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21 maggio

Beato Adilio Daronch

Chierichetto e martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Il contesto dell'emigrazione e le origini della famiglia

L'Italia è stata interessata dal fenomeno dell'emigrazione soprattutto nei secoli diciannovesimo e ventesimo. L'emigrazione italiana ha riguardato dapprima il Settentrione, in particolare Piemonte, Veneto e Friuli. Dopo l'unità d'Italia, verso il millesine ottocento ottanta, l'emigrazione interessò anche il Mezzogiorno con Calabria, Campania e Sicilia. Tra il millesetto cento settantasei e il millenovecento ci furono quasi nove milioni di emigranti da tutto il Paese. Le destinazioni principali dell'emigrazione italiana furono l'America del sud e gli Stati Uniti. Negli Stati Uniti e in Brasile l'emigrazione si caratterizzò prevalentemente come un'emigrazione di lungo periodo. Il Brasile ha oggi la più grande popolazione italiana fuori dall'Italia. Il picco massimo dell'emigrazione italiana in Brasile si ebbe tra il millesetto cento ottanta e il millenovecento venti. Le grandi fazendas furono la meta di agricoltori e braccianti italiani in Brasile. Nelle fazendas si lavorava la canna da zucchero ma soprattutto il caffè. Il lavoro nelle fazendas era abbastanza duro e comportò sofferenze in un ambiente estraneo. L'Agordino si è caratterizzato per una storica e massiccia emigrazione verso il Sud America. Il Brasile fu il paese che accolse il maggior numero di emigranti dell'Agordino. Sebastiano Daronch e Francesca Schena erano rispettivamente il nonno e la nonna del piccolo Adílio. I nonni di Adílio arrivarono in Brasile nel gennaio del millenovecentonovanta insieme ai figli Luigi, Vincenzo, Giovanna Maria e Pietro. Pietro era il padre di Adílio. La famiglia arrivò in Brasile con la nave Europa sbarcando all'Isola dei Fiori a Rio de Janeiro. Alla famiglia fu assegnato il lotto cinquecentodiciannove della Linea undici nel Nucleo Soturno dell'ex colonia Silveira Martins. Francesca Schena si distinse nella località come una brava ostetrica. Pietro Daronch si trasferì all'età di diciotto anni a Dona Francisca, distante trenta chilometri, per lavorare come apprendista calzolaio e sellaio. Pietro Daronch contrasse matrimonio il quindici gennaio millenovecentocinque con Judithe Ida Segabinazzi. Judithe Segabinazzi era la sestogenita dei coniugi Felippe e Praxedes Girardi Giordani. Judithe nacque il due febbraio millenovecentottantaquattro a Silveira Martins. La cerimonia nuziale dei genitori di Adílio si svolse a Soturno. Il matrimonio fu officiato dal parroco pallottino Padre Guido Spiesbenger. I testimoni di nozze furono Fiorenzo Dellamena e João Custódio Neto. La coppia si stabilì a Dona Francisca dopo il matrimonio.

La giovinezza e la vita quotidiana

I genitori di Adílio ebbero tre figli iniziali: Herminia, Abílio e Adílio. La famiglia si trasferì alcuni anni dopo a Passo Fundo, dove nacque Zolmira. La famiglia si spostò in seguito a Nonoai, dove nacquero Carmelinda, Annita, João e Vilma. Il padre di Adílio morì a Marcelino Ramos il cinque maggio millenovecentoventitré durante uno scontro armato tra opposte fazioni. La madre di Adílio morì a Dona Francisca il ventitré marzo millenovecentotrentadue. Adílio era un giovane serio, devoto e tranquillo. La vita di Adílio fu segnata dalla morte del padre e dai conseguenti problemi familiari. La sorella Zolmira ricorda che Adílio amava il calcio e andare a cavallo. Adílio possedeva un cavallo a cui era molto legato e che gli piaceva molto. Adílio era un giovinetto educato, disciplinato e molto studioso. La madre insegnò sempre ai figli la retta via dicendo loro che essere poveri non è un difetto e che bisogna essere poveri ma onesti. Il clima famigliare di Adílio era alquanto armonioso. La madre di Adílio aveva gran cura della famiglia. La madre animava i figli allo studio e nella catechesi.

Il legame con la comunità parrocchiale

Adílio accompagnava volentieri Don Emanuele nelle sue visite insieme agli amici João Marcondes Lajus, detto Nené Lajus, e Marco. Adílio serviva con piacere la Santa Messa. La famiglia di Adílio era molto apprezzata e stimata per la sua onestà e il suo spirito caritatevole. Don Emanuele ricorse spesso ai buoni servigi della famiglia Daronch. Don Emanuele mantenne una sincera amicizia con la famiglia Daronch. Don Emanuele fondò una scuola. I figli di Pietro e Giuditta furono allievi della scuola fondata da Don Emanuele. I figli di Pietro e Giuditta furono alunni di catechismo di Don Emanuele. Don Emanuele preparò i ragazzi ai sacramenti. Adílio fece la prima comunione con Don Emanuele. I contatti del parroco con la famiglia Daronch si intensificarono dopo la morte del padre di Adílio. Il parroco prese a cuore la situazione non facile della famiglia dopo il lutto. Giuditta, la madre di Adílio, acconsentì che il figlio accompagnasse Don Emanuele in un lungo viaggio. Il viaggio serviva a Don Emanuele per visitare alcune comunità lontane affidate alla sua cura pastorale.

Il martirio e la testimonianza di fede

Don Emanuele Gómez González ed Adílio Daronch erano rispettivamente sacerdote e chierichetto. Don Emanuele Gómez González ed Adílio Daronch furono uccisi in odium fidei in Brasile il ventuno maggio millenovecentoventiquattro. Questo supremo sacrificio ha suggellato la vita di un adolescente dedito alla preghiera e al servizio dell'altare, inserito nel ventesimo secolo in una terra segnata dalla fatica del lavoro e dall'emigrazione. La Chiesa riconosce nel beato Adílio un esempio luminoso di fedeltà cristiana vissuta fino all'effusione del sangue accanto al proprio pastore, offrendo alle comunità dei fedeli un modello di purezza, obbedienza e coraggio nella testimonianza del Vangelo.

Domande frequenti

Quando si festeggia il beato Adílio Daronch?

La memoria liturgica del beato Adílio Daronch si celebra il ventuno maggio, giorno del suo martirio.