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4 agosto

Beato Enrico (Jozef) Krzysztofik

Sacerdote cappuccino, martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Dalle origini alla vocazione cappuccina

Il Beato Enrico è nato il 22 marzo di cento anni fa, nel 1908, in un villaggio polacco di nome Zakrzew. Al sacro fonte del battesimo gli fu imposto il nome Giuseppe, che successivamente cambiò in Enrico entrando a far parte dei Cappuccini. La sua giovinezza e la sua preparazione al sacerdozio si sono sviluppate attraverso un percorso di studio rigoroso e internazionale. Ha infatti studiato filosofia in Olanda e teologia a Roma, dove ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale nel 1933. Si è fermato a Roma per altri due anni dopo l'ordinazione per conseguire la licenza in teologia, arricchendo il suo bagaglio spirituale e culturale prima di fare ritorno in Polonia in veste di insegnante. Nella città di Lublino è diventato rettore del seminario nel convento locale, distinguendosi altresì come predicatore appassionato e convinto.

La tempesta della guerra e la guida dei confratelli

Con l'invasione della Polonia da parte dei tedeschi è scoppiata la seconda guerra mondiale, sconvolgendo la vita della nazione e della Chiesa. I confratelli olandesi sono stati i primi a doversene andare, espulsi dal regime totalitario di Hitler; tra di essi vi era padre Gesualdo Wilem, che svolgeva l'incarico di padre guardiano del convento di Lublino. Dalla sera alla mattina, padre Enrico ha preso il posto di padre guardiano, trovandosi a ricoprire la duplice e gravosa veste di rettore del seminario e guardiano del convento durante la persecuzione nazista. I suoi seminaristi erano comprensibilmente preoccupati e agitati a causa del clima politico, al punto che l'inizio delle lezioni fu ritardato dal preoccupante scenario. Tuttavia, la pazienza e la costante serenità di padre Enrico sono riuscite a rasserenare gli animi, permettendo così di ricominciare a studiare.

L'arresto e la testimonianza nella notte della persecuzione

Il 25 gennaio 1940 la Gestapo ha fatto irruzione nel convento di Lublino, arrestando ventitré cappuccini. I cappuccini arrestati sono stati confinati nel castello della città perché il carcere era strapieno, e i carcerieri del castello si sono dimostrati privi di scrupoli. Padre Enrico è stato il primo tra i confratelli ad analizzare lucidamente la situazione e a prevedere le violenze e le vessazioni che li attendevano. In quella dolorosa contingenza, ha invitato i suoi frati ad offrire a Dio tutte le sofferenze fintantoché avevano la mente lucida. Con mirabile zelo spirituale, Enrico è riuscito a garantire alla sua comunità la messa quotidiana, celebrata clandestinamente all'alba. Il 18 giugno 1940 tutti i frati sono stati tradotti nel campo di concentramento di Sachsenhausen, nei pressi di Berlino.

Il campo di concentramento e il martirio

Nel campo di Sachsenhausen, padre Enrico ha incantato tutti per la premurosa delicatezza verso chi faticava a sopportare l'inferno della prigionia. A causa delle privazioni, è stato ricoverato nell'ospedale da campo per estrema debolezza e denutrizione. Dall'ospedale ha scritto ai confratelli di essere paurosamente dimagrito e disidratato, di pesare trentacinque chili e di avvertire dolori a tutte le ossa. In quella condizione di estremo dolore, si sentiva disteso sul letto come sulla croce insieme a Cristo, offrendo le sue sofferenze per tutti i cappuccini. Ha portato a compimento il martirio sotto tortura, morendo il 4 agosto 1942. Il suo corpo è stato bruciato nel forno crematorio del campo dodici, mentre nel martirologio è ricordato nel campo di prigionia di Dachau vicino a Monaco di Baviera in Germania, definito come sacerdote e martire deportato in tempo di guerra dalla Polonia in un carcere straniero per essersi professato cristiano.

Il culmine della carità e la memoria ecclesiale

La testimonianza suprema del beato si è espressa in un gesto di carità eroica, quando ha diviso due pagnotte di pane in venticinque porzioni per i suoi compagni nel campo di concentramento, i quali erano ridotti a scheletri a causa della fame. Questo straordinario atto di amore fraterno non è stato un episodio isolato, ma il culmine di un itinerario di amorosa donazione allenato nella normalità degli atti quotidiani. La Chiesa riconosce e venera la sua luminosa figura, e il martirologio ne perpetua la memoria. È stato beatificato da papa Wojtyla il 13 giugno 1999, iscrivendo il suo nome tra i testimoni più fulgidi della fede nel ventesimo secolo.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Enrico Krzysztofik?

La sua ricorrenza liturgica si celebra il 4 agosto.

Nel campo di prigionia di Dachau vicino a Monaco di Baviera in Germania, beato Enrico Krzysztofik, sacerdote e martire, che, deportato in tempo di guerra dalla Polonia in un carcere straniero per essersi professato cristiano, portò a compimento il martirio sotto tortura. — Martirologio Romano