22 maggio
Beati Pietro dell’Assunzione e Giovanni Battista Machado
Martiri
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la formazione in Europa
Il Beato Pietro dell'Assunzione nacque a Cuerba, una cittadina situata all'interno dell'archidiocesi di Toledo in Spagna, sebbene la data della sua nascita rimanga sconosciuta. Fin dalla giovinezza, il Signore chiamò questo giovane alla vita consacrata, ed egli fu accolto con gioia tra i Frati Minori appartenenti alla provincia religiosa di San Giuseppe. All'interno della comunità francescana, Pietro compì rapidi e grandi progressi nella via della perfezione religiosa, distinguendosi per lo spirito di dedizione e l'amore per la preghiera. Dopo aver ricevuto la sacra ordinazione al presbiterato, i superiori riconobbero in lui doti non comuni di guida spirituale e gli affidarono il delicato ufficio di maestro dei novizi, incarico che svolse con grande cura per la formazione delle nuove leve religiose. In quello stesso periodo, un altro fervente sacerdote, fra Giovanni, soprannominato il Povero, si recò in Spagna con l'intento di reclutare nuovi religiosi disposti a partire per le terre di missione dell'Estremo Oriente. Animato da un profondo zelo apostolico e dal desiderio ardente di guadagnare anime a Cristo, Pietro dell'Assunzione decise di associarsi a fra Giovanni, rispondendo prontamente alla chiamata missionaria che avrebbe cambiato per sempre il corso della sua esistenza.
Per quanto riguarda il beato Giovambattista Machado, egli nacque da una nobile famiglia nella località di Tavora, situata nelle isole Azzorre che all'epoca si trovavano sotto il dominio della corona portoghese. Fin da giovanissimo, i suoi genitori lo mandarono in Portogallo per ricevere un'educazione adeguata agli studi e al suo lignaggio, e in terra portoghese Giovambattista crebbe nella pietà e nell'innocenza della vita, custodendo con cura la purezza del cuore. Durante gli anni della giovinezza, la lettura delle lettere inviate dai missionari che operavano coraggiosamente in Giappone accese nel suo animo il disegno profondo di spendere le proprie forze per la salvezza di quelle anime lontane. A soli sedici anni, con la fermezza di chi riconosce la propria strada, Giovambattista chiese e ottenne di entrare nel noviziato della Compagnia di Gesù nella città di Coimbra. Il suo cammino di formazione intellettuale e spirituale proseguì intensamente: compì gli studi di filosofia nella città di Goa, in India, e successivamente quelli di teologia a Macao, preparandosi così ad affrontare le fatiche e le sfide di un apostolato condotto in contesti culturali difficili e distanti dalla propria patria.
La partenza per l'Oriente e l'apostolato in Giappone
L'anno millesimoseicento segnò l'inizio del grande viaggio per padre Pietro dell'Assunzione, il quale partì alla volta di Manila insieme ad altri cinquanta confratelli desiderosi di annunciare il Vangelo. Dopo una breve permanenza nella capitale filippina, nel millesimoseicentouno padre Pietro si recò finalmente in Giappone, dando inizio a una fase di intenso apostolato concentrata prevalentemente nella zona di Nagasaki. La stima e la fiducia dei confratelli nei suoi confronti trovarono conferma nella sua elezione a superiore del convento dei francescani in quella regione. Durante il suo servizio missionario, Pietro dimostrò di essere un religioso autenticamente apostolico, dotato di rara virtù, di grande spirito di orazione e di rigorosa penitenza. La santità della sua vita divenne ben presto un punto di riferimento luminoso, al punto che fu molto stimato e costantemente cercato dai penitenti, i quali lo trattenevano a lungo nel confessionale per ricevere la direzione spirituale e il perdono dei peccati. Spinto da una carità infaticabile e dal timore di non compire pienamente il proprio dovere, talvolta il missionario si privava perfino del cibo e del sonno pur di non venire meno al suo ministero sacerdotale e all'assistenza dei fedeli.
Nel frattempo, nel millesimosegno della Provvidenza, anche padre Giovambattista Machado approdò in Giappone nell'anno millesimoseicentonove, pronto a dedicarsi alla conversione delle popolazioni locali. Padre Machado percorse con zelo infaticabile, affrontando ogni genere di intemperie e camminando senza sosta sia di giorno sia di notte, i vasti territori dei regni di Fuscima, Cicungo e Bugen. Grazie a questa infaticabile dedizione e alla forza della sua predicazione, nei regni di Fuscima, Cicungo e Bugen padre Machado operò numerose conversioni alla fede cristiana, portando la luce del Vangelo a quanti vivevano nell'oscurità del paganesimo. Lavorava instancabilmente anche nella zona di Nagasaki, operando fianco a fianco con padre Pietro dell'Assunzione per la conversione dei pagani e il sostegno della Chiesa nascente. Entrambi i sacerdoti esercitarono così, con dedizione e in condizioni di crescente difficoltà, il loro ministero sacerdotale in terra giapponese, preparandosi inconsapevolmente a testimoniare la fede fino all'effusione del sangue.
L'inizio della persecuzione e la resistenza clandestina
La situazione religiosa e politica in Giappone, che fino ad allora aveva concesso margini di azione ai missionari, iniziò a farsi critica verso l'anno millesimoseicentoundici a causa delle tristi e calunniose macchinazioni ordite dai protestanti olandesi e inglesi. Questi ultimi, mossi da interessi commerciali e religiosi contrapposti, fecero credere all'imperatore Tokugawa Ieyasu che i missionari cristiani stessero segretamente preparando un'invasione del Giappone da parte della Spagna. I bonzi, influenti religiosi delle tradizioni locali, non persero l'occasione per minacciare l'imperatore con una spietata vendetta da parte degli dei nazionali qualora il cristianesimo non fosse stato completamente estirpato dal paese. Di fronte a queste pressioni, nel millesimoseicentoquattordici l'imperatore decretò ufficialmente da Meako l'espulsione di tutti i missionari stranieri, l'abbattimento sistematico delle chiese e l'imposizione dell'apostasia forzata a tutti i cristiani del regno. Nonostante la morte dell'imperatore Tokugawa Ieyasu avvenuta nel millesimoseicentosedici, la persecuzione non accennò a diminuire di intensità.
Davanti al decreto di espulsione e alla furia della persecuzione, padre Pietro dell'Assunzione scelse coraggiosamente di rimanere in Giappone, travestendosi da semplice cittadino giapponese pur di continuare ad assistere e rincuorare le comunità cristiane perseguitate. Allo scoppio della persecuzione, anche padre Giovambattista Machado aveva supplicato i suoi superiori di lasciarlo sulla breccia, e il suo desiderio fu pienamente esaudito, poiché fu mandato da Nagasaki a evangelizzare le lontane isole Gotò. Per motivi di prudenza, e per sfuggire alle continue inquisizioni condotte da don Michele, un principe apostata di Omura, padre Pietro dell'Assunzione si era successivamente trasferito nelle vicinanze di Nagasaki, continuando la sua opera pastorale nella clandestinità. Entrambi i sacerdoti vivevano dunque nascondendosi, celebrando i sacramenti di nascosto e offrendo la loro vita quotidiana come un sacrificio d'amore per il gregge loro affidato dal Signore.
Gli inganni, il tradimento e l'arresto dei missionari
La rete dei controlli e dei tradimenti si strinse presto attorno ai due missionari. Padre Pietro dell'Assunzione, giunto nel villaggio di Chìchitzu situato nell'Isafai, s'imbatté in un traditore che fingeva astutamente di cercare un sacerdote per riconciliare un apostata pentito. Non sospettando minimamente l'inganno, il generoso missionario si prestò con prontezza a ricevere la confessione del presunto apostata, ma proprio in quel momento le guardie appostate in agguato balzarono fuori, lo arrestarono e lo condussero dapprima nelle prigioni di Omura e successivamente in quelle di Cori. Nello stesso periodo, il giorno dopo essere sbarcato nelle isole Gotò e aver celebrato la Santa Messa, anche padre Giovambattista Machado si era messo prontamente a confessare i fedeli. Un cristiano del luogo, tragicamente ingannato da alcuni traditori, si rivolse a padre Giovambattista chiedendogli se potesse indicare un ministro a persone che cercavano un sacerdote per un'estrema unzione a un morente. Il beato, che aveva già fatto generosa offerta della propria vita a Dio, rispose senza esitazione che preferiva dare la vita piuttosto che mancare al debito del proprio ministero, pur sapendo che poteva trattarsi di un tranello mortale. Uno dei traditori entrò allora nella casa di padre Giovambattista e, avendolo prontamente riconosciuto, corse a denunciare la sua presenza al governatore locale. Mentre il sacerdote si trovava intento ad assolvere un penitente, il magistrato fece irruzione e lo dichiarò prigioniero per aver violato gli ordini imperiali predicando la legge cristiana. Insieme a padre Giovambattista fu tratto in arresto anche il suo fedele catechista, il beato Leone Tonaca, il quale avrebbe concluso la sua vita terrena subendo il martirio il primo giugno millesimoseicentodiciassette. I prigionieri furono fatti salire su una barca e, dopo tre giorni di dura navigazione, condotti anch'essi nelle fredde carceri di Cori.
L'incontro in carcere e la preparazione spirituale al martirio
I prigionieri giunsero alle carceri di Cori nel cuore della notte, tra lo strepito delle armi e il vocio confuso dei soldati che li scortavano. Padre Pietro dell'Assunzione, che languiva già da tempo in quella prigione buia, credette giunto il momento definitivo del suo martirio e, senza esitare, si mise in ginocchio per ringraziare Dio di tanta grazia. Con grandissima sorpresa e immensa consolazione, Pietro si accorse che le guardie gli davano come compagno di cella proprio l'amico padre Giovambattista Machado. Alla vista l'uno dell'altro, i due religiosi giubilarono interiormente, si abbracciarono e si baciarono con affetto fraterno. Per oltre un mese trascorso in carcere, i due missionari condussero una vita straordinaria fatta di penitenze corporali, lunghe e fervorose orazioni e frequenti ragionamenti sul valore del martirio e sulla beatitudine del regno celeste. Per una speciale concessione della Provvidenza, fu permesso loro di celebrare la Santa Messa ininterrottamente dalla festa di Pentecoste fino a quella della Santissima Trinità. Proprio nel giorno della Santissima Trinità, Dio fece loro comprendere chiaramente che quella sarebbe stata l'ultima Messa della loro vita terrena, colmando i loro cuori di una pace soprannaturale e di una gioia indicibile.
L'annuncio della condanna e le ultime ore di grazia
Due giudici, inviati rispettivamente da Nagasaki e da Omura, si recarono di persona all'interno della prigione per comunicare ai due condannati la decisione suprema. I magistrati annunciarono ai prigionieri che sul far della notte sarebbero stati condotti al luogo stabilito per la decapitazione. Alla notizia della condanna a morte, i due missionari gioirono apertamente, manifestando una serenità che sbalordiva gli stessi aguzzini. Padre Pietro dell'Assunzione esclamò con gratitudine di aver chiesto proprio questa insigne grazia a Dio durante gli ultimi nove giorni mentre celebrava la Santa Messa. Dal canto suo, padre Giovambattista attestò con commozione che i tre giorni più cari e preziosi di tutta la sua vita erano stati l'ingresso nella Compagnia di Gesù, il giorno del suo arresto nelle isole Gotò e, infine, proprio quel giorno in cui riceveva la condanna a morte per Cristo. I due martiri trascorsero le ore rimanenti in un clima di intensa preghiera, di dolci colloqui spirituali e rivolgendo ferventi esortazioni ai numerosi cristiani che erano accorsi a visitarli per ricevere un ultimo conforto. Prima di avviarsi verso il luogo del supplizio, i due beati si confessarono vicendevolmente, si disciplinarono con spirito di penitenza, cantarono insieme salmi e inni sacri e scrissero lettere piene di pietà e di zelo indirizzate ai loro confratelli e agli amici rimasti nel mondo. Padre Giovambattista dichiarò esplicitamente in una lettera di morire ricolmo di gioia per amore di Gesù, ringraziando Dio per una grazia così grande di cui si riconosceva totalmente indegno. Vinti dal grande giubilo spirituale e dalla ferma certezza di sedersi presto al banchetto del regno dei cieli, i due prigionieri rifiutarono persino di consumare la cena, preferendo nutrire l'anima con la contemplazione della gloria eterna.
Il martirio e la nascita al cielo
Prima di uscire dalla cella per l'esecuzione capitale, i due prigionieri si dettero reciprocamente l'assoluzione sacramentale e recitarono devotamente le litanie. Lungo il tragitto che li conduceva al luogo del supplizio, i condannati tenevano saldamente il crocifisso in mano, offrendo un'immagine di intrepida fortezza e confortando i numerosi cristiani accorsi lungo la via per ricevere la loro benedizione. Giunti finalmente sul luogo designato per l'esecuzione, i martiri fecero una breve e silenziosa orazione, raccogliendosi nel colloquio intimo con il Padre celeste. Subito dopo, i martiri si abbracciarono fraternamente e si accomiatarono ad alta voce dai cristiani presenti, raccomandando a tutti di rimanere sempre saldi nella fede cattolica nonostante le persecuzioni. I due beati si posero quindi in ginocchio uno di fronte all'altro, rivolgendo le mani e gli occhi al cielo in un gesto di totale abbandono fiducioso in Dio. A padre Pietro dell'Assunzione fu recisa la testa con un colpo solo di spada, suggellando così la sua vita spesa per il Vangelo. A padre Giovambattista la testa fu invece recisa con tre colpi, poiché dopo il primo colpo il sacerdote cadde a terra ma si rimesse prontamente in ginocchio pronunciando per ben due volte il santo nome di Gesù prima di spirare. Alla vista di quel sublime sacrificio, i cristiani presenti non esitarono a gettarsi sui corpi dei martiri per raccoglierne con devozione le reliquie e il sangue prezioso, custodendo la memoria di quel ventidue maggio millesimoseicentodiciassette a Cori come un seme fecondo di nuova vita cristiana per tutto il Giappone.
Il cammino verso la testimonianza
Il beato Pietro dell’Assunzione, originario di Cuerba in Spagna, intraprese il suo cammino missionario partendo per le Filippine nel milleseicento, per poi approdare in Giappone l'anno successivo. La sua missione fu caratterizzata da una presenza costante e coraggiosa, che lo portò a sfidare il decreto di espulsione del milleseicentoquattordici. Scelse deliberatamente di restare nel paese in modo clandestino, continuando a sostenere i fedeli nonostante il clima di crescente ostilità. Il suo ministero si concluse tragicamente a causa di un inganno: tradito da un uomo che lo consegnò alle autorità, fu arrestato a Chichitzu. La sua vita terrena si compì attraverso il martirio della decapitazione, avvenuto a Kori il ventidue maggio del milleseicentodiciassette.
Parallelamente, il beato Giovanni Battista Machado, nato a Tavora nelle Azzorre, scelse di consacrarsi precocemente alla vita religiosa, entrando nel noviziato della Compagnia di Gesù all'età di sedici anni. Il suo percorso lo condusse attraverso il Portogallo, Goa e Macao, fino a giungere in Giappone nel milleseicentonove. Durante il suo apostolato, si distinse per l'opera di evangelizzazione svolta con dedizione nelle isole Gotò. Anche per lui, il tempo della missione fu segnato dalla persecuzione e dalla necessità di una vita nascosta. Denunciato da un traditore proprio nelle isole dove svolgeva il suo apostolato, fu arrestato e condotto verso il medesimo destino del suo confratello. Insieme, nella fede e nel sacrificio, i due martiri affrontarono la morte per decapitazione a Kori, offrendo al Signore il tributo estremo di una vita spesa interamente per la diffusione del Vangelo.
Il ricordo nella Chiesa
La solennità del sacrificio dei beati Pietro dell’Assunzione e Giovanni Battista Machado ha trovato il suo riconoscimento ufficiale nella Chiesa universale attraverso il decreto di canonizzazione firmato dal Papa Pio Nono il sette maggio del milleseicentottantasette. Questo solenne atto ha confermato la venerazione che, sin dai tempi del loro martirio, ha circondato la memoria di questi due coraggiosi messaggeri della fede. La loro testimonianza non è solo un fatto storico legato al diciassettesimo secolo, ma rappresenta un richiamo per ogni credente a mantenere ferma la speranza anche nelle stagioni più oscure della vita.
Oggi, la commemorazione del ventidue maggio invita le comunità cristiane a elevare il ringraziamento per il dono di questi martiri, che hanno saputo trasformare il luogo del loro supplizio in una terra fecondata dal sangue dei giusti. La loro storia ci ricorda che la missione evangelizzatrice non è mai priva di croce, ma che proprio nella fedeltà al Vangelo, anche a costo della vita, si manifesta la vittoria di Cristo sul male e sul timore. La Chiesa li addita come modelli di coerenza, uomini che hanno saputo unire la sapienza del discernimento alla forza del martirio.
Domande frequenti
Quando si festeggia la memoria dei Beati Pietro dell'Assunzione e Giovanni Battista Machado?
La loro memoria liturgica si celebra annualmente il ventidue maggio.
Di cosa sono patroni i Beati Pietro dell'Assunzione e Giovanni Battista Machado?
Nei fatti forniti non sono menzionati specifici patronati ufficiali per questi santi martiri.
Nella città di Kori in Giappone, beati Pietro dell’Assunzione, dell’Ordine dei Frati Minori, e Giovanni Battista Machado, sacerdoti e martiri, che, per avere esercitato clandestinamente il loro ministero, furono decapitati in odio alla fede cristiana. — Martirologio Romano