5 novembre
Beati Martiri Albanesi (Vincenzo Prennushi e 37 compagni)
Aggiornato il 15 settembre 2026
La persecuzione e il contesto storico
Nel corso del ventesimo secolo, e in particolare tra il millenovecentoquarantaquattro e il millenovecentonovantuno, la Chiesa cattolica in Albania ha vissuto una delle persecuzioni più sistematiche e violente della storia moderna sotto il regime comunista. Alcune stime indicano che in questo doloroso periodo sono stati uccisi cinque vescovi, sessanta sacerdoti, trenta religiosi francescani, tredici gesuiti, dieci seminaristi, otto suore e diversi laici, le cui esistenze sono state stroncate a causa del loro inossidabile legame con la fede cristiana. I fedeli e i consacrati arrestati venivano regolarmente sottoposti a crudeli torturate e talvolta costretti a subire processi farsa dall'esito già determinato dai tribunali del regime. La prima accusa principale mossa ai perseguitati era quella di essere spie al servizio della Santa Sede, mentre la seconda accusa principale, rivolta specialmente a quanti avevano avuto contatti culturali o spirituali con l'Europa, era di essere collaborazionisti del nazismo o del fascismo. L'eliminazione fisica di molti sacerdoti, che erano anche uomini di lettere e custodi della cultura, mirava a colpire duramente e irreparabilmente l'identità nazionale albanese. La tremenda persecuzione dei cattolici albanesi è finalmente terminata il quattro novembre del millenovecentonovanta con la celebrazione di una Santa Messa nel cimitero cattolico di Scutari, un evento storico che ha segnato il ritorno alla pubblica professione di fede per l'intero paese.
I testimoni della fede
Il gruppo dei trentotto candidati al martirio era guidato da Vincenzo Prennushi, conosciuto al secolo come Kolë, frate minore e arcivescovo di Durazzo. I trentotto candidati comprendevano complessivamente due vescovi, ventuno sacerdoti diocesani, sette sacerdoti francescani, tre gesuiti di cui due sacerdoti e un fratello coadiutore, un seminarista e quattro laici. I decessi indicati sono avvenuti in Albania in un arco temporale compreso tra il millenovecentoquarantacinque e il millenovecentettantaquattro, tracciando una via crucis di testimonianza cristiana attraverso le città e le regioni del paese. Tra i primi a cadere vi fu Lazër Shantoja, sacerdote appartenente all'Arcidiocesi di Scutari-Pult, deceduto il cinque marzo millenovecentoquarantacinque a Tirana. Pochi giorni dopo, il venticinque marzo millenovecentoquarantacinque, morì a Scutari Ndre Zadeja, sacerdote della medesima arcidiocesi. L'anno successivo, il quattro marzo millenovecentoquarantasei, perse la vita a Scutari il laico Gjelosh Lulashi. Il diciotto luglio millenovecentoquarantasei fu assassinato a Scutari Alfons Tracki, sacerdote dell'Arcidiocesi di Scutari-Pult. Nel settembre millenovecentoquarantasei morì a Tirana Fran Mirakaj, laico coniugato della stessa arcidiocesi. Il sedici novembre millenovecentoquarantasei si spense a Tirana Josef Marxen, sacerdote dell'Arcidiocesi di Tirana-Durazzo. Il due dicembre millenovecentoquarantasei cadde a Scutari Bernardino, al secolo Zef, Palaj, sacerdote francescano. Il ventiquattro gennaio millenovecentoquarantacé morì a Shelqet di Scutari Luigj Prendushi, sacerdote della Diocesi di Sapë. Il ventotto marzo millenovecentoquarantasette fu ucciso a Përmet Dedë Maçaj, sacerdote dell'Arcidiocesi di Scutari-Pult. Sempre nel millenovecentoquarantasette morì a Shën Pal nella regione di Mirditë Mark Gjani, sacerdote dell'Arcidiocesi di Scutari-Pult. L'undici maggio millenovecentoquarantasette trovò la morte a Lezhë Serafino, al secolo Gjon, Koda, sacerdote francescano. Il trentuno ottobre millenovecentoquarantasette si concluse la vita terrena di Gjon Pantalia, fratello gesuita deceduto a Scutari.
La persecuzione continuò implacabile negli anni successivi. Il nove marzo millenovecentoquarantotto morì a Durazzo Anton Zogaj, sacerdote dell'Arcidiocesi di Tirana-Durazzo. L'undici marzo millenovecentoquarantotto fu ucciso a Scutari Cipriano, al secolo Dedë, Nika, sacerdote francescano. Il trenta aprile millenovecentoquarantotto morì a Scutari Dedë Plani, sacerdote dell'Arcidiocesi di Scutari-Pult. Il dodici maggio millenovecentoquarantotto si spense a Scutari Ejëll Deda, sacerdote dell'Arcidiocesi di Scutari-Pult. Nella primavera del millenovecentoquarantotto morì a Scutari Anton Muzaj, sacerdote dell'Arcidiocesi di Scutari-Pult. Con probabilità il trentuno luglio millenovecentoquarantotto morì a Koplik di Scutari Pjetër Çuni, sacerdote dell'Arcidiocesi di Scutari-Pult. Il ventisei ottobre millenovecentoquarantotto morì a Maliq di Coriza Josif Papamihali, sacerdote dell'Amministrazione apostolica dell'Albania del Sud e appartenente al Rito greco-cattolico albanese. Il ventisei dicembre millenovecentoquarantotto morì a Koplik di Scutari Aleksander Sirdani, sacerdote dell'Arcidiocesi di Scutari-Pult. Il capo del gruppo, Vincenzo Prennushi, morì in seguito alle sevizie il venti marzo millenovecentoquarantanove a Durazzo. Il quattro aprile millenovecentoquarantanove morì a Lezhë Jak Bushati, sacerdote dell'Arcidiocesi di Scutari-Pult. Il sedici aprile millenovecentocinquanta si spense a Scutari Gaspare, al secolo Mikel, Suma, sacerdote francescano. Il ventiquattro ottobre millenovecentocinquanta morì a Scutari la giovane laica Maria Tuci, aspirante delle Suore Stimmatine. Il cinque novembre millenovecentocinquantuno morì a Scutari Jul Bonati, sacerdote dell'Arcidiocesi di Tirana-Durazzo. Il quattro aprile millenovecentinquantaquattro morì nel carcere di Burrel Carlo, al secolo Ndue, Serreqi, sacerdote francescano. Il ventidue aprile millenovecentocinquantotto morì a Scutari Ndoc Suma, sacerdote dell'Arcidiocesi di Scutari-Pult. Il dodici maggio millenovecentocinquantanove morì a Scutari Dedë Malaj, sacerdote dell'Arcidiocesi di Scutari-Pult. Nel mese di aprile millenovecentosessantanove morì a Scutari Marin Shkurti, sacerdote dell'Arcidiocesi di Scutari-Pult. Il venti ottobre millenovecentosettantuno morì a Fushe di Krujë Shtjefën Kurti, sacerdote dell'Arcidiocesi di Tirana-Durazzo. Infine, il dieci febbraio millenovecentettantaquattro morì a Scutari Mikel Beltoja, ultimo sacerdote martire di questo gruppo, appartenente all'Arcidiocesi di Scutari-Pult. Accanto a loro figuravano anche altre figure di rilievo come Giovanni Fausti e Daniel Dajani, sacerdoti gesuiti, Giovanni Kolë Shllaku, sacerdote francescano, Qerim Sadiku, laico dell'Arcidiocesi di Scutari-Pult, Mark Çuni, seminarista della medesima arcidiocesi, Frano Gjini, vescovo e abate nullius di Sant'Alessandro a Orosh, e altri valorosi testimoni.
Il cammino della causa di beatificazione
Dopo il ripristino della libertà religiosa nel Paese, si è fortemente intensificata la memoria dei martiri, portando la Chiesa locale alla richiesta di avviarne la causa di beatificazione. Parallelamente ma in modo separato sono state avviate le cause storiche del francescano padre Luigi Paliq, morto nel millenovecentotredici, e del sacerdote diocesano don Gjon Gazulli, ucciso nel millenovecentoventisette. La fase diocesana del processo di beatificazione per i trentotto candidati è stata solennemente aperta il dieci novembre duemiladue nella cattedrale di Scutari. Alla sessione di apertura del dieci novembre duemiladue era presente il cardinale Crescenzio Sepe, che rivestiva allora l'incarico di Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli. Le tre inchieste diocesane si sono concluse l'otto dicembre duemiladieci nella cattedrale di Scutari alla presenza del cardinale Claudio Hummes, Prefetto Emerito della Congregazione per il Clero. I processi diocesani così istruiti sono stati formalmente convalidati con apposito decreto il nove marzo duemiladodici. Durante il suo storico viaggio apostolico in Albania, compiuto il ventuno settembre duemilattordici, Papa Francesco ha celebrato i Vespri nella cattedrale di Scutari e ha espresso viva sorpresa per la grande sofferenza patita dal popolo albanese, definendolo con commozione un popolo di martiri. Nel mese di luglio duemilacinindici sono stati consegnati alla Congregazione delle Cause dei Santi i due volumi della positio super martyrio di monsignor Prennushi e dei trentotto compagni. Il diciassette novembre duemilacinindici i consultori teologi hanno espresso parere favorevole riguardo all'uccisione in odio alla fede dei candidati. Il ventisei aprile duemilaseidici Papa Francesco ha ricevuto in udienza il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, autorizzando la promulgazione del decreto che riconosceva ufficialmente il loro martirio. Nell'elenco ufficiale dei Beati, ordinato per data di morte, il nome al secolo dei religiosi è indicato tra parentesi mentre il nome religioso è italianizzato, e nelle schede individuali è italianizzato anche il nome proprio dei laici e dei secolari, inserendo ove possibile il numero di scheda corrispondente.
La beatificazione e il culto
La solenne celebrazione della beatificazione si è tenuta il cinque novembre duemilaseidici nella piazza della cattedrale di Santo Stefano a Scutari. Il cardinale Angelo Amato ha presieduto la cerimonia di beatificazione in qualità di delegato ufficiale di Papa Francesco. Questo grandioso evento ecclesiale ha coronato decenni di silenzio, lacrime e preghiera, restituendo alla venerazione dei fedeli di tutto il mondo una schiera imponente di testimoni che hanno preferito la morte al tradimento di Cristo. Oggi il loro ricordo rimane scolpito nella coscienza della Chiesa albanese e universale come un monito perenne sulla preziosità della fede e sulla forza invincibile dell'amore evangelico.
La vita e la testimonianza
La storia dei trentotto martiri albanesi si intreccia profondamente con le vicende drammatiche del ventesimo secolo, in un contesto geografico che comprende città come Scutari, Tirana, Durazzo, Lezhë e Maliq. In questi luoghi, la fede è stata messa alla prova da una persecuzione sistematica che mirava a cancellare ogni traccia di spiritualità. Vincenzo Prennushi e i suoi compagni, pur essendo consapevoli dei rischi estremi a cui andavano incontro, scelsero di rimanere saldi nella loro missione pastorale e nel servizio verso Dio e verso il prossimo. Le accuse di spionaggio e collaborazionismo, mosse dal regime, rappresentarono il culmine di una pressione costante volta a ottenere l'abiura della fede cattolica. Nonostante le privazioni, i processi e le sofferenze indicibili, questi servi di Dio non tradirono mai il mandato ricevuto, offrendo una testimonianza di coerenza che ha attraversato i decenni del regime comunista. La loro vita, spesa fino al dono estremo, è diventata il seme che ha permesso alla Chiesa di mantenere viva la propria identità spirituale anche nei momenti più oscuri della storia albanese. La memoria del loro sacrificio non è soltanto un atto di devozione verso il passato, ma un richiamo costante all'integrità morale e alla fedeltà evangelica che ogni credente è chiamato a custodire nel proprio quotidiano.
Il culto e la beatificazione
Il percorso che ha portato al riconoscimento ufficiale del martirio di Vincenzo Prennushi e dei suoi compagni è iniziato formalmente il dieci novembre del duemiladue, con l'apertura del processo diocesano. Questo cammino di approfondimento storico e spirituale ha permesso di far emergere la realtà del martirio subito in odio alla fede cattolica. Il riconoscimento definitivo è giunto con l'autorizzazione di Papa Francesco, che il ventisei aprile del duemilasedici ha firmato il decreto di martirio, confermando la santità di questi testimoni. La beatificazione, celebrata il cinque novembre del duemilasedici a Scutari, ha rappresentato un momento di profonda comunione ecclesiale, segnando la memoria liturgica dei trentotto martiri albanesi. Essi sono oggi venerati come patroni dei Martiri d'Albania, figure esemplari che invitano i fedeli a una preghiera costante e a un impegno di carità sincera. La loro intercessione è invocata per sostenere la fede delle comunità cristiane, specialmente dove la libertà di culto è ancora oggi messa a dura prova, offrendo conforto e coraggio a chiunque cerchi la luce del Vangelo nel cammino della vita.
Domande frequenti
Quando si festeggiano i Beati Martiri Albanesi?
La memoria liturgica dei Beati Martiri Albanesi si celebra il cinque novembre.
Dove è avvenuta la beatificazione dei martiri albanesi?
La celebrazione della beatificazione si è tenuta il cinque novembre duemilaseidici nella piazza della cattedrale di Santo Stefano a Scutari.