4 maggio
Beati Martiri Inglesi
Beatificati nel 1987
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini dello scisma e le persecuzioni
Tra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo si verificò una diffusa persecuzione religiosa in Inghilterra, Galles e Scozia. Fin dall'epoca delle persecuzioni, i cattolici che diedero la vita per fedeltà a Cristo e alla Chiesa furono considerati martiri. I martiri venivano venerati in segreto all'interno del Regno Unito durante la persecuzione, mentre all'estero la loro venerazione avveniva più apertamente. L'origine delle sanguinose persecuzioni anticattoliche del sedicesimo e diciassettesimo secolo risiede nello scisma d'Inghilterra. Lo scisma d'Inghilterra fu causato da re Enrico VIII mediante l'Atto di supremazia emanato il tre novembre 1534. La divisione tra Roma e Londra si aggravò sotto il regno di Edoardo VI, tra il 1547 e il 1553, a causa delle sue riforme anticattoliche. La regina Maria Tudor, tra il 1553 e il 1558, guidò un breve e fragile periodo di restaurazione del cattolicesimo. La regina Elisabetta prima, dal 1558 al 1603, dimostrò una spietata avversione verso la Chiesa di Roma. Con l'Atto di uniformità del 1559 fu proibita la celebrazione della messa cattolica. Nel 1563, attraverso i trentanove articoli, vennero imposti i principi del luteranesimo e del calvinismo. La dottrina cattolica fu ufficialmente definita come un insieme di pratiche idolatriche e superstiziose. A seguito della scomunica papale del 1570 e delle successive leggi repressive del 1571, aumentarono le esecuzioni capitali. Le leggi del 1571 causarono un elevato numero di vittime, in particolar modo tra i preti seminaristi. L'arrivo dei preti seminaristi provocò una recrudescenza immediata delle persecuzioni. I sacerdoti venivano formati in vari istituti all'estero, come il collegio di Douai, trasferito poi a Reims in Francia, fondato nel 1568 dal futuro cardinale Guglielmo Allen. Altri collegi destinati alla formazione dei giovani sacerdoti da inviare in patria furono eretti a Valladolid in Spagna, a Roma in Italia e a Vilna in Lituania. I sacerdoti erano consapevoli che il rientro in Inghilterra avrebbe comportato la condanna a morte. I collegi all'estero operavano come centri informativi e di raccolta notizie sugli avvenimenti nei territori britannici. I collegi conservavano la memoria di coloro che, una volta ripartiti, venivano arrestati e giustiziati in Inghilterra, Galles e Scozia. Nei collegi e in altri luoghi si pregava davanti ai ritratti dei martiri, mantenendone viva la venerazione. La venerazione dei martiri favorì l'elaborazione di una tesi governativa secondo cui ogni sacerdote o missionario inglese era un traditore. Il governo inglese considerava chiunque venisse inviato da Roma come una spia, un agitatore e un cospiratore contro la vita della regina. Il ventitré novembre 1584 fu proclamato un editto inerente alla sicurezza personale della regina. Nel gennaio del 1585 fu approvata una legislazione più severa contro i cattolici, mirata a privarli del ministero sacerdotale e dell'assistenza spirituale. La legge del 1585 imponeva a tutti i sacerdoti cattolici di lasciare l'Inghilterra entro un termine stabilito. La medesima legge vietava ai giovani inglesi di frequentare i seminari nel continente, con pena di morte per alto tradimento in caso di rientro. La pena capitale stabilita dalla legge del 1585 veniva estesa a chiunque offrisse ospitalità, cibo o alloggio ai sacerdoti. Il due novembre 1602 la regina Elisabetta emanò un ultimo editto persecutorio che ordinava l'esilio di tutto il clero cattolico. L'editto del 1602 prevedeva la pena di morte per i traditori a chiunque rimanesse, rientrasse nel regno o fornisse aiuto e alloggio ai sacerdoti. La condizione dei cattolici non migliorò con la morte di Elisabetta e la salita al trono di re Giacomo primo Stuart, tra il 1603 e il 1625. Sotto Giacomo primo fu imposto ai cattolici un giuramento di fedeltà assoluta al re e di diniego dei poteri papali, la cui mancata prestazione comportava l'immediata condanna.
Il gruppo dei martiri e la testimonianza del clero
Il gruppo di ottantacinque martiri citato comprende vittime di queste leggi repressive. Il gruppo di ottantacinque martiri è formato da ventidue laici e sessantatré sacerdoti, di cui cinquantacinque diocesani, cinque francescani, due gesuiti e un domenicano. La maggioranza di questi martiri fu condannata in base alla legge parlamentare del 1585 contro i gesuiti, i sacerdoti diocesani e i disobbedienti. La legge del 1585 stabiliva che qualsiasi persona ordinata sacerdote cattolico all'estero dopo il ventiquattro giugno 1559 fosse colpevole di alto tradimento se entrava o rimaneva nel Regno Unito. La medesima norma puniva come reato ogni forma di soccorso prestata a tali sacerdoti. Settantacinque degli ottantacinque martiri del gruppo furono condannati in applicazione diretta della legge del 1585. La forte presenza di sacerdoti tra i martiri è dovuta al fatto che la legge del 1585 mirava specificamente all'eliminazione del clero cattolico. Molti dei sacerdoti condannati alla pena capitale erano in giovane età. I giovani sacerdoti formati a Douai, Valladolid, Roma e Vilna rientravano clandestinamente in patria al solo fine di predicare il Vangelo e far sopravvivere la Chiesa cattolica. Una volta scoperti, i sacerdoti venivano giustiziati per via della loro fedeltà alla Chiesa di Cristo. Georg Haydock fu il primo a dare prova di tale incrollabile fermezza. Un martire anonimo nacque nel 1556 nella regione del Lancashire. Compi i suoi studi a Douai e a Roma. Ricevette l'ordinazione sacerdotale il ventuno dicembre 1581. Giunse a Londra il sei febbraio 1582 e fu arrestato immediatamente appena arrivato. Fu recluso nella Torre di Londra, dove rimase al buio e in completo isolamento per un anno e tre mesi. Successivamente fu trasferito in un regime di custodia ordinaria, che gli permise di offrire i sacramenti agli altri detenuti. Venne denunciato nuovamente insieme ad altre persone il due febbraio 1584. Fu condannato alla pena dell'impiccagione. Venne tirato giù dal patibolo mentre era ancora in vita e fu sottoposto a sventramento.
La dedizione dei laici e il sacrificio di William Carter
La persecuzione colpì sia i sacerdoti sia i laici che offrivano loro ospitalità o collaborazione. Ventidue laici appartenenti a questo gruppo di martiri vennero condannati perché sorpresi ad assistere i sacerdoti o la Chiesa cattolica. Tali laici rappresentano le migliaia di individui che rischiarono la vita per supportare i sacerdoti ordinati nei seminari cattolici operanti all'estero. Senza il sostegno dei laici, i sacerdoti dell'epoca non avrebbero potuto vivere né svolgere la propria missione in Gran Bretagna. La maggior parte di questi sacerdoti proveniva da famiglie fortemente generose verso il clero. Il primo membro del gruppo a sacrificare la propria vita per la sua attività fu il tipografo William Carter. William Carter nacque a Londra nel 1548. William Carter lavorò per diversi anni come segretario di Nicola Harpsfield, ultimo arcidiacono di Canterbury. Dopo la morte di Nicola Harpsfield, William Carter aprì una propria tipografia. Nella sua tipografia William Carter stampò vari testi cattolici, tra cui la nuova edizione del volume Un trattato sullo scisma di Gregory Martins. A causa della pubblicazione del testo di Gregory Martins, William Carter fu incarcerato e torturato nel 1580. Il dieci gennaio 1584 William Carter venne giustiziato tramite impiccagione e sventramento.
Il cammino della beatificazione e del riconoscimento ecclesiale
I lavori per la causa di beatificazione dei martiri del Regno Unito presero avvio in modo efficace solo dopo il ripristino della gerarchia cattolica in Inghilterra e Galles nel 1850. Papa Leone XIII beatificò cinquantaquattro di questi martiri nel 1886. Papa Leone XIII beatificò ulteriori nove martiri nel 1895. Due tra questi martiri, John Fisher e Thomas More, vennero canonizzati da Papa Pio XI nel 1935. Nel 1923 vennero condotte nuove indagini storiche e giuridiche. Nel 1929 il promotore della fede individuò duecentotrentaquattro martiri quali possibili candidati alla beatificazione. Il venticinque ottobre 1970 Papa Paolo VI proclamò santi quaranta di questi martiri. Tra i quaranta martiri canonizzati nel 1970, undici appartenevano al gruppo dei beati del 1886 e ventinove a quello del 1929. Durante la messa di canonizzazione del 1970, Papa Paolo VI auspicò che il sangue dei martiri potesse sanare le ferite causate alla Chiesa dalla separazione della Chiesa anglicana da quella cattolica. Mentre si preparava la canonizzazione dei quaranta martiri, la documentazione relativa agli altri candidati non ancora beati fu riesaminata e integrata. All'inizio di ottobre 1978 fu consegnato alla Congregazione per le Cause dei Santi il dossier riguardante ottantaquattro martiri. Su richiesta della gerarchia scozzese, al dossier degli ottantaquattro martiri fu aggiunto successivamente quello relativo al venerabile George Douglas. Nel gruppo dei martiri proclamati beati nel 1987 non è presente alcuna figura femminile. Moltissime donne si dedicarono con grande generosità e coraggio all'assistenza durante le persecuzioni. Il numero di donne effettivamente giustiziate fu molto ridotto poiché le autorità dell'epoca esitavano a condannare a morte le donne. Sebbene molte donne venissero condannate, solo poche furono condotte al patibolo e uccise. Tra le martiri donne si distinguono Margaret Clitherow e Anne Line, entrambe canonizzate da Papa Paolo VI nel 1970. Esiste un dibattito sull'opportunità di dimenticare la Riforma come un doloroso evento passato nell'era dell'ecumenismo e della riconciliazione. La ricerca della vera unità richiede la capacità di osservare con oggettività anche gli eventi storici più dolorosi. L'arcivescovo anglicano di Canterbury, dottor Robert Runcie, e l'arcivescovo cattolico di Westminster, cardinale Basil Hume, rilasciarono una dichiarazione congiunta in occasione della beatificazione degli ottantacinque martiri. Nella loro dichiarazione, i due arcivescovi espressero gratitudine a Dio per la beatificazione degli ottantacinque martiri d'Inghilterra, Scozia e Galles. I due prelati affermarono che la semplicità, l'eroica testimonianza di fede e il primato dato alla coscienza e a Cristo da questi martiri possono ispirare anche i cristiani di diverse confessioni. In data ventidue novembre 1987 è avvenuta la beatificazione di Georg Haydock. Insieme a Georg Haydock sono state beatificate altre ottantaquattro persone. La cerimonia di beatificazione è stata celebrata da Papa Giovanni Paolo II.
Il cammino verso la testimonianza
Il percorso dei Beati Martiri inglesi si snoda attraverso le vicende drammatiche del sedicesimo secolo, un'epoca segnata da aspre contrapposizioni. Il sacerdote del gruppo, nato nel Lancashire nel millecinquecentocinquantasei, intraprese un itinerario di formazione che lo condusse lontano dalla propria terra, studiando a Douai e completando il suo percorso a Roma, dove ricevette l'ordinazione sacerdotale nel millecinquecentottantuno. Il ritorno in Inghilterra fu per lui un atto di dedizione pastorale, pur sapendo di esporsi al pericolo imminente. Arrestato a Londra l'anno successivo, affrontò con pazienza quindici mesi di dura detenzione nella Torre di Londra, luogo simbolo della persecuzione, prima di subire la condanna capitale che lo portò a morire nel millecinquecentottantaquattro.
Parallelamente, la vita di un laico nato a Londra nel millecinquecentoquarantotto offre un esempio di apostolato vissuto nelle pieghe della quotidianità. In qualità di segretario dell'Arcidiacono di Canterbury, egli comprese l'importanza cruciale della parola scritta per alimentare la fede dei fedeli. La sua audacia si manifestò nella creazione di una tipografia cattolica, un'impresa rischiosa e proibita dalle leggi del tempo. Attraverso la stampa e la diffusione di libri di dottrina cattolica, egli intese contrastare il silenzio imposto alle coscienze. Questa instancabile attività di evangelizzazione non passò inosservata alle autorità, che lo condussero al medesimo tragico epilogo del sacerdote: l'impiccagione e lo sventramento avvenuti nel millecinquecentottantaquattro. Entrambi, pur operando in ambiti differenti, hanno testimoniato che l'obbedienza a Dio precede ogni altra legge umana, ponendo il sigillo del sangue su una vita spesa interamente per la missione della Chiesa.
Il riconoscimento del culto
La memoria dei Beati Martiri inglesi è stata custodita con venerazione nel corso dei secoli, giungendo fino al riconoscimento ufficiale della Chiesa universale. Il ventidue novembre del millecentottantasette, il Papa Giovanni Paolo Secondo ha celebrato la beatificazione solenne del sacerdote e del laico, insieme a un folto gruppo di altri ottantaquattro compagni martiri, che condivisero con loro il medesimo destino di sofferenza e di gloria. Questo atto di canonizzazione ha confermato la validità della loro testimonianza, inserendoli a pieno titolo nel calendario liturgico come esempi di virtù cristiana eroica.
La loro ricorrenza, fissata per il quattro maggio, costituisce un momento di riflessione profonda per la comunità dei fedeli. Celebrare questi martiri significa riaffermare l'importanza della libertà di fede e della dedizione al Vangelo, anche nelle circostanze più avverse. Essi ci ricordano che il sangue dei martiri non è mai versato invano, ma costituisce il seme fecondo da cui germoglia la vita della Chiesa. Invitandoci alla preghiera e alla vigilanza, la Chiesa ci propone il loro esempio affinché, nella sobrietà della nostra vita quotidiana, possiamo mantenere accesa la medesima luce di fede che li guidò fino al sacrificio estremo.
Domande frequenti
Quando si festeggia la memoria dei Beati Martiri Inglesi?
La ricorrenza dei Beati Martiri Inglesi si celebra il quattro maggio.
Quali furono i principali motivi della persecuzione contro i cattolici?
Le persecuzioni trassero origine dallo scisma d'Inghilterra voluto da re Enrico VIII e dalle successive leggi repressive emanate per eliminare la fede cattolica e il clero fedele a Roma.