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18 marzo

Beata Marta (Amata Adele) Le Bouteiller

Religiosa

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini e giovinezza

Amata Adele Le Bouteiller nacque il 2 dicembre 1816 a Percy, in Francia. Era la terza dei quattro figli di Andrea Le Bouteiller e Maria Francesca Morel. I suoi genitori erano piccoli proprietari terrieri, coltivatori e tessitori di tela. A scuola ebbe come educatrice la Terziaria carmelitana suor Maria Farcy. Suor Maria Farcy fu insegnante per quarantotto anni, figura determinante per la gioventù della parrocchia e ispiratrice della vocazione religiosa di Amata Adele. Il padre morì il 1° settembre 1827 a soli trentanove anni. All'epoca la morte in giovane età era frequente a causa di semplici infezioni o della tubercolosi. La madre, rimasta sola con quattro figli, dovette allevarli e provvedere al loro sostentamento con l'aiuto dei figli maggiori. Amata aveva quasi undici anni alla morte del padre, proseguì gli studi e contemporaneamente dovette badare alla casa. Nel 1837, dopo il matrimonio dei due fratelli maggiori e all'età di circa vent'anni, Amata andò a lavorare come domestica per guadagnarsi da vivere. Insieme a suor Farcy, organizzatrice per la parrocchia, Amata si recava ogni anno in pellegrinaggio a Chapelle-sur-Vire, a circa quindici chilometri da Percy. A Chapelle-sur-Vire entrò in contatto con la Congregazione delle Suore delle Scuole Cristiane della Misericordia. La congregazione era stata fondata nel 1804 da santa Maria Maddalena Postel per l'educazione della gioventù.

Ingresso in abbazia e primi anni

Attratta dalla spiritualità delle suore, il 19 marzo 1841, all'età di venticinque anni, decise di donarsi totalmente a Dio. Entrò nell'Abbazia di Saint-Sauveur-le-Vicomte e fu accolta dalla fondatrice ottantaquattrenne, dotata di grande vitalità e doni carismatici. Ebbe come maestra delle novizie la beata Placida Viel, che in seguito sarebbe succeduta alla fondatrice. Al momento dell'arrivo di Amata, la cinquantina di suore era impegnata nella costruzione della chiesa abbaziale e degli antichi edifici trovati in rovina. La vita nell'abbazia era austera a causa degli anni di carestia, ma Amata non se ne spaventò, essendo abituata alle ristrettezze familiari seguite alla morte del padre. Il 14 settembre 1842 ricevette l'abito religioso assumendo il nome di suor Marta. Nell'inverno successivo, mentre era ancora novizia, la fondatrice madre Postel la mandò ad aiutare nei servizi materiali la comunità della Casa di La Chapelle-sur-Vire. Un giorno, mentre lavava la biancheria nelle acque gelide del fiume Marquerand, perse un lenzuolo trascinato dalla corrente. Nel tentativo di recuperarlo, scivolò nell'acqua gelata procurandosi un inizio di paralisi alle gambe, motivo per cui fu rimandata all'Abbazia. Ebbe un colloquio con madre Maddalena Postel, che la rassicurò dicendole che non l'avrebbe rimandata a casa. Madre Postel le poggiò le mani sul ginocchio promettendole che avrebbe pregato per lei, e poco dopo Marta guarì. Marta attribuì la guarigione a madre Maddalena Postel. Il 7 settembre 1843 fece la sua prima professione nella casa-madre della Congregazione.

Il servizio umile e la provvidenza

Marta fu addetta alla cucina, al lavoro nei campi e successivamente alla cantina, incarico che mantenne per circa quarant'anni fino alla morte. Svolse ogni compito con spirito di obbedienza, incarnando il principio di fare in modo grande le piccole cose. La sua vita di suora trascorse al servizio di Dio e delle consorelle, mantenendosi semplice e gioviale nell'espletare i servizi più umili. Era dedita alla preghiera e alla meditazione e alimentava la sua spiritualità leggendo autori della Scuola francese di spiritualità. Si occupava dei domestici, degli operai che prestavano servizio nell'abbazia e degli ospiti di passaggio. Distribuiva il vino a un numero che arrivava fino a duecentocinquanta persone al giorno, cifra salita a cinquecento durante la guerra. Durante la guerra franco-prussiana, quando le scorte dell'abbazia si esaurivano, suor Marta appendeva alla parete un'immagine della defunta madre Maddalena e pregava intensamente. Da quel momento le scorte di sidro e di altri generi alimentari non si esaurivano. Nell'inverno del 1875-1876, all'età di circa sessant'anni, suor Marta cadde e si fratturò una gamba. Affrontò la lunga convalescenza, unita alla morte della madre e dell'amata confidente suor Placida, come grandi prove continuando a occuparsi della dispensa con l'ausilio di un bastone. Il suo declino fisico era ormai evidente.

Il transito e il culto

Il 18 marzo 1883, domenica delle Palme, mentre riportava in cucina le bottiglie dopo la cena serale, cadde una prima volta e poi una seconda volta a sera tardi. Fu colpita da una congestione cerebrale e morì a circa sessantasette anni dopo aver ricevuto i Sacramenti. La beata Marta, nota anche come Amata Le Bouteiller, visse nel cenobio di Saint-Sauveur-le-Vicomte. Il cenobio di Saint-Sauveur-le-Vicomte si trova nella Normandia, in Francia. La beata Marta era una vergine appartenente alle Suore delle Scuole Cristiane della Misericordia. Ella confidava fortemente in Dio. Si dedicò sempre con pazienza ai servizi più umili. Nacque a Percy, in Francia, il 1° dicembre 1816, benché i registri ricordino la data precisa del due dicembre. Morì a Saint-Sauveur-le-Vicomte il 18 marzo 1883. Fu sepolta nel cimitero dell'Abbazia di Saint-Sauveur-le-Vicomte. La causa per la sua beatificazione fu aperta nel 1933. Il 4 novembre 1990 papa Giovanni Paolo II la proclamò beata.

Domande frequenti

Quando si festeggia la Beata Marta?

La memoria liturgica della Beata Marta si celebra il 18 marzo.

Nel cenobio di Saint-Sauveur-le-Vicomte nella Normandia in Francia, beata Marta (Amata) Le Bouteiller, vergine delle Suore delle Scuole Cristiane della Misericordia, che, confidando fortemente in Dio, si dedicò sempre con pazienza ai servizi più umili. — Martirologio Romano