14 marzo
Beato Filippo Longo
Religioso francescano
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini, vocazione e i primi passi con San Francesco
La natalità di frate Filippo Longo è molto discussa tra gli studiosi delle fonti francescane. Alcuni ritengono che Filippo Longo fosse originario di Mandria, borgo ai piedi del Subasio, mentre altri sostengono che fosse del contado di Perugia. Altri ancora lo dicono di Atri, paese della provincia di Teramo, in Abruzzo, oppure lo ritengono reatino, precisamente di Castel San Savino, borgo esistente nel Medioevo sul Monte Izzo e limitrofo al Santuario di Fontecolombo. Fu cognominato Lungo per essere di statura lunga e grande, in netto contrasto con il beato Morico, suo compagno e crocifisso, che fu cognominato Piccolo per la sua statura. Secondo le fonti storiche, egli fu il settimo compagno di San Francesco. Il Signore gli aveva toccato e purificato le labbra con il carbone ardente, ed egli parlava di Dio con mirabile dolcezza. Possedeva la straordinaria capacità di interpretare la Scrittura spiegandone il significato più recondito senza aver studiato nelle scuole. Era simile a coloro che i principi dei Giudei disprezzavano come ignoranti e illetterati, ovvero gli apostoli, possedendo al contempo il carisma della contemplazione, dell'interpretazione delle scritture e di vivere una silenziosa apertura a Dio, oltre alla capacità di rendere accessibile agli uomini il nocciolo delle scritture.
San Francesco radunò tutti i compagni parlando loro del Regno di Dio, del disprezzo del mondo, del rinnegamento della propria volontà e della soggezione del corpo. Subito dopo, Francesco divise i compagni in quattro gruppi ordinando loro di andare a due a due ad annunziare la pace e la penitenza. Raccomandò a tutti di essere pazienti nelle tribolazioni, sicuri che il Signore avrebbe adempiuto il suo disegno, e ordinò di rispondere umilmente a chi interroga, di benedire chi perseguita e di ringraziare chi ingiuria e calunnia. In quell'occasione i frati ricevettero il precetto della santa obbedienza prostrandosi a terra, e San Francesco li abbracciò teneramente dicendo a ognuno di riporre la fiducia nel Signore.
Il legame con Santa Chiara e la predicazione
San Francesco ebbe grande stima per frate Filippo. Dal processo di canonizzazione di Santa Chiara si apprende che Francesco si faceva accompagnare da frate Filippo nei suoi incontri con la futura Reclusa di San Damiano. Frate Filippo prendeva parte attiva alle conversazioni tra Francesco e Chiara, e fu presente nel trasferimento di Chiara dal monastero di San Paolo di Bastia a quello di San Angelo di Panzo insieme a santo Francesco e frate Bernardo. Fu un particolare sostenitore delle sorelle, e si deve anche alle esortazioni sue e di madonna Chiara l'ingresso nell'Ordine di Cecilia di Gualtieri Cacciaguerra. Frate Filippo possedeva il particolare carisma per la predicazione. Predicava in San Damiano e nella Marca d'Ancona, riscaldando gli animi di una grande folla. Il giovane marchigiano Giovanni della Penna, dopo una visione premonitrice, si diresse in San Stefano nelle Marche dove una folla attendeva una predica. Frate Filippo era uno dei primi frati venuti nella Marca d'Ancona, e predicava devotissimamente non con parole di sapienza umana ma in virtù di spirito santo di Cristo, annunziando il reame di vita eterna.
Nel 1219 frate Filippo Longo fu eletto primo Confessore, Visitatore, Correttore e Presidente delle monache di San Damiano, poi dette di Santa Chiara. San Francesco si trovava in Terra Santa al momento della nomina di Filippo, e il cardinal Ugolino conferì la carica a frate Filippo probabilmente per avere un proprio controllo sull'Ordine delle Povere Dame. La nomina suscitò l'ira di Francesco che, tornato dalla missione in Oriente, destituì immediatamente Filippo dall'incarico. Francesco credeva che la nomina di un frate come superiore delle Recluse di San Damiano fosse il sintomo di un sviluppo infausto e irreversibile della fraternitas, e affermò che i frati sono chiamati Minori proprio per non presumere di diventare maggiori. Dopo la morte di San Francesco, tra gli anni 1228 e 1246, frate Filippo fu nuovamente visitatore delle Povere Dame per disposizione del papa. Successivamente il soggetto rinunciò al proprio incarico.
Il ritiro a Greccio, la missione in Francia e il transito
Dopo aver lasciato gli incarichi di governo, frate Filippo si ritirò nel romitaggio di Greccio. Nel romitaggio visse in compagnia dei famosissimi Tre Compagni di Francesco, ovvero i frati Leone, Angelo e Rufino. A Greccio contribuì alla raccolta di materiale biografico su San Francesco d'Assisi, mettendo a disposizione la sua memoria e la sua profonda conoscenza del padre serafico. Successivamente il soggetto fu inviato dai superiori in Francia. Secondo quanto attesta lo Iacobilli, in ogni luogo visitato in Francia predicava con mirabile fervore, lasciando ovunque segni delle sue grandissime virtù. La morte del soggetto avvenne il 14 marzo dell'anno 1259 a Monte Ferrando, città d'Alvernia, provincia della Francia, dove morì in fama di miracoli. Alcuni scrittori asseriscono che sia morto a Perugia e sepolto in un monastero di monache, ma la tesi della morte a Perugia e della sepoltura in un monastero di monache non è vera. È verissimo che il suo corpo riposa nel suddetto luogo d'Alvernia, in Francia.
Il cammino al fianco del Poverello
La vocazione del Beato Filippo Longo si intrecciò indissolubilmente con i primi passi della fraternità avviata da San Francesco d'Assisi. Come settimo compagno del santo, Filippo ebbe il privilegio di condividere la quotidianità e gli ideali di Francesco, partecipando attivamente alla vita nascente del movimento. La sua vicinanza al fondatore fu tale da accompagnarlo in momenti significativi, inclusi gli incontri con Santa Chiara d'Assisi, figura cardine della spiritualità francescana.
Nel corso dell'anno mille duecentodiciannove, Filippo ricevette l'incarico di visitatore delle monache di San Damiano, un compito che egli svolse con sollecitudine sacerdotale, testimoniando la cura della Chiesa per le comunità contemplative. La sua attività non si limitò tuttavia a tale ministero; egli fu un instancabile predicatore nella Marca d'Ancona, dove portò il messaggio di pace e di penitenza tipico del carisma francescano. La sua dedizione alla memoria del fondatore emerse con chiarezza a Greccio, dove Filippo contribuì in maniera determinante alla raccolta di materiale biografico essenziale per tramandare ai posteri la figura e le opere di San Francesco. La sua vita, segnata da un costante movimento tra le terre italiane e la missione, si concluse nell'anno mille duecentocinquantanove presso il Monte Ferrando, in Alvernia, lontano dalla sua terra d'origine ma sempre in comunione con l'ideale che aveva abbracciato fin dai suoi esordi.
La memoria liturgica
La Chiesa ricorda il Beato Filippo Longo nel giorno quattordici marzo. Questa ricorrenza non è soltanto un atto di devozione verso un uomo che ha servito Dio nel tredicesimo secolo, ma rappresenta un invito a riscoprire la bellezza del cammino comunitario intrapreso dai primi seguaci di San Francesco. La sua figura, pur nella sobrietà che caratterizza i veri discepoli del Vangelo, risplende per la continuità del suo impegno, che ha spaziato dalla predicazione itinerante alla custodia delle fonti storiche.
Nel commemorare il Beato Filippo, i fedeli sono chiamati a riflettere sulla fedeltà alle origini e sulla responsabilità di trasmettere la ricchezza della fede. Egli rappresenta il volto di una santità silenziosa, fatta di obbedienza e di servizio, capace di farsi strumento per il bene della Chiesa universale. La sua memoria liturgica, celebrata con devozione, ci aiuta a mantenere viva la consapevolezza che ogni vocazione, anche quella più nascosta, è un dono prezioso per l'intera comunità dei credenti.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Filippo Longo?
La sua ricorrenza liturgica si celebra il 14 marzo, giorno della sua nascita al cielo.