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15 agosto

Beato Aimone Taparelli

Sacerdote domenicano

Aggiornato il 15 settembre 2026

La famiglia, la vocazione e gli studi

La famiglia Tapparelli figura tra le più antiche di Savigliano e nei secoli generò ecclesiastici di grande rilievo, tra cui si ricordano il vescovo Gianmaria Tapparelli nel sedicesimo secolo e il gesuita Cesare Michele Tapparelli, il quale visse e morì santamente in America nel diciassettesimo secolo. In questa nobile stirpe, precisamente nel ramo dei Conti di Lagnasco, nacque nel 1398 Aimone Tapparelli. La sua giovinezza e la sua prima maturità si svolsero nella normalità degli affetti familiari, fino a quando, a cinquant'anni, la morte colpì duramente la sua casa. Rimasto vedovo, piansi anche la scomparsa dei figli. Sostenuto da una profonda fede, decise allora di abbracciare la vita religiosa entrando nell'Ordine dei Predicatori. Possedendo già una solida formazione umanistica, egli approfondì ulteriormente i suoi studi ecclesiastici, conseguendo la licenza in Teologia e in Sacra Scrittura. La sua preparazione intellettuale e la sua dirittura morale lo portarono a essere nominato professore, con l'incarico di lettore in Teologia presso l'Università di Torino, mettendo così i suoi talenti al servizio della crescita culturale e spirituale dei giovani e dei confratelli.

Il ministero apostolico e la riforma

Fin dai primi anni della sua consacrazione, Aimone si dedicò a un intenso apostolato, distinguendosi come degno figlio di san Domenico per l'efficacia della predicazione e l'austerità della vita. La fama delle sue virtù giunse ben presto alla corte sabauda, e il Duca Amedeo IX lo volle come suo predicatore e, per un periodo, come confessore personale. La sua voce autorevole fu spesa anche all'interno della vita religiosa, rivelandosi uno dei più ardenti riformatori del quindicesimo secolo, fermamente impegnato a ristabilire e confermare la disciplina all'interno del suo Ordine. Ricoprì più volte la carica di Priore del Convento di Savigliano e di Vicario Provinciale. Nel 1475 ebbe la gioia di accogliere nell'Ordine Peronino Sereno, destinato a diventare un celebre cronista saluzzese e domenicano, morto nel 1524. Nonostante i molti impegni di governo e di studio, Aimone amava la solitudine e si ritirava periodicamente in un piccolo eremo a Verzuolo, situato a ottocento sessanta metri di altitudine e a cinque chilometri da Saluzzo, dotato di una cappella dedicata a santa Cristina. Compose diversi scritti di carattere religioso e nutrì sempre una profonda devozione, promuovendo con fervore il culto alla Madonna.

Il compito di inquisitore e gli ultimi anni

Nel 1466, Aimone tornò a Savigliano nello stesso anno in cui il beato Bartolomeo Cerveri fu trucidato dagli eretici. L'anno successivo, egli succedette allo stesso Bartolomeo Cerveri nell'ufficio di inquisitore, munito di patente rilasciata dall'inquisitore generale padre Antonio Ferreri. Svolse il suo ministero nel Marchesato di Saluzzo, nelle diocesi di Alba e Mondovì, a Cherasco, Savigliano, nella Liguria superiore e in parte della Lombardia. Fu instancabile nel difendere la fede cattolica, fortificato dall'esempio dei confratelli martirizzati per la medesima missione, e provvide personalmente alla sepoltura onorevole del beato Antonio Pavoni. Giunto all'età venerabile del centesimo anno di vita, nel 1495, Aimone predisse la sua morte. Una pia leggenda narra che fu avvisato dagli angeli che il suo transito sarebbe avvenuto nel giorno della solennità della solenne Assunzione della Vergine. Si spense serenamente a letto mentre recitava l'Ufficio, stringendo al cuore il Crocifisso, dopo aver ricevuto i sacramenti e pronunciando le parole latine Servire Deo regnare est. La tradizione riferisce che i frati leggevano in coro l'introito della messa solenne mentre egli spirava, e con fatica gli dovettero togliere il crocifisso dalle mani, mentre una folla numerosa si era già radunata presso il convento.

Il culto, le reliquie e i miracoli

Il corpo del Beato Aimone fu sepolto nel coro in un sepolcro nuovo, che divenne ben presto meta di numerosi fedeli desiderosi di pregare sulla sua tomba e di ottenere sue reliquie. Alcuni devoti portarono tavolette di cera come ex voto per le grazie ricevute. Fin dalle prime raffigurazioni, Aimone Taparelli fu rappresentato con i raggi da beato, a testimonianza della santità percepita dal popolo cristiano. Nel corso del diciannovesimo secolo, precisamente all'inizio dell'Ottocento, i suoi resti furono trasferiti nella chiesa di San Domenico a Torino. La memoria della sua intercessione è legata in modo particolare a due miracoli straordinari attribuiti alla sua preghiera: la guarigione miracolosa di una donna affetta da un cancro alla mamella e il concepimento di un bambino in età avanzata da parte di una coppia della nobile casata dei Genola, ritenuta sterile. Il neonato nato da questo prodigio fu chiamato Aimone e divenne in seguito un illustre studioso. Il Beato Pio IX approvò ufficialmente il suo culto il ventinove maggio 1856, fissandone la memoria liturgica al diciassette agosto.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Aimone Taparelli?

La memoria liturgica del Beato Aimone Taparelli si celebra il 17 agosto, sebbene la sua pia transizione sia avvenuta nel giorno dell'Assunzione della Vergine.

Quali furono gli incarichi principali del Beato Aimone Taparelli?

Il Beato Aimone fu sacerdote domenicano, professore e lettore in Teologia all'Università di Torino, predicatore e confessore del Duca Amedeo IX, inquisitore nel Marchesato di Saluzzo e in altre regioni, priore del convento di Savigliano e vicario provinciale.

A Savigliano in Piemonte, beato Aimone Taparelli, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, instancabile difensore della verità. — Martirologio Romano