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17 luglio

Beate Teresa di Sant'Agostino (Marta Maddalena Claudina Lidoine) e 15 compagne

Vergini del Carmelo di Compiègne e martiri

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini e fervore del Carmelo di Compiègne

La comunità delle Carmelitane Scalze si stabilì a Compiègne, nell'Oise, in Francia, nel milleseicentoquarantuno. Le monache che diedero vita a questa nuova fondazione provenivano dal monastero di Amiens, portando con sé il ricco patrimonio spirituale dell'Ordine. A sette anni dalla fondazione sorse finalmente il convento con la relativa chiesa dedicata all'Annunciazione. Il monastero prosperò sempre nel fervore, splendendo per regolare osservanza e per la fedeltà rigorosa allo spirito teresiano, attirando l'affetto e la stima profonda della corte francese. In questa oasi di preghiera e di silenzio vissero e maturarono la loro vocazione le sedici donne che avrebbero in seguito scritto con il proprio sangue una pagina indelebile di fedeltà al Vangelo. Tra di esse vi era la priora, suor Teresa di Sant'Agostino, di nome secolare Maria Maddalena Claudina Lidoine, nata a Parigi il ventidue settembre millesettecentocinquantadue. La sottopriora era suor San Luigi, di nome secolare Maria Anna Francesca Brideau, nata a Belfort il sette dicembre millesettecentocinquantuno. Facevano parte della comunità religiose di varia età ed estrazione, tra cui suor Anna Maria di Gesù Crocifisso, al secolo Maria Anna Piedcourt, nata a Parigi il nove dicembre millesettecentoquindici, e suor Carlotta della Resurrezione, di nome secolare Anna Maria Maddalena Thouret, nata a Mouy nell'Oise il sedici settembre millesettecentoquindici. La comunità comprendeva anche suor Eufrasia dell'Immacolata Concezione, al secolo Maria Claudia Cipriana Brard, nata a Bourth nell'Eure il dodici maggio millesettecentotrentasei, e suor Enrichetta di Gesù, di nome secolare Maria Francesca de Croissy, nata a Parigi il diciotto giugno millesettecentoquarantacinque. Completavano il gruppo suor Teresa del Cuore di Maria, al secolo Maria Anna Hanisset, nata a Reims nella Marna il diciotto gennaio millesettecentoquarantadue, e suor Teresa di Sant'Ignazio, di nome secolare Maria Gabriella Trézel, nata a Compiègne il quattro aprile millesettecentoquarantatré. La comunità accoglieva inoltre suor Giulia Luisa di Gesù, di nome secolare Rosa Cristiana de Neuville, nata a Evreux nell'Eure il trenta dicembre millesettecentoquarantuno, e suor Maria Enrichetta della Provvidenza, al secolo Maria Annetta Pelras, nata a Cajarc nel Lot il sedici giugno millesettecentoquessanta. Tra le consorelle vi erano poi la novizia suor Costanza, di nome secolare Maria Genoveffa Meunier, nata a Saint-Denis nella Senna il ventotto maggio millesettecentosessantacinque, e le converse suor Maria dello Spirito Santo, al secolo Angelica Roussel, nata a Fresne-Mazancourt nella Somme il tre agosto millesettecentoquarantadue, suor Santa Marta, di nome secolare Maria Dufour, nata a Bannes nella Sarthe il due ottobre millesettecentoquarantuno, e suor San Francesco Saverio, di nome secolare Elisabetta Giulietta Vérolot, nata a Lignières nell'Aube il tredici gennaio millesettecentoquantaquattro. Il gruppo si completava con due suore esterne tourière: suor Caterina Soiron, nata a Compiègne il due febbraio millesettecentoquarantadue, e suor Teresa Soiron, nata a Compiègne il ventitré gennaio millesettecentoquarantotto.

L'inizio della bufera rivoluzionaria e l'offerta in olocausto

La tempesta che avrebbe travolto la Francia e la vita consacrata ebbe inizio con la dichiarazione dei diritti dell'uomo, promulgata a Parigi il ventisei luglio millesettecentottantanove, proprio all'esordio della Rivoluzione francese. Tale dichiarazione si fondava sui principi di libertà, uguaglianza e fraternità concepiti senza Dio e apertamente contro Dio. Questa promulgazione condusse ben presto alla proibizione assoluta di offrire voti a Dio e alla conseguente soppressione di tutti gli Ordini religiosi nel Paese. Secondo la mentalità dei rivoluzionari, chi si consacrava a Dio attraverso i voti non poteva essere considerato libero, ed era pertanto compito precipuo della Nazione liberarlo da tale condizione. Le autorità stabilirono con fermezza che chiunque avesse rifiutato questa presunta liberazione doveva essere soppresso per garantire l'esistenza di una società di liberi e uguali. La Rivoluzione volle inoltre operare una netta separazione tra il clero e i cattolici di Francia da un lato e il Papa di Roma dall'altro, dando inizio a una persecuzione cruenta contro chiunque rifiutasse di prestare giuramento secondo i nuovi principi politici. Di fronte a questo clima di crescente ostilità, le priore di tre monasteri carmelitani francesi inviarono un proclama all'assemblea nazionale per difendere la libertà e la felicità della loro vita religiosa. L'Assemblea rispose inviando ufficiali alle porte dei monasteri con il pretesto di offrirsi come liberatori. Gli ufficiali della Rivoluzione giunsero così anche al Carmelo di Compiègne, dove vivevano sedici monache guidate dalla priora madre Teresa di Sant'Agostino. Le monache furono convocate una ad una per dichiarare formalmente se desideravano uscire dal monastero, mentre un apposito segretario verbalizzava le singole risposte. La priora madre Teresa di Sant'Agostino dichiarò con coraggio di voler vivere e morire in quella santa casa. La monaca più anziana dichiarò di essere suora da cinquantasei anni e di voler avere ancora altri anni da consacrare al Signore. Un'altra monaca spiegò di essersi fatta religiosa di suo pieno gradimento e di voler conservare il sacro abito a costo del proprio sangue. La più giovane, professa da pochi mesi, affermò con risolutezza che nulla l'avrebbe mai indotta ad abbandonare il suo Sposo Gesù. Delle sedici persone presenti nel monastero, quattordici erano monache professe e due erano collaboratrici laiche che vollero liberamente condividere la stessa sorte. Nello stesso periodo, tra giugno e settembre millesettecentonovantadue, in seguito a una profonda ispirazione ricevuta dalla priora Teresa di Sant'Agostino, tutte le monache decisero concordemente di offrire la loro vita al Signore in olocausto. Già nella Pasqua del millesettecentonovantadue la priora aveva proposto alle consorelle questo sacrificio per placare la collera divina e restituire la pace alla Chiesa e allo Stato. L'atto di consacrazione fu emesso con convinzione anche da due suore anziane che inizialmente si erano spaventate al pensiero della ghigliottina. Questo nobile atto di offerta divenne l'offerta quotidiana di tutta la comunità fino al giorno luminoso del loro martirio.

Dalla clausura alla diaspora e all'arresto

La pressione delle autorità rivoluzionarie si fece via via insostenibile, culminando nell'ordine, ricevuto il dodici settembre millesettecentonovantadue, di lasciare il monastero, che fu immediatamente requisito. Le carmelitane furono così cacciate dalla loro dimora il quattordici settembre dello stesso anno. Per continuare a vivere la loro vocazione, le monache andarono ad abitare in gruppetti in quattro casette vicine situate nello stesso quartiere di Compiègne. All'interno di queste modeste dimore, le carmelitane scalze riuscirono a comunicare tra loro, a osservare fedelmente la regola di preghiera e di lavoro e a vivere in stretta intimità con Gesù, rimanendo pronte a ogni evenienza. Nel frattempo, nel paese si consumavano tragedie immani; nel millesettecentonovantadue avvenne un feroce massacro durato tre giorni che provocò millesecento vittime, tra cui ben duecentocinquanta sacerdoti nella sola città di Parigi. Tra l'ottobre millesettecentonovantatré e l'estate millesettecentonovantaquattro i fautori della scristianizzazione totale scatenarono il periodo noto come il grande Terrore. La ghigliottina funzionava incessantemente ogni giorno contro sacerdoti, religiosi e semplici credenti falsamente accusati di fanatismo, ma in realtà perseguitati in profondo odio alla fede cattolica. Le suore di Compiègne non tardarono a essere scoperte e denunciate dal comitato rivoluzionario locale. Il ventiquattro giugno millesettecentonovantaquattro le monache furono catturate e inizialmente rinchiuse insieme nel convento di Sainte-Marie, un ex monastero della Visitazione che era stato trasformato in carcere. Successivamente, le sedici religiose furono trasferite da Compiègne a Parigi. Il tredici luglio millesettecentonovantaquattro madre Teresa di Sant'Agostino e le consorelle giunsero nella capitale e furono imprigionate nella Conciergerie. Quel carcere era già gremito di sacerdoti, religiosi e altre persone sfortunate destinate alla morte. Nonostante la durezza della reclusione, le monache si dimostrarono ovunque un fulgido esempio di tranquillità, di serena confidenza in Dio e di attaccamento totale a Gesù e alla Chiesa, sapendo effondere intorno a sé un raggio costante di vera gioia spirituale. Un commissario di polizia arrivò a dire alle monache che il popolo non ha bisogno di serve, e le superstiti risposero con fierezza che il popolo ha invece bisogno di martiri e che questo era un servizio che potevano assumersi volentieri, affermando con forza di cadere soltanto in Dio.

Il carcere, il tribunale e la marcia verso il patibolo

Il sedici luglio millesettecentonovantaquattro, giorno in cui la Chiesa celebrava la solennità della Madonna del Carmelo, una delle monache chiese a un recluso qualcosa per scrivere. Servendosi di fuscelli carbonizzati, la religiosa scrisse sull'aria della Marsigliese un nuovo e commovente canto di giubilo e di preghiera dedicato alla loro Patrona, riscrivendo l'inno rivoluzionario come atto di totale dedicazione a Gesù. Il giorno successivo, il diciassettesimo giorno di luglio del millesettecentonovantaquattro, le monache comparvero dinanzi al tribunale rivoluzionario, accusate formalmente di ribellione, sedizione e oppressione del popolo francese. Le monache risposero alle accuse rifiutando le imputazioni generiche e mescolate alla politica. L'implacabile accusatore Fouquier-Tinville le definì pubblicamente fanatiche, spiegando che si trattava di un'affezione a credenze puerili e a sciocche pratiche religiose. Di fronte a tali parole, suor Enrichetta Pelres ringraziò l'accusatore e affermò con gioia che era una vera felicità poter morire per Gesù. La condanna a morte fu emessa per fedeltà alla vita religiosa, per fanatismo e per attaccamento all'autorità costituita, laddove il fanatismo veniva imputato specialmente in relazione alla devozione ai Sacri Cuori di Gesù e di Maria. Alle sei di sera, condannate a morte e con le mani legate dietro la schiena, le sedici carmelitane salirono su due carrette scoperte dirette verso la ghigliottina alla Barrière-du-Trône. Lungo il viaggio verso il patibolo, in mezzo alla folla attonita, le monache intonarono ad alta voce e con straordinaria serenità Compieta, cantando il Miserere, la Salve Regina e il Te Deum, proprio come facevano in monastero al tramonto. La gente allibita e muta sentì innalzarsi una voce dolcissima che cantava l'inno Te lucis ante terminum, riempiendo lo spazio di una pace soprannaturale.

Il martirio e la giustizia terrena

Giunte ai piedi del palco della ghigliottina, la priora madre Teresa di Sant'Agostino chiese la grazia di morire per ultima per poter assistere amorevolmente tutte le sue figlie come vera madre. Nelle mani della priora, le monache rinnovarono solennemente i voti religiosi, le promesse della fede battesimale e baciarono la medaglia della Madonna. Dopo aver cantato il Veni Creator Spiritus, madre Teresa intonò nuovamente l'inno allo Spirito Santo mentre la novizia suor Costanza saliva per prima al patibolo. Il canto dello Spirito di Cristo si faceva sempre più flebile man mano che le teste cadevano una per una sotto la lama implacabile. L'ultima a salire al patibolo fu la priora Teresa di Sant'Agostino, che suggellò con il proprio sangue l'offerta d'amore. Ella era solita ripetere che l'amore sarà sempre vittorioso e che quando si ama si può veramente tutto. Sulla piazza, nel caldo del sole di luglio e tra l'odore acre del sangue, scese un silenzio solenne e mai visto prima. I corpi delle sedici martiri furono gettati in una fossa comune insieme ad altri condannati nel sito che oggi corrisponde al cimitero di Picpus, dove una lapide ricorda ancora oggi il loro sacrificio supremo. Esistono inoltre documenti e testimonianze storiche di tre carmelitane scalze della comunità di Compiègne che riuscirono miracolosamente a sfuggire al martirio. Alcuni indumenti che le carmelitane stavano lavando mentre si trovavano alla Conciergerie furono consegnati due o tre giorni dopo alle benedettine inglesi di Cambrai, anch'esse incarcerate e poi liberate; oggi quei preziosi indumenti si trovano conservati presso l'abbazia delle benedettine di Stanbrook in Inghilterra. La giustizia terrena ebbe un epilogo inatteso il sei maggio millesettecentonovantacinque, quando il nuovo tribunale rivoluzionario di Parigi condannò a morte Fouquier-Tinville, tre antichi giudici, sei giurati e altre sei persone che avevano collaborato attivamente alle esecuzioni. I condannati dopo la morte delle monache furono in tutto sedici, esattamente come le sante monache immolate.

La beatificazione e la risonanza universale

La memoria e la fama di santità delle martiri carmelitane di Compiègne trovarono pieno riconoscimento ecclesiale quando Papa san Pio X, il dieci dicembre millesettecentocinque, pubblicò il decreto de tuto per procedere alla dichiarazione del martirio. Poco dopo, il tredici maggio millesettecentonovecento, lo stesso Pontefice beatificò le sedici martiri carmelitane di Compiègne, confermando solennemente il culto con apposito breve pontificio. La festa liturgica delle beate fu fissata al diciassette luglio, data della loro nascita al cielo, ed è celebrata con particolare devozione dall'Ordine dei Carmelitani Scalzi e dall'arcidiocesi di Parigi. Gli scritti autografi delle martiri, comprendenti lettere, poesie e biglietti spirituali, costituiscono reliquie preziose citate ampiamente da padre Bruno di Gesù Maria nella sua opera fondamentale. La loro epopea spirituale ha varcato i confini della storia ecclesiastica per ispirare grandi capolavori della letteratura e dell'arte del ventesimo secolo. Nel millenovecentotrentuno la scrittrice Geltrude von Le Fort trasse dal racconto storico delle carmelitane il celebre romanzo intitolato Die letzte am Schafott, pubblicato in versione italiana nel millenovecentotrentanove con il titolo L'ultima al patibolo. Padre Raymond Leopold Bruckberger trasse da quel romanzo l'ispirazione per la realizzazione di un'opera cinematografica, affidando la stesura dei dialoghi allo scrittore Georges Bernanos nel millenovecentotrentantasette. Georges Bernanos redasse la straordinaria opera letteraria tra il millenovecentoquarantasette e il millenovecentoquarantotto, prima che la morte sopraggiunta gli impedisse di completarla del tutto. Les dialogues des Carmélites fu così pubblicato come opera letteraria autonoma nel millenovecentoquarantanove, ottenendo un enorme e inaspettato successo in tutta Europa. L'opera di Bernanos fu successivamente ridotta per il teatro da Albert Beguin e portata in scena con fortuna straordinaria. Nel gennaio del millenovecentocinquantasette il compositore Francis Poulenc presentò alla Scala di Milano la versione musicata intitolata Les dialogues des Carmélites. Infine, nel millenovecentocinquantanove, padre Bruckberger realizzò la trasposizione cinematografica omonima con la regia di Philippe Agostini. Questa coproduzione italo-francese fece conoscere in tutto il mondo la straordinaria epopea delle martiri figlie di santa Teresa d'Avila, perpetuando il messaggio immortale della loro fede incrollabile.

Domande frequenti

Quando si festeggia la beata Teresa di Sant'Agostino e compagne?

La memoria liturgica delle beate martiri carmelitane di Compiègne si celebra il 17 luglio.

Di cosa è patrono la beata Teresa di Sant'Agostino e compagne?

Le beate sono patrone della Chiesa, dello Stato francese, delle Carmelitane di Compiègne e del Carmelo di Compiègne.

A Parigi in Francia, beate Teresa di Sant’Agostino (Marta Maddalena Claudina) Lidoine e quindici compagne, vergini del Carmelo di Compiègne e martiri, che durante la rivoluzione francese furono condannate a morte per avere fedelmente osservato la disciplina monastica e, giunte sul patibolo, rinnovarono le promesse di fede battesimale e i voti religiosi. — Martirologio Romano