4 settembre
Beato Bonaventura (Baltasar Mariano) Muñoz Martínez
Sacerdote e martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
L'infanzia e la formazione cristiana
Baltasar Mariano Muñoz Martínez nacque il 7 dicembre 1912 a Santa Cruz, una località situata nel territorio di Llano de Brujas, nel distretto spagnolo di Murcia. Nacque in una famiglia di agricoltori, i cui genitori si chiamavano Antonio Muñoz Sánchez e Josefa Martínez Navarro. I genitori erano profondamente cristiani e mantenevano un ambiente familiare basato sulla fede e sulle opere di misericordia. Fu battezzato il giorno successivo alla sua nascita. All'età di due anni rimase orfano di madre e, all'età di quattro anni, rimase orfano di padre. Il fratello maggiore Antonio, che aveva quindici anni, dovette farsi carico di tutti i fratelli più piccoli. Durante l'infanzia si dedicò con profitto agli studi scolastici e all'accudimento del piccolo gregge di famiglia. Nel pomeriggio, al rientro dal lavoro, era solito pregare il rosario insieme al fratello e alla cognata, con i quali conviveva. Mantenendo questa consuetudine, guidò spesso la recita del rosario tra i fedeli nella chiesa di Santa Cruz. Cresbbe praticando ogni devozione cattolica, portando rispetto verso i sacerdoti e recitando assiduamente il rosario. Ricevette il sacramento della confermazione nel 1920. Il 27 giugno 1920 fece la prima comunione nella cappella della Madonna delle Lacrime a Llano de Brujas.
Il cammino nella vita religiosa francescana
Il 27 giugno 1926, all'età di tredici anni e spinto dall'inclinazione alla vita religiosa, entrò nel seminario del Collegio Serafico di Cehegín, appartenente alla provincia serafica di Cartagena. Durante i tre corsi di studi umanistici al seminario si distinse come studente esemplare, facendosi apprezzare e volere bene da tutti. Nel 1930 iniziò il noviziato nel convento di Santa María La Real de las Huertas a Lorca. Al momento di indossare l'abito francescano assunse il nome di Buenaventura. Nell'aprile del 1931 fu costretto ad abbandonare temporaneamente il convento e il noviziato per tornare in famiglia, a seguito della proclamazione della Repubblica e dei disordini di maggio che portarono all'incendio di varie chiese e conventi. Dopo alcune settimane fece ritorno a Lorca per proseguire il noviziato. Il 12 settembre 1931 emise la prima professione religiosa nel convento di Lorca. Fu trasferito nel convento di Santa Catalina del Monte a Santo Ángel, a Murcia, dove completò gli studi umanistici e frequentò il triennio di filosofia. Nell'agosto del 1934 si trasferì al convento di Santa Ana de Orihuela ad Alicante per iniziare gli studi di teologia finalizzati al sacerdozio. Il 24 gennaio 1935, durante il primo anno di teologia a Orihuela, emise la professione religiosa perpetua nell'Ordine dei Frati Minori. Relativamente a questi anni si conservano due sue lettere indirizzate alla sorella Elisabetta, diventata monaca nel convento della Madre di Dio di Giustiniano. Nelle lettere inviate alla sorella emergono il suo affetto familiare, la sua pietà e la sua devozione verso la Beata Vergine.
La persecuzione e il martirio
Il 24 luglio 1936, mentre frequentava il secondo anno di teologia, dovette abbandonare definitivamente il convento a causa della persecuzione religiosa e trovò rifugio presso il fratello Antonio. Nelle prime ore del 4 settembre 1936 venne arrestato davanti ai propri fratelli. Fu condotto al luogo del martirio insieme a Don Pedro Sánchez Barba. Poche ore dopo l'arresto, i fratelli ne trovarono il corpo insanguinato ma con il sorriso sul volto sulla strada per Espinardo, nei pressi della località Cuello de la Tinaja a Murcia. Fu sepolto nel cimitero di Jesús de Espinardo a Murcia. Il 28 febbraio 1942 i suoi resti furono traslati nel pantheon dei religiosi della chiesa della Misericordia dei Francescani di Murcia, previa autorizzazione della Direzione Generale della Salute del Ministero degli Interni di Madrid. Attualmente i resti riposano nella cappella dedicata ai martiri francescani testimoni della fede, situata nella medesima chiesa di La Merced a Murcia.
Il riconoscimento ecclesiale
La fama del suo martirio e di quello di altri tre Servi di Dio francescani si diffuse nella comunità ecclesiale. Tra il 1963 e il 1964 fu celebrato il processo informativo diocesano presso la Diocesi di Cartagena-Murcia. La Congregazione delle Cause dei Santi riconobbe la validità giuridica del processo diocesano il 5 giugno 1992. Dopo la redazione della Positio super martyrio, il 25 settembre 2009 il Congresso dei Consultori Teologi diede parere favorevole. I Padri Cardinali e Vescovi, nella Sessione Ordinaria del 16 novembre 2010, confermarono che i Servi di Dio erano stati uccisi in odio alla fede per la loro fedeltà a Cristo e alla Chiesa. Il 10 dicembre 2010 Papa Benedetto XVI autorizzò la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il Decreto super martyrio.
Il cammino di fede
Il percorso spirituale di Baltasar Mariano Muñoz Martínez ebbe inizio a Santa Cruz, sua terra natale, dove crebbe con il desiderio di servire Dio nel silenzio e nella preghiera. Nel millenovecentoventisei, all'età di quattordici anni, varcò la soglia del seminario del Collegio Serafico di Cehegín, luogo dove la vocazione francescana iniziò a radicarsi profondamente nel suo cuore. Gli anni successivi furono segnati da un costante progresso spirituale, che lo condusse a compiere scelte definitive per la sua vita. Nel millenovecentotrentacinque, egli emise la professione religiosa perpetua nell'Ordine dei Frati Minori, consacrando così ogni suo respiro alla sequela di Gesù Cristo secondo il carisma del Poverello di Assisi.
La sua missione lo portò a frequentare luoghi come Lorca, Murcia e Orihuela, dove il giovane religioso offrì la propria testimonianza di dedizione. Tuttavia, il contesto storico del ventesimo secolo, segnato dalla difficile situazione della guerra civile spagnola, pose fine ai suoi giorni terreni. Il quattro settembre millenovecentotrentasei, durante un periodo di aspra persecuzione contro la fede cattolica, il Beato Bonaventura fu arrestato. Condotto presso il Cuello de la Tinaja, sempre nella regione di Murcia, egli affrontò la morte con la dignità di chi sa di appartenere interamente al Signore. Il suo sacrificio non fu una sconfitta, ma il compimento di un cammino iniziato nell'adolescenza e portato a compimento nel dono totale di sé per amore del Vangelo.
Il riconoscimento del martirio
La figura del Beato Bonaventura è stata solennemente riconosciuta dalla Chiesa universale come modello di virtù cristiana e di testimonianza eroica. Il processo canonico, volto a scrutare la verità dei fatti e la purezza delle intenzioni, ha trovato il suo compimento il dieci dicembre duemiladieci, quando Papa Benedetto XVI autorizzò il decreto riguardante il suo martirio. Tale atto ufficiale ha sancito che la morte del religioso, avvenuta in odio alla fede, costituisce un segno indelebile della potenza della grazia divina che opera nei martiri.
Oggi la memoria del Beato Bonaventura continua a vivere nelle comunità che ne custodiscono il ricordo e ne invocano l'intercessione. La sua vita ci ricorda che la fedeltà a Dio non è mai vana, nemmeno quando le circostanze del mondo sembrano imporre il silenzio. Egli rimane un faro per tutti coloro che desiderano vivere con coerenza il proprio battesimo, offrendo la propria esistenza quotidiana come un sacrificio gradito a Dio, nel solco tracciato dai santi francescani che lo hanno preceduto.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Bonaventura?
La sua memoria liturgica si celebra il 4 settembre.