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2 settembre

Beato Antonio Franco

Vescovo

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini nobiliari e la formazione

Antonio Franco apparteneva a una distinta famiglia di origine francese e nacque nella città di Napoli il 26 settembre 1585, venendo al mondo come il figlio terzogenito di una prole composta da sei fratelli. Trascorse un'infanzia serena e ricca di attenzioni familiari che contribuirono a fortificare il suo animo sensibile e devoto. Raggiunta l'età di diciassette anni, conseguì il titolo di laurea in diritto canonico e civile, dimostrando grandi doti intellettuali. Il padre lo mandò successivamente a Roma per permettergli di portare a termine la formazione ecclesiastica e, un anno più tardi, per iniziativa sempre paterna, il giovane fu accolto a Madrid presso la corte del re Filippo III. Proseguendo nel suo cammino di crescita spirituale e umana, fu ordinato sacerdote all'età di venticinque anni. Ottenne quindi la nomina a Cappellano Reale il 14 gennaio 1611, trascorrendo un decennio a prestare servizio presso la corte reale con fedeltà e competenza.

Il ministero episcopale e l'austerità di vita

Il 12 novembre 1616 gli fu conferita la carica di consigliere e cappellano Maggiore del Regno di Sicilia e, contestualmente, fu nominato Abate e Ordinario di Santa Lucia del Mela, una prelatura nullius direttamente dipendente dalla Santa Sede il cui territorio fa oggi parte dell'Arcidiocesi di Messina. Antonio Franco si recò a Roma per ottenere l'investitura ufficiale e Papa Paolo V confermò tale nomina in data 11 febbraio 1617. Compì il proprio ingresso solenne a Santa Lucia del Mela il 18 maggio dello stesso anno, iniziando a guidare la sua comunità come un pastore zelante nel complesso periodo storico successivo al Concilio di Trento. Curò personalmente la preparazione spirituale e pastorale dei propri sacerdoti ed effettuò visite periodiche anche nelle località più remote e isolate della sua prelatura. Egli si caratterizzò per un'indole particolarmente umile, praticando severe penitenze corporee come digiuni frequenti e pasti a base di soli pane e acqua. Era solito riposare sul pavimento utilizzando unicamente una sottile stuoia come giaciglio e, in conformità con le usanze ascetiche dell'epoca, portava attorno ai fianchi due catene di ferro come strumento di mortificazione. Una di queste catene è tuttora custodita all'interno di una cassetta d'argento e, secondo una consuetudine antica, viene portata in visita presso le abitazioni delle persone malate.

La carità operosa e i prodigi

Il prelato si distinse per un profondo spirito di carità verso i bisognosi e gli infermi, dedicando un grande impegno nel soccorrere le persone vittime degli usurai. Durante un periodo di grave e prolungata siccità, gli abitanti del vicino centro di San Filippo del Mela si rivolsero a lui per invocare preghiere. Mostrandosi fortemente commosso, esortò la popolazione a riporre fiducia in Dio e i cittadini, al loro ritorno nel paese, scoprirono con stupore che il prelato li aveva preceduti presso la contrada Basso. Egli indicò ai presenti il punto in cui scaturiva un'abbondante sorgente d'acqua e, oltre all'episodio di prodigiosa bilocazione, la popolazione ottenne la grazia di un pozzo fondamentale per il proprio sostentamento. Il pozzo venne successivamente denominato del Beato e accanto ad esso fu eretta un'edicola contenente la sua immagine. Antonio Franco morì il 2 settembre 1626 all'età di quarantadue anni, provato dal continuo e stancante apostolato, spirando serenamente nelle sue ultime ore con lo sguardo rivolto al cielo, che al momento del trapasso si illuminò dei raggi del sole nascente.

Le ricognizioni del corpo e il culto

La sua sepoltura divenne immediatamente un luogo di pellegrinaggio per devoti che ottenevano grazie tramite la sua intercessione. Sette anni dopo la morte, nel corso di lavori nella cattedrale, si diffuse la voce di un presunto profanamento della sua tomba e le autorità civili e religiose disposero l'apertura del sepolcro la sera del 7 luglio 1633. Durante l'apertura si constatò con commozione che la salma era completamente incorrotta. Nel 1656 fu eseguita una seconda ricognizione del corpo e i numerosi fedeli presenti notarono che la salma teneva in mano uno stelo di basilico fresco e verde, facendo sì che a seguito di quell'evento la pianta di basilico divenisse un elemento decorativo costante della sua urna. Nel 1721 ebbe luogo una terza ricognizione del corpo, che si ritiene fu promossa per volere espresso del defunto, apparso più volte in sogno a una nobildonna devota. L'ultima traslazione della salma è stata effettuata il 5 giugno 1913 e i suoi resti sono attualmente custoditi in un'urna di cristallo ubicata nella cappella di Santa Lucia all'interno della Cattedrale. Il 20 dicembre 2012 Papa Benedetto XVI ha riconosciuto un miracolo avvenuto per sua intercessione, permettendo l'avvio formale della beatificazione, e il 2 settembre 2013 è stato proclamato beato dal cardinale Amato durante una celebrazione nella Cattedrale di Messina. Il successivo 15 settembre il suo corpo è stato portato in solenne processione fino alla cattedrale di Santa Lucia del Mela ed i suoi resti sono stati collocati sotto l'altare del Santissimo Crocifisso, restaurato per l'occasione, mentre la popolazione locale gli ha attribuito tradizionalmente il titolo di Beato.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Antonio Franco?

La sua commemorazione liturgica si celebra il 2 settembre, giorno dell'anniversario della sua morte. Per l'occasione, la banda musicale della città offre un servizio gratuito, rispondendo a un voto emesso nell'agosto 1919 a seguito dello scampato pericolo di un naufragio dopo un servizio nelle Isole Eolie.