14 marzo
Beata Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso (Giuseppina Catanea)
Vergine, Carmelitana Scalza
Aggiornato il 15 settembre 2026
L'infanzia e la giovinezza a Napoli
La futura religiosa Giuseppina Catanea nacque a Napoli il 18 febbraio 1896, sebbene alcune fonti e documenti riportino anche la data del 18 febbraio 1894. Ella era la terzogenita di Francesco Catanea e di Concetta dei marchesi Grimaldi. Suo padre Francesco Catanea lavorava come impiegato delle ferrovie a Benevento. La neonata fu battezzata quattro giorni dopo la nascita. Nel calore del nucleo domestico e tra i familiari, la bambina era comunemente chiamata Pinella. Crebbe con un fisico gracile ma per il resto era una bambina del tutto simile alle altre. La sua prima compagna di giochi fu la sorella Maria. Giocava anche con le molte amiche incontrate sui banchi delle scuole elementari. Ricevette una forte testimonianza di fede in famiglia, specialmente dalla nonna materna Antonietta e dalla madre. Già a otto anni si recava da sola nella chiesa di Santa Caterina per la preghiera. Da bambina faceva visita ai poveri e si prendeva cura in particolare di due anziane signore rimaste sole. Il 30 maggio 1904 ricevette il Sacramento della Cresima, avendo già ricevuto la Prima Comunione qualche anno prima della Cresima. Nel 1906 cominciò a frequentare l'istituto commerciale Regina Margherita. Spesso dovette assentarsi dall'istituto per motivi di salute. Riuscì ugualmente a ottenere risultati scolastici molto buoni. Aiutava le compagne che avevano problemi scolastici. Si allontanava dalle compagne quando le vedeva alle prese con letture poco serie, poiché aveva altri interessi.
La chiamata al Carmelo e le prime prove
Il 5 settembre 1908 la sorella Antonietta entrò nel monastero carmelitano dei Santi Giovanni e Teresa. Giuseppina accompagnò la sorella in monastero e iniziò a sentire una forte attrattiva per la vita claustrale al Carmelo. Accantonò tuttavia l'idea del Carmelo per il grande affetto verso la madre. Pensò di sposarsi e farsi una famiglia, ma capì presto di essere chiamata ad altro. Un pretendente, offeso dal rifiuto, la ferì con un'arma da caccia sul pianerottolo di casa. Per evitare liti tra le due famiglie, nascose l'accaduto e lasciò che la ferita guarisse da sola applicando un'immagine della Madonna. La sorella Antonietta tornò intanto a casa per motivi di salute. Il direttore spirituale di Antonietta era il carmelitano scalzo padre Romualdo di Sant'Antonio. Padre Romualdo scelse Antonietta per la fondazione di un nuovo Carmelo a Napoli e comunicò la notizia alla famiglia affermando che fosse volontà di Dio. Il 15 agosto 1910 Antonietta iniziò la sua nuova vita in due stanzette prese in affitto dalle suore Betlemmite a Santa Maria dei Monti, sulla collina dei Ponti Rossi. Il 22 ottobre Antonietta ricevette l'abito carmelitano e il nome di suor Maria Teresa. Giuseppina assistette alla funzione di vestizione nella chiesa di Santa Teresa al Museo. Durante la funzione sentì riaffiorare l'ideale della consacrazione, pur continuando a preoccuparsi di dover lasciare la madre. La sua salute continuava a essere preoccupante e nel 1912 ebbe frequenti attacchi di angina. Dopo aver terminato gli studi cercò lavoro senza trovarlo. Si dedicò allora a impartire ripetizioni alle ragazze che dovevano sostenere gli esami di riparazione. Attraverso le ripetizioni aiutava le studentesse a prepararsi e a ricondurle a Dio.
L'ingresso in monastero tra sofferenze e grazia
La comunità carmelitana cresceva di numero e occupò, col permesso delle Betlemmite, tutto il secondo piano del loro edificio in attesa del nuovo monastero. Il 2 aprile 1913 fu benedetta la cappella della nuova casa provvisoria ma distaccata dall'altro edificio. Giuseppina, dopo aver pregato a lungo e essersi confrontata con le monache, comprese che doveva raggiungerle. Rispose alla madre, alla sorella e alle zie che si opponevano dicendo di non poter più far attendere colui che la chiamava. Aderì temporaneamente al Terz'Ordine Carmelitano ricevendo lo scapolare. Il giorno effettivo del suo ingresso nel monastero fu il 10 marzo 1918. Chiese alla madre di poter andare ai Ponti Rossi per la novena a san Giuseppe. La madre acconsentì sperando che il clima le facesse bene per guarire definitivamente da una forma d'influenza. La sua permanenza fu prolungata dai bombardamenti della prima guerra mondiale e dall'epidemia d'influenza spagnola. Il giorno di Natale del 1918, dopo essere rimasta a lungo in cappella, uscì barcollando e tremando di freddo. Il 28 dicembre il medico della comunità le diagnosticò una bronco-pleurite con polmonite doppia. Le furono portati i Sacramenti dei moribondi. Le sue condizioni si aggravarono ulteriormente per una broncoalveolite. Cercava di sopportare le sofferenze pensando all'imminente fondazione del nuovo Carmelo. Nel novembre 1920 entrò nel monastero nonostante i parenti avessero cercato di riportarla a casa. Nel giugno di due anni più tardi fu colpita da tubercolosi alla spina dorsale con lesioni alle vertebre. Alla tubercolosi si aggiunsero la paralisi completa e il meningismo spinale. Cercava di fare la volontà di Dio anche in quella condizione di salute. Le consorelle speravano continuamente nella sua guarigione.
Il sogno di san Francesco Saverio e la guarigione miracolosa
Nella primavera del 1923 Giuseppina fece un sogno riguardante san Francesco Saverio. La protagonista fu colpita da dolori fortissimi. Vide di fronte a sé la figura di un santo vestito di nero con un bastone in mano. Ai piedi del santo c'era un indiano con un turbante bianco. Una voce le rivelò che san Francesco l'aveva guarita dal suo male. Non sapeva quale santo con quel nome fosse, non assomigliando ad alcun santo conosciuto. Dopo una settimana padre Romualdo le portò un'immaginetta di san Francesco Saverio della Compagnia di Gesù con la Novena della Grazia. La Novena della Grazia è una speciale preghiera da recitare per ottenere l'intercessione del santo. L'ammalata riconobbe subito il personaggio del sogno e iniziò la novena. Il 25 maggio le fu riferito che le restava solo un mese di vita. Ai primi di giugno seppe che la reliquia del braccio di san Francesco Saverio sarebbe passata per Napoli. Giuseppina ricominciò a pregare il santo fino a tre volte al giorno. Il 26 giugno 1923 la reliquia fu portata nel monastero e accostata al corpo dell'ammalata sdraiata nella sua cella. Uno strano vento, avvertito anche dai presenti, la spinse a rialzarsi nonostante fosse completamente rattrappita. Gradualmente si mise a sedere sul letto, poté riaprire la bocca e si rimise in piedi. Le consorelle gridarono al miracolo. Il giorno dopo fu mandata in parlatorio a causa del gran numero di persone devote e curiose che volevano vederla. Iniziò un apostolato in cui Giuseppina accoglieva fedeli di ogni stato di vita per dare conforto e consiglio. La sua abnegazione continuò ininterrottamente, specie nei giorni festivi, anche quando fu colpita da altre malattie. Dava di sé l'immagine di una crocifissa con Gesù per la Chiesa e i fratelli, volendo essere vittima per le sofferenze dell'umanità, ripiena di una sensibilità nuova dono dello Spirito Santo.
La professione religiosa e gli anni di governo
Giuseppina si recò a Roma in udienza da papa Pio XI. Il 14 dicembre 1932 il cardinale Alessio Ascalesi, arcivescovo di Napoli, annunciò che sette giorni prima il Papa aveva dato l'assenso all'approvazione pontificia del monastero. Il 30 gennaio 1933 undici monache vestirono l'abito carmelitano. Dopo quindici anni dal suo ingresso in monastero, Giuseppina iniziò il noviziato canonico, ricevette l'abito monastico e cambiò nome in suor Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso. Il 6 agosto dello stesso anno professò solennemente secondo la Regola. Nel 1934 il cardinale Ascalesi stabilì le cariche di governo e suor Maria Giuseppina fu nominata sottopriora. La sua spiritualità, la docilità amorosa, l'umiltà e la semplicità risplendettero durante la seconda guerra mondiale. La sua preghiera era alimentata da una grande confidenza in Dio che contagiava quanti si recavano ai Ponti Rossi per un incoraggiamento. Nel giorno della vestizione aveva espresso l'offerta di essere crocifissa con Gesù Crocifisso. Il Signore la rese partecipe del Suo patire, che visse silenziosamente e gioiosamente conformandosi al Cuore di Maria Vergine. La sua esistenza fu colma di carismi mistici straordinari. Per ubbidienza e consiglio di padre Romualdo di Sant'Antonio scrisse l'Autobiografia tra il 1894 e il 1932 e il Diario tra il 1925 e il 1945. Lasciò anche esortazioni per le religiose e lettere a sacerdoti e altri fedeli. Dal 1943 iniziò a soffrire di labirintite auricolare, parestesie varie, dolorosa sclerosi a placche, perdita progressiva della vista e altri disturbi. All'età di cinquanta anni, nel 1944, fu costretta a spostarsi in sedia a rotelle. Il 29 settembre 1945 fu eletta madre priora della Comunità e accettò l'incarico per obbedienza all'arcivescovo, avendo un comportamento realmente materno verso le consorelle incoraggiandole a parole o con l'esempio.
Il transito e il processo di beatificazione
Tra la fine di gennaio e i primi di febbraio del 1948 ebbe un crollo fisico con un grosso ascesso sul fianco destro degenerato in piaga e una congestione polmonare. Il 6 marzo ebbe un'embolia mentre iniziava la cura contro la cancrena. Di fronte alle poche speranze dei medici, definì la malattia come l'infermità della volontà di Dio. Padre Romualdo le amministrò i Sacramenti dei moribondi. Madre Maria Giuseppina morì alle ore 19:10 del 14 marzo 1948. Il corpo della defunta era disfatto dalla cancrena, ma la tradizione riferisce che il corpo si conservò pienamente incorrotto fino al 27 marzo, data della sepoltura. L'incorrottezza permise ai fedeli di recarsi ininterrottamente a dare l'ultimo saluto alla religiosa, famosa con l'appellativo di monaca santa. Il cardinale Ascalesi avviò il processo informativo ordinario per la causa di beatificazione il 27 dicembre 1948, a nove mesi dalla morte. Il processo informativo ordinario si concluse il 18 febbraio 1952. Le spoglie mortali di suor Giuseppina furono traslate all'interno dell'edificio della chiesa del monastero il 27 marzo 1950, essendo state precedentemente sepolte nella cripta della nuova chiesa del monastero subito dopo la morte. Il decreto sugli scritti fu emanato il 5 maggio 1964. L'introduzione della causa, che segnò l'inizio della fase romana, avvenne il 5 aprile 1976. Il processo apostolico si svolse dal 4 aprile 1977 al 26 giugno 1980. Gli atti del processo informativo e di quello apostolico furono convalidati il 18 marzo 1982. La Positio super virtutibus fu consegnata nel 1985. I Consultori teologi della Congregazione delle Cause dei Santi esaminarono la Positio l'8 luglio 1986 ed espressero un parere unanimemente favorevole. I cardinali e i vescovi membri della Congregazione confermarono il parere favorevole l'11 novembre 1986. Il Papa san Giovanni Paolo II autorizzò la promulgazione del decreto che dichiarava Venerabile madre Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso il 3 gennaio 1987.
Il miracolo per la beatificazione e la memoria liturgica
Il caso di Francesco Natale fu preso in esame come possibile miracolo per la beatificazione. Francesco Natale nacque il 21 aprile 1999 da Rosario Natale e Anna Di Francesco, residenti a Casoria. Il 19 giugno 1999 il bambino fu portato d'urgenza all'Ospedale Santobono di Napoli, dove fu riscontrata una forma di encefalite grave dovuta a un virus. La malattia aveva provocato al bambino convulsioni e stato di shock. I genitori, gli amici e le carmelitane dei Ponti Rossi chiesero nella preghiera l'intercessione di madre Maria Giuseppina a fronte dell'aggravarsi delle condizioni del bambino. Il 30 giugno Francesco fu trasferito in Neonatologia e il 5 luglio fu dimesso senza alcuna traccia della malattia. L'inchiesta diocesana sull'asserito miracolo fu celebrata a Napoli dal 5 novembre 2004 al 9 maggio 2005. La Consulta Medica della Congregazione delle Cause dei Santi si pronunciò a favore dell'inspiegabilità scientifica dell'accaduto il 27 aprile 2006. Il giudizio positivo dei Consultori teologi arrivò il primo dicembre 2006. Il giudizio positivo dei cardinali e dei vescovi arrivò il 15 maggio 2007. Papa Benedetto XVI autorizzò la promulgazione del decreto sulla guarigione il primo giugno 2008. Il decreto stabiliva che la guarigione di Francesco Natale era inspiegabile, completa, duratura e ottenuta per intercessione di madre Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso. La monaca santa dei Ponti Rossi fu beatificata nel Duomo di Napoli il primo giugno 2008. La celebrazione eucaristica fu presieduta dal cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli. Il rito della beatificazione fu presieduto dal cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in qualità di inviato del Santo Padre. La memoria liturgica per la diocesi di Napoli e per l'Ordine dei Carmelitani Scalzi è celebrata il 26 giugno. Il 26 giugno è l'anniversario del giorno in cui madre Maria Giuseppina guarì dalla paralisi e iniziò la sua nuova vita. La religiosa è nata a Napoli il 18 febbraio 1894 ed è morta a Napoli il 14 marzo 1948.
Il cammino verso la santità
La vita di Giuseppina Catanea è un cammino silenzioso, vissuto tra le mura del monastero carmelitano dei Ponti Rossi a Napoli, dove fece il suo ingresso nel 1918. La sua vocazione non fu un percorso privo di ostacoli, ma un susseguirsi di donazione quotidiana e di sottomissione alla volontà di Dio. Nel 1923, la sua salute fu duramente provata da una paralisi spinale che sembrava destinata a segnare permanentemente la sua esistenza. Eppure, proprio in quel momento di fragilità, il ventisei giugno di quell'anno, ella ricevette il dono della guarigione miracolosa, un fatto che ha segnato profondamente la sua memoria e quella di chi ha assistito al suo ritorno alla pienezza delle forze.
Dopo questo evento, la sua dedizione all'Ordine Carmelitano si fece ancora più profonda. Nel 1933, emise la professione solenne, suggellando definitivamente il suo impegno di sposa di Cristo. La maturità spirituale raggiunta negli anni la portò, nel 1945, a essere eletta madre priora del monastero. In questo ruolo di guida, ella ha saputo coniugare l'autorevolezza con la dolcezza, accompagnando le consorelle nel cammino di perfezione evangelica. La sua fine terrena avvenne a Napoli nel 1948, lasciando dietro di sé una scia di santità che ha continuato a essere venerata nel tempo. Il riconoscimento ufficiale della Chiesa è giunto con la beatificazione, celebrata il primo giugno 2008 da Papa Benedetto XVI, confermando come la sua intera esistenza sia stata un riflesso dell'amore divino, vissuto con fedeltà incrollabile all'interno della clausura napoletana.
Il culto e la memoria
La figura della Beata Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso è custodita con particolare affetto dalla comunità napoletana e dai devoti dell'Ordine Carmelitano. La sua memoria liturgica, che richiama il giorno prodigioso della sua guarigione, viene celebrata il ventisei giugno, data in cui la Chiesa invita i fedeli a riflettere sulla potenza della preghiera e sulla grazia che Dio concede a chi si affida interamente a Lui.
Il processo di beatificazione ha elevato il suo esempio agli onori degli altari, rendendola un punto di riferimento per quanti cercano conforto nella malattia e nel dolore. Sebbene la sua vita si sia svolta nel nascondimento del monastero, la sua testimonianza ha varcato le soglie della clausura, offrendo a molti una strada di speranza. Ogni anno, la ricorrenza del quattordici marzo e la memoria del ventisei giugno diventano occasioni per invocare la sua intercessione, affinché, come lei, anche i cristiani del nostro tempo possano camminare con fiducia verso la santità, accogliendo ogni prova come un dono prezioso per la purificazione del cuore e la crescita nell'amore verso il prossimo.
Domande frequenti
Quando si festeggia la Beata Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso?
La memoria liturgica della Beata si celebra il 26 giugno, anniversario del giorno in cui guarì dalla paralisi e iniziò la sua nuova vita.