7 settembre
Beato Felix Gomez-Pinto Pinero
Sacerdote francescano, martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza e la vocazione
Il Beato Félix Gómez-Pinto Piñero nacque a La Torre de Esteban Hambrán, in provincia di Toledo, il diciotto maggio 1870. I suoi genitori si chiamavano Deogratias e Praxedes e svolgevano l'attività di contadini. All'interno del nucleo familiare, che contava altri quattro figli oltre a lui, si viveva una profonda dedizione alla parrocchia e alle confraternite da veri cristiani, arricchita dalla particolare devozione della madre, iscritta al Terzo Ordine Francescano. La grazia del Signore operò in quella casa feconda di spiritualità, tanto che uno dei suoi fratelli entrò in seminario e due delle sorelle divennero monache cappuccine. Rispondendo alla chiamata del Signore, Félix vestì l'abito francescano il dodici maggio 1886 nel convento di Pastrana. Successivamente emise la professione semplice il quattordici maggio 1887 e la professione solenne il sedici maggio 1890. Il cammino di preparazione si concluse con l'ordinazione sacerdotale ricevuta ad Avila il diciannovesimo giorno di maggio del 1894.
L'apostolato missionario
Nello stesso anno della sua ordinazione, padre Félix fu inviato come missionario nelle Filippine. Esercitò il ministero di parroco e amministratore di parrocchie nelle Filippine per diversi anni, affrontando le fatiche dell'evangelizzazione. Nel 1898, durante il movimento indipendentista delle Filippine, fu fatto prigioniero e restò in carcere più di un anno. Compiuta questa prima prova, dal 1903 al 1913 esercitò l'apostolato nell'isola di Samar. Il primo periodo di esperienza missionaria si concluse nel 1913, anno in cui trascorse alcuni mesi al Santo Sepolcro di Gerusalemme prima di ritornare in patria. Dal 1914 al 1917 visse a Pastrana, dove edificò i novizi con la sua testimonianza esemplare di sacerdote dedito alla gloria di Dio e alla salvezza delle anime, nutrendo sentimenti di pietà e di mortificazione. La seconda esperienza missionaria nelle Filippine si svolse dal 1919 al 1933, servendo ancora quella Chiesa con dedizione e sacrificio, finché a causa dell'indebolimento della salute fece ritorno in Spagna.
Il martirio e la testimonianza finale
Rientrato in patria, visse l'ultimo periodo della sua vita nel convento di Pastrana. Nel 1936 il convento di Pastrana ospitava complessivamente quarantatré religiosi francescani, tra cui undici sacerdoti, ventisette professi chierici studenti, tre fratelli professi e due fratelli terziari. A seguito delle elezioni politiche del febbraio, i giovani studenti erano stati inviati nelle proprie famiglie di origine, e il ventidue luglio i religiosi si dispersero presso famiglie amiche. Padre Félix fu ospite successivamente di due famiglie e, pur indossando abito civile, non occultò mai la sua condizione di religioso e sacerdote. Si mostrò sempre disponibile a visitare i malati, a impartire le confessioni sacramentali e tentò qualche volta di celebrare l'Eucaristia. Quando giunsero a Pastrana dei miliziani di Madrid per cercare i religiosi, padre Félix fu fatto allontanare con un po' di cibo, ma il due o tre settembre fu arrestato dai miliziani. Durante il percorso e molte volte in seguito, i miliziani tentarono con violenze di fargli ripetere bestemmie contro Dio e la Vergine Maria. Alle pressioni dei miliziani rispondeva dicendo: "Perdonali, Signore, perché non sanno ciò che fanno" oppure "Uccidetemi, uccidetemi, però io questo non lo dico". Restò prigioniero nell'antico convento di San Francesco, trasformato in ospedale e usato in quel periodo come prigione. Domenica sei settembre furono uniti a padre Félix tre giovani frati studenti, poi rilasciati, i quali testimoniarono sulla serenità del sacerdote, che ascoltò la loro confessione. Nella notte, padre Félix fu condotto con un automezzo da un drappello di miliziani fino al luogo denominato Corral de tío Quintín al confine di Hueva. Durante il tragitto a piedi sul luogo dell'esecuzione diceva: "Io vi perdono. Viva Cristo Re!". Fu ucciso intorno all'una del sette settembre con un colpo di fucile e, dopo avergli inferto un colpo di grazia, il suo corpo fu gettato sul ciglio della strada.
Il cammino sacerdotale
Il percorso di vita del Beato Felix Gomez-Pinto Pinero ha inizio nel 1870 a La Torre de Esteban Hambrán. Dopo aver maturato la propria vocazione, riceve l'ordinazione sacerdotale ad Avila nell'anno 1894. La sua giovinezza è caratterizzata da una spiccata propensione per l'evangelizzazione missionaria, che lo porta a intraprendere un lungo viaggio verso le Filippine. In quell'arcipelago, egli opera con dedizione dal 1894 al 1898, vivendo in prima persona le tensioni sociali e politiche dell'epoca; proprio durante il movimento indipendentista filippino, nell'anno 1898, subisce la dura esperienza della prigionia. Nonostante le avversità, il suo zelo non viene meno, permettendogli di riprendere la missione nelle Filippine in un secondo periodo, compreso tra il 1919 e il 1933.
Nel corso del suo ministero, egli ha occasione di visitare luoghi di profondo significato spirituale, come Gerusalemme, e di prestare servizio in diverse località, tra cui Pastrana. La sua esistenza si intreccia con i sommovimenti che segnano la storia del ventesimo secolo, ma il suo sguardo rimane costantemente rivolto verso l'alto. La sua figura si staglia per la capacità di restare fedele alla propria missione in contesti geografici e sociali molto diversi, dimostrando una resilienza che trae forza esclusivamente dalla preghiera e dall'obbedienza al proprio ordine religioso. Il suo ritorno in Spagna lo pone di fronte alle drammatiche vicende del 1936, quando il clima di ostilità verso la fede cristiana raggiunge il suo apice. Nel settembre di quell'anno, mentre si trova a Pastrana, viene arrestato dai miliziani, iniziando l'ultimo tratto del suo cammino terreno, vissuto con la dignità propria di chi ha posto ogni speranza nel Signore. Il suo sacrificio rappresenta il compimento di una vita spesa per il bene delle anime e per la diffusione del Vangelo.
Il martirio e la memoria
Il culmine della vita del Beato Felix Gomez-Pinto Pinero si realizza il 7 settembre 1936 a Hueva, nella provincia di Guadalajara. In questo luogo, egli viene ucciso per odio alla fede, sigillando con il sangue la dedizione che aveva caratterizzato ogni giorno del suo ministero sacerdotale. La sua morte non è vissuta come una sconfitta, ma come la testimonianza suprema di un uomo che ha preferito la fedeltà a Cristo rispetto alla propria salvezza terrena.
La memoria del Beato Felix è onorata dalla Chiesa il 7 settembre, giorno in cui si ricorda il suo martirio. Questa data rappresenta per i fedeli un momento di comunione spirituale con il sacrificio di un confratello che ha saputo testimoniare il Vangelo fino alle estreme conseguenze. La sua eredità spirituale non si limita al ricordo storico, ma invita i credenti a coltivare la medesima fermezza interiore, specialmente nei tempi di prova. Egli rimane un punto di riferimento per il clero e per i fedeli che, guardando alla sua vita, possono attingere coraggio e speranza, sapendo che ogni atto compiuto per amore di Dio trova compimento nell'eternità.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Félix Gomez-Pinto Pinero?
La sua memoria liturgica si celebra il sette settembre.