statali, inclusi i sacerdoti. Nel 1793 la Convenzione Nazionale inasprì ulteriormente le misure imponendo l'obbligo del giuramento di Libertà e Uguaglianza a ecclesiastici, religiosi e semplici cittadini, trasformando un atto politico in un test di ortodossia ideologica. Il Comitato di Salute pubblica esercitò una forte oppressione sulla popolazione francese, seminando il timore e la delazione in ogni villaggio. A seguito della legge dei sospetti emanata il diciassette settembre 1793, fu consentito di citare a giudizio presso tribunali straordinari provinciali i sostenitori del re, i regionalisti, i nobili, i sacerdoti refrattari e le persone a loro collegate. Nel sud della Francia sia i fedeli cattolici sia i rivoluzionari attribuivano al giuramento di Libertà-Uguaglianza una chiara valenza anticlericale e antireligiosa. Quando fu stabilita l'obbligatorietà di tale giuramento, le autorità municipali ne pretesero la firma da tutte le religiose, ma esse si opposero fermamente ritenendolo moralmente inaccettabile.
La vita a Bollène e la soppressione
La Beata Ifigenia di San Matteo, il cui nome secolare era Francesca Maria Susanna de Gaillard de la Valdène, era una vergine appartenente all'Ordine di San Benedetto ed era nata a Bollène il ventitré settembre 1761. La sua vita si è svolta tra il 1761 e il 1794, interamente racchiusa nel contesto di un'epoca di grandi rivolgimenti spirituali e sociali. All'inizio della rivoluzione diverse suore si erano rifugiate a Bollène presso i due conventi locali, uno gestito dalle Orsoline e l'altro dalle Sacramentine. Le ventitré suore Orsoline presenti a Bollène svolgevano un'importante attività educativa per le giovani del territorio, trasmettendo non solo il sapere ma i valori della dottrina cristiana. Nell'ottobre 1792 le Orsoline furono espulse dal proprio convento a seguito dell'applicazione del decreto di soppressione degli ordini religiosi. La madre superiora delle Orsoline prese in affitto un'abitazione in città per dare alloggio alla comunità dispersa e permettere loro di continuare a vivere il fervore della preghiera comune. Anche la comunità di trenta suore Sacramentine fu costretta ad abbandonare contemporaneamente la propria sede conventuale, subendo la medesima prova di sradicamento. La superiora delle Sacramentine consegnò all'amministrazione comunale una dichiarazione firmata da tutte le suore che attestava come il loro ritorno alla vita civile fosse subito esclusivamente per coercizione e non per libera scelta. Le Sacramentine presero in affitto una casa per stabilirvisi insieme e preservare l'unità spirituale del loro sodalizio. A causa delle pressioni crescenti della municipalità, la superiora delle Sacramentine dovette spostarsi a Pont-Saint-Esprit, luogo dove fu successivamente arrestata dalle milizie rivoluzionarie. Alcune religiose dovettero far ritorno presso i propri familiari poiché i proventi del lavoro di cucito non garantivano loro il sostentamento economico quotidiano. Nonostante la dispersione forzata, il cappellano si recava in visita clandestina dalle suore lasciando il Santissimo Sacramento in un armadio per consentire loro di praticare l'adorazione prescritta dalla regola. Un gruppo di suore catturate nella piana del Rodano rifletteva la ricchezza degli ordini colpiti, essendo composto da due cistercensi, una benedettina, sedici Orsoline e tredici Sacramentine. Tra le figure emblematiche di questo periodo si ricorda anche la Beata Maria Anna Depeyre, la quale nel 1792 fu costretta a fare ritorno al suo paese a causa della soppressione del suo convento, mettendosi al servizio dei malati e preferendo le cappelle abbandonate per la preghiera.
L'arresto e la vita nel carcere
Tutte le religiose Orsoline e Sacramentine furono arrestate nella località di Bollène in data ventidue aprile 1794, segnando l'inizio della loro via Crucis terrena. Il due maggio 1794 le suore arrestate vennero trasferite nella struttura detentiva denominata La Cure, situata ad Orange, dove condivisero la reclusione con altre consorelle. Al gruppo delle Orsoline e Sacramentine si unirono altre religiose catturate dal Comitato in differenti centri urbani del contado, portando la comunità claustrale della prigione a un totale di cinquantacinque religiose ammassate nelle celle. Fin dal momento del loro ingresso nel carcere, le detenute stabilirono una vita di comunità e adottarono un medesimo regolamento spirituale per santificare il tempo della prova. Le religiose erano ben conscie che avrebbero lasciato la prigione unicamente per essere condotte all'esecuzione capitale, eppure vissero la detenzione con esemplare serenità d'animo. Una suora Sacramentina riuscì miracolosamente a scampare al massacro e lasciò un resoconto scritto delle minuziose attività quotidiane svolte dalle prigionere. Le pratiche di pietà delle suore iniziavano ogni mattina alle ore cinque con un'ora dedicata alla meditazione profonda e silenziosa. Successivamente alla meditazione, le religiose recitavano l'ufficio della Beata Vergine e le orazioni della Santa Messa, unendo misticamente il loro sacrificio a quello di Cristo. Alle ore sette le prigioniere consumavano un modesto pasto condiviso nella sobrietà e nella fraternità. Alle otto del mattino venivano recitate le Litanie dei Santi e si effettuava a voce alta l'accusa pubblica dei propri difetti, praticando l'umiltà evangelica. Sempre alle otto le suore si disponevano spiritualmente a ricevere la comunione con il forte desiderio del viatico. Intorno alle ore nove si svolgeva la chiamata nominale delle religiose che dovevano comparire in giudizio davanti al temibile tribunale rivoluzionario. Mentre le compagne erano sottoposte all'udienza, le suore rimaste nell'edificio detentivo pregavano in ginocchio per invocare la forza dello Spirito Santo sui giudizi umani. Per sostenere le compagne al cospetto dei giudici, le religiose invocavano la Vergine Maria recitando mille Ave Maria, seguite dalle Litanie e da preghiere sulle ultime parole pronunciate da Gesù in croce. Durante la detenzione in carcere, le suore continuarono a svolgere regolarmente le pratiche di vita di clausura, dimostrando che nessun recinto materiale poteva imprigionare il loro spirito. Le prigioniere non si concedevano momenti di svago fino alle ore diciassette, orario in cui riprendeva la recita dell'ufficio della Beata Vergine Maria. Alle diciotto il suono dei tamburi e i canti repubblicani segnalavano l'uscita dal carcere delle condannate dirette inesorabilmente al patibolo. Durante il tragitto delle compagne verso l'esecuzione, le suore rimaste in cella recitavano le orazioni per gli agonizzanti e la raccomandazione dell'anima. Dopo le preghiere, le religiose osservavano un silenzio assoluto rimanendo in ginocchio fino alla presunta conclusione delle esecuzioni capitali. Terminato il tempo dell'esecuzione, le religiose si alzavano e si felicitavano a vicenda, specialmente tra consorelle della medesima congregazione, per l'ingresso delle martiri nel regno dei cieli. Le prigioniere intonavano con allegria il Te Deum ed il salmo Laudate Dominum, spronandosi a vicenda ad affrontare la medesima morte il giorno successivo con la certezza della risurrezione.
Il tribunale rivoluzionario e le condanne
Il ventitré aprile 1794 Stefano Cristoforo Maignet, rappresentante popolare nel Vaucluse, fu autorizzato a creare un tribunale ad Orange per giudicare i sospetti di Vaucluse e Bouches-du-Rhône senza istruttoria né giuria. Il tribunale rivoluzionario fu allestito all'interno della ex cappella dei Padri di San Giovanni e ad Orange iniziò le sue attività giudiziarie il diciannove giugno 1794. Tra il diciannove giugno e il cinque agosto 1794 il tribunale tenne quarantaquattro udienze, processando cinquyntecinque persone e comminando trecentotrentadue condanne a morte tramite ghigliottina e centosedici pene detentive. Tra le persone giustiziate dal tribunale vi furono trentasei sacerdoti e le trentadue religiose poi beatificate, condannate esclusivamente per la fedeltà alle leggi ecclesiastiche e ai voti emessi. Nel 1794, durante la fase del Terrore guidata dai Giacobini di Massimiliano Robespierre, molte suore furono ghigliottinate in odio alla fede per essersi rifiutate di prestare il giuramento di fedeltà alla nazione. L'insieme delle trentadue martiri comprendeva una benedettina, due cistercensi, tredici Sacramentine o dell'Adorazione Perpetua e sedici Orsoline. Diciassette delle trentadue suore martiri erano native del comune di Bollène, situato nel distretto di Orange. Nei documenti scritti del tribunale rivoluzionario di Orange è riportato che le suore dichiararono apertamente che gli uomini non avevano il potere di impedire loro di essere religiose. Le dichiarazioni verbalizzate attestano che le trentadue suore vennero giustiziate a causa della loro incrollabile fedeltà alla fede cristiana. Le condannate affrontavano il loro ultimo giorno mantenendo una precisa scansione temporale stabilita dalla provvidenza del loro cammino spirituale. Intorno alle ore nove del mattino le religiose venivano condotte davanti al collegio giudicante presieduto dai giudici rivoluzionari. Il presidente del tribunale chiedeva sistematicamente alle imputate di prestare il giuramento di fedeltà alla repubblica rinunciando alla loro fede. Al rifiuto espresso dalle religiose, il giudicante emetteva immediata sentenza di condanna a morte mediante la ghigliottina. Dopo la condanna, le suore venivano trasferite temporaneamente presso la struttura del teatro antico, denominata prigione del circo. Nelle ore precedenti l'esecuzione, le religiose pregavano incessantemente e fornivano conforto spirituale agli altri prigionieri laici scoraggiati e atterriti. La serenità d'animo mostrata dalle suore suscitò lo stupore profondo dei gendarmi, i quali notarono come le religiose andassero incontro alla morte sorridendo come a una festa nuziale. Intorno alle diciotto le condannate venivano condotte sul corso San Martino, luogo in cui era stata allestita la ghigliottina per il sacrificio supremo.
Il martirio e la testimonianza della Beata Ifigenia
La prima suora ad essere condannata ed essere giustiziata tramite ghigliottina il sei luglio 1794 fu la Beata Susanna Agata de Loye. La condanna a morte della Beata Susanna Agata de Loye fu motivata dall'accusa pretestuosa di aver voluto distruggere la Repubblica attraverso la religione e il fanatismo. La Beata Susanna Agata de Loye era nata a Sérignan il quattro febbraio 1741 ed era entrata tra le benedettine del monastero dell'Assunzione di Caderousse prendendo il nome di Suor Maria Rosa. La prima suora Sacramentina ad salire sul patibolo il sette luglio fu la Beata Ifigenia di San Matteo, al secolo Maria Gabriella Susanna de Gaillard de Lavaldène. La Beata Ifigenia di San Matteo, nata a Bollène il ventitré settembre 1761, preferì la morte piuttosto che venire meno all'obbedienza verso la Chiesa Cattolica. Alcune delle religiose giustiziate si distinsero per prontezza di spirito e per atti simbolici particolari che impressero un segno indelebile nei presenti. La Beata Rosalia Glottide Bès era una suora Sacramentina proveniente dalla comunità di Bollène. Subito dopo l'emissione della condanna capitale nei suoi confronti, la Beata Rosalia Glottide Bès definì il martirio come l'ammissione alle nozze con lo sposo celeste. La Beata Rosalia Glottide Bès abbracciò le compagne presenti, distribuì loro dei dolciumi tenuti in tasca e li definì ironicamente i confetti del proprio matrimonio spirituale. Una religiosa mostrò l'anello nuziale ricevuto il giorno della sua professione, definendolo il pegno della promessa celeste ormai prossima a compiersi. La stessa religiosa esortò le consorelle ad avvicinarsi insieme all'altare del martirio affinché il loro sangue, unito a quello di Cristo, le purificasse e aprisse loro le porte dell'eternità. La Beata Maria Elisabetta Pelissier, economa delle Sacramentine di Bollène, si presentò al giudice contemporaneamente a Suor Rosalia Glottide. Dopo essere stata condannata a morte, Maria Elisabetta Pelissier venne trasferita nella prigione del circo nell'attesa di essere decapitata. Mentre era incarcerata, Maria Elisabetta Pelissier compose un inno celebrativo della ghigliottina. Su richiesta delle guardie carcerarie, che desideravano ascoltarla cantare, la religiosa intonò il proprio inno prima dell'esecuzione con voce ferma. L'ultima religiosa ad essere giustiziata fu la Beata Elisabetta Teresa Consolin. La Beata Elisabetta Teresa Consolin era nata il sei giugno 1736 a Courthézon e ricopriva la carica di superiora delle Orsoline di Sisteron con il nome di Suor del Cuore di Gesù. La Beata Elisabetta Teresa Consolin venne condannata alla ghigliottina in data ventisei luglio 1794, chiudendo la serie delle esecuzioni delle religiose.
La fine del Terrore e la memoria
La fine del Terrore e la caduta di Massimiliano Robespierre, ghigliottinato il ventotto luglio 1794, bloccarono bruscamente le attività della Commissione Popolare di Grange, ponendo fine al bagno di sangue. Un anno dopo gli eventi, i membri di quel tribunale ricevettero a loro volta una condanna a morte da parte della giustizia rinnovata. Due giudici e il pubblico accusatore chiesero i sacramenti a un sacerdote fedele a Roma prima di morire, compiendo un atto di sincero pentimento. Costoro andarono al patibolo recitando il Miserere e altre orazioni penitenziali, testimoniando la potenza della misericordia divina. I corpi delle persone ghigliottinate nel luglio 1794 furono sepolti senza ordine in un terreno vicino alla confluenza tra la Leygues e il Rodano, in una fossa comune dimenticata dagli uomini. Nel 1832 venne costruita una piccola cappella sopra le fosse comuni contenenti quei resti mortali, per custodire degnamente la memoria dei testimoni della fede. Tra il sei e il ventisei luglio 1794 trentadue religiose furono giustiziate per odio verso la fede nella piazza di Grange. I superstiti del massacro hanno testimoniato il comportamento eccezionale ed eroico mantenuto dalle suore durante tutta la fase della prigionia e del martirio. Il processo per la causa di beatificazione delle suore è stato avviato il quattordici giugno 1916, avviando l'iter canonico di riconoscimento. Il martirio del gruppo di suore è stato riconosciuto ufficialmente il diciannove marzo 1925 dalla Santa Sede. Papa Pio XI ha celebrato la beatificazione delle trentadue suore martiri il dieci maggio 1925, elevandole agli onori degli altari. Precedentemente, il ventisette maggio 1906 papa San Pio X aveva beatificato le sedici carmelitane di Compiègne, e il tredici giugno 1920 papa Benedetto XV aveva beatificato le quattro Figlie della Carità di Arras e le undici Orsoline di Valenciennes, ponendo le basi per la valorizzazione dei martiri della Rivoluzione. La ricorrenza liturgica per la memoria di tutte le trentadue martiri, inclusa la Beata Ifigenia di San Matteo, è stata fissata al nove luglio di ogni anno.
La vita e il martirio
Francesca Maria Susanna de Gaillard de la Valdène nacque nel 1761 a Bollène, in Francia. Fin dalla giovinezza, il suo cuore fu orientato verso una scelta di radicalità evangelica che la condusse a entrare nell'ordine delle Sacramentine. In quel tempo di profondo turbamento sociale e politico, la sua fedeltà alla Chiesa divenne il punto fermo della sua esistenza. Quando le fu richiesto di prestare il giuramento di fedeltà alla nazione, atto che avrebbe implicato una rottura con l'autorità spirituale, la Beata Ifigenia oppose un rifiuto fermo e consapevole, dichiarando con la propria vita la preminenza dell'obbedienza a Dio.
Il 22 aprile 1794, la santa fu arrestata nella sua città natale di Bollène. Da quel momento iniziò il suo calvario, che la vide rinchiusa nella prigione La Cure di Orange. Nonostante le dure condizioni di detenzione, ella mantenne intatta la serenità dello spirito, sostenuta dalla preghiera e dalla certezza della chiamata divina. Sottoposta a giudizio, fu condannata a morte in ragione del suo odio dichiarato verso la fede cattolica. Il 7 luglio 1794, giunse il momento della testimonianza suprema: condotta al patibolo, subì l'esecuzione tramite ghigliottina. Il suo martirio, offerto con mitezza, divenne un seme di speranza per la Chiesa, testimoniando come la luce della fede possa risplendere anche nelle ore più oscure della storia umana.
Il culto e il ricordo
Il riconoscimento solenne della santità di Ifigenia di San Matteo giunse il 10 maggio 1925, quando Papa Pio XI la elevò agli onori degli altari, confermando la venerazione di cui era circondata. Ella viene oggi commemorata insieme alle altre martiri di Orange, un gruppo di donne coraggiose che condivisero la medesima sorte e lo stesso ideale di fedeltà. La sua memoria, celebrata il 7 luglio, invita i fedeli a non dimenticare il prezzo della libertà di coscienza e il valore inestimabile del legame con il Signore.
Il culto della Beata Ifigenia continua a essere un richiamo alla sobrietà e alla coerenza. La sua vita, seppur segnata da una fine drammatica, parla ai cuori di oggi con la semplicità di chi ha saputo porre Dio al di sopra di ogni altra preoccupazione terrena. Venerare la sua figura significa accogliere l'invito a custodire la fede con la stessa determinazione, cercando nel suo esempio la forza necessaria per affrontare le sfide quotidiane con spirito di abbandono e profonda fiducia nella Provvidenza divina.
Domande frequenti
Quando si festeggia la Beata Ifigenia di San Matteo?
La sua memoria liturgica si celebra il 7 luglio, mentre la festa celebrativa per l'intero gruppo delle trentadue martiri di Orange è fissata al 9 luglio.
Di quale ordine faceva parte la Beata Ifigenia di San Matteo?
La Beata Ifigenia di San Matteo apparteneva all'Ordine di San Benedetto ed visse il suo impegno di consacrata in terra francese.
A Orange sempre in Francia, beata Ifigenia di San Matteo (Francesca Maria Susanna) de Gaillard de la Valdène, vergine dell’Ordine di San Benedetto e martire durante la rivoluzione francese. — Martirologio Romano