Beato Enrique Angelo Angelelli Carletti

Vescovo e martire

Aggiornato il 22 luglio 2026

Le origini e la formazione

Enrique Angelo Angelelli Carletti nacque a Córdoba, in Argentina, il 17 giugno 1923, da genitori emigrati dall'Italia che campavano coltivando umilmente gli ortaggi. Manifestata fin da giovanissimo la vocazione al sacerdozio, entrò in seminario all'età di quindici anni, avviando un percorso di studio e di preghiera che avrebbe segnato tutta la sua esistenza. Successivamente fu mandato a Roma per perfezionare la sua preparazione teologica e canonica, e proprio nella Città Eterna ricevette l'ordinazione presbiterale nel 1949. Nel corso degli studi romani conseguì la licenza in diritto canonico presso la Pontificia Università Gregoriana, acquisendo gli strumenti giuridici e pastorali che avrebbero sostenuto il suo futuro ministero. Nel 1951 fece ritorno nella sua terra d'origine, a Córdoba, dove iniziò a esercitare il suo ministero sacerdotale a diretto contatto con la realtà sociale del tempo. In quegli anni maturò una spiccata predilezione per i poveri, che lo spinse a visitare regolarmente le cosiddette villas miserias, vale a dire le baraccopoli argentine della periferia urbana. Animato da un profondo zelo apostolico, fondò un movimento giovanile e assunse l'incarico di assistente della Gioventù Operaia Cattolica e della Gioventù Universitaria Cattolica, accompagnando la crescita spirituale delle nuove generazioni. Parallelamente a questi impegni pastorali e sociali, offrì il suo contributo alla formazione dei futuri sacerdoti insegnando nel seminario diocesano.

L'episcopato a Córdoba e il Concilio

Il 12 dicembre 1960 il Papa san Giovanni XXIII lo designa vescovo ausiliare di Córdoba, chiamandolo alla pienezza del sacerdozio per servire il popolo di Dio con autorità e amore. La sua ordinazione episcopale fu caratterizzata da un segno profondamente evangelico, poiché la cattedrale si riempì di operai e di povera gente che vollero stringersi attorno al loro nuovo pastore. Negli anni successivi ebbe la grazia di partecipare alle ultime tre sessioni del Concilio Vaticano Secondo, assimilandone lo spirito di rinnovamento e di apertura al mondo contemporaneo. Tuttavia, proprio quell'adesione convinta alle istanze conciliari fece sì che gli ambienti conservatori lo guardassero con sospetto e crescente diffidenza, vedendo nella sua azione pastorale un elemento di pericolo. Nel 1964 iniziò ad appoggiare apertamente le istanze del Movimento dei Sacerdoti per il Terzo Mondo, schierandosi senza esitazioni dalla parte dei più deboli. A causa di queste prese di posizione e delle forti tensioni venutesi a creare, fu allontanato dal governo della diocesi e temporaneamente destituito, ridotto all'incarico di cappellano di una congregazione religiosa. La situazione si sbloccò soltanto dopo parecchi mesi, in seguito all'arrivo di un nuovo vescovo a Córdoba, che ne dispose il reintegro nelle sue funzioni pastorali.

Il ministero a La Rioja e le prime persecuzioni

Nel 1968 Papa Paolo VI lo nomina vescovo titolare di La Rioja, nel nord-ovest dell'Argentina, affidandogli una nuova e complessa porzione del gregge di Cristo. In questa terra arida e difficile diede inizio a un servizio pastorale improntato all'autentica liberazione dei riojanos, sostenendo la dignità di ogni persona umana. Si distinse in modo particolare per la sua vicinanza concreta ai lavoratori e ai contadini, dei quali promosse con tenacia l'organizzazione in cooperative per riscattarli dallo sfruttamento. La sua voce silevò coraggiosa per denunciare l'usura, la diffusione della droga, la presenza di case da gioco e la gestione della prostituzione saldamente in mano ai più ricchi e potenti. Ogni volta che si recava in visita alle varie comunità parrocchiali, il vescovo era accompagnato da persistenti diffamazioni e contestazioni orchestrate dai gruppi conservatori locali. Il 13 giugno 1973 un gruppo di manifestanti, fomentati da commercianti e proprietari terrieri locali, interruppe con un violento lancio di pietre la celebrazione della messa. La radio locale arrivò persino a boicottare la trasmissione delle sue messe celebrate in cattedrale, nel tentativo di isolare la sua voce profetica. Davanti a tali intimidazioni, monsignor Angelelli reagì con fierezza cristiana dichiarando pubblicamente che Cristo parla anche quando gli uomini vorrebbero obbligare al silenzio. Spiegava instancabilmente che la sua predicazione rifiutava ogni forma di rassegnazione e spingeva a lottare pacificamente per la vita e per la libertà.

Il martirio e la verità ritrovata

Durante la visita ad limina compiuta nel 1974, alcuni ambienti vaticani gli sconsigliarono decisamente di fare ritorno in Argentina a causa dei gravi rischi per la sua incolumità, ma egli rifiutò di abbandonare il suo gregge. Il 20 luglio 1976 fece la dolorosa scoperta dei corpi massacrati e mutilati di due suoi sacerdoti, don Gabriel Longueville e padre Carlos de Dios Murias. Pochi giorni dopo, il 25 luglio 1976, fu ucciso anche Wenceslao Pedernera, laico impegnato nella comunità cristiana. Pochi giorni dopo questi tragici eventi, il 4 agosto 1976, il vescovo monsignor Angelelli fu assassinato in un attentato abilmente camuffato da incidente stradale, con la sua automobile spinta deliberatamente in un burrone a Punta de Los Llanos, in Argentina. Dalla sua automobile sparì misteriosamente una cartellina contenente carte compromettenti sulle indagini relative all'assassinio dei due preti suoi collaboratori. Per prudenza, tuttavia, egli aveva precedentemente provveduto a spedire una copia di quei documenti d'indagine direttamente in Vaticano. Anni dopo, Papa Francesco fece cercare e pervenire quei documenti cruciali al vescovo di La Rioja Marcelo Daniel Colombo, costituitosi parte civile nel processo. Tali documenti risultarono determinanti per condannare all'ergastolo, il 4 luglio 2014, due alti ufficiali dell'esercito che erano stati visti chiaramente mentre sparavano il colpo di grazia alla sua testa.

La beatificazione e il culto

Subito dopo la sua morte violenta, la diocesi di La Rioja avviò la causa di beatificazione per riconoscere il valore evangelico della sua testimonianza e del suo martirio. La richiesta ottenne il nulla osa dalla Santa Sede il 21 aprile 2015, aprendo formalmente la strada all'approfondimento ecclesiale della sua vita. L'inchiesta diocesana fu aperta ufficialmente il 13 ottobre 2015 e si concluse con successo il 15 settembre 2016, raccogliendo numerose testimonianze. La sua causa venne saggiamente unita a quella di don Gabriel Longueville, di padre Carlos de Dios Murias e del laico Wenceslao Pedernera, ucciso pochi giorni prima. L'8 maggio 2018 Papa Francesco ha ricevuto in udienza il cardinal Angelo Amato, allora Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. In tale data il Santo Padre ha autorizzato la promulgazione del decreto che dichiarava ufficialmente monsignor Angelelli e i suoi compagni veri martiri della fede. Già prima di questo riconoscimento formale, monsignor Angelelli e i suoi compagni erano informalmente noti ai fedeli come i martiri di El Chamical. Alla sua figura è rimasta legata la celebre espressione di voler avere un orecchio al Vangelo e un orecchio al popolo, sintesi mirabile del suo operato. Il vescovo chiedeva incessantemente di continuare ad attuare il Concilio e di proseguire la promozione integrale dei riojanos nella giustizia. Monsignor Angelelli e i suoi compagni sono stati solennemente beatificati il 27 aprile 2019 presso il Parco Cittadino di La Rioja, in una grande celebrazione liturgica presieduta dal cardinal Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e inviato speciale del Santo Padre. La memoria liturgica di tutti e quattro i martiri cade il 17 luglio, giorno stabilito perché precede immediatamente la ricorrenza della nascita al Cielo di don Longueville e di padre Murias.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Enrique Angelelli?

La memoria liturgica del Beato Enrique Angelelli e dei suoi compagni martiri si celebra il 17 luglio, giorno che precede la nascita al Cielo di don Longueville e di padre Murias.