15 agosto
Beato Claudio (Riccardo) Granzotto
Francescano
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini e formazione artistica
Nell'ottobre 1997 l'autore del testo si imbatté in una foto del Beato Claudio Granzotto durante una seria malattia della madre. Sopra la foto vi era scritto un breve cenno biografico e la promessa che avrebbe aiutato e confortato tutti coloro che si fossero rivolti a lui. L'autore pregò intensamente il beato e la madre guarì molto bene, sperimentando in seguito la potenza della sua intercessione presso Dio in diverse altre occasioni, dopo aver letto accuratamente gli scritti e le biografie a lui dedicate. Riccardo Granzotto visse solamente quarantasette anni, consumati rapidamente nell'amore divino.
Riccardo nacque il ventitré agosto 1900 a Santa Lucia di Piave in provincia di Treviso da una famiglia umilissima e frequentò pochi studi elementari. In gioventù lavorò insieme al fratello maggiore che faceva il muratore e prestò servizio militare verso la fine della prima guerra mondiale, con un impegno che si protrasse a lungo. Era un giovane cristiano buono e estroso, capace di disegnare molto bene e di modellare figure bellissime con una forte inclinazione all'arte. Una volta congedato, cominciò a dedicarsi alla scultura con grande dedizione.
Con l'aiuto della famiglia frequentò l'accademia di Venezia e ottenne il diploma di scultore a pieni voti. In pochi anni creò una serie di opere ammirate da molti, prospettandosi un avvenire splendido come artista. Tuttavia, nel suo cammino interiore, sentì il fascino straordinario di Gesù come Verità, Amore e Bellezza infinita, assoluta ed eterna. Fece la scoperta fondamentale che l'Uomo-Dio Gesù è vivo nell'Eucaristia, offerto in sacrificio sull'altare e presente nel Tabernacolo.
La vocazione francescana
Chiese al suo parroco di poter passare le notti in preghiera prostrato davanti al Gesù Eucaristico, poiché non era mai sazio di adorazione, di preghiera e di stare con Gesù. All'età di trentatré anni entrò nell'Ordine Francescano come fratello, declinando l'invito dei superiori ad accedere al sacerdozio. Vestì il saio dei Minori assumendo il nome di fra Claudio. Continuò la sua opera di artista realizzando sculture sacre di Gesù, della Madonna e dei santi, ma realizzò come capolavoro più sublime in risposta a Dio la sua propria vita.
Fra Claudio visse in diversi conventi tra cui Vittorio Veneto, Barbana e Chiampo. Visse sempre in modo mite, umile e sorridente nella preghiera, preferendo gli uffici più umili e nascosti e si esercitava in aspre penitenze. Dimostrò grande amore per i poveri rinunciando spesso al proprio cibo durante la guerra per sfamarli. La sua passione assoluta, il suo amore e il suo tesoro fu Gesù eucaristico, e passava gran parte delle notti, dopo giornate faticose e ben oltre le preghiere della regola, davanti all'Eucaristia a intercedere per i peccatori, la santificazione dei sacerdoti, la Chiesa e tutte le anime.
Nei conventi in cui visse tutti sapevano del suo rapporto straordinario con il Signore e che passava le notti in preghiera rapito dall'estasi. Fra Epifanio Urbani gli domandò una volta se avesse mai visto il Signore. Fra Claudio rispose candidamente di aver visto una volta Gesù maestoso, con una lunga veste bianca fino ai piedi, occhi indescrivibili e di grande bellezza, il quale lo guardava e lo invitò a seguirlo, ed egli andò con Lui. Quando lo stesso frate gli domandò quanti libri bisognasse leggere per scoprire il segreto della preghiera, fra Claudio rispose che basta un solo libro: il Crocifisso. Indicando il Tabernacolo, affermò che nell'Eucaristia c'è la sorgente della vera pace e che i sacerdoti, i religiosi e i fedeli ricaverebbero gioia e felicità stando spesso in adorazione.
L'adorazione e il martirio d'amore
Il colloquio con Gesù si fece più intimo man mano che l'ascesa spirituale lo avvicinava a Lui. La sua vera ricchezza era l'adorazione eucaristica, soprattutto quando Gesù era esposto solennemente sull'altare. Tutti notavano che adorava alla maniera dei santi e vedevano il suo volto illuminarsi durante l'adorazione. Chiunque lo guardava anche solo una volta avvertiva la necessità di cambiare vita e donarla totalmente a Dio. Padre Fuin notava dapprima nei lineamenti di fra Claudio la tensione di chi si concentra, alla quale faceva seguito l'abbandono in una pace che è vera beatitudine.
Nessuno e niente distraeva fra Claudio quando era in preghiera perché c'è Gesù e Lui basta, in quanto Lui è tutto. Le inclemenze del tempo non lo ostacolavano e il freddo intenso dell'inverno in chiese gelide non lo distoglieva un minuto dalla preghiera e dall'adorazione notturna. Chi vedeva fra Claudio immobile davanti all'altare nella morsa del gelo sentiva un brivido in tutte le membra, ma per lui il gelo non esisteva poiché vi era solo il fuoco dell'amore che lo inchiodava a Gesù Eucaristico. Già quando era novizio aveva scritto che, quando sarebbe stato preparato, avrebbe chiesto a Dio di essere crocifisso nel corpo e nell'anima in un supremo martirio di amore.
Quando Gesù lo ispirava, offriva la sua vita a Dio per espiare i peccati del mondo, per la salvezza delle anime e per ottenere tempi e costumi migliori. Sale l'altare non come sacerdote, ma come vittima. Dopo una lunga preparazione spirituale e con il consenso del confessore, nel modo di un sacro rito, chiese a Dio di soffrire e di morire in totale abbandono alla divina volontà come Gesù sulla croce. In breve tempo ebbe i segni che Dio aveva accettato la sua offerta, penetrando il mistero della Messa e desiderando essere coinvolto nel dramma della Passione salvifica del Cristo.
La malattia e il transito al cielo
Partecipava a tutte le Messe possibili servendo all'altare e rinnovando la sua offerta vittimale e il suo olocausto al Signore. I confratelli sacerdoti lo ammiravano e lo invidiavano santamente, mentre i fedeli guardavano a lui come a modello per crescere nella fede. Prima di dare tutto, acquisiva un aspetto ieratico come un antico sacerdote e mansueto come una vittima che attende l'ora del sacrificio supremo di adorazione e di amore. Tra le sue note d'anima si ritrovò un foglietto dimenticato in cui scrisse che dal sacerdote e dalla devota celebrazione della Messa dipende la salvezza del mondo.
Nell'ultima malattia un tumore gli torturò il cervello. Incapace di fissare il Tabernacolo a causa della malattia, pregava con gli occhi chiusi, ma il dolore non gli spegneva la pietà dell'anima ormai prossima all'incontro con Dio. Davanti al Tabernacolo pensava che, pur non avendo studiato teologia, nulla gli impediva di spiccare il volto verso il suo Dio. L'olocausto fu accolto e tutto si compì nei giorni di agosto del millenovecentoquarantasette, nella novena dell'Assunta.
Maria Santissima, la Madre Corredentrice, lo configurò totalmente al suo Figlio Gesù per chiamarlo a Sé nel giorno della sua gloria. Spirò il giorno dell'Assunta, il quindici agosto 1947, esattamente come aveva predetto, a Chiampo in provincia di Vicenza. La sua morte avvenne quasi come un'assunzione, suggellando un'esistenza breve e intensa di soli quarantasette anni percorsa da una passione incontenibile e bruciante.
Il cammino di una vocazione
Riccardo Granzotto nasce a Santa Lucia di Piave in un ambiente che ne segnerà profondamente il carattere e la sensibilità. Il suo percorso umano e artistico trova un momento di svolta fondamentale con il conseguimento del diploma di scultore presso l'Accademia di Venezia, un traguardo che gli permette di affinare uno stile capace di comunicare il sacro. Tuttavia, il successo professionale non colma il desiderio di un orizzonte più vasto, che egli identifica nella chiamata alla vita religiosa. All'età di trentatré anni, compie il passo decisivo entrando nell'Ordine dei Frati Minori, abbracciando una regola di povertà e umiltà che diventerà il cardine della sua esistenza.
Nel corso degli anni, egli abita diversi luoghi significativi come Vittorio Veneto e Barbana, portando con sé il dono dell'arte come strumento di apostolato. A Chiampo, il Beato Claudio trascorre gli anni della maturità, dedicandosi alla realizzazione di numerose opere di scultura sacra. Ogni sua creazione nasceva da un cuore orante; non si trattava di un semplice esercizio estetico, ma di una vera e propria liturgia intrapresa con le mani. La sua vita era scandita da una disciplina interiore rigorosa e silenziosa, che trovava il suo culmine nella preghiera notturna trascorsa davanti all'Eucaristia. È in questo dialogo costante e notturno con il Signore che egli ha attinto la forza per affrontare la lunga malattia che ha segnato l'ultima parte della sua vita. La sua morte, avvenuta il quindici agosto, giorno dell'Assunta, suggella un'esistenza interamente offerta, in cui il talento naturale è stato purificato dalla carità e dalla dedizione al servizio di Dio e dei fratelli.
Il culto e la memoria
La figura del Beato Claudio è oggi venerata con particolare devozione, specialmente da coloro che vedono nell'arte una via di accesso alla trascendenza. La Chiesa lo propone come modello di santità feriale, capace di santificare il lavoro attraverso l'unione costante con il mistero eucaristico. Il suo ricordo è celebrato con solennità nel giorno dell'Assunta, data che segna il suo transito verso la gloria celeste, sebbene l'Ordine dei Frati Minori e la diocesi di Vicenza ne facciano memoria il due settembre.
Il Beato Claudio è riconosciuto come patrono degli artisti, poiché nella sua vita ha saputo armonizzare la ricerca della bellezza formale con la ricerca della santità. Il suo esempio invita ogni persona a riconoscere nel proprio impegno professionale un luogo di incontro con il sacro. La sua eredità rimane viva nelle opere che ha lasciato e nel silenzio fecondo delle notti trascorse in adorazione, un insegnamento che continua a parlare al cuore dei fedeli, esortandoli a cercare sempre il volto di Dio nelle vicende liete e dolorose del quotidiano.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Claudio Granzotto?
Si commemora il quindici agosto nel Martyrologium Romanum, mentre l'Ordine dei Frati Minori e la diocesi di Vicenza lo celebrano il due settembre.
A Padova, beato Claudio (Riccardo) Granzotto, religioso dell’Ordine dei Frati Minori, che unì l’esercizio della professione religiosa al suo mestiere di scultore e raggiunse in pochi anni la perfezione nell’imitazione di Cristo. — Martirologio Romano