10 gennaio
Beato Benincasa
Abate di Cava
Aggiornato il 15 settembre 2026
La guida pastorale e l'epoca di fioritura
Il beato Benincasa assunse la guida dell'abbazia della Santissima Trinità di Cava il trenta gennaio 1171, succedendo al beato Marino nel delicato compito di reggere il cenobio. Il periodo della sua abbadia coincise con l'epoca di massima fioritura per l'abbazia di Cava, la cui fondazione risaliva al 1020 per opera di sant'Alferio. Benincasa venne costantemente descritto con gli attributi di pio, prudente e ottimo pastore, capace di guidare i fratelli sulla via della santità e del servizio. I vescovi del tempo sollecitavano con insistenza la presenza dei monaci cavensi nelle proprie diocesi a causa della riconosciuta efficacia del loro operato spirituale e sociale. Nel frattempo, i pontefici attribuirono agli abati di Cava una preziosa autonomia spirituale, che estendeva la loro giurisdizione sui territori e sulle chiese ricevute in dono. Tale giurisdizione cavense rispondeva unicamente all'autorità diretta del papa, rendendo l'abbazia un saldo e fidato punto di riferimento per la Chiesa di Roma. In questo clima di intensa vita monastica, Benincasa accolse persino presso il monastero l'antipapa Innocenzo terzo, offrendogli un luogo idoneo affinché vi svolgesse un periodo di penitenza e di riconciliazione.
Le relazioni con i sovrani e l'espansione in Sicilia
Il governo dell'abate Benincasa presso l'abbazia della Santissima Trinità di Cava fu di eccezionale rilevanza anche per le relazioni intessute con il regno di Sicilia. Nel 1172 Benincasa prestò la sua solerte assistenza al re di Sicilia Guglielmo secondo il Buono durante una sua malattia insorta a Salerno. In segno di profonda gratitudine per le cure ricevute, nel 1176 re Guglielmo secondo sottopose alla Congregazione di Cava un nuovo monastero che era stato edificato a Monreale. Accogliendo questa richiesta, l'abate Benincasa inviò un centinaio di monaci cavensi in Sicilia per insediarsi stabilmente nel cenobio di Monreale. Desideroso di rinsaldare questi legami, nel 1178 l'abate si imbarcò su una nave di proprietà del monastero per far persona visita alle dipendenze siciliane. Il possesso di una nave propria da parte del cenobio testimoniava in modo inequivocabile l'elevata importanza economica e logistica dell'abbazia di Cava. Durante questa visita pastorale in Sicilia, re Guglielmo secondo accordò ufficialmente la propria protezione alla Congregazione di Cava e specificamente all'abbazia della Santissima Trinità. Per suggellare tale benevolenza, il sovrano concesse all'abate di Cava il prestigioso diritto di investire vassalli sui territori pertinenti. Successivamente, nel 1182, lo stesso re Guglielmo secondo compose una complessa disputa insorta tra l'abbazia e il vescovo di Salerno, Nicola, decretando formalmente l'appartenenza del porto di Vietri ai monaci.
I privilegi marittimi, il transito e il culto
La fama e l'autorevolezza della flotta monastica valicarono i confini della penisola italiana, ottenendo riconoscimenti anche in Oriente. L'otto novembre 1181 il re di Gerusalemme Baldovino quarto emise un solenne diploma che garantiva alla nave di Cava la facoltà di attraccare liberamente in tutti i porti del Levante. Tale privilegio concesso da Baldovino quarto assicurava ai monaci cavensi la totale esenzione doganale per tutte le operazioni di importazione ed esportazione mercantile. Dopo aver guidato la comunità per ventitré anni con sapienza e dedizione, Benincasa morì il dieci gennaio 1194. La sua salma fu amorevolmente tumulata nella cripta Arsicia, collocata accanto alla venerata sepoltura del fondatore sant'Alferio. Il venti ottobre 1675, a seguito di una ricognizione, le reliquie di Benincasa vennero solennemente trasferite nella cappella dei Santi Padri, insieme a quelle di altri santi e beati appartenenti alla comunità cavense. La Santa Sede ha poi approvato ufficialmente il culto e il titolo di beato per Benincasa il sedici maggio 1928, coronando la devozione secolare del popolo cristiano. Oggi il Martirologio Romano commemora il beato Benincasa come insigne abate di Cava de' Tirreni che inviò cento monaci nel cenobio di Monreale, ricordandone la fedeltà al Vangelo e l'amore per la Chiesa.
Il cammino monastico
Il cammino di Benincasa si intreccia indissolubilmente con la storia dell'abbazia della Santissima Trinità di Cava de' Tirreni, di cui assunse il governo nel 1171. In un tempo segnato da profondi mutamenti politici e sociali, egli seppe porsi come guida autorevole, capace di dialogare con le potenze del suo tempo senza mai smarrire il senso profondo della propria vocazione. La sua statura di abate emerse chiaramente nel 1172, quando fu chiamato ad assistere re Guglielmo II a Salerno, esercitando un ministero di consiglio che varcò le porte della clausura.
La sua visione non conosceva confini geografici, come dimostra l'impegno profuso per l'espansione della presenza benedettina a Monreale, dove inviò ben cento monaci per garantire la continuità spirituale del nuovo monastero. Tale sollecitudine si tradusse anche in una lungimirante gestione degli interessi della comunità, culminata nel 1181, quando ottenne da Baldovino IV importanti privilegi commerciali nel Levante, assicurando così il sostentamento e l'autonomia della sua abbazia. Eppure, la sua grandezza si manifestò anche in atti di misericordia e penitenza, come quando offrì ospitalità all'antipapa Innocenzo III, riconoscendo nel tormento dell'anima un appello alla carità cristiana che precede ogni giudizio umano. Il suo transito terreno avvenne nel 1194, lasciando un'eredità di equilibrio, operosità e pace che ancora oggi risuona tra le antiche mura di Cava, dove riposa nella cripta Arsicia.
Il ricordo e la fede
La figura di Benincasa è stata oggetto di una venerazione costante, che ha trovato il suo sigillo ufficiale il 16 maggio 1928, data in cui la Santa Sede ha confermato il suo culto e il titolo di beato. Questo riconoscimento ha sancito la bontà di una vita spesa nell'obbedienza e nell'ascolto, sollevando il suo nome tra quelli dei modelli di virtù per la comunità cristiana.
La memoria del Beato Benincasa invita i fedeli a riflettere sulla stabilità del cuore, quella stessa stabilità che egli coltivò nel silenzio del chiostro pur operando nel mondo. La sua sepoltura nella cripta Arsicia non è soltanto un luogo di memoria, ma un richiamo alla preghiera e alla continuità della vita monastica che, attraverso i secoli, ha saputo preservare la luce del Vangelo. Celebrare la sua memoria significa accogliere l'invito a servire Dio con la medesima dedizione, cercando sempre la giustizia e la pace nelle vicende della storia umana.
Domande frequenti
Quando si festeggia il beato Benincasa?
Il beato Benincasa è commemorato il 10 gennaio, giorno della sua nascita al cielo.
Di cosa è patrono il beato Benincasa?
I documenti storici e la agiografia ufficiale non riportano specifici patronati per il beato Benincasa.
Nel monastero di Cava de’ Tirreni in Campania, beato Benincasa, abate, che destinò cento suoi monaci al cenobio di Monreale in Sicilia da poco eretto. — Martirologio Romano